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Tra gli anni '70 e l'inizio degli anni '80, gli scontri tra le tifoserie rossonera e nerazzurra erano all'ordine del giorno, sfociando spesso in violenza e tragici epiloghi. La storia del calcio milanese è segnata da un periodo di accesi conflitti, ma anche da un evento straordinario che ha portato a una delle paci più durature nel mondo del tifo organizzato: il "patto di non belligeranza" tra ultras di Inter e Milan.

Dagli Scontri Mortali alla Nascita di una Pace Duratura

Prima dell'avvento di questa tregua, il clima attorno ai derby milanesi era estremamente teso. "Prima erano botte e agguati senza pietà, assalti e feriti, scontri in ogni angolo della città", come testimonia una fanzine della Curva Sud ritrovata a terra. La violenza era endemica, con episodi che hanno segnato profondamente entrambe le tifoserie.

Un momento cruciale che portò alla nascita di questo accordo fu il derby del Mundialito del 1983. Questo torneo, un'invenzione di Silvio Berlusconi, vide affrontarsi Milan e Inter in una sfida che, seppur considerata meno importante rispetto ai campionati, fu teatro di pesanti scontri tra le tifoserie. In particolare, due anni prima, durante un derby estivo del Mundialito, la rissa tra le due tifoserie fu estremamente violenta e, purtroppo, mortale. L'ultras interista Vittore Palmieri, di soli 21 anni, venne colpito al pancreas, finì in coma e morì tre mesi dopo. La reazione del padre del ragazzo, che restituì in lacrime l'abbonamento stagionale alla sede dell'Inter, evidenziò il dolore e l'impossibilità di continuare su quella strada di violenza.

Anche gli anni '70 furono caratterizzati da scontri continui tra le due fazioni, sempre senza esclusione di colpi, lasciando a terra feriti da entrambe le parti. La violenza era una costante, e la paura di ritorsioni o agguati teneva in ostaggio la città. La prima scazzottata documentata tra ultras rossoneri e nerazzurri risale alla stagione 1971-72, scaturita da una provocazione di un tifoso milanista.

Stadio San Siro durante un derby Milan-Inter

L'Incontro Decisivo e la Stretta di Mano a San Siro

Fu proprio il mortale epilogo di queste violenze calcistiche a far nascere l'idea di una pace che avrebbe giovato a tutti, in particolare alla città che non poteva più godersi un derby senza il timore di finire nel mezzo del delirio ultrà. E così, mentre le parti più calde delle tifoserie si preparavano all'ennesimo scontro, il 2 luglio 1983 tre capi ultrà dell'Inter, tra cui Franco "Franchino" Caravita, chiesero udienza alla controparte. L'incontro ebbe luogo, e da quella stretta di mano nacque il patto di non belligeranza.

Questa intesa, sancita a San Siro in una calda serata di luglio del 1983, ha segnato l'inizio di una nuova era. Da allora, nonostante episodi isolati di violenza che ci sono stati anche nei decenni successivi, gli scontri tra ultras rossoneri e nerazzurri sono drasticamente diminuiti. La violenza dei calciatori in campo, in molti casi, ha superato quella dei tifosi fuori dagli spalti.

Il Patto di Non Belligeranza nel Contesto Attuale

Il "patto di non belligeranza" tra le tifoserie di Inter e Milan è un accordo che, a prima vista, sembra connesso a una tranquilla gestione della vita di stadio. Tuttavia, un'analisi più approfondita rivela legami tra gli esponenti apicali delle curve, finalizzati al conseguimento di profitti, in un contesto in cui la passione sportiva appare un mero pretesto per governare sinergicamente ogni possibile introito generato dal tifo calcistico.

