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L’Unione Sportiva Salernitana, conosciuta semplicemente come Salernitana, ha una storia lunga e piena di nomi illustri. Sono molti gli ex calciatori che hanno vestito la maglia granata a partire dal 19 giugno 1919, giorno della sua fondazione.

La nascita della Salernitana Calcio è datata 19 giugno 1919, su iniziativa di una cordata guidata da Matteo Schiavone. La Salernitana viene fondata nel 1919 da alcuni soci con a capo Matteo Schiavone, che ne diventa anche il primo allenatore. L’US Salernitana è nata nell’estate del 1919 e, nel corso della sua storia, è passata attraverso tre rifondazioni. Il club granata, nel corso della sua storia, passerà attraverso tre rifondazioni: la prima nel 1927, che darà vita all’identità che resiste ancora oggi; le altre due, nel 2005 e nel 2011, dovute a ragioni finanziarie. In testa alla classifica all time per presenze con la maglia della Salernitana c’è Luca Fusco che per 252 volte in carriera ha vestito la casacca granata. Subito dietro di lui nella classifica di presenze troviamo Roberto Breda, attuale tecnico della Ternana ed ex centrocampista nonché capitano salernitano dal 1993 al 1999 e dal 2003 al 2005.

A Salerno, il gioco del calcio, ha un nome e un cognome: Donato Vestuti. Fu cronista sportivo, promotore e organizzatore di tutte le manifestazioni agonistiche nella prima decade del ventesimo secolo: dal podismo al ciclismo, fino al canottaggio dando vita alla società “Canottieri Irno”. Lo chalet del club nautico diviene il ritrovo degli sportivi ed è proprio lì che vengono organizzate le prime partite di calcio “regolamentate” e fondata la prima squadra cittadina, il “Salerno Foot-Ball Club” di cui ricopre la carica di Presidente.

La Salernitana viene rifondata attraverso la fusione tra due squadre: il Campania e la Libertas Salerno. La squadra esordisce immediatamente nel campionato Primavera 1919-1920, che vince e gli permette il passaggio in Prima Divisione. Nel 1921-1922 la Salernitana retrocede e si fonde con lo Sporting Club Audax Salerno, formando così la Salernitanaudax: il sodalizio si scioglie nel 1925 e due anni più tardi la Salernitana viene rifondata e riparte dal terzo livello, ottenendo poi sul finire degli anni ’30 la prima promozione in Serie B.

Nella stagione 1947-48 la Salernitana diventerà la seconda squadra campana, dopo il Napoli, a partecipare alla massima competizione calcistica italiana. Tuttavia, la sua prima partecipazione in Serie A durerà lo spazio di una stagione. La prima volta della Salernitana in A risale alla stagione 1947-1948. La permanenza nel massimo campionato italiano, però, dura lo spazio di un anno. I granata, infatti, chiudono al diciottesimo posto in classifica, ad appena un punto dalla salvezza e sono costretti a tornare nel purgatorio della Serie B. La compagine di Salerno terminò il suo primo anno di Serie A al quart'ultimo posto, e retrocesse di conseguenza nella serie inferiore. La Salerno calcistica, in quell'anno di Serie A, venne danneggiata con arbitraggi ritenuti eccessivamente a favore della Roma, che ottenne la salvezza proprio a scapito del club campano. Il commento di Antonio Ghirelli nella sua "Storia del Calcio in Italia" ne dà un'idea: "...la Salernitana si vide sacrificata all'ultimo ad un club più potente e più ricco, la Roma, che poté salvarsi grazie ad un arbitraggio molto discutibile in occasione del confronto diretto, a due giornate dalla fine". Dal 1948 al 1950 la Salernitana disputò, in Serie B, dei tranquilli campionati di metà classifica.

Terminata la Prima guerra mondiale, a Salerno, come in tutta Italia, c’è bisogno di ritornare alla normalità. In quel campionato la squadra, allenata da Gipo Viani, gioca con una tattica rivoluzionaria mai utilizzata in precedenza: il “vianema”. L’idea, tanto semplice quanto innovativa, consiste nello schierare il mediano Piccinini nella marcatura dell’attaccante avversario, consentendo a Buzzegoli, il difensore centrale, di svincolarsi e di poter intervenire in qualsiasi zona della difesa; nasce così il ruolo del libero. I giornalisti lo chiamano Vianema: sostanzialmente si tratta di una revisione del classico sistema e cambierà il modo di giocare a calcio in Italia e di disporre i giocatori sul campo.

