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La figura di Nino Ciccarelli è intrinsecamente legata al mondo del tifo organizzato dell'Inter, in particolare al gruppo storico dei Viking della Curva Nord. La sua storia, fatta di passione, scontri, carcere e una profonda identità legata ai colori nerazzurri, è stata raccontata in libri e interviste, offrendo uno spaccato crudo e veritiero di un mondo spesso avvolto nel mistero.

I Viking e la nascita di un ultras

Nel 1984, nella Milano "da bere", Nino Ciccarelli e alcuni amici fondano i Viking dell'Inter. Il nome stesso evoca un'idea di pionierismo, conquista e prontezza alla battaglia, valori che animavano il gruppo. La Curva Nord, culla di diverse generazioni di tifosi, diventa il fulcro della vita di Ciccarelli, al punto da affermare: "Vivere, vivere per quella cosa. Anche essere disposti a morire per quella cosa".

Logo dei Viking Inter

"Il Teppista" e "Senza Cuore": le opere letterarie

La vita di Nino Ciccarelli è stata narrata in due libri principali. Il primo, "Il Teppista. Trent'anni maledetti a Milano", scritto da Giorgio Specchia, offre un racconto diretto e senza compromessi della sua esistenza. Il secondo, "Senza Cuore. La Milano del Teppista", approfondisce ulteriormente la sua storia, concentrandosi su una Milano che cambia e su un mondo ultras che, secondo Ciccarelli, ha perso parte del suo "cuore" originale, fatto di entusiasmo e passione pura.

Il giornalista sportivo Stefano Olivari, decano del giornalismo italiano, ha collaborato alla stesura di queste opere, portando la sua penna a raccontare l'Inter, l'ombra del Castello Sforzesco e una generazione cresciuta con riferimenti culturali specifici.

La penna - dopo che Giorgio Specchia, ormai quasi tre lustri fa, aveva redatto Il Teppista. Trent’anni maledetti a Milano - è quella del decano del giornalismo sportivo italiano Stefano Olivari. Olivari ha scritto per tutti (da la Repubblica a Mediaset passando per l’Ansa, Tuttosport e il Guerin Sportivo), ma in primis per Indro Montanelli a ‘La Voce’. I suoi vocaboli raccontano, dagli anni ’90, l’Inter, l’ombra del Castello Sforzesco, la generazione cresciuta a pane e Chuck Jura, i paninari e i polpastrelli da Mozart di Dražen Petrović.

"La Milano del Teppista (Altaforte Edizioni; 180 pp.; 20,00€) è il ritorno di Nino Ciccarelli che da vero Oldboy sembra uscito dalla cellulosa di Sin City. La sua aurea è quella di Marv interpretato da Mickey Rourke. Cerotti ovunque per tenere insieme un’esistenza in frantumi, ma incapace di spezzarsi."

La vita dietro la curva

La storia di Ciccarelli non si limita al tifo. Le sue vicende lo hanno portato a scontare complessivamente dodici anni di carcere, un'esperienza che ha segnato profondamente la sua vita, simboleggiata dalle quattordici foglie d'edera tatuate sul braccio, una per ogni anno di galera scontato. La sua vita è stata segnata da scontri, arresti e diffide, ma anche da gesti di generosità e un forte senso di appartenenza.

Nino Ciccarelli non si risparmia nulla, non maschera le sue colpe. Si racconta tramite Giorgio Specchia, che dal 1996 lavora alla Gazzetta dello Sport, ma che a metà anni Ottanta è stato tra i fondatori dei Viking dell'Inter, il gruppo di Nino.

Uno dei casi in questione è quello che riguarda la morte di Nazzareno Filippini, tifoso dell'Ascoli morto nel 1988 a seguito di scontri tra interisti e ascolani. Per una volta c'è la versione dei fatti del presunto colpevole, del teppista, dell'ultras. Nino Ciccarelli quel giorno era ad Ascoli, partecipa agli scontri, non è l'assassino, ma finisce in carcere.

"Non una vittima del sistema (Ciccarelli, ndr) - si legge nella presentazione del romanzo - ma uno che in mezzo ai tanti sbagli è rimasto vero, d’altri tempi nel bene e nel male. Senza ideologia politica o progetti precisi, ma con una forza che non lascia indifferenti".

Immagine di San Siro

Il rapporto con l'Inter e il mondo ultras

Nonostante le difficoltà e le condanne, il legame di Ciccarelli con l'Inter e la Curva Nord è rimasto indissolubile. Ha vissuto l'epoca del Triplete da spettatore privilegiato, osservando Mourinho e la squadra dal suo punto di vista unico. La sua figura è diventata un simbolo per molti, rappresentando un modo di vivere il tifo con un'intensità che va oltre il semplice supporto alla squadra.

