La sfida tra Cremonese e Venezia vanta una storia lunga quasi cento anni, intrisa di passione calcistica e momenti memorabili. Queste due squadre, con colori sociali e storie distinte, hanno dato vita a numerosi incontri che hanno segnato capitoli importanti nel panorama calcistico italiano.
I Precedenti tra Cremonese e Venezia
Quella tra Cremonese e Venezia è una storia lunga quasi cento anni. Gli arancioneroverdi, infatti, sono la terza squadra più affrontata dalla Cremonese con ben 49 precedenti, di cui 16 vittorie, 19 pareggi e 14 sconfitte, con 61 reti fatte e 60 subite. L'equilibrio regna sovrano nei confronti diretti, ma in laguna la bilancia tende a pendere in favore dei veneti, grazie a 8 successi e 12 pareggi contro le sole 4 affermazioni cremonesi. I migliori marcatori di questo confronto, con 3 reti ciascuno, sono per la Cremonese Carlo Lenci (grigiorosso nel 1950), Marco Carparelli e Vincenzo Pepe, mentre per il Venezia spiccano Spasoje Nikolic (nel Venezia tra il ’49 e il ’51) e Andrea Raimondi (ora in D nel Campodarsego).
I precedenti tra Cremonese e Venezia sono in tutto ben 59. La Cremonese conduce con 21 vittorie, 24 pareggi e 14 sconfitte. Allo Zini le vittorie sono 15 con 11 pareggi e 4 sconfitte, a Venezia invece 6 vittorie a fronte di 13 pareggi e 10 sconfitte. All'andata finì 0-0, partita noiosa. Lo scorso anno finì 0-0 nonostante il cartellino rosso a Claiton mentre all'andata al debutto in campionato la Cremonese aveva ottenuto una illusoria vittoria 2-1 con gol di Castagnetti su punizione fantastica e del solito Mogos. Nel 2018-2019 finì 1-1 a Venezia con l'unico gol grigiorosso di Del Fabro e il pareggio di Citro su rigore, allo Zini 1-0 per il Venezia con gol di Di Mariano, una delle partite che rese fragile la panchina di Mandorlini poi esonerato dopo il pari di Verona. Nel 2016-2017 sfida in Supercoppa tra vincitrici di girone persa 2-1 allo Zini con gol di Geijo e Bentivoglio e per la Cremonese di Talamo.
Gli ultimi incroci risalgono alla stagione 2020-21: all’andata finì 0-0 nel match dello Zini, mentre al ritorno in laguna ebbero la meglio i padroni di casa (3-1 il risultato finale).
La Cremonese ha celebrato la vittoria in sette delle 32 sfide disputate contro il Venezia in Serie B (registrando 16 pareggi e 9 sconfitte).
La partita con il Cremonese è iniziata male e finita peggio. Già dopo il secondo minuto si è assistito al triste autogol del difensore veneziano Modolo. Tutto il primo tempo ha visto pochissime occasioni d’attacco del Venezia FC e un brutto fallo di Bruscagin che si è andato a impattare con il portiere cremonese Ujkani. Negli spalti 9000 persone hanno iniziato a protestare e la ripresa è cominciata con uno spiacevole episodio. L’arbitro assegna un rigore al Cremonese su un fallo inesistente. Così la squadra si porta in vantaggio per due a uno. Tutto inizia a cambiare perché il Venezia FC è tramortito da questo episodio negativo ma riesce comunque a creare qualche buona azione. Dopo la sconfitta con un risultato clamoroso, si pensa al futuro. Il Venezia FC di Pippo Inzaghi giocherà l’ultima partita in casa della regular season venerdì 18 maggio alle 20:30 contro il Pescara.
CREMONA - E' salvezza matematica. La Cremonese si è guadagnata un altro anno in Serie B grazie alla roboante vittoria (5-1, il successo mancava da 18 turni) sul Venezia, squadra in lotta per la promozione nella massima serie. Una gara ben interpretata dai ragazzi di Mandorlini che fin da subito hanno dimostrato di essere concentrati e mentalmente in partita. 49' l'arbitro fischia rigore per la Cremonese dopo la caduta in area di Perrulli a contrasto con Modolo. 46' GOL DEL VENEZIA - Calcio di rigore trasformato da Litteri che piazza il pallone nell'angolino alla sinistra di Ujkani. 44' rigore per il Venezia. 42' problemi per Marconi (Cremonese), il difensore si tocca l'interno coscia e si accascia. Marconi non riesce a continuare ed esce in barella. 27' ammonito Bruscagin (Venezia). 22' gol annullato al Venezia. FORMAZIONI - Confermato l'undici titolare della Cremonese che si schiera con il 4-5-1. Unica punta Brighenti, larghi nella linea a 5 ci sono Perrulli e Piccolo. LE FORMAZIONICremonese (4-5-1): S. Ujkani; M. Canini, C. Dos Santos, I. Marconi, F. Renzetti; M. Arini, S. Pesce, D. Croce, A. Piccolo, G. Perrulli; A. Brighenti. All. Mandorlini. A disposizione: N. Ravaglia, E. D'Avino, G. Sbrissa, M. Cavion, G. Scamacca, S. Scappini, A. Camara, R. Macek, J. Gomez, A. Cinelli, P. Garcia Tena.Venezia (3-5-2): E. Audero; F. Cernuto, M. Modolo, M. Domizzi; M. Bruscagin, M. Falzerano, L. Stulac, S. Suciu, A. Garofalo; G. Litteri, D. Marsura. All. Inzaghi.