Per ritrovare la Serie A il club campano dovrà aspettare fino al 1997, ma il copione sarà lo stesso. Con il secondo posto in Cadetteria dietro all’Empoli, nella scorsa stagione, il club campano ha ritrovato la Serie A a distanza di 22 anni dall’ultima volta. Ventitre anni dopo, lo stesso giorno, la Salernitana festeggia a Pescara una nuova promozione in serie A. Ventiquattro giorni dopo la Salernitana, con Delio Rossi al timone della squadra, festeggia il ritorno in serie B e l’anno successivo perde l’ultima partita con l’Atalanta per fare il doppio salto. Il “profeta” Delio Rossi torna in panchina due anni dopo l’amaro epilogo di Bergamo. Al timone viene confermato Davide Nicola mentre arriva Morgan De Sanctis a ricoprire la carica di DS.

Salernitana è stata in Serie A soltanto tre volte: la prima nella stagione 1947-1948, che la vede arrivare 18esima e retrocedere immediatamente in Serie B; per la seconda bisogna arrivare alla fine degli anni ‘90, precisamente alla stagione 1998-1999. Anche in questo caso la permanenza della squadra nella massima serie dura soltanto un anno, al termine del quale viene retrocessa. L’ultima volta è quella corrente e corrisponde alla parentesi più lunga dei granata nella massima serie: la promozione arriva al termine della stagione 2020-2021, quando termina seconda in Serie B e conquista l’accesso diretto. La squadra di Castori vince un campionato anomalo, senza la consueta spinta del pubblico causata della pandemia da covid-19 e approda in massima serie con una situazione societaria complicata a causa della multiproprietà con la Lazio. La stagione inaugurale 2021-2022 è caratterizzata dall’annosa questione del cambio di proprietà: la Salernitana presenta infatti come presidente Claudio Lotito, che occupa lo stesso ruolo anche nella Lazio. La squadra viene così gestita da un trust e nell’ultimo giorno possibile (il 31 dicembre) trova un nuovo proprietario e può così rimanere in Serie A. Dal punto di vista meramente calcistico la stagione inizia malissimo ma nel girone di ritorno la squadra riesce miracolosamente a raggiungere la salvezza all’ultima giornata: concluderà il campionato con 31 punti, diventando la prima squadra della storia nell’era dei 3 punti a non retrocedere con un bottino così basso.

Subito dopo la guerra infatti il campo Littorio venne rinominato Stadio Comunale, ma i giornalisti salernitani, tuttavia, erano concordi nel chiamarlo Renato Casalbore nei loro resoconti, in onore del collega perito nella tragedia di Superga. Il 28 aprile 1963 si verificò a Salerno un episodio tragico: durante la gara Salernitana - Potenza (valida per il primo posto e per la promozione) alcuni tifosi locali, inferociti per l'andamento della partita, invasero il campo dello stadio Vestuti. Nel tentativo di disperdere i rissosi un poliziotto esplose alcuni colpi in aria e proprio uno di questi proiettili ferì mortalmente alla tempia destra il quarantottenne Giuseppe Plaitano, che stava assistendo la partita dalla tribuna.

Quando la pandemia allenta la morsa, il pubblico granata corre a stringersi intorno ai suoi calciatori, avendo la scorza dura di chi ne ha viste tante, tra fallimenti e lodo Petrucci nella prima decade del nuovo millennio. Si riparte così, per la prima volta nella storia granata, con il secondo anno consecutivo in serie A.

Il calciomercato della Salernitana quest’estate si è rivelato piuttosto complesso, complici anche e soprattutto le diatribe societarie, ma ha comunque portato all’acquisto di un grande campione come Franck Ribery. Questo, però, non è bastato a salvare la panchina di Fabrizio Castori, l’allenatore della Salernitana artefice della promozione, che ha pagato per tutti un avvio difficile della squadra.

