I calciatori professionisti, così come atleti di altri sport di contatto, possono trovarsi ad affrontare un rischio aumentato di sviluppare patologie neurodegenerative, tra cui forme di demenza come l'Alzheimer e il Parkinson. Questa condizione, nota come Encefalopatia Traumatica Cronica (CTE), è oggetto di numerosi studi scientifici.
La CTE è una malattia degenerativa del cervello che colpisce alcuni atleti professionisti di sport che comportano contatti fisici intensi e, soprattutto, la possibilità di subire traumi cranici ripetuti. Sebbene non sia ancora del tutto chiaro perché solo alcuni individui sviluppino la malattia a seguito di traumi cranici ripetuti, è emerso che anche traumi lievi potrebbero avere conseguenze serie nel lungo termine.

Segnali d'Allarme e Sintomi della CTE
Esistono dei segnali che possono essere considerati campanelli d'allarme per la CTE:
- Cambiamenti d'umore con irritabilità, depressione fino a pensieri suicidi.
- Alterazioni dei comportamenti con impulsività e aggressività.
- Cambiamenti della funzione mentale con perdita di memoria, difficoltà a fare programmi e sviluppo di demenza.
- Problemi di coordinamento muscolare e di linguaggio.
Questi sintomi tendono a manifestarsi in età avanzata, generalmente non prima dei 60 anni.
Studi sulla CTE e il Calcio
Uno degli studi più significativi sull'argomento è stato condotto da Ann McKee, professoressa di Neurologia e Patologia alla Boston University School of Medicine. Nel 2023, la scienziata ha esaminato i cervelli donati di 376 ex giocatori della National Football League (NFL), scoprendo che il 91,7% di loro era affetto da CTE, una percentuale notevolmente superiore rispetto alla popolazione generale (inferiore all'1%). McKee ha diagnosticato la stessa malattia anche in ex giocatori di baseball, ciclisti e professionisti dell'hockey su ghiaccio.
La questione non si limita alla sola CTE. Il gesto tecnico del colpo di testa nel calcio può scatenare anche altre patologie degenerative cerebrali. Secondo le ricerche, il rischio è maggiore nelle posizioni che comportano più colpi di testa; i difensori, ad esempio, sono più esposti rispetto ad altri giocatori.

