La carriera di un calciatore è costellata di momenti decisivi, attimi che possono scolpire un'immagine indelebile nella mente dei tifosi e influenzare il corso di un'intera stagione. L'errore dal dischetto è uno di questi, un'occasione mancata che può trasformarsi in una maledizione o, nel caso di Antonio Candreva, in un punto di svolta controverso.
Il Genoa, in una partita in cui ha trionfato quasi senza accorgersene, ha ottenuto una vittoria fondamentale per la salvezza grazie a un gol di Goran Pandev. La squadra ligure, reduce da un punto nelle ultime sette partite, ha affrontato un'Inter che ha dimostrato una preoccupante mancanza di motivazione, accumulando la terza sconfitta consecutiva. Il derelitto Genoa di Juric ha avvicinato la salvezza con un gol al 70', nell'unica vera occasione da rete del Grifone.
L'Inter, d'altro canto, ha mostrato un calcio dai ritmi lentissimi, privo di foga e passione. La squadra di Pioli si è limitata a muovere il pallone in modo scolastico, senza cercare mai Icardi e con un apporto scarso da parte di Candreva e Perisic. L'unica scintilla è arrivata da Eder, preferito a Gabigol.
La ripresa non ha portato cambiamenti significativi. L'Inter fingeva di voler fare la partita, ma in realtà non ne aveva la voglia. L'impegno e la produzione offensiva erano da dimenticare. Il Genoa ha tamponato senza affanno, ma a sua volta non è riuscito a impensierire la difesa avversaria.
Al 25' della ripresa, contemporaneamente alla notizia del vantaggio del Crotone, è arrivato il vantaggio genoano. Veloso ha ricevuto palla dai centrocampisti dell'Inter, si è aggiustato il pallone e ha calciato di sinistro, colpendo la traversa. Sulla respinta, Pandev ha insaccato, non esultando per rispetto della sua ex squadra.
Nel finale, l'Inter ha avuto un'opportunità per accorciare le distanze. Al 42' è stato concesso un rigore per un fallo di mano, probabilmente involontario, di Burdisso su tiro di Candreva. L'attaccante, quasi piangendo, ha lamentato la sua innocenza con l'arbitro. Tuttavia, proprio Candreva si è fatto parare il suo tiro dal dischetto da Lamanna. Poco dopo, Kondogbia è stato espulso per proteste, coronando una delle giornate più tristi della storia recente interista.
Un rigore può decidere tutto: risultato, pagella, futuro. Undici metri che possono regalare gloria o maledizione, undici metri di speranza e paura. Antonio Candreva, al rientro dopo un infortunio, ha preso palla per calciare il rigore conquistato da Keita. Un gesto che aveva compiuto altre volte, l'ultima due giornate prima contro l'Empoli. Era il rigorista designato e tutto sembrava normale.
Purtroppo, questa volta il calciatore della Nazionale ha tirato debolmente e centralmente, senza spiazzare Viviano, uno specialista nel neutralizzare i penalty. Candreva ha abbassato il capo, accusando il colpo. Un errore pesante che ha condizionato la partita, il risultato e la sua presenza in campo (è stato sostituito con Anderson). La Lazio, oltre a questo, ha sprecato una serie infinita di occasioni per chiudere la partita già nel primo tempo.
Candreva è salito sul banco degli imputati. Già criticato da parte della tifoseria, la sua posizione si è ulteriormente complicata. L'esterno, quasi certamente, lascerà la maglia biancoceleste a fine stagione, dopo un anno tribolato in cui, pur segnando 8 reti, non è riuscito a fare sempre la differenza. Come molti suoi compagni, Candreva è diventato il bersaglio di tutte le critiche, pagando anche per colpe non sue. Il divorzio appare inevitabile, un peccato, perché in questi anni è stato un punto di forza e qualcuno lo rimpiangerà.

