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Nel mondo dello sport, il talento e la dedizione non sono gli unici fattori che determinano il successo: i numeri parlano chiaro. Nel 2024, alcuni atleti sono riusciti a mettere a segno guadagni stratosferici, affermandosi non solo come campioni nelle loro discipline, ma anche come icone economiche in un’epoca in cui il valore commerciale dello sport è in continua espansione. Ma chi sono i veri dominatori della classifica degli sportivi più pagati di quest’anno? In questo articolo, esploreremo le cifre da capogiro dei campioni di diverse discipline, analizzando le loro straordinarie carriere, i contratti milionari e le strategie di marketing che li hanno portati a occupare le prime posizioni. Un viaggio affascinante tra le stelle dello sport, dove il sudore si traduce in guadagni e la passione si fonde con il business.

Nel 2024, il panorama sportivo globale si presenta più affascinante che mai, con atleti che continuano a spingere i confini delle loro discipline e a raccogliere risultati incredibili. Ma oltre ai trionfi sul campo, c’è un altro aspetto che cattura l’attenzione: le cifre astronomiche associate ai loro guadagni. I dati sul mercato sportivo mostrano chiaramente che la popolarità e la visibilità degli sportivi hanno un impatto diretto sui loro stipendi, rendendo evidente quanto il merchandising e la sponsorizzazione giocano un ruolo cruciale.

Tra i nomi che dominano la classifica, troviamo Lionel Messi, che continua a stravincere grazie alla sua carriera iconica, non solo come calciatore ma anche come marchio. Dopo il trasferimento negli Stati Uniti, il suo valore commerciale è aumentato esponenzialmente, attraendo sponsor e fan come mai prima. Anche LeBron James si distingue nel 2024, continuando a essere il re della NBA non solo sul campo, ma anche in termini di fatturato. Un altro sportivo che non può passare inosservato è Cristiano Ronaldo. Anche lui, con un guadagno annuale di circa 100 milioni di euro, dimostra che il calcio continua a essere un motore pulsante del mercato. Le sue attività sui social media e il modo in cui ha costruito il suo brand personale lo rendono uno degli atleti più influenti al mondo.

Ma non sono solo le leggende del calcio e del basket a dominare la scena. Gli sport motoristici hanno un loro forte rappresentante: Lewis Hamilton. Con un guadagno simile a quello di Ronaldo, il pilota di Formula 1 ha trovato un modo per sfruttare la sua visibilità e il suo talento in un mercato globale che ama la velocità e l’innovazione. La classifica mette in rilievo come gli sportivi non siano più solo atleti, ma imprenditori a tutto tondo. Ciò è confermato dall’emergere di nuovi nomi nel panorama sportivo, come Kylian Mbappé, che sta rapidamente scalando la lista dei più pagati. Ebbene, se da un lato i guadagni dei migliori atleti continuano a crescere, dall’altro emergono tendenze che mostrano chiaramente la crescente diversificazione del mercato sportivo. Sport come il tennis, con atleti come Novak Djokovic e Naomi Osaka, stanno guadagnando terreno, riflettendo un cambiamento verso una maggiore attenzione per gli sport individuali e un mix di prestazioni e personal branding.

C’è da considerare come il contesto socio-economico influisca su questo mercato. Il cambiamento delle abitudini dei consumatori, l’aumento dell’interesse per gli sport e l’intrattenimento e l’importanza crescente dei social media stanno rivoluzionando il modo in cui gli sportivi sono visibili e come monetizzano le loro attività.

I club italiani, con il nuovo formato della Champions League, si mettono in tasca decine di milioni solo qualificandosi al turno successivo. L'Inter può incassare 75 milioni, Juventus e Atalanta 70, il Milan 60. La Champions League è diventata una vera e propria "Business League". L'Inter, ad esempio, ha già incassato da questa Champions League più milioni che in tutta quella precedente. Nel 2023-2024, complice l'eliminazione agli ottavi con l'Atletico Madrid, i nerazzurri si sono avvicinati a circa 65 milioni. Qualificandosi ai playoff di questa Champions, il club nerazzurro si metterà in tasca almeno settanta milioni. Se poi Inzaghi dovesse vincere le due ultime partite contro Sparta e Monaco, arriverebbe a quota 75 milioni, e siamo ancora alla prima fase. Stesso discorso per le altre italiane: la Juventus e l'Atalanta oscillano tra 61 e 70 milioni, il Milan tra 54 e 62. Queste sono proiezioni realistiche in base alla classifica attuale: migliorando la posizione, anche le cifre aumentano. Lo stesso Bologna lascerà il torneo con un discreto sorriso, portando a casa almeno 28 milioni.

Con la nuova formula della Champions League, sono aumentati i ricavi totali e i montepremi dei club. Champions League, Europa League e Conference League valgono oggi 4,4 miliardi di euro all'anno di fatturato. Tolto il 9% di costi dei tornei (387 milioni di euro) e la quota del 5% che va all'UEFA (230 milioni di euro), restano ai club, compresi quelli dei preliminari e la quota solidarietà, circa 3,8 miliardi di euro (86%).

