Il movimento calcistico giovanile italiano è un tema molto complesso e sfaccettato, che richiede un'analisi approfondita per comprenderne le dinamiche e individuare le soluzioni future. L'importanza del settore giovanile è innegabile, poiché rappresenta la linfa vitale per l'ecosistema calcistico nel suo complesso.
Il settore giovanile svolge una funzione fondamentale per l’ecosistema calcistico. Non solo contribuisce alla creazione di giocatori per i club, ma alimenta anche le nazionali. I successi delle selezioni giovanili, come quelle dell’Under 21, evidenziano quanto il lavoro svolto nelle giovanili possa anticipare i risultati della squadra maggiore. È una sorta di investimento nel futuro, in cui i club devono credere.
Recenti dati evidenziano una crescita significativa nell'attività giovanile, con un incremento del 36% rispetto alla stagione precedente, superando gli 807.807 tesserati. Questa tendenza positiva indica un rinnovato interesse per il calcio giovanile, che potrebbe portare a un futuro più luminoso. Le iniziative e i progetti dedicati all’attività giovanile si rivelano essenziali per garantire un afflusso continuo di talenti.
Tuttavia, il sistema si trova di fronte a numerosi problemi. Spesso la priorità viene data ai risultati immediati piuttosto che a un percorso di crescita personale per i giovani calciatori. La vittoria può diventare un’ossessione che mette in secondo piano l’educazione sportiva e il loro sviluppo individuale. È fondamentale che i club rivedano le proprie strategie e puntino su un approccio più orientato al lungo termine.
I numeri relativi ai talenti emergenti sono eloquenti: solo una ristretta percentuale di giovani calciatori riesce a fare il salto nel professionismo. Considerando un campione di 400 ragazzi, soltanto il 18% di loro riesce a emergere, raggiungendo categorie quali la Serie C. Questi dati offrono spunti di riflessione sulla qualità e sull’efficacia della formazione nei settori giovanili.
Le Sfide del Sistema Calcio
Il problema di fondo è spesso di natura economica, ma non solo. Siamo sicuri di garantire ai giovani il percorso più adatto? Certamente dovremmo prima di tutto garantire loro di poter essere seguiti da figure professionali che abbiano ricevuto a loro volta un’adeguata formazione. A questo punto, è forse necessario intervenire a livello di sistema calcio, sia da parte delle Istituzioni che degli addetti ai lavori.
La volontà e la capacità delle singole società di puntare sui giovani sono cruciali. Si potrebbe pensare di inserire ragazzi già dai 16 anni nella rosa ampia, e dai 18 anni in poi considerarli per far parte della rosa primaria della prima squadra. Il punto centrale, nella politica giovanile, è programmare una loro crescita nella prima squadra propria o anche altrui.
Il Campionato Primavera dovrebbe consentire di aggiungere un ulteriore step nel percorso formativo del giocatore, fermo restando che tale percorso continua anche in età adulta. È necessaria un’unita’ d’intenti tra tutte le componenti del club, con il fine ultimo di puntare sui giovani ragazzi italiani. Ovviamente, nel momento in cui sono garantite agevolazioni e sgravi per le società e scuole calcio, è fondamentale monitorare e verificare che i patti vengano rispettati.
L’educazione fisica nelle scuole dovrebbe avere uno spazio maggiore. Detto questo, si può diventare bravi calciatori senza necessariamente partire dalla coordinazione generale per arrivare a quella specifica, propria del gioco del calcio. Rispetto alle classifiche, non si è convinti che serva toglierle, poiché i bambini hanno innata la competizione e sono i primi a voler vincere.
A volte si utilizzano esercitazioni "sovrastrutturate", con vincoli e regole che, nelle intenzioni, dovrebbero fare emergere determinati comportamenti, ma che di fatto confondono perché allontanano dal gioco. La domanda fondamentale è: quanti ragazzi italiani hanno la possibilità o la volontà di andare all’estero?
Culturalmente e per abitudini, i nostri ragazzi sono più restii a lasciare il Paese, la famiglia, gli amici, rispetto ai coetanei europei. È necessario approfondire le conoscenze in proposito per poter argomentare meglio il tema.
L’introduzione dei livelli e quindi di promozioni e retrocessioni nei campionati Primavera ha certamente accentuato l’importanza del risultato. Di per sé non è sbagliato, e il cambiamento aveva l’obiettivo di abituare i giovani calciatori alle tensioni che avrebbero trovato nel calcio adulto. Purtroppo, è ancora troppo radicata l’idea che lasciando l’iniziativa all’avversario e giocare in maniera speculativa consenta di ottenere risultati migliori.
La prima grande causa della discesa del livello generale dei calciatori italiani è nel numero di praticanti. Un tempo si parlava di almeno 5 milioni di iscritti alla FIGC, oltre al CSI e ai campionati interni all’oratorio. Ci si scontrava in diverse età, quindi la prima grande causa non è di sistema, ma di evoluzione del bambino verso lo sport.