Il Legame tra Sport e Malattie Neurodegenerative
Il legame tra sport agonistico, in particolare sport da contatto, e malattie neurodegenerative come l'Alzheimer, il Parkinson o la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) ritorna ciclicamente all'attenzione pubblica a causa delle storie di atleti colpiti da queste patologie. Le lesioni cerebrali di origine traumatica sono considerate tra le principali cause di disabilità e possono aumentare il rischio di sviluppare demenza. Tuttavia, gli studi in merito hanno prodotto risultati contrastanti e presentano limitazioni metodologiche.
Un recente studio di popolazione, basato sui dati dei registri nazionali danesi, ha analizzato circa 2.8 milioni di persone, evidenziando che il rischio di demenza era maggiore in individui con una storia di lesioni cerebrali traumatiche rispetto a coloro che non ne avevano avute. Il rischio era massimo nei primi 6 mesi successivi al trauma cranico e aumentava con il numero e la gravità dei traumi, ma si riscontrava un aumento del rischio anche a seguito di un singolo trauma lieve.
Meccanismi della CTE e la Proteina Tau
Il meccanismo attraverso cui ripetuti traumi cranici di lieve o modesta entità possono portare a sviluppare un quadro di sofferenza cerebrale è stato spiegato in una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Brain nel 2018. I ricercatori hanno spiegato che i traumi cranici provocano una cascata di eventi cerebrali che risultano in una "taupatia", un'insofferenza legata a una produzione e a un metabolismo anomali della proteina tau.
Nella CTE, la lesione patognomonica include l'aggregazione di tau-fosforilata (p-Tau) nei neuroni, astrociti e processi cellulari attorno a piccoli vasi in un modello irregolare alla profondità del solco corticale. Altre patologie osservate includono un responso transattivo nella rilegatura delle proteine del DNA 43 (TDP-43), placche amiloidi-beta e degenerazione neurofibrillare ippocampale. La deposizione ippocampale di p-Tau in aree specifiche è apparsa unica nella CTE rispetto alla patologia di Alzheimer tradizionale.
Tau Protein Pathology in Alzheimer's Disease
Rischi Specifici per i Calciatori
Uno studio coordinato dal Karolinska Institutet di Stoccolma e pubblicato sulla rivista Lancet Public Health suggerisce che i calciatori professionisti potrebbero avere un rischio più alto fino al 50% di sviluppare malattie neurodegenerative nel corso della vita. Le preoccupazioni riguardano i micro-traumi subiti durante le partite, che possono non dare sintomi immediati. Si ipotizza che il trauma derivante dal colpire ripetutamente un pallone da calcio con la testa possa causare neurodegenerazione, sebbene le prove siano ancora considerate incoerenti, incomplete e controverse.
La ricerca, che ha studiato oltre 6.000 calciatori svedesi, ha rilevato un rischio complessivamente aumentato del 50% di sviluppare malattie neurodegenerative rispetto alla popolazione generale. L'aumento del rischio riguardava principalmente l'Alzheimer (+62%), mentre per il Parkinson è stata osservata una riduzione del rischio (-32%) e non sono stati trovati legami con malattie del motoneurone come la SLA. Il fenomeno non sembrava riguardare i portieri.
Nonostante un rischio potenzialmente più elevato di malattie neurodegenerative, i calciatori in questo studio presentavano una mortalità più bassa, suggerendo che la loro salute generale fosse migliore, probabilmente grazie all'attività fisica costante.
Studi di Caso e Sintomi Specifici
Tra il 1980 e il 2010, un numero limitato di ex professionisti abili nel colpire di testa la sfera si è sottoposto a sorveglianza clinica. Di 14 soggetti, 13 praticavano calcio a livello professionistico e presentavano deterioramento cognitivo progressivo, malattie progressive demenziali e problemi motori consistenti, tra cui parkinsonismo, difficoltà di deambulazione, instabilità posturale con cadute recidivanti e disartria. L'età media di esordio dei sintomi si attestava intorno ai 63 anni.
Sono stati descritti casi individuali con sintomi come disturbi nel linguaggio e nella deambulazione, rigidità, bradicinesia, atassia, demenza frontotemporale, parkinsonismo, compromissione della memoria episodica, megalomania, impulsività e attacchi di iracondia, anomia, comportamenti impulsivi e aggressivi, disartria e demenza avanzata.
Tumori Cerebrali: Cosa Sono e Tipologie
Un tumore cerebrale consiste nella crescita anomala di cellule nei tessuti del cervello, che può essere benigna o maligna. Il sistema nervoso centrale, costituito da encefalo e midollo spinale, controlla tutte le funzioni volontarie e involontarie del corpo, oltre alle funzioni sensoriali, emotive e cognitive.
I tumori del sistema nervoso centrale sono relativamente rari (circa l'1,6% di tutti i tumori), ma la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è ancora bassa (circa il 25%). Più frequenti sono i tumori che originano da metastasi di tumori in altre parti del corpo.
Le principali tipologie di tumori cerebrali includono:
- Gliomi: Derivano dalle cellule di supporto del sistema nervoso centrale (cellule gliali). Comprendono astrocitomi (tra cui i glioblastomi, la forma più maligna), oligodendrogliomi e gliomi misti.
- Meningiomi: Originano dalle meningi, le membrane che rivestono il cervello. Solitamente a crescita lenta e benigni.
- Germinomi: Tumori rari che originano dalle cellule germinali, tipici dell'adolescenza.
- Neurinomi: Tumori benigni che colpiscono i nervi cranici.
- Craniofaringiomi: Tumori benigni derivati da residui embrionali.
- Linfomi primitivi: Tumori maligni derivati da linfociti, limitati al sistema nervoso centrale.

Sintomi dei Tumori Cerebrali
Le manifestazioni di un tumore cerebrale dipendono dalla sua localizzazione e dimensione. I sintomi generali possono includere:
- Mal di testa persistente o che cambia caratteristiche.
- Nausea o vomito inspiegabili.
- Problemi di vista (vista offuscata, visione doppia, perdita della visione laterale).
- Perdita graduale di sensibilità o capacità di movimento in un arto.
- Problemi di equilibrio e difficoltà nel parlare.
- Confusione, cambiamenti della personalità o del comportamento.
- Crisi epilettiche o di tipo neurologico.
- Problemi di udito.
L'edema cerebrale, un accumulo di liquidi che aumenta la pressione endocranica, può causare mal di testa intenso, disturbi motori e difficoltà nel linguaggio.
Prevenzione e Diagnosi
Non è possibile prevenire la formazione della maggior parte dei tumori cerebrali, poiché spesso legati a mutazioni genetiche casuali. È importante evitare l'esposizione a radiazioni ad alto dosaggio. In caso di sospetto, viene eseguito un esame neurologico completo, seguito da esami di diagnostica per immagini come la risonanza magnetica (RM), la tomografia computerizzata (TC) o la tomografia a emissione di positroni (PET). La RM è considerata l'esame più utile.
La biopsia, il prelievo di un piccolo campione di tessuto, è fondamentale per determinare il tipo di tumore e guidare la terapia. La puntura lombare può essere utilizzata per verificare la presenza di cellule tumorali nel liquido cerebrospinale.
Trattamento dei Tumori Cerebrali
La chirurgia è il trattamento più diffuso per i tumori cerebrali, potendo essere curativa, riducendo la pressione intracranica e consentendo un'analisi accurata del tumore. Esistono anche tecniche di radiochirurgia, come il Cyber Knife o il Gamma Knife, che utilizzano raggi per distruggere il tumore senza la necessità di aprire la scatola cranica.

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