I tifosi del Boca Juniors hanno scelto: Juan Roman Riquelme è il nuovo presidente del club argentino. L'ex centrocampista, bandiera degli Xeneizes, ha battuto Andres Ibarra, appoggiato dall'ex presidente argentino Macri e anche dal nuovo Milei, ottenendo il 64% dei consensi dei 43.367 soci che si sono recati alla Bombonera per votare.
Si sono concluse le votazioni per la presidenza del glorioso club argentino del Boca Juniors: domenica 17 dicembre hanno votato più di 43mila persone, riversatesi alla Bombonera per votare tra il leggendario ex calciatore Juan Romàn Riquelme, detto "El Mudo", e l'ex presidente Mauricio Macri. In gioco, oltre al prestigio della posizione, c'era anche una grossa fetta di politica del pallone in Argentina: si trattava della conversione delle squadre di club da società pubbliche con azionariato diffuso a società per azioni aperte agli investimenti privati, anche stranieri, cosa che secondo il neo eletto presidente argentino Milei porterebbe benefici economici e competitivi.
Riquelme, uomo del popolo e idolo recente della squadra che fu di Maradona, che ha reso onore alla maglia partendo dal villaggio di San Jorge, si è fatto baluardo della tradizione, mentre Macri rappresentava l'apertura ai nuovi mercati.
La vittoria di Riquelme: un trionfo storico
La vittoria di Riquelme è stata schiacciante, tanto da farne il presidente più votato della storia del calcio argentino, il secondo dell'intera storia del calcio mondiale dopo Sandro Rosell al Barcellona nel 2010. “Fedeli alle nostre origini e a difesa di quasi 120 anni di storia, il Boca Juniors conferma il suo carattere di associazione civile senza scopi di lucro e la promessa che il club appartiene alla sua gente”, aveva già avuto modo di ribadire Riquelme quando ricopriva la carica di vice presidente.
Ora che è al comando, dovrà difendere questo ideale, ma anche pensare al campo: il Boca ha vinto la Supercoppa, ma ha perso amaramente la Libertadores contro il Flamengo, e adesso deve scegliere un nuovo allenatore per il prossimo ciclo tecnico. L’ex fantasista argentino è il nuovo numero uno del club: ha ottenuto il 64% dei voti.

Riquelme sarà il numero uno del Boca Juniors per i prossimi quattro anni, dopo aver ottenuto il successo con un ampio margine sullo sfidante Andrés Ibarra, che presentava come candidato vicepresidente l’ex presidente della Repubblica, Mauricio Macri. Alle elezioni del club giallo-blu, il più popolare in Argentina insieme al River Plate, hanno partecipato 43.367 soci, superando il numero che lo stesso Boca aveva raggiunto nel 2019, quando votarono 38.363. L’ex fantasista, vicepresidente, ha ottenuto il 64% dei voti.
Un voto con implicazioni politiche
L’appuntamento aveva anche un risvolto politico, per l’alleanza che Macri, già presidente del Boca fra il 1995 e il 2008, ha stretto con il vincitore delle recenti elezioni presidenziali argentine, l’ultraliberale Javier Milei. Il Boca Juniors, fondato oltre un secolo fa da immigrati italiani nel quartiere popolare della Boca, è una delle squadre di calcio più famose e riconoscibili al mondo.

Secondo l’esposto di Ibarra, poi accolto dalle autorità competenti, in questi ultimi mesi 13mila soci sarebbero passati da semplici sostenitori a soci con diritto di voto, quando normalmente di questi passaggi se ne verificano non più di un centinaio al mese, anche se ci sono in vista nuove elezioni. La sospensione del voto riflette le tensioni che circondano bene o male ogni cosa che riguarda il Boca Juniors. Le elezioni presidenziali sono solitamente seguite da tanti e con grande passione, anche per il modo in cui spesso si intrecciano con la politica nazionale.
Ibarra non si è esposto particolarmente sulla questione, ma sta di fatto che la sua candidatura è vicina, se non legata, al nuovo governo della destra ultraliberista. Milei infatti ha vinto le elezioni presidenziali anche grazie all’appoggio di Mauricio Macri, ex sindaco di Buenos Aires, presidente argentino dal 2015 al 2019 e presidente del Boca dal 1996 al 2007, l’ultimo periodo di grandi vittorie nella storia del club.
Proposte diverse per il futuro del club
Per la Bombonera, uno degli stadi più ammirati e intrisi di storia nel mondo del calcio, ma anche datato e stretto tra le vie di un affollato quartiere popolare, i due schieramenti hanno proposte molto diverse. L’altro grande obiettivo che Riquelme e l’attuale presidente Jorge Amor Ameal non sono ancora riusciti a raggiungere è la vittoria della Copa Libertadores, il più importante torneo per club del calcio sudamericano, sfiorata poche settimane fa nella finale persa a Rio de Janeiro contro il Fluminense.