La Storia dell'Unione Sportiva Cremonese
L'Unione Sportiva Cremonese, meglio conosciuta come Cremonese, è una società calcistica italiana con sede nella città di Cremona. Milita in Serie A, la massima divisione del campionato italiano. La squadra ha disputato nove campionati di massima serie. Oltre a vari titoli vinti nelle serie minori nazionali, in campo internazionale vanta la vittoria della Coppa Anglo-Italiana 1992-1993. Sono degni di nota i colori sociali del club, il grigio e il rosso, da cui l'appellativo di grigiorossi per designare i calciatori cremonesi.
La nascita dell'Unione Sportiva Cremonese avvenne il 24 marzo 1903, presso la trattoria "la Varesina" di piazza Sant'Angelo a Cremona. Il sodalizio, fondato da un gruppo di amici, inizialmente era una società polisportiva, che aveva lo scopo di «diffondere e facilitare tra la gioventù l'educazione fisica, l'amore agli esercizi sportivi, alla disciplina ed alla concordia, onde possa rendersi utile a sé ed alla patria». Il primo presidente era il sarto Emilio Faia, e i colori sociali che furono scelti erano il bianco e il lilla.
L'occasione per affacciarsi al mondo agonistico arrivò nel 1911, quando Nino Gandelli venne scelto come primo allenatore della squadra, con il compito di assemblare una squadra che possa essere competitiva. Intorno a sé, egli raccolse il meglio dell'esperienza calcistica cittadina come: Zini, Defendi, Lanfritto, "Bay" Bonazzoli, Ardigò, i fratelli Mainardi, Lombardi, Bonzio, Cottarelli, Leida, i fratelli Bignamini e molti altri. Nel 1912, poi, sotto la presidenza di Piva, la società partecipò alla prima edizione del Trofeo "Città di Cremona". Nel 1913, dopo la fusione con l'Associazione Calcio Cremona, la Cremonese decise di affiliarsi alla Federazione Italiana Giuoco Calcio, partendo dal campionato di Promozione.
Il debutto in una partita ufficiale disputata dal sodalizio a livello agonistico avvenne contro il Varese, perdendo 5-1, con la prima rete ufficiale di Guido Costa. La prima stagione nel campionato di Promozione 1913-1914 si rivelò subito formidabile per la Cremonese, in quanto venne immediatamente promossa in Prima Categoria. Successivamente, nel corso del campionato, la società decise di cambiare i colori sociali in grigio e rosso, che ancora oggi rappresentano il segno distintivo della società.
Negli anni successivi però la squadra, pur non retrocedendo mai, non riuscì a superare le eliminatorie regionali. Terminata la Grande Guerra nel 1918, la Cremonese, sotto la guida del presidente Ferdinando Arcari, tentò di ricostruire una squadra che potesse di nuovo partecipare alle competizioni ufficiali e così nel 1919, il club partecipò alla Coppa delle Province Lombarde, vincendola nella finale contro il Chiasso per sette reti a zero, poi, durante l'estate la società trasferì il proprio campo di gioco e decise di intitolarlo a Giovanni Zini.
Nella stagione 1919-1920, la squadra si classificò quinta nel girone eliminatorio A Lombardo di Prima Categoria, invece, in quella successiva riuscì a piazzarsi al terzo posto nel girone B. Nel campionato 1921-1922, approfittando della mancata iscrizione al campionato federale delle 24 maggiori squadre del nord iscritte al concorrente campionato CCI, la Cremonese ottenne il suo miglior piazzamento nei campionati regionali di Prima Categoria con un ottimo secondo posto nel girone lombardo.
Nel 1927, per la prima volta nella sua storia, la Cremonese entrò in crisi finendo il campionato al penultimo posto, ma la retrocessione venne annullata a causa dell'allargamento dei gironi della Divisione Nazionale. Con l'istituzione della Serie A a girone unico, dopo un biennio la squadra retrocedette in Serie B finendo in diciottesima posizione; nel frattempo il 29 giugno 1930 ci fu l'esordio di Aristide Rossi che a soli 15 anni, 9 mesi e 21 giorni, fece il suo ingresso in un campo di Serie A con la maglia grigiorossa.
