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La storia di Bergamo è profondamente legata alla sua conformazione urbana, segnata in passato dalla presenza di una imponente cinta daziaria e dalle cosiddette Muraine. Questi elementi non solo definivano i confini fisici della città, ma avevano anche un impatto significativo sulla vita economica e sociale dei suoi abitanti.

La Cinta Daziaria: Controllo e Barriere

La cinta daziaria, in particolare, rappresentava un sistema di controllo delle merci in entrata e in uscita dalla città. Le barriere e i cancelli daziari erano posizionati strategicamente lungo le vie d'accesso, come dimostrano le immagini di Porta Nuova, Porta Santa Caterina e Porta Osio. Questi punti di controllo non solo servivano a riscuotere le tasse, ma anche a monitorare i flussi commerciali e a mantenere un certo ordine.

L'Eco di Bergamo descriveva con efficacia la presenza di questi cancelli: "Chi non li ha visti, quei cancelli, non può farsi un’idea della loro arcigna fisionomia ostile." Il controllo era capillare, con i daziari che potevano perquisire ogni tipo di merce, dal carico di un carro alla sporta di una massaia, sollevando questioni di privacy già all'epoca.

Le immagini storiche ci mostrano le porte daziari di Sant'Antonio, via Cologno e via San Bernardino, testimoni di un'epoca in cui la mobilità era più limitata e controllata. La porta daziaria di Sant'Antonio, ad esempio, era nota anche come Porta del Mercato, sottolineando la sua importanza nel commercio cittadino.

Porta daziaria di Sant'Antonio a Bergamo

Le Muraine: Difesa e Delimitazione

Le Muraine, invece, rappresentavano un'antica cinta difensiva che circondava i borghi di Bergamo. Queste mura, con le loro torri di sorveglianza come la Torre del Galgario, delimitavano il perimetro urbano e fungevano da baluardo. La loro presenza è visibile in diverse rappresentazioni storiche, come nel disegno di Pietro Ronzoni del Complesso di Sant’Agostino.

La cinta daziaria correva lungo il perimetro delle Muraine, creando una sovrapposizione di funzioni difensive e fiscali. Lungo questo recinto, i cancelli sbarravano tutti gli sbocchi verso l’esterno, controllando ogni passaggio.

Tuttavia, con la crescita della città e l'avvento di nuove esigenze, la presenza delle Muraine e della cinta daziaria divenne sempre più anacronistica. Le demolizioni iniziarono a prendere piede, come quella della Fiera nel 1920 per fare spazio a nuove urbanizzazioni.

Torre del Galgario, Bergamo

La Trasformazione Urbana: Abbattimento e Modernizzazione

Il processo di abbattimento delle Muraine e di smantellamento della cinta daziaria fu un percorso graduale ma significativo per la trasformazione di Bergamo. Questo processo, iniziato in modo più deciso verso la fine dell'Ottocento, fu salutato con entusiasmo dai cittadini, che riconquistarono una maggiore libertà di movimento.

Le celebrazioni per la fine della barriera daziaria furono accompagnate da eventi pubblici e dalla diffusione di cartoline commemorative, che simboleggiavano la liberazione dalle gabelle. L'apertura dei cancelli rappresentò un passo fondamentale verso la modernizzazione della città.

L'abbattimento delle mura portò anche a una riorganizzazione urbanistica. Le rogge che scorrevano davanti alle Muraine vennero coperte e le vie che prima erano separate si unirono, creando nuove arterie stradali. La copertura della Roggia Serio e del torrente Morla sono esempi di questo processo di interramento e riqualificazione degli spazi urbani.

Bergamo con catena spezzata, cartolina commemorativa

Il ricordo più vistoso delle Muraine è la Torre del Galgario, l'unica sopravvissuta allo smantellamento. La sua conservazione è stata oggetto di dibattito, con alcuni che la definivano un "misfatto" il suo abbattimento totale, mentre altri ne riconoscevano l'importanza storica e decorativa.

La trasformazione di Bergamo non si limitò all'abbattimento delle strutture fisiche. La città si stava proiettando verso il futuro, con l'arrivo dei tram che collegavano le periferie e l'espansione edilizia che prometteva nuove eleganti villette.

Impatto sulla Vita Cittadina

La cinta daziaria, al di là della questione delle tasse, causava non pochi inconvenienti ai cittadini. I "daci" erano presenti in diverse forme: il "dacio della semination del Guado", il "dacio della Gratarola" per la compravendita di animali, e persino il "dacio de’ banditi".

Il controllo dei daziari era minuzioso, con la perquisizione di involti di biancheria, sacchi di ortaggi e balle di fieno. Questo sistema di controllo, sebbene necessario per le finanze cittadine, limitava la libertà e la privacy dei residenti.

L'abbattimento delle mura e la fine della cinta daziaria portarono a una maggiore integrazione tra la città alta e la città bassa, favorendo lo sviluppo economico e la mobilità. La città che si rinnovava vedeva la demolizione di vecchie case e la costruzione di nuove infrastrutture, come la fontana progettata dall'architetto Bergonzo a Largo Porta Nuova.

Il portello di Zambonate, aperto nell'Ottocento per facilitare il transito, e l'espansione delle Muraine fino a comprendere Borgo S. Leonardo, testimoniano la continua evoluzione della struttura urbana in risposta alle esigenze della popolazione.

Largo Porta Nuova con la

La storia della cinta daziaria e delle Muraine a Bergamo è un capitolo affascinante che illustra come le strutture urbane riflettano e influenzino la vita delle persone, e come la trasformazione di questi elementi possa segnare il passaggio a nuove epoche storiche.

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