Fabrizio Piscitelli, noto nell'ambiente ultras come "Diabolik", è stato una figura centrale e controversa del tifo della Lazio, ricoprendo il ruolo di storico capo degli Irriducibili. La sua vita, segnata da successi nel contesto del tifo organizzato e da numerose vicende giudiziarie, si è conclusa tragicamente il 7 agosto, quando è stato ucciso a Roma all'età di 53 anni.
Diabolik emerse nel panorama ultras tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, diventando rapidamente uno dei leader degli Irriducibili, la frangia più radicale del tifo biancoceleste. La nascita del gruppo risale al 18 ottobre 1987, durante una partita Lazio-Padova, quando uno striscione con la scritta "Irriducibili" apparve per la prima volta sulle gradinate dello Stadio Olimpico. Questo nome divenne presto un simbolo, un "guanto di sfida al mondo intero", come ricordano gli stessi Irriducibili nel loro comunicato di scioglimento.

La storia degli Irriducibili è costellata di momenti esaltanti e difficili, giorni felici e tristi, che hanno contribuito a farli sentire "vivi in un mondo di morti". Tra le iniziative che hanno segnato la loro storia si ricordano il corteo di San Benedetto del Tronto, le trasferte a Bergamo, Brescia, Napoli e Catanzaro, la vittoria dello scudetto e gli scontri con le tifoserie rivali. Il gruppo ha sempre espresso la volontà di "non piegarci a nessun compromesso, al sissignore e al politicamente corretto", dichiarando: "Non siamo cani perché senza padrone!".
Tuttavia, la figura di Diabolik è stata anche legata a diverse inchieste giudiziarie. Piscitelli fu coinvolto in indagini relative a un presunto tentativo di scalata alla Lazio e a questioni legate al mondo della droga. Nel 2013, fu arrestato dopo un mese di latitanza, accusato di essere a capo di un'organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di droga lungo l'asse Italia-Spagna. Nel suo nascondiglio fu trovato anche un arsenale di armi. Due anni dopo, nel 2015, fu condannato, insieme ad altri capi ultras, per il tentativo di scalata alla società.
Le indagini del Gico della Guardia di Finanza avevano portato al sequestro preventivo di beni riconducibili a Diabolik e alla sua famiglia per circa 2,4 milioni di euro. Secondo tali indagini, il capo ultrà avrebbe generato profitti attraverso la commercializzazione di gadget della Lazio, e avrebbe fondato un'azienda il cui capitale era diviso tra la moglie e la figlia.

Gli Irriducibili sono stati anche al centro di controversie per iniziative di stampo antisemita. Nel 2017, affissero adesivi raffiguranti Anna Frank con la maglia giallorossa, quella dei cugini della Roma, nella Curva Sud. Un anno prima della sua morte, fece scalpore un volantino a firma del "direttivo Diabolik Pluto" che vietava alle donne di occupare le prime dieci file della Curva Nord, considerate un "luogo sacro" della tifoseria.
In occasione di Lazio-Bari nel 2000, anno dello scudetto, fecero il giro del mondo le immagini di uno striscione esposto in Curva Nord in "onore alla tigre Arkan", figura controversa legata a crimini di guerra. Fabrizio Piscitelli commentò con queste parole una bomba carta fatta esplodere davanti alla sede degli ultras: "Siamo fascisti, gli ultimi rimasti. Se vogliono tornare al terrorismo degli anni '70, a quel clima, noi siamo pronti. Anzi, io non vedo l'ora e di certo non ci tiriamo indietro".
La storia di Fabrizio Piscitelli "Diabolik", il capo ultras della Lazio assassinato
La morte di Diabolik, avvenuta in un agguato al parco degli Acquedotti, ha segnato un punto di svolta. Poco dopo, gli Irriducibili hanno annunciato il proprio scioglimento dopo 33 anni di attività. "Una decisione sofferta", ha commentato l'attuale capo ultras Franco Costantino, "ma no, la morte di Fabrizio (Piscitelli Diabolik, ndr) non c'entra". Tuttavia, è difficile non collegare indirettamente lo scioglimento del gruppo alla vicenda di sangue. La Curva Nord si riunirà sotto un unico striscione, "Ultras Lazio", per tornare alle origini e identificarsi con questo nome.
Nel comunicato di scioglimento, gli Irriducibili hanno espresso il loro ringraziamento a ogni singolo componente che ha fatto parte del gruppo in questi lunghi anni. "Troppo sangue versato, diffide, arresti. Sempre a testa alta, abbiamo pagato sulla nostra pelle ogni situazione. Ed anche per rispetto di chi non c'è più siamo arrivati a questa decisione. Inevitabile", hanno aggiunto, sottolineando come sia tempo di andare avanti.
La storia degli Irriducibili e di Diabolik rappresenta un capitolo complesso e controverso del tifo calcistico italiano, intrecciando passione sportiva, ideologie radicali e attività criminali.
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