La finale di Champions League, che vede oggi sfidarsi i migliori club europei, è l'erede diretta di un torneo che ha segnato profondamente la storia del calcio: la Coppa dei Campioni. Ma come nacque questa competizione e quali furono i suoi precursori?
Prima della Seconda Guerra Mondiale, il calcio europeo era caratterizzato da una forte frammentazione e da tensioni che spesso sfociavano in incidenti. Esempi eclatanti sono episodi accaduti nella Mitropa Cup nel 1937 e nella Coppa Internazionale nel 1939, dove risse e incidenti diplomatici sottolineavano la difficoltà di creare unione attraverso lo sport.
Nel dopoguerra, con l'Europa che cercava di ricostruire e riconciliare le proprie nazioni, emersero nuove idee per favorire il riavvicinamento. Dalla Spagna, Santiago Bernabéu propose la Coppa Latina, una competizione che riuniva i campioni di Spagna, Francia, Italia e Portogallo. Questo torneo, pur avendo un discreto successo, servì soprattutto a ribadire la volontà di ridisegnare la mappa geografica europea attraverso il pallone.
L'idea di una competizione continentale per club iniziò a prendere piede, alimentata anche dall'interesse crescente dei giornali per il calcio. In Francia, il quotidiano L'Équipe, già nel 1946, aveva avuto la felice intuizione di creare un inserto dedicato al calcio, arricchito da reportage e analisi. Ma fu nel 1954 che la scintilla definitiva venne accesa.
Un evento particolare accadde al Molineux Stadium, dove il Wolverhampton organizzò una serie di amichevoli per inaugurare il proprio impianto di illuminazione. Tra gli invitati, la Honvéd di Budapest, con le sue stelle come Ferenc Puskás, offrì uno spettacolo memorabile. La partita di ritorno, vinta dal Wolverhampton in rimonta per 3-2, suscitò grande entusiasmo in Inghilterra, con i giornali che celebravano i "Grandi!" e le partite "Mai viste così!".
Fu in questo contesto che Gabriel Hanot, caporedattore della sezione calcio de L'Équipe, intervenne. Il 15 dicembre 1954, Hanot scrisse un editoriale in cui, pur riconoscendo la forza del Wolverhampton, propose la creazione di una competizione ad hoc per dimostrare chi fossero i veri campioni d'Europa: un campionato tra club, o meglio, una coppa.
La martellante campagna stampa dei mesi successivi lanciò la proposta, che prevedeva la partecipazione dei campioni di ciascuna federazione, con partite di andata e ritorno da disputarsi il mercoledì. L'idea ottenne subito il sostegno di Jules Rimet, padre dei Mondiali, e di Henry Delaunay, futuro padre degli Europei.
Non potendo utilizzare il nome "Europa" per veto della FIFA, la competizione fu chiamata Coppa dei Campioni. I vertici dell'UEFA stabilirono che il nuovo torneo dovesse superare le divisioni della Guerra Fredda, riunendo calciatori da ogni blocco politico. Questo principio si rivelò subito nella fase dei Quarti di finale, quando il Real Madrid affrontò il Partizan Belgrado.
La prima finale della Coppa dei Campioni si disputò il 13 giugno 1956 al Parco dei Principi di Parigi, tra il Real Madrid e lo Stade de Reims. La partita fu un successo di pubblico e un'emozione indescrivibile, con prodezze tecniche e continui capovolgimenti di fronte. Le "merengues", una squadra irripetibile frutto di una politica di acquisti di grandi campioni, si imposero. La vittoria del Real Madrid, all'epoca squadra del regime di Francisco Franco, fu anche simbolica, contribuendo a ridisegnare la cartina geografica europea attraverso il pallone.
La prima edizione della Coppa dei Campioni ebbe un enorme peso sociale, andando oltre il semplice gioco del calcio e contribuendo a rendere l'Europa più vicina dopo anni di guerra e odio.
Nel corso degli anni, la competizione è cresciuta ed evoluta. Le squadre partecipanti sono aumentate, il formato è cambiato più volte e il nome è stato trasformato in UEFA Champions League nel 1992-93, per meglio adattarsi agli sponsor e al mercato globale.
Oggi, la Champions League rappresenta l'apice del calcio per club, un torneo che continua a emozionare milioni di tifosi in tutto il mondo, mantenendo viva l'eredità di quella prima, storica Coppa dei Campioni nata da un'idea giornalistica e dal desiderio di unire un continente.