La figura di Candreva è emersa anche in altre circostanze discusse. Nel 2016, durante una partita, un rigore può decidere tutto. Antonio Candreva era al rientro e, dopo aver offerto a Djordjevic l'assist del vantaggio, ha preso la palla per calciare il rigore conquistato da Keita. Il rigorista della squadra è lui e tutto è apparso all'insegna della regolarità. Purtroppo, però, questa volta il calciatore della Nazionale ha tirato debolmente e centrale senza spiazzare Viviano, uno specialista nel neutralizzare i penalty. Candreva ha abbassato il capo ed è tornato verso il centrocampo, accusando il colpo. Un errore pesante che ha condizionato partita, risultato e la presenza in campo dello stesso calciatore (sostituito con Anderson), perché la Lazio, oltre a questa, ha sprecato una serie infinita di occasioni per chiudere il conto già nel primo tempo. E Candreva, dopo il rigore sbagliato, è salito sul banco degli imputati.
In un'altra partita del 2015, molti episodi hanno fatto discutere. Mancava un rigore all’Inter per il fallo commesso da Romagnoli su Icardi dopo 15’. Il difensore entra in scivolata e poi da terra continua con la gamba ad ostacolare l’attaccante, mentre il pallone resta giocabile. Si lamenta molto pure il Carpi per un gol di Mbakogu reso inutile dal precedente fischio dell’arbitro. Il motivo? C’è lo sgambetto involontario di Mancosu su Murillo, punibile come negligente: è ok la scelta di Gervasoni. Gli emiliani chiedono il rigore sul finire del primo tempo: tiro di Bianco respinto con un braccio da Murillo, ma è considerato involontario e quindi non sanzionabile. Premesso che su episodi simili abbiamo visto decisioni opposte, un paio di «parametri» dati dai designatori per cercare di uniformare le valutazioni danno manforte a Gervasoni: in primis è il pallone che va verso il braccio e non il contrario; in secondo luogo il movimento di Murillo è «congruo», cioè non fa nulla per aumentare il volume. Se a questo aggiungiamo la poca distanza tra i due giocatori e la violenza del tiro, allora si può condividere l’idea del «mani involontario».
Un altro episodio significativo riguarda un errore arbitrale clamoroso nel 2019, che ha coinvolto Candreva. Nella sala VAR della Serie A hanno sbagliato a tracciare la linea del fuorigioco dimenticando di considerare Candreva perché fuori dall'inquadratura. L'esterno della Salernitana, tanto è palese la sua posizione, tiene in gioco Bonucci a vista d'occhio, senza neanche la necessità di tracciare le linee per averne conferma. Le linee (sbagliate) tracciate al VAR sul gol annullato a Milik, con Bonucci in fuorigioco. In un primo momento tutte le discussioni, dando per scontata la posizione irregolare di Bonucci in virtù delle immagini fornite dalla sala VAR, si erano concentrate sul ruolo del capitano juventino: da valutare come fuorigioco attivo o passivo? Già solo al cospetto di questo tipo di situazione erano forti i dubbi, a termini di regolamento, per la decisione presa dall'arbitro Marcenaro dopo il consulto al VAR. Bonucci, pur con il suo tentativo di giocare la palla, non sembrava aver influenzato in modo diretto alcun avversario, né ostacolato la visuale di Sepe. In ogni caso si sarebbe trattato di una questione puramente interpretativa che lasciava qualche appiglio al direttore di gara.

I primi sospetti su quanto avvenuto in sala VAR sono stati sollevati da Massimiliano Allegri nel corso dell'intervista post-partita: "Vorrei vedere l’immagine di Candreva vicino alla bandierina - ha detto il tecnico livornese -. Nelle immagini del fuorigioco non c’è. L’immagine con Candreva non ce l’ha nessuno, non so". L'immagine a cui faceva riferimento Allegri è stata poi diffusa nel giro di pochi minuti tra TV e social. Il frame a campo largo viene elaborato da Sky attraverso gli strumenti a sua disposizione, non considerabili "ufficiali" ma dall'elevato grado di precisione. E le rilevazioni della TV satellitare confermano i cattivi presagi della Juventus e dei suoi tifosi: tra Candreva e Bonucci ci sono circa 50 centimetri di distanza che rendono regolare la posizione del difensore bianconero al momento del colpo di testa di Milik, come peraltro si poteva intuire anche ad occhio nudo dalla telecamera posta in basso all'altezza della bandierina.