Sugli stranieri, non si è d’accordo nel vietarne il tesseramento; si è per l’apertura delle frontiere e la libera circolazione. Il problema non è tanto il numero di stranieri, ma il modello formativo che non funziona. Si stanno creando "bambini" viziati, capricciosi e senza il senso della realtà, che quando si trovano in un contesto adulto, dove nessuno gli risolve i problemi, si deprimono e vanno in crisi.
Le grandi operazioni di marketing che portano soldi alle squadre professioniste e li tolgono a quelle dilettantistiche, spesso hanno un ritorno tecnico-formativo pari a zero. Anche i centri federali vanno analizzati in questo contesto.
È necessario creare una sorta di Task-Force fatta di professionisti che si proponga nelle società dilettantistiche, in grado di offrire un percorso tecnico, organizzativo e manageriale, al termine del quale queste siano in grado di offrire un progetto formativo di qualità e di poterlo poi proseguire in autonomia, monitorate a distanza. Questo processo potrebbe portare a un cambiamento culturale dei proprietari, dei dirigenti, degli allenatori e anche dei genitori, un miglioramento generale del contesto calcio.
I cambiamenti devono iniziare dal basso, perché quando vengono imposti dall’alto rischiano di naufragare. La Federazione ha certamente le sue responsabilità, ma quanto noi allenatori siamo pronti al cambiamento in una certa direzione, nella direzione del gioco inteso come ambiente di apprendimento? C’è la necessità che coloro che tengono i vari corsi di abilitazione, in particolare quelli rivolti a tecnici di settore giovanile, abbiano una visione differente.
È fondamentale organizzare un tavolo di lavoro in cui discutere ed uscire con un’idea condivisa e, per quanto riguarda il settore giovanile, anche differente. Se al tavolo si siedono coloro che hanno lo stesso pensiero, diventa difficile cambiare. Si deve provare a cambiare ognuno per il "pezzettino" che può.
Con un "pezzettino" alla volta e un "pezzettino" per ognuno, si sta già cambiando qualcosa, soprattutto nei ragazzi e nelle famiglie con cui si interagisce, che escono dall’esperienza vissuta già con una visione diversa.
La struttura portante del calcio è complessa. I discorsi di miglioramento e formazione del calciatore devono tenere conto di questa situazione. Ci si dovrebbe concentrare sui dilettanti e professionisti e sulle scuole calcio di eccellenza, dove ci vuole professionalità organizzativa e tecnica. La logica deve essere rivolta a chi intende costruire una catena che dal basso vada verso l’alto.
Personalmente credo che il calcio vada rifondato, ricalibrato, ed ogni ambito presenta problematiche multiple che vanno giocoforza a toccare intere interessenze che per alcuni devono restare intoccabili.
Ormai le riflessioni e le analisi sui problemi del nostro movimento calcistico sono numerose. Cominciano a prendere forma considerazioni importanti sulle difficoltà che trovano i nostri giovani giocatori nel confronto con quelli di altre nazioni. Gli operatori dei vivai hanno iniziato a discutere su nuove prospettive metodologiche. Sta passando un concetto generale: non più l’arrogante convincimento di insegnare a giocare trasmettendo sempre e solo estemporanee soluzioni, bensì l’idea che gli "istruttori" debbano fornire opportunità efficaci e moderne, creando percorsi adatti e congrui alla diversa età dei giovani. Questo affinché i giocatori possano imparare tutto quello che possono imparare, accompagnando i giovani alla scoperta del loro possibile talento.
Per agire in modo efficace su tale principio è necessario invertire una tendenza purtroppo ricorrente: nelle scuole calcio e nei settori giovanili devono operare allenatori preparati, evoluti, aggiornati e appassionati di questo ruolo, mentre, ad oggi, soprattutto nelle società dilettantistiche, i vivai sono considerati solo come necessari per acquisire entrate economiche che finanzieranno le prime squadre. Di conseguenza, le competenze degli allenatori non sono pensate come basilari.
Il sistema delle giovanili nel calcio italiano è un tema cruciale per la formazione dei talenti e lo sviluppo delle capacità sportive. Nonostante le sfide e le difficoltà che affronta, il settore giovanile svolge un ruolo fondamentale nella creazione della futura classe dirigente calcistica. Solo una minor parte dei giocatori emerge dai settori giovanili per affermarsi nel calcio professionistico, evidenziando la necessità di un approccio che privilegi non solo i risultati immediati, ma anche la crescita individuale dei giovani atleti.
Il Ruolo Storico dell'Attività Scolastica
Il calcio ha una lunga storia di integrazione con il mondo scolastico. Nel 1976, il calcio viene inserito per la prima volta nei programmi sportivi previsti dal Ministero della Pubblica Istruzione, con la costituzione della Commissione per l'attività scolastica. Seguendo questa evoluzione, che negli anni si rafforza attraverso un'intensa attività tecnico-didattica rivolta alla formazione degli insegnanti, nella stagione 1987-88 la FIGC lega indissolubilmente la propria identità alla Scuola cambiando la denominazione della struttura che opera sul calcio di base in “Settore Giovanile e Scolastico”.
