Il football americano è uno degli sport più popolari negli Stati Uniti, un sogno per milioni di giovani. Tuttavia, pochi sono consapevoli che la carriera di un giocatore può essere molto breve, con una media di soli 3 anni, e spesso si conclude con problemi economici e disabilità fisiche dovute ai traumi sul campo.
Dalle high school, ogni anno emergono oltre un milione di aspiranti giocatori, ma solo il 6% riesce a trovare una squadra al college. Di questi, appena l'1,6% diventa professionista. Su un milione di partenze, solo 254 raggiungono la vetta.
Ai pochi fortunati vengono prospettate infinite fortune, folle di fan e immense risorse economiche. Nessuno, però, spiega loro che il sogno potrebbe finire molto in fretta.
La brevità della carriera e le sfide post-ritiro
Le carriere dei giocatori di football durano in media 3 anni. Esistono eccezioni, come Tom Brady, icona per 22 anni dei New England Patriots e dei Tampa Bay Buccaneers, ma si tratta appunto di eccezioni. La NFL, acronimo di National Football League, è ironicamente anche interpretato come "Not For Long", ovvero "non per molto". La fama, i soldi e la condizione fisica perfetta durano poco, lasciando spazio a depressione, disoccupazione, precarietà economica e disabilità fisiche e mentali.
Nel 2016, l'ex giocatore professionista George Koonce ha scritto il libro "Is there life after football?", analizzando le difficoltà della vita dopo il ritiro. Nella sua esperienza personale, Koonce descrive un profondo senso di solitudine dopo aver perso il supporto costante di compagni, amici e familiari.
Entro due anni dal ritiro, circa l'80% degli ex giocatori di NFL dichiara bancarotta o affronta gravi difficoltà economiche. Sebbene gli stipendi nel football possano essere molto alti, raggiungendo vette vicine ai 70 milioni di dollari l'anno, la media è significativamente più bassa e varia in base al ruolo.
I running back, pur subendo molti traumi, sono tra i meno pagati con uno stipendio annuo medio di un milione di dollari. I quarterback, invece, godono di stipendi più elevati, arrivando a 15 milioni di dollari, grazie alla loro importanza strategica e alla maggiore esposizione mediatica.
Nonostante questi stipendi siano ben al di sopra della soglia di povertà, molti giocatori mantengono uno stile di vita elevato che diventa rapidamente insostenibile dopo il ritiro.
Un'indagine di Espn su oltre 1.500 ex giocatori degli anni '80, con un'età media di 60 anni, ha rivelato dati allarmanti: il 40% non ha più un'assicurazione sanitaria dopo il ritiro, il 16% ha perso la casa e il 17% ha dichiarato bancarotta personale.
Il sistema pensionistico americano, come il 401(k), permette di ritirare fondi solo dai 59 anni in su. Per un giocatore la cui carriera termina prima dei 30 anni, questo rappresenta un lungo periodo senza entrate costanti.
Molti ex giocatori cercano di reinventarsi professionalmente, alcuni con successo. Dopo aver calcato gli stadi davanti a milioni di persone, molte stelle della NFL scelgono carriere come insegnanti, agenti immobiliari o poliziotti. Negli ultimi anni, come riportato dal New York Times, è diventato comune anche intraprendere la professione di infermiere.

I danni fisici e psicologici
I danni fisici e psicologici sono una realtà diffusa tra gli ex giocatori, traumi che li accompagnano per tutta la vita. Una delle malattie più comuni è la CTE (Encefalopatia cronica traumatica), nota anche come "demenza del pugile". Sebbene i suoi effetti siano stati osservati per la prima volta negli anni '20, solo nel 2005 il dottor Bennet Omalu ha condotto uno studio su un ex giocatore NFL, scoprendo che la malattia, causata da ripetuti traumi cranici, provoca cambiamenti neuropatologici e, nei casi più gravi, la morte.
Nel 1988, i New Orleans Saints schierarono 56 giocatori che Espn ha cercato di intervistare. Dieci di loro sono deceduti, mentre gli altri lottano con un drastico peggioramento della qualità della vita. Uno di loro, rimasto anonimo, ha dichiarato: "Non posso più giocare a palla con mio nipote, non posso più suonare la chitarra, non posso fare niente. Sto qui seduto ad aspettare di morire".
La metà di questi ex giocatori soffre di gravi difficoltà di concentrazione, memoria e capacità decisionale. Il 15% ha ricevuto una diagnosi di demenza (rispetto a una media nazionale del 4%), mentre sei su dieci convivono con una disabilità che limita persino le attività quotidiane come vestirsi e lavarsi. Infine, la metà ha sofferto di depressione negli ultimi 12 mesi.
Nonostante queste dure realtà, circa l'80% degli intervistati ha affermato che, se potesse tornare indietro, rifarebbe tutto da capo pur di realizzare il sogno di diventare una stella del football americano.