La Coppa dei Campioni 1955-1956 fu la prima edizione del massimo torneo continentale di calcio, e vide la partecipazione di 16 squadre liberamente designate dalle federazioni calcistiche nazionali. La competizione nacque da una lunga diatriba giornalistica fra il quotidiano francese L'Équipe e la stampa inglese, sempre pronta a proclamare i propri club come i migliori del mondo. La fondazione della UEFA diede l'occasione ai transalpini di risolvere sul campo la questione mediante la disputa di una nuova manifestazione che fosse la generalizzazione all'antica Coppa dell'Europa Centrale: la Coppa Europa.
La neonata confederazione continentale, spalleggiata dalla più influente FIFA, nel suo primo congresso respinse l'idea, ma Gabriel Hanot non si diede per vinto e convocò per il 3 aprile 1955 a Parigi i delegati di 16 fra le migliori squadre europee. Posta di fronte al fatto compiuto e timorosa che il progetto prendesse forma privatamente, la FIFA virò bruscamente di rotta, e impose alla UEFA di farsi carico della nuova coppa, il cui nome fu cambiato in Coppa dei Campioni per non offuscare l'altro progetto sulla carta relativo ad un campionato europeo per nazioni. In ogni caso, per designare le partecipanti a questa edizione inaugurale si tenne comunque conto in prima istanza della lista redatta dall'Equipe, con variazioni solo in caso di rinuncia. L'attivazione della regola dei campioni nazionali fu rinviata al 1956-1957.
La prima partita della Coppa dei Campioni di calcio si giocò il 4 settembre 1955, nello Stadio di Jamor, nella periferia di Lisbona, in Portogallo, tra lo Sporting Lisbona e la squadra jugoslava del Partizan Belgrado. L’edizione inaugurale andò molto bene. Fu un torneo di altissimo livello, con alcune partite molto apprezzate e combattute, come le due semifinali tra Milan e Real Madrid. La finale tra Real Madrid e Reims si giocò il 13 giugno 1956 al Parco dei Principi, il più importante stadio di Parigi. Il Real Madrid vinse anche le quattro edizioni successive, ed è ancora oggi è la squadra più vincente nella storia della competizione.

Nel 1956-57, il successo della prima edizione, con finale a Parigi, già aveva fatto lievitare il numero dei partecipanti da 16 a 22, con un primo turno di qualificazione asimmetrico tra otto squadre “minori” - incluse Borussia Dortmund, Athletic Bilbao e Manchester United - e il solito Real Madrid campione. Battendo in finale la Fiorentina. Si era quindi passati a ventiquattro - finalista il Milan e Real ancora campione - e poi gradualmente si era arrivati a trenta, nel 1962-63, l'anno della prima vittoria italiana con il Milan, e trentuno nel 1963-64, il primo dei due titoli della Grande Inter di Herrera, quando solo i campioni in carica erano esonerati dal primo turno di qualificazione, i sedicesimi. Si giocava di mercoledì, sempre o quasi, e di giorno perché l'illuminazione negli stadi era qualcosa di complicato.
La Coppa delle Fiere, che dopo due curiose edizioni triennali si cominciò a giocare ogni anno dal 1960-61, presto divenne un appuntamento del martedì, mentre la neonata Coppa delle Coppe (sempre del 1960-61), che premiava le vincitrici delle coppe nazionali - e che nel duemila è ignominiosamente scomparsa - divenne abbonata del giovedì più tardi. All'epoca poteva essere di mercoledì, come di martedì o il giovedì. La più grande stranezza, tuttavia, a guardarla con gli occhi di oggi, era che una stessa squadra poteva giocare più competizioni: ad esempio, il Barcellona e gli ungheresi dell'Ujpest giocavano in Coppa dei Campioni e Coppa delle Fiere; Stella Rossa e Dinamo Zagabria in Coppa delle Fiere e Coppa delle Coppe. All'inizio l'Uefa rischiava di non essere nemmeno coinvolta nell'organizzazione del torneo - più per pigrizia che per altro - ma allora come oggi quando i club proposero di riunirsi sotto qualche sigla privata da Nyon qualcuno si alzò e disse: “Lasciate stare, quella è roba nostra”.
Le squadre oscillavano tra le trentatré e le ventisette del 1968-69 - secondo titolo per il Milan contro il Celtic - con i grandi cicli da tre coppe di fila dell'Ajax e del Bayern Monaco negli anni Settanta, dopo che nel decennio precedente aveva regnato l'incertezza. Poi venne il tempo delle squadre inglesi, dal più blasonato Liverpool di Keegan - sempre secondo il punto di vista odierno - a underdog come il Nottingham Forest del mito Brian Clough e l'Aston Villa di... come abbia fatto a battere il Bayern Monaco di Rummenigge, Breitner e Hoeness è ancora oggi un mistero.