Il nuovo sistema premia più i risultati e meno il ranking storico e il market pool (cioè il valore dei diritti TV nei vari Paesi). Più vinci, più vai avanti, più guadagni. Le prime 8 della classifica volano direttamente agli ottavi, quelle dal 9° al 24° passano ai playoff. Le italiane sono sulla buona strada: è molto difficile che Inter, Milan, Atalanta e Juventus falliscano l'obiettivo minimo, perché non sono più raggiungibili dai club sotto la 26ª posizione.

Al momento, l'Inter è il club più ricco. Tra market pool (25,3 milioni di euro), ranking storico (8 milioni di euro), risultati (9,1 milioni di euro) e partecipazione (18,6 milioni di euro), siamo a 61 milioni di euro sicuri. Ai quali aggiungere almeno 7 milioni di euro se entra tra le prime 16 (oppure almeno 10 milioni arrivando tra le prime 8); più fino a 4,2 milioni di euro vincendo le ultime due partite.

Più o meno simili i ricavi di Juventus e Atalanta, che al momento hanno anche gli stessi punti in classifica (11). I bianconeri sono a circa 57 milioni di euro. Arrivano a 61 milioni qualificandosi ai playoff e, tra successi e miglior posizione di classifica, possono sfiorare 70 milioni di euro. L'Atalanta, a causa del ranking storico, avrebbe un paio di milioni in meno. Il Milan ha già 54 milioni di euro in tasca, ma può spingersi fino a 62 milioni di euro. Il Bologna viaggia su cifre inferiori: ai 28 milioni di euro sicuri ne può aggiungere altri 4 milioni vincendo le due ultime partite.

Non è finita qui. L'eliminazione diretta può quasi raddoppiare la cifra finale: superare gli ottavi vale 11 milioni di euro, i quarti 12,5 milioni di euro, la semifinale 15 milioni di euro, la coppa 25 milioni di euro (18,5 milioni alla sconfitta). Più 4 milioni di euro di partecipazione alla Supercoppa europea. Totale massimo dagli ottavi: 63 milioni di euro.

Con la sua classifica nel gruppo, e il market pool inglese alto, il Liverpool incasserebbe oltre 150 milioni di euro sollevando la coppa il 31 maggio a Monaco. Le italiane un po' meno, anche perché il nostro market pool è inferiore a quello di Francia, Inghilterra, Germania e Spagna. Ma sarebbe comunque una pioggia di milioni.

La Croazia è l'undicesimo Paese più visitato d'Europa, esaltato dalle spiagge famose per l'acqua cristallina e i festival musicali che attraggono giovani da tutto il mondo. Inoltre, al successo turistico hanno contribuito anche le maggiori città del Paese, Spalato, Dubrovnik e soprattutto la capitale Zagabria. La più grande città della Croazia è un luogo molto sottovalutato, spesso passa in secondo piano nei paragoni con gli altri luoghi più caratteristici dell'est Europa, ma in realtà è profondamente in evoluzione.

Un concetto che si sposta dal turismo al pallone, dove la Dinamo Zagabria, che nel 2016 risultò una delle peggiori squadre nella storia della Champions League per punti, gol fatti e subiti (sei sconfitte su sei con zero reti realizzate e quindici incassate), continua a soffrire l'identificazione con una realtà sempre sfruttata, sempre sofferente.

A gennaio, la Dinamo ha visto partire il suo miglior giocatore, Dani Olmo, ceduto al Lipsia per 30 milioni di euro: un intrigo internazionale che ha coinvolto tanti club ben più ricchi e importanti della piccola Dinamo - che, in ogni caso, conta 54 trofei in bacheca e 45 apparizioni fra Champions League (21) e Europa League (24). Ma Olmo ha aspettato ad andarsene, ha atteso fino al momento migliore e, alla fine, è partito solo quando la Dinamo non avrebbe più giocato in Europa per il resto della stagione.

La Dinamo Zagabria ha esordito in questa Champions League battendo l'Atalanta 4-0 al Maksimir, alla fine del girone ha portato a casa cinque punti, mancando per una sola lunghezza il terzo posto che gli avrebbe garantito l'accesso in Europa League. Il campionato croato non è certo la forma di allenamento più probante: la Dinamo ha vinto tredici delle ultime quattordici edizioni, e magari ha sofferto in Europa anche per questo. Eppure gli attuali progressi dei risultati e del gioco non sono una casualità.

Dal 2018 l'allenatore è Nenad Bjelica: 49enne, un passato in panchina in Austria e un anno allo Spezia in Serie B, Bjelica ha costruito alla Dinamo un'identità in grado di insidiare le squadre avversarie anche a livello europeo. Una programmazione intelligente ha permesso ai tifosi del Maksimir di poter vedere una squadra abbastanza competitiva anche in Europa. La grande differenza col passato va ricercata nella disponibilità dei giocatori di trasferirsi e soprattutto rimanere a Zagabria: lo stesso Dani Olmo, per esempio, è stato acquistato dal Barcellona B, ha speso in Croazia quattro stagioni e poi ha lasciato la Dinamo solo quando le condizioni di vendita soddisfacevano il club della capitale.