Le precauzioni della NFL e il futuro dei giocatori
Negli ultimi anni, la NFL ha iniziato a implementare contromisure per affrontare questi problemi. La lega ha finanziato diversi programmi di salute e benessere su richiesta del sindacato dei giocatori (NFL Players Association). "Sono stati stanziati oltre due miliardi di dollari per migliorare ulteriormente i benefici pensionistici e sanitari dei giocatori", ha dichiarato un portavoce della NFL, "con un conseguente aumento dell'accesso all'assistenza a lungo termine, alla consulenza e ai programmi di transizione di carriera".
La lega ha anche introdotto strategie innovative per ridurre le commozioni cerebrali. Nel 2025, si sono registrate 182 commozioni cerebrali, un calo del 17% rispetto alla stagione precedente e il numero più basso dal 2015, anno in cui sono iniziati i rilevamenti.
Sono nate anche associazioni private che offrono supporto medico e psicologico agli ex giocatori. Tra queste, spicca il fondo The Trust, fondato nel 2013 per fornire assistenza agli sportivi dopo il ritiro. L'ente supporta anche giocatori rimasti senza contratto ma che desiderano continuare a giocare.
I giocatori più belli della NFL
I campionati sportivi più pagati al mondo
Esistono decine di campionati sportivi in tutto il mondo, ma quali sono quelli che generano maggiori introiti e pagano meglio i propri atleti? La classifica dei campionati più ricchi al mondo vede al primo posto la National Football League (NFL), con introiti annuali superiori ai 20 miliardi di dollari. Questo successo è dovuto ai diritti TV, agli sponsor e ai contratti con le emittenti, soprattutto americane. Gli stipendi medi per i giocatori si aggirano intorno ai 2 milioni di dollari a stagione, ma le star possono guadagnare anche dieci volte tanto.
Al secondo posto si trova la Premier League di calcio (Regno Unito), con introiti annuali di circa 6-7 miliardi di dollari. È il campionato calcistico più ricco e seguito al mondo, grazie a diritti televisivi venduti a cifre astronomiche.
La National Basketball Association (NBA) americana si posiziona al terzo posto, con un giro d'affari di 10 miliardi di dollari annui. I grandi campioni possono guadagnare fino a 50 milioni di dollari all'anno, con una fama globale che attrae fan in Asia e Africa.
Segue la Major League Baseball (MLB) degli Stati Uniti, anch'essa con un giro d'affari di 10 miliardi di dollari. Gli stipendi medi sono elevati, circa 3 milioni di dollari annui per giocatore.
La Formula 1 (F1), il campionato di motorsport globale, genera 2 miliardi di dollari all'anno. I piloti più pagati possono raggiungere i 50 milioni di dollari annui.
Al sesto posto troviamo l'Indian Premier League (IPL) di cricket, con un giro d'affari di un miliardo di dollari annuo e stipendi decisamente alti, grazie alla grande popolarità di questo sport nei paesi del Commonwealth.
La National Hockey League (NHL), l'hockey su ghiaccio, genera 6 miliardi di dollari all'anno, con stipendi paragonabili o superiori a quelli della Serie A italiana.
La Liga spagnola di calcio si posiziona all'ottavo posto con 5 miliardi di dollari annui, grazie a squadre come Barcellona e Real Madrid.
La UEFA Champions League, il torneo calcistico europeo per eccellenza, vale 3 miliardi di euro in sponsor e diritti televisivi, ed è seguita in tutto il mondo.
Chiude la top 10 la Serie A italiana di calcio, con oltre 3,5 miliardi di giro d'affari e stipendi che in alcuni casi superano i 5 milioni annui, sebbene la media sia inferiore.
I giocatori di football americano più pagati
Il football americano è uno sport in cui i guadagni possono essere eccezionali, soprattutto per i ruoli chiave come il quarterback. La stagione NFL 2023 ha visto i 20 giocatori più pagati incassare complessivamente circa 1,1 miliardi di dollari. Il quarterback dei Dallas Cowboys, Dak Prescott, è diventato il primo giocatore nella storia della NFL a superare i 100 milioni di dollari di guadagni in un solo anno solare.
I quarterback dominano la lista dei giocatori più pagati, occupando 16 delle prime 20 posizioni. Dak Prescott ha firmato un nuovo contratto quadriennale da 240 milioni di dollari, con 231 milioni garantiti, superando il precedente record di Deshaun Watson.
Oltre allo stipendio base, gli "endorsements", ovvero i ricavi personali derivanti da sponsorizzazioni e diritti d'immagine fuori dal campo, giocano un ruolo cruciale. Patrick Mahomes, quarterback dei Chiefs, guadagna 25 milioni di dollari da accordi fuori dal campo, con quasi 20 partner di sponsorizzazione.
Lamar Jackson, quarterback dei Ravens, ha siglato un contratto quinquennale da 260 milioni di dollari, di cui 185 garantiti, stabilendo un nuovo record per valore medio annuo del contratto (52 milioni), bonus alla firma (72,5 milioni) e stipendio annuale (80 milioni).
Justin Herbert, quarterback dei Chargers, ha superato questo record con un contratto di cinque anni da 262,5 milioni di dollari.
Stipendi medi per ruolo (stima)
È importante notare che la differenza salariale tra i giocatori di élite e quelli di livello inferiore varia significativamente a seconda del ruolo:
- Quarterback: La differenza tra il QB più pagato e il decimo è relativamente esigua (circa 15%), indicando una forte domanda per questo ruolo.
- Running back e Centro: Questi ruoli vedono una differenza superiore al 50% tra i migliori e i decimi giocatori, segno che i migliori sono considerati determinanti.
- Altri ruoli: La maggior parte delle altre posizioni presenta una differenza salariale attorno al 30%, suggerendo un divario minore tra giocatori ottimi ed élite.
È fondamentale considerare anche il "cap hit", l'incidenza dello stipendio sul salary cap, che può variare grazie ad artifici finanziari, permettendo talvolta a giocatori élite di avere stipendi "normali" in determinati anni.
La tendenza generale vede gli stipendi dei giocatori élite aumentare proporzionalmente all'aumento del salary cap, a discapito dei giocatori di seconda fascia.

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