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La carriera di Roberto Baggio è stata un intreccio indissolubile di genio calcistico e sofferenza fisica. Un percorso costellato di infortuni gravi, che hanno messo a dura prova la sua resistenza, ma che non hanno mai spento la sua passione e il suo desiderio di calcare i campi da gioco. Il suo fisico, segnato da interventi chirurgici e dolori costanti, è stato la metafora della sua resilienza: un corpo che ha gridato pietà, ma un animo che ha sempre trovato la forza di rialzarsi.

Il momento più buio, quello che ha segnato profondamente la sua esistenza e la sua carriera, è stato senza dubbio il devastante infortunio subito nel 1985, quando militava nel Vicenza. Era appena diciottenne, un ragazzino prodigio con un futuro radioso davanti a sé, quando un gravissimo incidente al ginocchio destro compromise tutto. La rottura del legamento crociato anteriore, della capsula, del menisco e del collaterale segnò l'inizio di una lunga e dolorosa odissea.

"Era come se mi fosse scoppiato un ginocchio", ha raccontato Baggio con amarezza. Il dolore era impensabile, una tortura che lo accompagnava anche dopo l'anestesia. "Quando mi sono svegliato dall’anestesia e ho visto come era ridotta la gamba mi sono sentito svenire", ha ricordato. Il chirurgo dovette praticare un foro nella tibia per fissare il tendine con 220 punti di sutura, utilizzando graffette di ferro. Il muscolo vasto mediale, fondamentale per il sostegno del ginocchio e della gamba, venne asportato, lasciando la sua gamba visibilmente più piccola del braccio. L'impossibilità di assumere antinfiammatori a causa di un'allergia rendeva ogni giorno una lotta contro il dolore. "Se dormivo non sentivo dolore, ma da sveglio era una tortura, avevo dentro qualcosa di incandescente", ha confessato.

La disperazione era tale che, in un momento di profonda angoscia, arrivò a dire alla madre: "Mamma, se mi vuoi bene uccidimi, perché io non ce la faccio più". La perdita di dodici chilogrammi in poche settimane testimoniava la gravità della sua condizione fisica e psicologica. Questo evento traumatico lo spinse ad avvicinarsi alla fede buddhista, un percorso spirituale che divenne un pilastro per affrontare le sofferenze future.

Roberto Baggio con il ginocchio fasciato dopo un infortunio

La carriera di Baggio, nonostante questo inizio drammatico, è stata una continua dimostrazione di resilienza. Le sue ginocchia sono state il suo tallone d'Achille per tutta la durata della sua avventura calcistica. Dopo l'incidente del 1985, subì numerose altre operazioni, tra cui diverse al menisco destro e un'altra lesione al ginocchio sinistro nel 2002, all'età di 35 anni.

"Si può dire che convivo con il dolore, è un mio vecchio compagno", ha dichiarato Baggio, descrivendo il rapporto con la sofferenza come quello con un'amante fedele. Nonostante le difficoltà, ha continuato a giocare, spesso con una gamba sola, come hanno sottolineato i suoi allenatori. La sua forza di volontà era ammirevole: 81 giorni dopo l'ultima rottura del legamento crociato, tornò in campo, segnando una doppietta nella partita del suo rientro.

La carriera di Roberto Baggio è stata anche caratterizzata da momenti di grandissima gioia e trionfo, come la vittoria del Pallone d'Oro nel 1993. Tuttavia, anche questi successi sono stati spesso oscurati dalla minaccia costante degli infortuni. Prima del Mondiale del 1994, subì un'altra operazione al menisco destro. Un'altra ancora si verificò nel novembre dello stesso anno, come una maledizione che sembrava perseguitarlo.

Anche il suo epilogo calcistico, sebbene non segnato da un infortunio grave, è stato un momento carico di emozione. Il 16 maggio 2004, San Siro gli tributò una standing ovation indimenticabile, un omaggio commovente per un campione che aveva regalato gioie immense al calcio italiano. Quel giorno, 19 anni e un giorno dopo il suo primo grave infortunio con la maglia del Vicenza, si concluse il suo calvario fisico costante.

La sua storia, fatta di cadute e risalite, di dolore e rinascita, è stata raccontata nel film "Il Divin Codino". Un film che ripercorre la vita di un ragazzino prodigio, segnato da 220 punti di sutura e un menisco perforato a 17 anni, ma che ha saputo rialzarsi e conquistare il mondo, diventando una delle figure più amate e iconiche del calcio italiano.