I Campioni che hanno scritto la storia granata

Il nome più globale, quello che ha dato alla Salernitana una risonanza internazionale immediata, è senza dubbio Franck Ribéry. Ribéry non arrivava a Salerno come un ex qualunque: il Bayern Monaco lo considera una leggenda. Anche per questo il suo approdo in granata ebbe un valore simbolico enorme. Il campione francese, vincitore del treble con il Bayern Monaco e vicecampione del mondo nel 2006, ha concluso la sua straordinaria carriera vestendo la maglia granata nella stagione 2021-22.

Tra i giocatori più importanti in senso stretto, cioè per impatto reale sulla Salernitana, un posto di primo piano spetta a Marco Di Vaio. Uno degli episodi più ricordati è la tripletta segnata contro l’Empoli nel febbraio 1999, una partita fondamentale nella corsa salvezza della squadra campana. Non si può non menzionare Marco Di Vaio, che nei due anni in granata (1997-1998 e 1998-1999) segna 33 gol. Inoltre, è tra i migliori marcatori della storia del club granata in Serie A.

Un altro nome profondamente legato alla storia della Salernitana è quello di David Di Michele. Tra le partite più memorabili c’è la vittoria per 2-0 contro l’Inter nell’aprile del 1999, una gara rimasta nella memoria dei tifosi granata.

Tra i giocatori più importanti della Salernitana negli anni più recenti va sicuramente citato Antonio Candreva. Nonostante l’età avanzata per un calciatore professionista, Candreva ha continuato a essere decisivo anche nelle stagioni più recenti, distinguendosi per qualità tecnica, leadership e capacità di incidere con gol e assist.

Tra i più conosciuti c’è senza dubbio Gennaro Gattuso. Il centrocampista di Corigliano Calabro, attuale tecnico dell’Olympique Marsiglia e per anni mastino del Milan, deve probabilmente la sua ascesa proprio alla Salernitana, dove ha militato nella stagione 1998-99. Gennaro Gattuso, che poi farà la storia del calcio con il Milan, ha totalizzato 25 presenze nella stagione 1998-1999. Con il suo stile di gioco aggressivo, la determinazione e la leadership, Gattuso è diventato uno dei centrocampisti più iconici del calcio europeo degli anni Duemila.

Dopo le esperienze con Perugia e Rangers, il centrocampista calabrese arrivò alla Salernitana prima di trasferirsi al Milan, club con cui avrebbe scritto la parte più gloriosa della sua carriera. Il momento più alto arrivò nel 2006, quando diventò campione del mondo con la Nazionale italiana.

Non si può non menzionare Marco Di Vaio, che nei due anni in granata (1997-1998 e 1998-1999) segna 33 gol. E poi c’è Arturo di Napoli, che nel biennio di militanza a Salerno realizza 36 gol in 72 partite, con la straordinaria media di 1 rete ogni due gare.

Una curiosità che non tutti sanno è che nella sua esperienza da calciatore anche Gian Piero Gasperini, oggi allenatore dell’Atalanta e tecnico italiano tra i più conosciuti in Europa, ha giocato per la Salernitana.

Parlando di bomber, invece, salta all’occhio il record di reti realizzate in maglia granata di Giovanni Pisano. 63 realizzazioni nel periodo 1992-97. Nato a Siracusa il 5 ottobre 1968, Pisano ha messo a referto 122 presenze in cinque stagioni, diventando il più prolifico realizzatore della storia salernitana.

Song sarebbe poi diventato uno dei simboli della Nazionale del Camerun, guidando la squadra come capitano e contribuendo alla vittoria della Coppa d’Africa. Un altro giocatore molto conosciuto che ha vestito la maglia della Salernitana è Pasquale Foggia. Nel corso della sua carriera ha giocato anche con la Lazio, con cui ha conquistato una Coppa Italia e una Supercoppa italiana.

Più importante a livello di presenze è invece il contributo di Ciro Ferrara, difensore omonimo del più conosciuto ex Napoli e Juventus, anch’egli originario di Napoli. Entrambi classe ‘67, sono partiti entrambi dalle giovanili del Napoli per poi prendere strade diverse. Indossò la maglia degli Ippocampi in due periodi differenti: dal 1986 al 1993 prima e dal 1997 al 1998 poi, realizzando il record di presenze pari a 270. Così attaccato alla maglia al punto di iniziare la sua carriera da allenatore proprio con la Salernitana, dove allenò gli Allievi nazionali nella stagione 2007-08.

