La UEFA Europa League ha visto diverse squadre italiane affrontare squadre inglesi, con risultati contrastanti che hanno evidenziato differenze tattiche, atletiche e di esperienza. Analizziamo le prestazioni di Napoli e Milan nelle loro rispettive campagne europee, con un focus particolare sugli scontri con l'Arsenal e la finale tutta inglese tra Arsenal e Chelsea.
Napoli eliminato dall'Arsenal: la differenza atletica
Il Napoli dice addio all'Europa. All'Arsenal basta un approccio diligente e un gol su punizione, considerato evitabile, poco dopo i 30 minuti del ritorno per chiudere la pratica. La partita perfetta che Ancelotti invocava non si è vista. Agli errori dell'andata si è aggiunto un peccato di giovinezza di Meret, che poi, con un vero miracolo, si è fatto perdonare, ma quando ormai i giochi erano fatti. Nel trionfo dei Gunners, spicca una differenza atletica abissale. La tecnologia applicata ai motori delle squadre è la stessa, e il Napoli ha pure più scaltrezza tattica, ma i cavalli nel motore tradiscono la squadra di Ancelotti. Le volate di Maitland Niles, di Aubameyang e poi di Iwobi, la sostanza atletica di Kolazinac e in difesa di Koscielny, sono troppo per un Napoli troppo leggero e lento per impensierire gli inglesi.
Certo, Emery non si fida tanto, se è vero che si agita come un matto anche fino agli ultimi secondi. Ancelotti chiede la partita perfetta a una formazione in un certo senso inedita. Ci sono tre centrali di ruolo, Maksimovic, Chiriches e Koulibaly, e questo fa pensare a una difesa a tre, con Ghoulam avanzato a centrocampo e Callejon esterno di centrocampo. Emery conferma la squadra di Londra, ma non c'è Ozil in avvio. Ramsey è schierato dietro a Lacazette e Aubameyang. Ancelotti fa entrambe le cose: difende a 4 e attacca lasciando tre difensori. "Adelante ma con juicio" è il compito da svolgere, mica facile. L'approccio al match è più semplice per la squadra di Emery, e si vede. Pressing alto per tenere sul chi vive i centrali e non farli gestire palla, la differenza di fisicità è evidente. E allora Ancelotti punta sulla cavalleria leggera.
In avvio, Maksimovic lancia Insigne che purtroppo non aggancia. Quando il Napoli, dopo un primo quarto d'ora un po' complicato per uscire dalla ragnatela dei Gunners, comincia a mettere la testa fuori (un gol di Milik richiederebbe l'occhio elettronico ma il Var in Europa League non c'è…) e dopo che Ramsey ha alzato bandiera bianca per una contrattura (dentro Mikhitaryan: cambia poco o niente), arriva il gol di Lacazette, su un errore di gioventù di Meret. La punizione da lontano del francese, che si infila sul suo palo, lascia il portiere gelato. Insomma, dopo 45 minuti i giochi sembrano fatti. Nella ripresa, l'Arsenal fa le prove alla sua attenzione difensiva. Al netto di 45 minuti giocati quasi a una porta sola, il Napoli svanisce al limite dell'area e comunque è l'Arsenal ad andare più vicino allo 0-2 di quanto il Napoli si avvicini all'1-1. Questo, sebbene l'assalto azzurro sia costante, ma la squadra di Ancelotti fa collezione di angoli e alla fine, Cech deve prodursi solo in un prodigioso intervento su un rinvio suicida di Monreal. Neppure il fuoco amico inglese rimette in linea di galleggiamento i nostri. Dall'altra parte invece, Aubameyang calcia a colpo sicuro davanti a Meret che d'istinto (un vero miracolo) alza in angolo un rigore in movimento. "La differenza è che non l'abbiamo messa dentro, il gol ecco cosa ci è mancato" dice Mertens, come se si sia trattato anche di una questione psicologica. Il gol cambia tutto. E forse ha ragione lui. Ora cominceranno i processi. Per capire quanto una stagione "interna" finita troppo presto abbia creato tossine nervose. Ma questa è un'altra storia. Passa l'Arsenal.