Ma allora cos'è successo? È lo stesso Leonardo Bonucci, visibilmente contrariato, a sottolineare per la prima volta la possibilità che sia stato commesso uno sbaglio dal principio: "C'è il dubbio che non venga considerata la posizione di Candreva - ha spiegato -. Mi auguro che loro lo abbiano considerato, ma non possiamo sapere come hanno tracciato la linea al VAR. Non sappiamo se la linea è stata tirata su Candreva o su un altro giocatore della Salernitana".
Candreva tiene in gioco Bonucci: l’immagine che cancella ogni dubbio dalla tribuna opposta. Non ci sono linee, ma le strisce del campo favoriscono la comprensione ed il colpo d'occhio è abbastanza immediato: Candreva tiene in gioco tutti i calciatori della Juventus presenti in area di rigore, compreso Bonucci. Al VAR, ancor prima della valutazione sul fuorigioco attivo o passivo del difensore, è stato commesso un errore gigantesco nel tracciare la linea sull'ultimo difensore della Salernitana, con Candreva colpevolmente ignorato perché non presente nell'inquadratura. Un errore umano simile a quanto accadde nelle scorso campionato in occasione di Spezia-Lazio, con la linea del fuorigioco disegnata a ridosso del giocatore sbagliato. Dimenticanza grave che è costata due punti alla Juventus e aprirà, inevitabilmente, una settimana rovente per la nostra classe arbitrale.
Candreva tiene in gioco Bonucci, svista epocale al VAR: l’immagine che sbugiarda gli arbitri
In un'altra partita, la Lazio torna alla vittoria contro una buona Udinese, che però, una volta in svantaggio, non riesce a raggiungere il meritato pareggio. Decide una rete di Candreva su rigore. In un Friuli baciato dal sole, poco amichevole, l'Udinese accoglie la Lazio e cade in casa. La squadra di Pioli, reduce da due sconfitte consecutive, passa grazie al terzo rigore segnato da Candreva in Serie A, mentre la squadra di Stramaccioni combatte con idee confuse e si spegne in tante occasioni perse.
Si inizia con le migliori speranze per i bianconeri che nel proprio stadio hanno costruito un piccolo fortino. Avevano, anzi, perché i laziali riescono con il minimo sforzo a scardinare il club di Pozzo, arrivato da un rigore contestatissimo dagli ospiti. Uno spettacolo che ha poco di immancabile. Il tecnico ex Inter si affida al suo solito 3-5-2, ereditato da Guidolin, ma che dovrebbe essere rivisto il più presto. Perché Totò e Thereau corrono, si impegnano, fanno l'impossibile ma da dietro si sente solo la voce di Badu. Pioli invece adotta un 4-3-3 con Klose punta centrale, non proprio il protagonista quest'oggi, e Candreva e Felipe Andrerson esterni. Niente di nuovo sotto il sole, insomma.
Si comincia con l'Udinese pericolosa in avanti con una punizione al 3', deviata in corner da un attento Berisha. Dieci minuti dopo sono le aquile a fare paura e al 21' ecco la svolta: Massa fischia il rigore della discordia per i biancocelesti, con Wague che tocca leggermente Klose e viene ammonito. Rigore alquanto discutibile che fa infuriare i bianconeri. L'ex Candreva insacca con il cucchiaio, mentre Strama ancora protesta. La reazione dei friulani non è veemente, e sta tutta nell'unico acuto di Di Natale al 35' con un pallonetto che non va da nessuna parte. L'arbitro manda tutti a riposo senza recupero.