La storia di Roberto Baggio | Dal dolore del 1994 all'immortalità del calcio

La sua era una battaglia quotidiana, settimanale, che non l’ha mai abbandonato. Roberto ha giocato con una gamba sola per tutta la sua carriera. Giocava sostanzialmente senza le ginocchia. Chiunque avrebbe deciso di smettere di giocare, ma non Roberto Baggio. La sua determinazione e il suo amore per il gioco lo hanno spinto a superare limiti che sembravano invalicabili.

Il declino dei numeri 10, ruolo che Baggio ha interpretato magistralmente, è un altro tema che emerge dalla sua figura. Come ha ricordato anche Francesco Totti, il ruolo del fantasista è diventato sempre più raro nel calcio moderno, dominato dalla tattica. "Le partite oggi sono decise dalla tattica, non dall'estro", ha commentato Baggio, riflettendo sul cambiamento del gioco. Un tempo, l'estro e la fantasia erano celebrati; oggi, sembrano quasi un reato, sostituiti dalla rigidità degli schemi.

Nonostante gli infortuni e le avversità, Baggio non ha mai rinunciato al suo sogno, quello di giocare a calcio ai massimi livelli. La sua capacità di rialzarsi, sia come uomo che come calciatore, è stata la sua più grande vittoria. Le discese ardite e le risalite sono state una costante della sua vita, dentro e fuori dal campo, rendendolo un simbolo di speranza e perseveranza.

Roberto Baggio durante una partita iconica

La sua carriera è iniziata con un acquisto del Vicenza per 500mila lire a soli 13 anni. Il primo gol in campionato fu su rigore contro il Brescia, squadra con cui avrebbe poi concluso la sua carriera. La promozione in Serie B del Lanerossi Vicenza nella stagione 1984/1985 vide Baggio contribuire con 12 reti. Fu in una delle ultime partite di quella stagione, il 5 maggio 1985, contro il Rimini allenato da Arrigo Sacchi, che avvenne l'incidente che cambiò la sua vita.

La Fiorentina, pur potendo rinunciare all'acquisto, si fece carico della sua riabilitazione. L'operazione in Francia, dal celebre chirurgo Gilles Bousquet, fu solo l'inizio di un lungo calvario. La sua disperazione dopo l'intervento, il sentirsi dire che la sua gamba era irriconoscibile, il peso di 220 punti di sutura, tutto questo lo portò a un passo dalla rinuncia. Ma la sua forza interiore, alimentata anche dalla fede buddhista, gli permise di superare anche questo ostacolo.

Il passaggio alla Juventus nel 1990 scatenò una rivolta a Firenze, con tifosi in piazza, incidenti e proteste. La sua prima stagione in bianconero fu deludente, ma l'anno successivo segnò 18 gol. La stagione 1992/1993 fu quella della consacrazione, con 21 gol e la vittoria del Pallone d'Oro. Tuttavia, anche in quel periodo di trionfo, la minaccia degli infortuni era sempre presente, con una frattura di costola e un'ennesima operazione al menisco destro prima del Mondiale statunitense.

Le stagioni al Milan, Bologna e Inter furono caratterizzate da una fragilità fisica ormai cronica. "Passava più tempo sul lettino dei massaggi a curare le sue ginocchia che ad allenarsi", ha ricordato il suo allenatore all'Inter, Gigi Simoni. La sua rinascita avvenne al Brescia, dove arrivò nel 2000. Nonostante un'altra rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro nel 2002, Baggio dimostrò una straordinaria capacità di recupero, con l'obiettivo di partecipare al suo quarto Mondiale.

Il sogno del Mondiale sfumò a causa della mancata convocazione da parte di Giovanni Trapattoni, una decisione che Baggio ha sempre contestato. "Sarebbe stato il quarto Mondiale, se Trapattoni mi avesse chiamato. E io dovevo esserci. Era giusto, era sacrosanto", ha dichiarato. Nonostante la delusione, ha continuato a giocare per altri due anni, ritirandosi nel 2004 con l'abbraccio commosso di San Siro.

La storia di Roberto Baggio è una testimonianza della forza dello spirito umano di fronte alle avversità. Un calciatore che ha trasformato il dolore in determinazione, la sofferenza in resilienza, e che ha lasciato un'impronta indelebile nel cuore dei tifosi, non solo per il suo talento, ma anche per la sua incredibile capacità di rialzarsi, sempre.

Roberto Baggio che riceve il Pallone d'Oro

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