Oltre a una nuova identità, sono rafforzati i legami con il Ministero dell'Istruzione, con gli ISEF e con gli Uffici dei Coordinatori dell'Educazione Fisica e Sportiva. Nel 1996 il "Progetto Sport per Tutti" incentiva Scuole e Società Sportive a realizzare attività congiunta in ambito didattico-metodologico, stipulando tra loro convenzioni. L’anno dopo, nel 1997, nasce “Stradacalciando”, iniziativa per riportare il calcio nelle piazze delle città coinvolgendo i bambini e le bambine delle scuole elementari.
Tra il 1999 e il 2001, quasi 100.000 bambini tornano a giocare negli spazi cittadini. Si arriva così alla "Carta dei Diritti dei bambini e dei Doveri degli adulti" (2001), un documento che si rivolge a genitori, dirigenti sportivi e scolastici, insegnanti, educatori sportivi e atleti, indicando un approccio didattico che tenga conto dei bisogni dei bambini.
Nel 2003 il definitivo salto di qualità avviene con l’avvio del progetto "Fuoriclasse Cup", promosso da FIGC - SGS in collaborazione con il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, con la Coca-Cola, con il C.O.N.I., con la Lega Nazionale Professionisti, l'Associazione Italiana Calciatori e la Federazione Italiana Sport Disabili. Fuoriclasse Cup è il primo progetto rivolto agli studenti costituito da "due diverse anime": una sportiva e una didattica.
Concluso il percorso quinquennale, i progetti si evolvono e, per conquistare sempre di più l’attenzione degli studenti, nascono nel 2009 "Superclasse Cup" per le Scuole Medie e per le scuole Superiori e "I Valori Scendono in Campo" per le Scuole Primarie. Nel 2009 al via ci sono 40 istituti di 9 regioni, l’anno dopo sono coinvolte 28 città, con la partecipazione di 200 scuole per un totale di circa 15.000 alunni.
"I valori scendono in campo", rivolto agli alunni del 2° ciclo della scuola primaria, promuove i valori del calcio attraverso lavori interdisciplinari. Nel 2009 sono coinvolte 57 province di 10 regioni, l’anno seguente si passa a 100 province in 20 regioni, per un totale di circa 600 scuole ed un coinvolgimento di circa 90.000 alunni.
L’ultimo atto di questa lunga storia è il periodo 2016 - 2025: viene creato un unico macro-progetto, “Valori in Rete”, in grado di soddisfare le esigenze formative delle Istituzioni Scolastiche di ogni ordine e grado dell’intero territorio nazionale, con l’obiettivo di promuovere i valori sociali e sportivi del calcio. La nuova proposta formativa è stata presentata ufficialmente il 3 dicembre 2019 a Firenze.
I progetti offerti includono: per la Scuola Primaria “GiocoCalciando”, vincitore del UEFA Best Grassroots project 2017; per la Scuola Secondaria di I grado “Ragazze in gioco”; per la Scuola Secondaria di I e II grado “Campionati Studenteschi” e per tutti i gradi scolastici “Il Calcio e Le Ore di Lezione”. Dal 2020 si aggiungono infine “Uno, Due, Calcia”, primo progetto di educazione motoria rivolto a livello nazionale alla scuola dell’infanzia, e “Tutti In Goal”, innovativo progetto di calcio misto per la Scuola Secondaria di I grado.
Il Settore Giovanile e Scolastico della FIGC in questi anni partecipa attivamente alla sperimentazione del programma ministeriale “Studenti-Atleti di alto livello” fornendo il maggior numero in assoluto di atleti aderenti ai piani formativi personalizzati ed entrando a far parte del Comitato Ministeriale per lo sviluppo dell’attività sportiva nella scuola.
Il 2022 vede invece la nascita del primo progetto sviluppato in collaborazione con le Società di Settore Giovanile del territorio: “Il Torneo Magico”, dedicato alle bambine della scuola primaria e realizzato sia in orario curriculare che extra-curriculare presso le scuole calcio direttamente convenzionate con gli istituti scolastici.
Nei 22 anni trascorsi tra il 2003 e il 2025, passando per “Fuoriclasse Cup”, “Superclasse Cup”, “I valori scendono in campo” e poi “Valori in rete”, i progetti della FIGC - Settore Giovanile e Scolastico riservati alle Istituzioni Scolastiche, hanno promosso lo sport ed i suoi valori raggiungendo i giovani attraverso il calcio.

Calcio Giovanile : Intervista con Edoardo Maria Alice Allenatore Settore Giovanile Bollengo
In conclusione, il calcio giovanile italiano rappresenta un panorama avvincente, ricco di talento e passioni. La formazione dei giovani calciatori è alla base della sostenibilità e dell’evoluzione del calcio. Analizzare i settori giovanili non è solo un esercizio statistico; è essenziale per capire il futuro del calcio italiano. È necessario continuare a discutere delle strategie efficaci per valorizzare i settori giovanili e promuovere la scoperta di nuovi talenti. Le opportunità da cogliere sono immense, e il calcio italiano ha bisogno di rinnovarsi.
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