Il secondo tempo è all'insegna della buona volontà dei bianconeri, ma la concretezza sfugge e rimane solo un'idea. La Lazio invece tuona al 52' con la doppia occasione fallita da Candreva e Felipe Anderson, mentre sei minuti dopo è il numero 10 napoletano a fallire un'ottima occasione: si allarga troppo e calcia debolmente, con Berisha che blocca in tuffo. Udinese propositiva però in avanti, con l'inserimento del giovane attaccante Evangelista, che prende il posto di uno spento Gabriel Silva, ma le punizioni del capitano Totò non fruttano nulla. Al 65' Badu tenta l'incornata dal mucchio, ma esce. Bruno Fernandes in ombra e allora ecco entrare Guhilerme, con la pressione continua dei padroni di casa. La Lazio comunque c'è ma svirgola e scivola anche lei, come al 70' dove Klose sciupa l'ottimo assist di Basta sotto porta. I reparti sono larghi da entrambe le parti, riempite dalle poche idee bianconere. Il finale non racconta molto di più: il giro-palla nervoso dell'Udinese si spegne negli errori dell'attacco, in una lenta agonia che continua anche nei 4 minuti di recupero concessi da Massa. Strama si era detto sereno ieri nelle interviste, diversamente lo sarà sicuramente ora dato che pure il Friuli è stato violato. Pioli invece esulta, senza particolare merito però perché la partita ha visto ben poco calcio e più corsa. Adesso a Udine bisognerà seriamente sedersi a un tavolo e decidere che fare: la pazienza dei Pozzo non è famosa per la sua costanza. Nemmeno Pioli riesce a spezzare il tabù del Meazza dove i biancocelesti non vincono da 25 anni.
ROMA - I tabù di San Siro resistono. Contro il Milan la nuova Lazio di Pioli non riesce ad abbatterli nonostante i venti positivi della vigilia. Finisce 3-1 per i rossoneri, lo stadio rimane off-limits come da 25 anni a questa parte e Pioli conserva intatta la sua bestia nera (mai vittorioso contro il Milan). Non poteva esserci inizio peggiore, proprio quando i tifosi laziali stavano meditando di tornare all’Olimpico e fare l’abbonamento. Fatto sta che i progetti di rinascita dalle ceneri della scorsa stagione dovranno partire dal prossimo turno, in casa col Cesena. Di ieri c’è poco da salvare.
Passano infatti solo 7 minuti e il Milan va in gol sfruttando alla perfezione tre cose: la prima è il contropiede orchestrato da Bonera con il lancio verso El Shaarawy che, dalla sinistra, rifinisce di esterno destro per l’accorrente Honda sulla destra; le altre due sono nell’ordine uno svarione di Basta che di testa non riesce ad intercettare il lancio lungo e il buco di De Vrij, il quale in vece di temporeggiare sul Faraone preferisce entrare e farsi saltare. E il vantaggio diventa un po’ il paradigma di tutto il primo tempo, con la Lazio un po’ anarchica e disordinata (Pioli infatti si sgola da bordo campo con Parolo e Lulic, incursori solo sulla carta, e con Biglia, cioè colui che avrebbe dovuto metterli in moto) e il Milan pronto a ripartire in velocità dopo aver rubato palla sulla mediana. Il risultato: occasioni poche e quasi tutte rossonere. La Lazio riesce ad andare nei pressi della porta avversaria solo grazie a qualche spunto personale, di Candreva o Lulic. Klose, invece, c’è ma è come se non ci fosse.