Apotheosis: la vittoria della Champions League 1994 | Il docufilm
Nel 1992-93 il torneo cominciò a chiamarsi Uefa Champions League, che suonava meglio con gli sponsor, cominciando quella serie interminabile di cambi di formato che ci ha portato fino a oggi. Prima sono arrivati i gironi di qualificazione, come ai Mondiali, e la cosa piaceva a tutti. Poi si è aperto alle seconde classificate, alle terze, alle quarte e quindi, oggi, persino alle quinte e la cosa è cominciata a piacere solo agli amministratori delegati delle grandi squadre, che in questo modo avevano più occasioni di guadagnare, e meno a quelli dei team che restavano fuori. E si impoverivano. L'Italia non vince dal 2010, l'anno del Triplete di Mourinho, e nelle ultime quattordici edizioni ha collezionato appena tre finali, tutte perse: la Juventus due volte e una l'Inter di Inzaghi, due edizioni orsono. Ora si gioca martedì e mercoledì, alla sera o alle diciotto, e l'unica cosa che sembrava dover restare immutata - anche se negli anni è stata ritoccata più volte - era la musichetta ispirata a Händel che dal 1992 suonava e suona prima dell'inizio delle partite. Quella è sempre piaciuta proprio a tutti, ma forse è per questo che ci hanno messo mano di nuovo.
Gabriel Hanot è stato una delle figure più importanti nella storia del calcio. Ha inventato la Coppa dei Campioni, ha inventato il Pallone d’Oro, ha portato il professionismo nel calcio francese e il diploma da allenatore, è stato selezionatore della Nazionale francese da giornalista. Nonostante il suo enorme contributo, la sua figura è quasi dimenticata. Il museo a lui dedicato si trova a Tallard, in Francia, e raccoglie fotografie, ritagli di giornale, medaglie e una spilla da cravatta in oro del Real Madrid con la Coppa dei Campioni disegnata in rilievo. Suo nipote, Gaël Hanot, lotta da anni per far riconoscere il suo operato, ma senza successo.
Hanot era un uomo austero e modesto, un esempio di mescolanza di generi con una assoluta onestà intellettuale. La sua vita è stata costellata di esperienze straordinarie: calciatore, terzino sinistro dell'US Tourcoing, nazionale a 18 anni, universitario a Münster, reduce dalla guerra dove fu fatto prigioniero tre volte e altrettante riuscì a scappare. Divenne giornalista per importanti testate come La Vie au Grand Air, Miroir des Sports, L'Intransigeant, per poi approdare a L'Équipe e France Football. Fu anche assistente allenatore e selezionatore della Nazionale francese, di fatto il vero CT dei Bleus.
La storia della famiglia Hanot è altrettanto affascinante. Gabriel aveva perso presto suo padre, sua madre era un'insegnante e si mise a lavorare come sarta per crescere lui e suo fratello Marius. Marius sarebbe diventato amico del poeta Blaise Cendrars, si impegnò nell'estrema sinistra e fu segretario generale del Soviet Supremo prima di essere arrestato per cospirazione. Il padre di Gaël, Daniel, figlio di Gabriel Hanot, sperimentò l'intransigenza del padre al ritorno dall'Indocina, dove si era arruolato contro il volere della famiglia e da dove era tornato con una gamba amputata.
La prima finale di Coppa dei Campioni, quella del 1956, vide una partita quasi irreale al Parco dei Principi, ricca di prodezze tecniche e di continui capovolgimenti di fronte. Le merengues, frutto di una corsia privilegiata per l'acquisto di autentici campioni, si imposero. Nei primi dieci minuti di gioco, la squadra di José Villalonga si ritrovò sotto di due reti, ma nel giro di quindici minuti pareggiò grazie alle reti di due argentini naturalizzati spagnoli, Héctor Rial e Alfredo Di Stefano, simboli della politica dispendiosa di Santiago Bernabéu.
Nel 1963, il Milan di Cesare Maldini vinse la sua prima Coppa dei Campioni a Wembley, battendo 2-1 il Benfica. Fu un trionfo storico per il calcio italiano, che per due anni consecutivi era stato sconfitto in finale dal Real Madrid.
Al giorno d'oggi, la Champions League è un torneo globale che vede la partecipazione di 36 squadre, 6 delle quali inglesi. Tra la fase a campionato e la finale saranno disputate 203 partite. Se si considerano anche le fasi preliminari iniziate a luglio, le squadre diventano 82, da oltre 50 federazioni nazionali. La prima edizione del torneo, iniziata settant'anni fa, il 4 settembre 1955, fu molto più piccola: vi presero parte solo 16 squadre in rappresentanza di altrettanti paesi e il torneo durò in tutto 29 partite.

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