Ciccarelli, infatti, nel 1984 ha fondato i Viking, uno dei gruppi più importanti della Curva Nord, è diventato uno dei leader del tifo nerazzurro e lo è rimasto per trent'anni, nonostante le condanne: in totale 14 anni di carcere, uno e mezzo di domiciliari e una decina di Daspo.

Il romanzo che racconta le sue “gesta“ è un ideale seguito del primo libro sulla vita di Ciccarelli, “Il Teppista“, pubblicato nel 2010. “Senza cuore“ riparte da quel periodo, che per l’Inter coincise con la vittoria del Triplete sotto la presidenza di Massimo Moratti e la guida tecnica di Josè Mourinho.

La presentazione del libro è fissata venerdì alle 19.30 al Baretto 1957, dietro la Curva Nord, luogo di ritrovo degli ultrà dell’Inter. Un luogo non scelto a caso, visto che il romanzo scritto dal giornalista Stefano Olivari si intitola “Senza cuore. La Milano del Teppista“ e racconta la storia dell’ultrà nerazzurro Nino Ciccarelli, nome noto nell’ambiente del tifo organizzato della Beneamata.

Il libro (180 pagine, 20 euro) è pubblicato dalla casa editrice Altaforte fondata da Francesco Polacchi, militante neofascista.

M.Min. Nino Ciccarelli, il fondatore del gruppo storico della tifoseria organizzata dell'Inter "Viking", racconta tutta la sua vita un po' dentro e un po' fuori lo stadio. Quella Curva è la sua vita. Cosa vuol dire? "Vivere, vivere per quella cosa. Anche essere disposti a morire per quella cosa". Ciccarelli lo ha spiegato a Fanpage.it e nel suo secondo libro "Senza cuore".

Per questo non resta che chiudere il capitolo e sedersi al tavolo del Teppista. Ma Milano non è Gotham City. Può tramutarsi nell’incubo di vite dissolute, può trasformarsi nelle quattordici foglie d’edera - una per ogni anno di carcere - tatuate sul braccio di Nino per segnare la rinascita. Anche se non è ancora tempo per l’ultima messa.

Come quando a Barcellona, alle porte del triplete interista, il protagonista evita la cella e osserva il rettangolo verde del Camp Nou. «Nino guarda Mourinho dall’alto e ride: con la sua fortuna solita a quest’ora poteva essere in carcere con l’Inter eliminata. Deve essere proprio l’anno buono».

Leggendo ci guardiamo le mani e sentiamo le nocche che si spaccano assieme a quelle di Ciccarelli. Il sangue in bocca. Quanto sangue possiamo bere prima di svenire? In uno scontro tutto quello che conta è rimanere lucidi, rallentare il tempo mentre l’adrenalina lo dilata a sua immagine e somiglianza. Come contro i napoletani in quella maledetta via Novara. Con pezzi di vetro conficcati ovunque e Daniele Belardinelli, per tutti Dede, che ha visto spezzati i suoi giorni dentro il rituale della battaglia.

Foto di tifosi dell'Inter

Solidarietà e identità nel mondo ultras

Nonostante le inchieste giudiziarie che hanno colpito il mondo ultras, Ciccarelli sottolinea la solidarietà che lega i membri del gruppo. "Nei momenti difficili ti accorgi che il gruppo è diventato più compatto. Perché chi ci tiene si rimette in gioco." La Curva, per lui, è qualcosa di vitale, da portare avanti come un figlio.

Il concetto di identità è centrale nel suo racconto. "Campanilismo, estremo, in uno Strapaese che ormai ha dimenticato l’identità. Perché anche questa è identità. Colori e quartieri. Paesi e voce."

Il rapporto con le altre tifoserie, in particolare quella del Milan, è descritto come un patto di rispetto reciproco, nato negli anni '80 per evitare degenerazioni violente. "Il buon senso ha portato a questo patto. Da anni ci troviamo tutti allo stesso bar, tifoseria del Milan e tifoseria dell'Inter. Tutti hanno rispettato e accettato il patto."

Nino Ciccarelli, una vita da ultras dell'Inter: "Per la Curva siamo anche disposti a morire"

Il suo nickname "Ombrello" o "Tre Lame" deriva dalla sua capacità di proteggere gli amici nei momenti difficili. Essere ultras, per lui, è una scelta, un sacrificio volontario che va oltre la violenza fisica, rappresentando un modo di vivere e di sentire.

Il racconto di Nino Ciccarelli è una testimonianza di una vita vissuta ai margini, ma con una coerenza e una passione che non lasciano indifferenti. È la storia di un uomo che, pur avendo commesso errori, è rimasto fedele a se stesso e al suo mondo, offrendo una prospettiva unica su una realtà complessa e spesso fraintesa.

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