Le motivazioni di una sentenza del 2024 sul blitz "Doppia Curva" descrivono un sistema criminale radicato nelle curve di San Siro. La Curva Sud milanista e la Curva Nord interista erano strutturate come vere associazioni per delinquere, dedite a intimidazioni, violenze e affari illeciti, tra cui la rivendita dei biglietti, con guadagni stimati superiori ai 100mila euro all'anno. La Curva Nord fungeva da copertura per attività illegali con un rapporto di protezione di matrice mafiosa, avallato da un clan della 'ndrangheta, mentre la Curva Sud agiva per mantenere il controllo esclusivo degli introiti.

Questo patto ha permesso alle due curve di gestire comuni introiti, come accaduto in occasione della Champions League del 2023, quando le due squadre milanesi si sono ritrovate in semifinale. Gli ultras decisero di spartirsi la torta dei possibili ricavi illeciti ancor prima che si sapesse quale delle due compagini avrebbe disputato la finale. Il patto serviva anche a trovare immediate soluzioni quando si verificavano "sprovvedute iniziative di singoli".

Grafico che illustra la diminuzione degli scontri tra tifoserie dopo il 1983

Nonostante la forza di questo accordo, ci sono stati momenti di tensione che hanno rischiato di incrinarlo. Un esempio è l'episodio del 2009, quando un tifoso interista, Virgilio Motta, fu brutalmente aggredito dall'allora capo della curva Luca Lucci, perdendo un occhio. Tre anni dopo, Motta si suicidò. Un altro episodio risale al 2021, quando la caduta di bandiere dal settore della Curva Sud portò a un'aggressione nei confronti di un tifoso interista. Recentemente, nel 2023, il coro di Federico Dimarco contro i milanisti ha generato una forte reazione da parte della Curva Sud, che ha esposto uno striscione minaccioso.

Tuttavia, il patto di non belligeranza ha dimostrato una notevole resilienza. Anche in caso di vittoria dello scudetto da parte dell'Inter nel derby contro il Milan, si prevede che questo accordo venga rispettato, evitando così scontri tra le tifoserie e garantendo la sicurezza in città. Come ha dichiarato Marco Ferdico, capo ultrà dell'Inter, a Il Corriere della Sera: "C'è un patto di non belligeranza che va avanti da 40 anni. È una garanzia per tutti, altrimenti Milano sarebbe un campo di battaglia".

"L'OMIC*DIO SPAGNOLO, L'ESTORSIONE BERLUSCONI, LUCA LUCCI, IL PATTO CON L'INTER” - Il Barone | Ep.80

Le Vicende Interne alle Curve e il Futuro del Patto

È importante sottolineare che il patto di non belligeranza tra Inter e Milan non ha significato la fine della violenza all'interno delle rispettive curve o nei confronti di altre tifoserie. Negli ultimi anni, entrambe le curve sono state teatro di eventi drammatici, tra cui omicidi e arresti legati ad attività criminali. La Curva Nord ha visto l'assassinio del capo ultrà Vittorio Boiocchi e del rampollo di una 'ndrina calabrese, Antonio Bellocco. Nella Sud, sono avvenuti arresti per narcotraffico, come quello del "joker" Luca Lucci. L'inchiesta "Doppia Curva" ha ulteriormente scosso le gerarchie di entrambe le tifoserie.

Nonostante queste turbolenze interne, il patto di non belligeranza tra le due tifoserie milanesi continua a rappresentare un elemento di stabilità, almeno per quanto riguarda i rapporti diretti tra Inter e Milan. Gli arresti recenti e le indagini in corso potrebbero tuttavia portare a nuove tensioni e mettere a rischio questo storico accordo, dimostrando come la gestione degli affari illeciti e il controllo del potere all'interno delle curve rimangano fattori determinanti.

In conclusione, il "patto di non belligeranza" tra le tifoserie di Inter e Milan è un fenomeno complesso, nato da una tragedia e mantenuto nel tempo attraverso accordi e interessi comuni, ma anche costantemente messo alla prova da dinamiche interne e da episodi che sfidano la tregua. La sua longevità testimonia la volontà di evitare ulteriori perdite di vite umane, pur non cancellando del tutto le ombre e le attività illecite che si celano dietro il tifo organizzato.

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