La storia di Alfredo Monza è quella di un uomo profondamente legato al mondo del calcio, e in particolare alla Lazio, squadra che ha segnato la sua carriera da giocatore, allenatore e, fino all'ultimo giorno, da tifoso appassionato.
Gli Inizi: Dalla Pro Patria al Livorno
Monza nasce calcisticamente nelle giovanili della Pro Patria, dove compie tutta la trafila fino ad esordire in prima squadra in Serie A nella stagione 1929/30. In tre stagioni con i bustocchi colleziona 82 presenze nella massima serie. Dalla stagione 1933/34 viene ceduto al Livorno sempre in A dove rimane per due campionati collezionando 64 partite, e mettendosi alla luce come uno dei migliori terzini sinistri del torneo.

L'Approdo alla Lazio e una Carriera da Record
Alfredo Monza arriva in maglia biancazzurra all'inizio della stagione 1935/36. Si fa subito notare sulla fascia sinistra come difensore arcigno e invalicabile. Con la Lazio gioca sempre senza saltare mai una gara e arriva a disputarne ben 222 di fila.
Era molto veloce e regalava spesso ai tifosi forti emozioni con inseguimenti, anticipi, e incursioni sulla fascia. Gli schemi tattici allora erano a senso unico, si giocava quasi esclusivamente a zona. Probabilmente oggi, abituati al tiki taka, ai tocchi deliziosi, alle giocate sopraffine, ai top player, avremmo difficoltà ad immaginare il calcio di quei tempi. Ad apprezzarlo. Ma ci troveremmo tutti d'accordo nell'etichettare come “eurogol” quel tiro incredibile del difensore laziale.
L'unica rete realizzata con la Lazio è un capolavoro di balistica: infatti il 5 novembre 1939, in un incontro con il Bologna, con un tiro da oltre 60 metri, trafigge il portiere felsineo incredulo. Con la Lazio colleziona un'altra presenza nella Nazionale B il 27 ottobre 1935 contro la Cecoslovacchia B (3-1).

Un Uomo Corretto e un Modello
Per la sua continuità di rendimento e di presenze, Monza è diventato sin dai primi esordi con la maglia biancoceleste, un giocatore inamovibile e indispensabile. Nonostante le brillanti prestazioni sul campo non giocò mai nella Nazionale A, dove la concorrenza era troppo alta (Allemandi e Rava), fatta eccezione per qualche panchina. Disputò invece qualche gara con la Nazionale B, allora molto in voga.
Era un modello per i compagni. Una persona semplice, a cui piaceva stare con gli amici, giocare a biliardo, andare al cinema. Molto elegante e distinto, nel gioco come nella vita. Non amava stare al centro dell'attenzione, stare sotto i riflettori.
Dopo il Campo: Allenatore e Imprenditore
Terminata la carriera di calciatore (dopo la Lazio, Cremonese e Crema), Monza intraprese quella di allenatore guidando l'Aquila e il Pescara. E dal 1958 al 1959 allenò proprio la Lazio, in coppia con Canestri, dopo l'avvio di stagione con Ciric (disastroso per problemi di comunicazione fra tecnico e giocatori, il tecnico non parlava bene l'italiano). Il duo Monza-Canestri riuscì nell'impresa di salvare dalla retrocessione la squadra biancoceleste all'ultima giornata, quando la Lazio sconfisse all'Olimpico il Verona per 4 a 1.
Terminata l'avventura sulla panchina laziale, Monza si dedicò, dapprima con la moglie poi con il figlio, all'attività alberghiera, senza dimenticarsi mai della sua passione, della squadra che lo aveva consacrato al gioco più bello.

L'Ultimo Viaggio: Una Tragedia Legata alla Lazio
La Lazio vinse lo scudetto nella stagione 1973-74, con una giornata di anticipo rispetto al termine del campionato, il 12 maggio, contro il Foggia. Monza decise di andare a Bologna, insieme ad altri amici laziali, per seguire quella partita e festeggiare insieme il primo titolo. Non era mai andato in trasferta, non da tifoso.
Fatalità, tragedia. Vita. Nel viaggio di ritorno il pullman sul quale viaggiava insieme ad altri amici e tifosi tamponò un camion con un rimorchio di sabbia. Aveva 63 anni Alfredo, “era di una salute incredibile. Giocava a calcio, a tennis, era un po' acetone”, non ci stava a perdere. Questione di destino, l'ultimo giorno nel segno della Lazio. Proprio a Bologna, squadra a cui aveva segnato la sua unica rete.
A lui venne intitolato, anni dopo la sua scomparsa, un centro sportivo a Via del Baiardo, per volere di Massimo Testa. Resta il rimpianto per le nuove generazioni di non aver potuto conoscere una persona educata e corretta in maniera quasi esagerata, che aveva un grande senso del gioco, del dovere, della dignità personale, dell'amicizia e dello sport. Una persona che aveva tanto da dare anche al di fuori del campo, che non negava il suo aiuto a nessuno. Che era silenziosa sì, ma che sapeva esprimere i suoi pensieri e farsi capire attraverso lo sguardo, con carattere.
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In sintesi, la carriera di Alfredo Monza è stata un esempio di dedizione, correttezza e amore per il calcio, culminata in una tragica fatalità che lo ha visto scomparire come il tifoso che aveva sempre desiderato essere, seguendo la sua amata Lazio fino all'ultimo.
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