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Gli effetti di Milan-Juventus, semifinale di andata di Coppa Italia disputata giovedì sera e terminata con il punteggio di 1-1, sono lunghi. Molto lunghi. Una sorta di strascico che a distanza di più di 24 ore ancora si accusa tra chiacchiere da bar e frecciatine social da una parte e dall'altra.

Non è passato inosservato, infatti, l'abbraccio durante la gara di giovedì sera a San Siro tra Gigi Buffon, portiere della Juventus, e il direttore di gara Valeri. Un'immagine che ha impiegato pochissimo a fare il giro del web e diventare virale.

Gianluigi Buffon che abbraccia un arbitro

Tanto più se si pensa che nel caso di Buffon si trattava addirittura di un bis. Aveva fatto rumore - e non poco - un altro abbraccio galeotto alla fine della partita Juve-Lazio nel 2017, ovvero quello tra il portiere bianconero e Tagliavento, oggi ex arbitro. Un abbraccio che a suo tempo scatenò non poche polemiche.

In tanti notarono i sorrisi e gli abbracci a fine gara tra il portiere bianconero e il direttore di gara. E così sui social subito dopo il fischio finale si scatenarono le polemiche dei tifosi anti-Juve che in un attimo misero nel mirino quell'eccessiva confidenza, a loro dire, tra Gigi e Tagliavento.

Ma Buffon ha fatto discutere anche per un'altra immagine post partita. Al di là delle grandi polemiche legate al rigore concesso nel finale, ai malpensanti più attenti non è sfuggita nemmeno la gestione dei cartellini da parte dell'arbitro di giovedì sera in Milan-Juve, dal momento che in vista della gara di ritorno (si giocherà il prossimo 4 marzo allo Stadium di Torino) non saranno a disposizione di Stefano Pioli Ibrahimovic e Castillejo (ammoniti, erano in diffida) e Theo Hernandez, espulso per doppia ammonizione a metà ripresa della gara di andata. Tutte sanzioni che a detta degli anti-juventini sarebbero state mirate al fine di indebolire la formazione milanista.

Tre anni fa Valeri era finito, per un rigore molto dubbio concesso alla Juve sempre in Coppa Italia, nel mirino del Napoli: gli azzurri guidati da Sarri persero 3-1 la gara d'andata a Torino e non riuscirono a ribaltare il risultato al San Paolo, venendo esclusi dalle semifinali.

L’abbraccio con arbitro scatena polemiche

Un abbraccio a fine partita ha scatenato le polemiche, soprattutto da parte degli avversari. A “macchiarsi” dell’incauto gesto è stato Gigi Buffon, che a fine partita si è recato ad abbracciare l’arbitro Tagliavento con cui si è intrattenuto anche a scambiare quattro chiacchiere e a scherzare un po’, noncurante del fatto che in migliaia stavano assistendo a quel siparietto.

In tanti hanno notato i sorrisi e gli abbracci che il portiere bianconero e il direttore di gara si sono scambiati a fine partita, e così è divampata la polemica.

Sui social, subito dopo il fischio finale, si sono rincorse molte polemiche da parte dei tifosi anti-Juve che hanno criticato quell’eccessiva confidenza da parte del giocatore e dell’arbitro. Una confidenza che più che essere eccessiva è stata inopportuna, visto che lascia pensare a una predisposizione amichevole da parte di Tagliavento nei confronti della squadra torinese.

Eppure dietro quel gesto, hanno fatto notare molti altri, non c’era davvero nulla di strano. Tagliavento e Buffon infatti si conoscono da molti anni, e in moltissime occasioni si sono incrociati sui campi da calcio della serie A. Ma i tifosi anti-Juve non ne vogliono sapere, perché l’arbitro finito nel mirino è guarda caso lo stesso che aveva annullato il gol del Milan in un match di alto livello conteso proprio contro la Juventus.

Storico degli incontri tra Juventus e Milan in Coppa Italia

Anti juventini scatenati per quanto accaduto al termine di Juventus-Lazio, giocato domenica all’ora di pranzo e vinta dalla Juventus, nettamente, per 2-0. A fine partita, il portiere bianconero, Buffon, ha abbracciato, per un attimo, sul collo, l’arbitro, il ternano Tagliavento, nella circostanza addizionale d’area, quella di Buffon, nel secondo tempo. Un gesto di civiltà, sicuramente non usuale, al quale non siamo abituati che ha fatto sorgere cattivi retropensieri a quanti, ai molti, che juventini non sono.

“Non si abbraccia l’arbitro” , ha titolato, addirittura in prima pagina il quotidiano “Il Mattino” , di Napoli. Era il gol del 2-0 per i rossoneri. Il commento più gettonato sul web , all’abbraccio proibito , è stato.

Tagliavento, peraltro, vanta un record, quello di aver concesso due rigori contro la Juventus, nella stessa partita: in un Cagliari-Juventus del 2007. E ne aveva assegnato anche un terzo, sempre contro i bianconeri, tornando poi sulle sue decisioni. E la Juventus non vanta un particolare bilancio favorevole negli incroci con Tagliavento, che, fin qui, sono stati 25.

Ad accendere la polemica i tifosi anti-Juve, che sono tornati sulla infinita questione del gol di Muntari, annullato anni fa da Tagliavento in un celebre match scudetto tra i bianconeri e il Milan. Centinaia i post ironici: il direttore di gara, in passato criticato per alcune sue decisioni anche da interisti, fiorentini e napoletani, è stato ribattezzato “Tagliaventus”.

Sulla questione si è espresso anche l’ex arbitro Tiziano Pieri, che a Tuttomercatoweb ha respinto le polemiche: “Polemiche che si vogliono costruiure… io abbracciai un calciatore in Udinese-Atalanta che stramazzò al suolo al fischio finale.