Stesso copione Nel secondo tempo la musica non cambia granché. Anzi, già all’11° il Milan riesce a fare breccia usando lo stesso schema. Palla rubata a centrocampo, ripartenza veloce di Abate che da destra mette dentro alla perfezione per Muntari: difesa immobile, Parolo non copre e palla nel sacco. La reazione della Lazio è volenterosa ma confusionaria, la difesa balla e il centrocampo non aiuta le ali ad inserirsi, il meccanismo è totalmente da rivedere. Infatti è ancora il Milan ad andare a segno. Al 18° Menez entra in area e De Vrij (pessima prova la sua) lo stende: rigore trasformato direttamente dal francese. Sullo 0-3 si gioca aggrappandosi all’orgoglio e allora vine e fuori il carattere della Lazio, il suo debutto lo immaginava diverso. Fatto sta che l’unico gol non è un biancoceleste a segnarlo, ma il milanista Alex che, sul cross di Candreva, mette dentro alla sua porta nel tentativo di anticipare Djordjevic, appena entrato al posto di un irriconoscibile Klose. A pochi secondi dal triplice fischio di Tagliavento la Lazio spreca pure un rigore con Candreva, ipnotizzato da Diego Lopez. Ma ormai era tardi.
Antonio Conte durante la conferenza stampa di presentazione all'Inter è stato chiaro: i giocatori non convinti del suo progetto e con scarse motivazioni sarebbero stati messi ai margini della rosa. Immediatamente tra gli "epurati" eccellenti sono risultati Mauro Icardi e Radja Nainggolan, mentre Ivan Perisic, in seguito alla prestazione poco convincente con il Manchester United, era finito nel mirino dell'allenatore pugliese perché non adatto a giocare come esterno di centrocampo. Finora tra i meno graditi all'ex Chelsea non è risultato Antonio Candreva, anche se i tifosi della Beneamata su questo punto sembrano essere in disaccordo. Le critiche nei confronti dell'esterno offensivo romano sono arrivate in particolar modo al termine della sfida amichevole di International Super Cup contro il Paris Saint-Germain. L'Inter è riuscita ad avere la meglio sugli avversari francesi ai calci di rigore dopo aver pareggiato per 1-1 nei minuti regolamentari, e proprio l'esecuzione dal dischetto di Candreva non è stata affatto gradita dai supporters della compagine milanese. Il giocatore 32enne infatti si è presentato dagli undici metri quando la sua squadra era già in vantaggio, esibendosi con un "cucchiaio" sbilenco che si è stampato sulla traversa, mettendo così a rischio il risultato finale. Per fortuna al termine dei penalty i ragazzi di Antonio Conte sono riusciti comunque a prevalere sugli avversari transalpini e, anche se si trattava di una partita estiva in cui non c'era nulla d'importante in palio, i tifosi non hanno gradito l'atteggiamento di Candreva. Infatti per molti sostenitori interisti, il rigore fallito è stato l'emblema di una performance tutt'altro che memorabile dell'ex Lazio, apparso poco grintoso e propositivo, al contrario di quanto solitamente il nuovo tecnico nerazzurro chiede ai suoi giocatori. E così, rifacendosi proprio alle dichiarazioni di Conte, gran parte del popolo della Beneamata sui social network ha invocato un'immediata esclusione dell'esterno italiano dalla rosa e una pronta cessione, chiedendo al contempo che un vero talento come Politano venga confermato, mentre diverse indiscrezioni di mercato non danno per certa la sua permanenza a Milano.
Antonio Conte ha già confermato Candreva. Probabilmente Conte non sarà d'accordo con le considerazioni dei tifosi, anche perché pare che Candreva sia uno di quei calciatori che non rientrano nella sua lista degli "epurati". Infatti tra i due c'è un ottimo rapporto di stima e fiducia reciproca, venutosi a creare ai tempi dei campionati europei del 2016 quando l'allenatore salentino, nel ruolo di CT della Nazionale italiana, era riuscito a far esprimere al meglio il calciatore capitolino nel 3-5-2 approntato per la squadra azzurra. Nelle intenzioni dell'ex Juventus, infatti, Antonio Candreva durante la stagione dovrà essere la prima riserva del nuovo acquisto Valentino Lazaro sulla fascia destra. Di conseguenza, consapevole che il 32enne viene da stagioni ben poco esaltanti con la casacca nerazzurra, l'allenatore leccese sta lavorando per fare in modo che questi recuperi una condizione ottimale, tornando ad essere uno dei migliori interpreti del suo modulo preferito.

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