Nel campionato 1997-1998 il presidente Aliberti decise di riportare a Salerno il tecnico Delio Rossi. La scelta sarà azzeccatissima: la Salernitana tornerà in Serie A. L'organico venne arricchito di forze nuove, come il portiere Daniele Balli, i difensori Ciro Ferrara e Vittorio Tosto (entrambi già ex), e poi Cudini, Franceschini, i fratelli Giacomo e Giovanni Tedesco, Ciro De Cesare, Greco, e Marco Di Vaio, il quale affiancò in attacco Edoardo Artistico (acquistato la stagione precedente) e con il quale formò la più prolifica coppia-gol della stagione.

Per quanto riguarda le guide del club, tra i tanti che si sono succeduti sulla panchina vi segnaliamo un allora giovanissimo Stefano Pioli, che proprio qui comincia la sua avventura da primo allenatore nel 2003-2004.

Con il grande acquisto Agostino di Bartolomei per il campionato 1988-99, partita con propositi di promozione riuscì miracolosamente a salvarsi, ma con una rinnovata società, la Salernitana ritornò in Serie B dopo 23 anni al termine del campionato di C1 (girone B) del 1989-1990. L'uomo simbolo del ritorno in serie B è il campione Agostino Di Bartolomei.

Nella stagione 1993-1994 dal Foggia arrivò a Salerno Delio Rossi, allenatore giovane, alla sua prima esperienza con una squadra professionista. Con una squadra composta dal portiere Antonio Chimenti, i difensori Vittorio Tosto e Salvatore Fresi, gli esterni Ricchetti e De Silvestro, i centrocampisti Strada, Breda e Tudisco, e il capocannoniere del torneo Giovanni Pisano la squadra arrivò terza e raggiunse i play off.

Con la squadra allenata da Castori, la Salernitana vince un campionato anomalo, senza la consueta spinta del pubblico causata dalla pandemia da covid-19 e approda in massima serie con una situazione societaria complicata a causa della multiproprietà con la Lazio.

Una delle partite più memorabili fu la vittoria per 2-0 contro l’Inter nell’aprile del 1999.

Una delle partite più ricordate è la tripletta segnata contro l’Empoli nel febbraio 1999, una partita fondamentale nella corsa salvezza della squadra campana.

Una delle vicende accadute nella diciannovesima giornata in occasione della partita contro il Taranto: la gara venne sospesa all'86º minuto per un'invasione di campo causata da una direzione di gara poco gradita, e per lo stesso motivo l'arbitro venne colpito da un oggetto in fronte. Il punteggio prima della sospensione della gara era di 0-1 per la Salernitana con gol di Onorato segnato al minuto 80.

Luogo: N = Campo neutro; C = Casa; T = Trasferta. C. I. L. V. C. N. F. V. P. V. E. R. A. A. R. A. S. V. V. O. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 Vitale, pag. 1 2 Sospesa al minuto 86' per invasione di campo che fu causata, secondo i tifosi, da una pessima direzione della gara da parte dell'arbitro il quale venne colpito da un oggetto in fronte. Il punteggio prima della sospensione della gara era di 0-1 per la Salernitana con gol di Onorato segnato al minuto 80'.

Una volta giunti alla vetta della classifica, nel corso della quarta giornata di campionato, la Salernitana non la lascerà più, concretizzando la vittoria del girone all'ultima giornata contro il Palermo battendolo 2-0.

La Salernitana partecipò inoltre per la prima volta alla Supercoppa di Serie C1, che andò al Sassuolo.

Con la grande acquisto Agostino di Bartolomei per il campionato 1988-99, partita con propositi di promozione riuscì miracolosamente a salvarsi, ma con una rinnovata società, la Salernitana ritornò in Serie B dopo 23 anni al termine del campionato di C1 (girone B) del 1989-1990. Grazie ad un campionato disputato brillantemente, i granata riuscirono ad abbandonare la C1 e ad essere promossi in B.

Salernitana presenta 2 campionati di Serie B, 1 Coppa Italia Serie C e 1 Supercoppa di Lega di Seconda Divisione.

Salernitana vanta una reputazione non troppo lusinghiera, quella di “squadra più perdente d’Italia”.

Storia della Salernitana

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