Milan a San Siro e all'Emirates: l'impresa sfiorata
Settanta minuti alla pari in casa dell'Arsenal, forse un pizzico meglio. Alla fine, il ko finale per 3-1 che non disegna al meglio i valori espressi in campo da un buon Milan. Ai quarti di Europa League va la squadra di Wenger: dopo uno 0-2 portato via da San Siro nella scorsa settimana, all'Emirates sarebbe stato difficile per chiunque. La squadra di Gattuso se l'è giocata molto bene, passando in vantaggio al 36' con un gran gol di Calhanoglu. Poi un episodio ha bloccato l'entusiasmo rossonero: al 39' un presunto contatto tra Rodriguez e Welbeck, segnalato dal (solo) giudice di linea tra le proteste del Milan, ha portato al rigore e alla trasformazione dell'attaccante inglese. In Europa League, ricordiamo, il Var non c'è e non ci sarà nella prossima stagione, neanche in Champions League. Nella ripresa, un errore di Donnarumma al 71' su tiro da lontano di Xhaka, ha chiuso ogni speranza.
All'Emirates Stadium, il Milan punta a ribaltarla. Gennaro Gattuso vuole una prova europea come tante, negli anni passati per i rossoneri. Lo 0-2 subito a San Siro chiama all'impresa, con poche possibilità di riuscita: "Il 20%", ha quantificato l'allenatore alla vigilia. Per andare a giocarsela, quindi, il sistema di gioco è iper-offensivo: un 4-4-2 con almeno cinque attaccanti. Uno (Borini) gioca terzino destro, accanto a Bonucci, Romagnoli e Rodriguez. A centrocampo ci sono gli altri due: Suso e Calhanoglu sulle fasce. In mezzo Kessié e Montolivo chiamati a riequilibrare i reparti. Davanti il solito Cutrone, accanto ad André Silva che si è appena sbloccato in campionato con il gol decisivo di Genova. Perché non riprovarci?
Wenger, forte di un risultato importantissimo, schiera quasi la stessa squadra di San Siro: un 4-2-3-1 con il ritorno, sulle fasce in difesa di Bellerin (a destra) e Nacho Monreal (a sinistra). Mustafi e Koscielny in mezzo. Centrocampo con Ramsey e Xhaka; linea dei trequartisti con Ozil e Mkhitaryan sulle fasce, Wilshere in mezzo. L'approccio alla partita, per il Milan è perfetto: André Silva ha la prima occasione dopo 45 secondi. Borini gli serve una gran palla, il suo tiro finisce sull'esterno della rete. I tifosi rossoneri si alzano sulla sedia ma il match non si sblocca. Al 10' Koscielny è costretto a uscire dopo uno scontro con Romagnoli: al suo posto dentro Chambers. Il Milan fatica a trovare spazio: l'Arsenal si chiude bene e punta a ripartire. Al 25' Calhanoglu crossa da sinistra per Cutrone: l'attaccante ci prova di testa in tuffo, ma trova Xhaka. In una gara che sembra molto bloccata, allora è necessario il colpo di un singolo, che arriva. Calhanoglu al 36' lascia partire un gran bolide da fuori area e batte Ospina. È il gol del vantaggio, quello che fa sognare il Milan. L'illusione dura solo 3 minuti perché il giudice di porta segnala un calcio di rigore per un presunto contatto Rodriguez-Welbeck: l'arbitro aveva deciso di far proseguire. Dopo la conferma verbale: "Yes, yes, yes", e le proteste dei rossoneri, dal dischetto va Welbeck che pareggia.