I migliori elementi sono l'attaccante Bruno Petkovic e il portiere Livankovic, che hanno un valore di mercato di 13,5 e 13 milioni di euro, rispettivamente; poi c'è Mislav Orsic, 27enne valutato 9,5 milioni di euro, tra i migliori nell'ultima esperienza in Champions. Altri giocatori di talento sono Amer Gojak (centrocampista), Nikola Moro (centrocampista) e Luka Ivanusek (trequartista).

Al pacchetto di talenti della Dinamo si unirà presto anche Robbie Burton, gallese classe 1999, ex capitano dell'Arsenal Under 23 e da poco arrivato a Zagabria; l'ex dei Gunners è stato mandato a giocare - momentaneamente - con la formazione B, vale a dire l'Under 19 della Dinamo. È evidente come l'acquisto di Burton sia un tentativo di ripetere l'operazione-Olmo.

La Dinamo non può certo definirsi una squadra di prima fascia - è 45esima nel ranking UEFA -, ma i progressi compiuti nell'ultimo periodo stanno spingendo verso una realtà diversa. Per il club croato sarà sempre difficile mantenere un nucleo di giocatori forti per diversi anni, ma la svolta della Dinamo riguarda proprio la capacità di attrarre dei nuovi talenti, di essere una meta prediletta dai giocatori giovani. In pratica, la Dinamo vuole invitare i giocatori a replicare in Croazia quanto fatto da Haaland: il norvegese ha scelto il Borussia Dortmund, una società importante ma intermedia tra il Salisburgo e i top club, per crescere e lanciarsi definitivamente nel calcio dei grandi.

Merito anche dei feedback raccolti negli anni dal vivaio della Dinamo Zagabria, l'accademia da cui sono partite le carriere di Boban, Modric e Mandzukic, tra gli altri. La Dinamo ha un sistema di formazione che permette ai calciatori di accedere alla prima squadra con molte modalità diverse: al termine del ciclo giovanile, un ragazzo cresciuto nel club può passare direttamente in prima squadra o transitare per l'Under 19 (la Dinamo Zagabria II); o ancora, può andare a giocare alla Lokomotiv Zagabria, formazione con cui la Dinamo ha una partnership e a cui spedisce giocatori in prestito: da un lato la Lokomotiv aumenta il proprio fatturato, dall'altra la Dinamo dispone di una formazione satellite nella massima categoria croata.

I risultati di questa politica combinata sono evidenti. I 30 milioni incassati per Olmo sono la cifra più alta mai investita per un trasferimento che ha coinvolto un club della Croazia; nelle ultime stagioni, poi, la Dinamo ha infilato i migliori risultati europei della sua storia recente: gli ottavi di finale raggiunti in Europa League un anno fa, la vittoria con il Benfica al Maksimir (1-0 poi ribaltato al ritorno dai lusitani), ma anche i cinque punti raccolti in questa Champions League - uno score che non vedeva dalla stagione 1999/2000 - sono segnali importanti rispetto al livello raggiunto dalla Dinamo. In attesa della prossima stagione, Bjelica allena già qualcosa in più di una squadra materasso.

Da ormai alcuni anni giornalisti, TV, allenatori e dirigenti di società di Calcio non fanno altro che ripetere come un mantra che “bisogna puntare sui giovani, bisogna investire nelle giovanili, non ci sono più soldi anche il Calcio è in crisi“. Ma sarà poi vero? Non sarà mica che come al solito si parla tanto, ma alla fine non si fa niente di concreto? Nella stagione 2011/2012, i 20 club della massima serie hanno speso per la costruzione delle squadre giovanili circa 60 milioni di euro, pari al 4% del fatturato totale. In Italia la squadra che investe di più nel settore giovanile è l’Inter, che ha destinato circa 36 milioni di euro negli ultimi 6 anni, con una media di 6 milioni di euro all’anno. Seguono poi, con poco meno di 5 milioni di euro all’anno, la Juve e il Milan.

Per questo non ci deve sorprendere che i club della Serie A sono in coda alla classifica continentale - trentunesimi su 31 - per l’impiego in squadra dei giocatori provenienti dai vivai. Altro dato importante è il fatto che la Serie A ha limato di 6 mesi l’età media delle sue squadre portandola a 27,07 anni, ma è rimasta la più vecchia d’Europa fatta eccezione per il campionato cipriota (28,29 anni). La cosa ancor più grave è che la situazione potrebbe essere notevolmente migliorata copiando, senza tanta fantasia, da altre nazioni che funzionano meglio di noi. “Non mi interessa la Premier League, la Liga o la Serie A: il paradiso del calcio è la Bundesliga. Abbiamo la lega più attrattiva e competitiva d’Europa.

Grafico fatturato club calcistici europei

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