Chi vuol sapere che cos’abbia Gianluigi Buffon al posto del cuore non ha che da guardare due fotografie: quella scattata giovedì sera allo stadio milanese di San Siro pochi minuti dopo la fine del match Milan-Juventus, e quella, quasi una fotocopia, che risale a due anni fa, precisamente a domenica 22 gennaio 2017, scattata questa volta allo Stadium di Torino ma sempre al termine di una partita, nel caso specifico una Juventus-Lazio che vide i bianconeri trionfare per due a zero. Due sorrisoni, due arbitri arpionati in un abbraccio, una sola evidente didascalia che suona più o meno tutto-è-bene-quel-che-finisce-bene.

Certo, per avere una prova due indizi non bastano, Agata Christie dice che ce ne vogliono almeno tre e perciò, mettetevi l’anima in pace, nessun giudice sportivo o magistrato ordinario ma neanche il più pervicace dietrologo saprebbe che farsene, di questi scatti colti al volo da fotografi chissà se malevoli chissà se compiaciuti, perché poi vedere persone sorridere fa sempre piacere, fa sempre bene al cuore.

Ah ecco, dicevamo il cuore: la terza fotografia, per la verità, esiste, ed è quella che ritrae ancora una volta il nostro mitico portierone in un altro post partita. Quello, indimenticabile, del Bernabeu. Era l’11 aprile 2018 e gli strisciati avevano compiuto l’incredibile impresa di rimontare tre gol al Real Madrid in casa loro. Poi però era arrivato l’arbitro guastafeste a rovinare tutto, assegnando ai Blancos un rigore a tempo praticamente scaduto, e addio sogni di gloria, addio corsa alla Champions.

Ma non divaghiamo, insomma quella serata, se solo avesse avuto l’umiltà di mettersi a riflettere da adulto invece di frignare come un qualsiasi napoletano vittimista, il nostro pur sempre portiere campione del mondo avrebbe potuto facilmente catalogarla come la Serata del Contrappasso. Un rigore all’ultimo istante? E per di più alquanto dubbio? Con espulsione del portiere? E che sarà mai? Ogni domenica questo e altro, sui campi italiani. Una volta a te, un’altra a me. Ops. A lui, alla sua Juve? Ma quando, ma come? Povero Buffon, l’unico a non aver capito che era scattata la punizione dantesca, quella sera. A non sapere che la domanda sulla spazzatura al posto del cuore ce la facciamo tutti, ogni domenica o giù di lì, perché a turno un po’ di spazzatura tocca a tutti. Tranne che a loro. Che a loro restano le foto ricordo formato sorriso con l’arbitro, e un rigore (sacrosanto) per fallo di mano concesso all’ultimo minuto. A noi, persino ventiquattr’ore prima, un rigore identico spiccicato sempre per fallo di mano, ma negato. E zero foto, certo. Ma tanta dignità in più.

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. Parole pronunciate da Umberto Eco il 10 giugno 2015 in occasione della Laurea Honoris Causa in “Comunicazione e culture dei Media” conferitagli dall’Università di Torino.

Rispetto, una parola che ho sempre avuto nei confronti dei direttori di gara, a maggior ragione quando in occasione di un torneo dell’oratorio mi sono trovato dall’altra parte della barricata, con il fischietto in bocca. Mi avevano chiesto di farlo dopo che un amico era stato aggredito al termine della partita precedente. Fu in quel momento che mi resi ancora più conto di quanto quello dell’arbitro fosse un mestiere davvero difficile. Cosa c’entra questo con il cappello iniziale dalla frase di Umberto Eco? C’entra eccome! Molto spesso chi fa tanta cagnara sui media non ha mai calcato un campo da gioco e non conosce nulla delle dinamiche che si generano al suo interno. Un gesto che quindi andrebbe apprezzato e valorizzato per il segnale positivo che mostra: il rispetto dei giocatori verso i giudici di gara, anche durante o dopo partite difficili in cui magari si è discusso per 90 minuti e oltre, ma che alla fine stempera la reciproca tensione. Così si fa fra uomini di sport.

Umberto Eco ci aveva visto lungo. All’interno della Lectio Magistralis di quel pomeriggio di giugno del 2015 aveva osservato: «La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità. I recenti casi che hanno coinvolto Allegri e Buffon hanno dimostrato però che il suo monito è rimasto purtroppo inascoltato. Volutamente o meno?

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Queste in sintesi le parole di Pieri, intervistato da Tuttosport: “Si vuole l’arbitro intelligente, l’arbitro che capisca le situazioni, che dialoghi con i giocatori… Poi creano polemiche per un gesto amichevole, come ne vedono tanti. In media un caso del genere capiterà almeno ogni due, tre partite: che sia un abbraccio o un qualsiasi altro gesto amichevole dipende anche dal carattere dal carattere di ogni arbitro. Sono cose assolutamente normali. Ci sono state tante accuse per l'abbraccio tra il portiere della Juventus Gianluigi Buffon e l'arbitro Paolo Tagliavento, ma l'edizione odierna di Tuttosport attacca duramente le contestazioni nate dopo l'immagine di Juventus-Lazio: "Si tratta di gesti amichevoli, che servono a instaurare e a mantenere un clima disteso in campo, un’atmosfera di collaborazione. O magari servono a ripristinarla, dopo un battibecco o una protesta: superata la tensione del momento, ci si chiarisce e si aggiunge alle parole un segno fisico di riconciliazione [...] Succede anche tra avversari, magari persino dopo essersi picchiati. Provate ad andare su youtube e a digitare “Chiellini Cavani”: troverete gomitate, tirate di capelli e alla fine un abbraccio con scambio della maglia".

Grafico sulla percezione dell'arbitraggio nel calcio italiano

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