Nella ripresa, i rossoneri tornano in campo con la determinazione del primo tempo, e se la giocano andando vicini al raddoppio in diverse occasioni. L'Arsenal però fa la sua parte e al 50' Donnarumma salva su Mkhitaryan. Al 54' ci prova Suso da fuori, sul fondo. Al 59' André Silva preoccupa la difesa dei Gunners e mette in mezzo: Cutrone manda fuori di poco. Al 68' grande azione di Bonucci e assist perfetto per la testa di Kalinic, appena entrato. Ospina para. Wenger corre ai ripari inserendo Elneny al posto di Mkitaryan: nei fatti un uomo in più per contrastare il Milan a centrocampo e uno in meno tra i trequartisti davanti. Gattuso lancia in campo Bonaventura per un buon Calhanoglu. Passano due minuti e al 71' Xhaka lascia partire un tiro non irresistibile, Donnarumma la tocca ma la palla fa un giro strano ed entra in porta. Il 2-1 taglierebbe le gambe a chiunque, il Milan però va vicino al gol del 2-2 con André Silva al 77'. Subito dopo parte un lunghissimo coro dei tifosi di casa per Ospina, il portiere autore del salvataggio. Il Milan si disunisce nel finale e all'86' Donnarumma prima fa un miracolo su Ramsey, poi non può nulla sul colpo di testa di Welbeck. Il 3-1 è un risultato forse troppo ampio, ma il Milan ha mostrato di essere pronto per un salto di qualità europeo.

La Finale di Baku: Chelsea vs Arsenal
Lo stadio Olimpico di Baku ha ospitato per la prima volta nella storia della competizione una finale stracittadina, in cui a contendersi il trofeo sono state due squadre londinesi: Chelsea e Arsenal. L'incontro, arbitrato dall'italiano Gianluca Rocchi, ha visto la vittoria dei Blues che si sono imposti per 4-1 sui Gunners. La finale del 2019 è il terzo incontro in competizioni UEFA tra Chelsea e Arsenal, dopo il precedente nei quarti di finale della Champions League 2003-2004, nonché la seconda finale nella storia del torneo in cui ad affrontarsi sono due squadre inglesi, dopo quella del 1972, e la prima in assoluto ad essere costituita da una sfida stracittadina. Per i Blues si tratta della seconda presenza nell'atto conclusivo della manifestazione, dopo quello vinto nel 2013, mentre per l'allenatore Maurizio Sarri è la prima apparizione.
Il Chelsea di Maurizio Sarri viene inserito nel gruppo L insieme ai bielorussi del BATĖ Borisov, agli ungheresi del Fehérvár e ai greci del PAOK. Nell'incontro d'esordio, gli inglesi battono per 1-0 in trasferta il PAOK, prima di imporsi in casa col medesimo risultato sul Fehérvár; nella doppia sfida contro il BATĖ Borisov arrivano altri due successi: quello interno per 3-1 e quello esterno per 1-0. Nei sedicesimi di finale, il Chelsea è sorteggiato con gli svedesi del Malmö FF, eliminati con un risultato complessivo di 5-1 tra andata, vinta per 2-1 in trasferta, e ritorno, trionfo per 3-0 in casa. Agli ottavi di finale, gli inglesi incontrano gli ucraini della Dinamo Kiev, superandoli con un largo aggregato totale di 8-0 nella doppia sfida, determinato dal successo casalingo per 3-0 e da quello esterno per 5-0. Ai quarti di finale, i londinesi incrociano i cechi dello Slavia Praga, battendoli con un computo globale di 5-3 nel doppio confronto, ottenuto in seguito alla vittoria per 1-0 all'Eden Aréna e a quella per 4-3 allo Stamford Bridge. Nelle semifinali, i Blues affrontano i tedeschi dell'Eintracht Francoforte, prevalendo per 4-3 ai tiri di rigore dopo che i due incroci si erano conclusi sul risultato complessivo di 2-2, generato dal pareggio per 1-1 sia nella gara d'andata a Francoforte sul Meno, sia in quella di ritorno a Londra.