Per il resto la presidenza di Ameal e Riquelme viene giudicata in modo positivo e secondo gli ultimi sondaggi ha il sostegno di più della metà dei soci. In questi ultimi quattro anni le strutture del club sono state migliorate, la squadra femminile vince sia in Argentina che in campo internazionale e nella squadra maschile ci sono tanti nuovi talenti cresciuti nel settore giovanile che fanno ben sperare.
Alle ultime elezioni presidenziali del Boca Juniors, nel dicembre del 2019, votarono 38.352 soci su 87mila aventi diritto. Solo una settimana dopo l’insediamento ufficiale di Javier Milei come presidente dell’Argentina, il suo alleato politico Mauricio Macri registra una sconfitta non da poco nell’ambito della campagna elettorale che ogni quattro anni stabilisce il nuovo presidente del Boca Juniors.
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Il contesto politico e sociale delle elezioni
Le elezioni si sono consumate sullo sfondo di una Buenos Aires spazzata di raffiche di vento oltre i 130 km/h, figlie della stessa tormenta che due giorni prima ha causato 13 morti e diversi feriti a Bahía Blanca. Si tratta della prima emergenza affrontata dal nuovo governo, volendo separare le catastrofi naturali dal disastro economico in cui vera il paese. Il nuovo presidente si è più volte dichiarato ex- tifoso del club. A fargli perdere la passione sarebbe stata proprio il ripescaggio del “vecchio” Riquelme, segnato da un intollerabile ed inefficiente populismo.
Ci sono buone possibilità che a far ritornare la passione (e la voglia di andare a votare alla Bombonera) al nuovo presidente argentino sia stata l’esigenza di ricambiare il favore all’alleato per l’appoggio fornitogli durante il ballottaggio, vale a dire l’ endorsement che ha spostato il 20% dei voti della candidata della destra ufficiale, Patricia Bullrich, verso il leader de La Libertad Avanza nello scontro finale con il peronista Sergio Massa.
Al duo sconfitto da Riquelme non è bastato pubblicizzare il progetto della “Bombonera Siglo XXI”, il monumentale ampiamento dello stadio del Boca che avrebbe portato a 105mila gli spettatori delle partite dei Xeneize, prevedendo la costruzione di un nuovo campo da collegare al primo tramite un tunnel sospeso e in cui collocare attività commerciali, partite minori e un enorme maxischermo. Paradossalmente, considerando l’esito delle presidenziali, la formula Ibarra-Macri ha risentito dell’informale appoggio di Javier Milei.
Il Boca Juniors oltre il calcio
Per realtà come quella del Club Atlético Boca Juniors (CABJ), la formazione di calcio maschile a 11 rappresenta solo la punta dell’ice-berg di un universo sportivo e culturale che coinvolge i soci e le loro famiglie in un processo identitario e di appartenenza sociale controllato dal basso, molto più complesso della semplice dimensione calcistica. Più di 100 club hanno così reagito alle proposte di Milei assumendo una posizione compatta e di netto contrasto rispetto alle stesse, chiarendo che per loro era in gioco la stessa natura del fútbol nazionale.
Chi fermerà Milei? L’epoca di Maradona sembra insomma non essere finita del tutto per il suo storico avversario. Il defunto campione, oltre ad aver insultato in più di una sede Macri, lo aveva definito impresentabile, analfabeta e, anche quando era il suo presidente, “non il mio padrone”. Si trattava certo di quel tono di aperta sfida al potere incarnato che il più grande genio della storia del calcio non si è mai risparmiato.
Nell’Argentina di Milei questo risultato merita di essere letto nella sua dignità. Una fra le possibili letture, ad esempio, suggerisce che il sogno anarco-capitalista, profondamente anti- statalista, dell’attuale presidente non abbia convinto né conquistato un campione di popolazione rilevante, scontrandosi con l’intero mondo del calcio. Un’interpretazione che connoterebbe quello dello scorso novembre come un voto di stanchezza, frutto della constatata inefficienza del del ventennio quasi ininterrotto di kirchnerismo. L’epoca di Maradona presumibilmente finita, nella forzatura discorsiva di Macri, eternizzava il campione elevandolo ad una categoria che ancora non gli era stata attribuita: quella di Stato.
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