L'Arsenal di Unai Emery è inserito nel gruppo E con i portoghesi dello Sporting Lisbona, gli ucraini del Vorskla e gli azeri del Qarabağ. Nella partita di debutto, gli inglesi battono per 4-2 in casa il Vorskla, prima di imporsi anche in trasferta per 3-0 sul campo del Qarabağ; nella doppia sfida contro lo Sporting Lisbona arrivano una vittoria esterna per 1-0 ed un pareggio interno per 0-0. Nei sedicesimi di finale, l'Arsenal viene sorteggiato contro i bielorussi del BATĖ Borisov, battuti con un risultato complessivo di 3-1 tra andata, persa per 1-0 in trasferta, e ritorno, vinto per 3-0 in casa. Agli ottavi di finale, gli inglesi incontrano i francesi del Rennes, superandoli con un aggregato totale di 4-3 nel doppio confronto, determinato dalla sconfitta esterna per 3-1 e dal successo casalingo per 3-0. Ai quarti di finale, i londinesi incrociano gli italiani del Napoli, eliminandoli con un computo globale di 3-0 nella doppia sfida, ottenuto in virtù della vittoria per 2-0 all'Emirates Stadium e di quella per 1-0 allo stadio San Paolo. Nelle semifinali, i Gunners affrontano gli spagnoli del Valencia, prevalendo con un risultato complessivo di 7-3 nel doppio incrocio, imponendosi sia nella gara d'andata a Londra per 3-1, sia in quella di ritorno nella città iberica per 4-2.
All'Olimpico di Baku, il tecnico dei Blues, Sarri, schiera la squadra col 4-3-3: davanti al portiere Kepa, la linea difensiva a quattro è composta dal capitano Azpilicueta ed Emerson come terzini e da Christensen e David Luiz come difensori centrali. A centrocampo, Jorginho è il regista davanti alla difesa, con ai suoi lati Kanté e Kovačić, mentre in fase offensiva, vi è il tridente formato da Pedro e Hazard a supporto della punta Giroud. Il tecnico dei Gunners, Emery, opta invece per il 3-4-1-2: dinanzi al portiere Čech, il terzetto di centrali difensivi è composto dal capitano Koscielny, Sōkratīs e Monreal. In mediana, Xhaka è affiancato da Torreira, mentre sulle fasce agiscono Maitland-Niles e Kolašinac.
Dopo meno di dieci minuti, l'Arsenal crea la prima occasione con Aubameyang, che non riesce a concretizzare da posizione favorevole una respinta del portiere avversario Kepa su un cross teso di Maitland-Niles. Alla mezz'ora di gioco, un potente tiro dalla distanza di Xhaka colpisce la parte superiore della traversa, sfiorando nuovamente il vantaggio pro Gunners. Dopo aver subito per lunghi tratti la pressione rivale, il Chelsea riemerge nel finale di primo tempo con le rispettive conclusioni di Emerson e Giroud, entrambe sventate da due ottimi interventi del portiere Čech, quest'ultimo ex colonna dei Blues. Nella ripresa è il Chelsea a mostrarsi subito pericoloso, trovando difatti il vantaggio al 49' con Giroud, che con un preciso colpo di testa anticipa il difensore Koscielny e ribadisce in rete uno spiovente di Emerson, firmando l'1-0. L'Arsenal patisce il contraccolpo psicologico e al 60' incassa il gol del raddoppio di Pedro, che, smarcato in area, supera Čech con un diagonale sinistro su invito di Hazard. Dopo soli cinque minuti, Giroud viene atterrato in area da Maitland-Niles sugli sviluppi di una ripartenza, portando l'arbitro Rocchi ad assegnare il calcio di rigore per i Blues, che viene freddamente realizzato da Hazard, il quale timbra così il 3-0 dagli undici metri. Nonostante l'ampio divario, i Gunners non si arrendono e al 69' accorciano le distanze con uno splendido tiro d'esterno al volo del subentrato Iwobi, avvenuto sugli sviluppi di una punizione battuta da Xhaka. Con l'Arsenal completamente riversato in avanti, il Chelsea sfrutta i contropiedi e al 72' centra la rete del definitivo 4-1 ancora con Hazard, che sigla la doppietta personale. Negli ultimi minuti di partita, i Gunners hanno due interessanti occasioni per cercare di riaprire la gara e rendere meno pesante il passivo, ma la conclusione ravvicinata di Lacazette viene neutralizzata da uno straordinario riflesso di Kepa, mentre quella successiva del subentrante Willock manca clamorosamente lo specchio della porta a tu per tu con l'estremo difensore spagnolo.
CHELSEA 4-1 ARSENAL #UEL FINAL HIGHLIGHTS
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