Nella stagione 1935-1936 la Cremonese, inserita in uno dei quattro gironi della Serie C, con una formazione costituita soprattutto da giovani provenienti dal proprio vivaio, tornò immediatamente in Serie B vincendo il proprio girone; poi l'anno successivo la squadra restò saldamente nella serie cadetta, piazzandosi al quinto posto. Dal 1938 la Cremonese disputò la Serie C arrivando più volte a sfiorare le posizioni di testa per l'immediato ritorno in cadetteria. Questo arrivò nel decennio della seconda guerra mondiale, al termine del campionato di Serie C 1941-1942, con al debutto un giovane Giacomo Mari a calpestare l'erba del campo di gioco.
Subito dopo la fine della guerra, alla ripresa ufficiale dei campionati, la sede societaria venne spostata dal Bar Flora al Bar Cremonese di Piazza Roma e il presidente Giovanni Zucchi volle riportare la squadra ad essere competitiva. Infatti, i grigiorossi allenati da József Bánás, si classificarono al primo posto nel girone B del campionato di Serie B-C Alta Italia 1945-1946, ma persero le finali con l'Alessandria, perdendo l'occasione della promozione in Serie A. Negli anni successivi, il club disputò alcuni campionati di Serie B, punteggiati di onorevoli piazzamenti.
La discesa agli inferi della Serie C avvenne poi al termine del campionato di Serie B 1950-1951 con un penultimo posto in graduatoria e solo 28 punti maturati sul campo. Nell'annata successiva, per i grigiorossi seguì un'altra retrocessione in Quarta Serie, dovuta ad una profonda crisi economica che portò i giocatori ad autotassarsi per poter affrontare alcune trasferte, poi, nel biennio in Quarta Serie, la Cremonese arrivò dapprima al quarto posto nel girone B e successivamente tornò di nuovo nella terza divisione professionistica arrivando prima nel girone C dopo aver vinto le finali contro il Bolzano.
Il club, durante il periodo di Serie C durato 13 anni, dimostrò comunque di saper crescere validi giocatori, come Franco Zaglio che sarà protagonista nella metà degli anni 1950, Magnavacca che segnò 21 reti nella stagione 1955-1956 ed altri come i fratelli Armanno ed Erminio Favalli, Emiliano Mondonico, Attilio Tassi, Luciano Cesini e molti altri.
L'arrivo degli anni 1960, per le sorti grigiorosse, inizialmente portarono una sostanziale stabilità con la Cremonese situata nelle posizioni alte della classifica durante il triennio 1954-1957 oltre a obiettivi di salvezza come nella stagione 1962-1963, quando la squadra si salvò in extremis a causa dell'impraticabilità dello stadio Zini per neve per circa un mese e mezzo. Dopo una serie di risultati mediocri, costellati anche dall'arrivo alla presidenza di Maffezzoni, nell'annata in Serie C 1966-1967 la società allestì una squadra per un campionato di vertice, ma le cose non andarono come sperato e con un diciottesimo piazzamento finale la Cremonese ritornò nel baratro della Serie D seguito da prestazioni altalenanti con salite e discese molto rapide tra Serie C e Serie D.
Il nuovo decennio che segnò la rinascita della Cremonese iniziò con l'arrivo in panchina di Battista Rota che prese per mano la squadra portandola successo dopo successo a vincere il campionato di Serie D e la Coppa Disciplina di categoria. Nell'annata in Serie C 1976-1977, dopo aver sfiorato la promozione nel campionato precedente, la Cremonese tornò in Serie B dopo 26 anni dall'ultima partecipazione, con Stefano Angeleri in panchina, e in squadra calciatori come Prandelli e il capitano Alberto Sironi forti di una corazzata con all'attivo 42 reti segnate di cui 15 da Nicolini e solamente 18 gol subiti.
L'esperienza in cadetteria, però, durò solamente un anno e i grigiorossi tornarono immediatamente in Serie C, nonostante l'arrivo del promettente Domenico Marocchino. Dall'annata successiva, i grigiorossi tornati in Serie B, grazie all'arrivo di Mondonico al posto di Vincenzi alla 32ª giornata, dopo una serie di prestazioni altalenanti, si salvarono a sette giornate dal termine con un decimo posto finale. Il campionato seguente, segnato dall'arrivo di nuovi giocatori come: Claudio Bencina, Sauro Frutti, Stefano Di Chiara e il ritorno di Fulvio Bonomi, fece nutrire ai grigiorossi la speranza di ritornare nella massima serie fino all'ultima giornata, ma il sogno si infranse sul campo di Varese, e la squadra dovette giocarsi lo spareggio di Roma contro il Catania e il Como, da cui uscì senza la gioia della promozione nella massima serie.
L'appuntamento con la promozione in Serie A arrivò al termine della stagione 1983-1984, dove l'obiettivo venne finalmente centrato dopo 54 anni di attesa. La prima stagione in Serie A per la Cremonese non fu felice e, dopo aver ceduto Vialli alla Sampdoria, la squadra allenata da Mondonico retrocesse immediatamente in Serie B grazie a un ultimo posto a pari merito con la Lazio e non andando oltre il nono posto in classifica nel successivo campionato in cadetteria. La svolta per il ritorno in Serie A venne centrata nella stagione 1988-1989, dopo aver vinto lo spareggio ai rigori contro la Reggina con il tiro decisivo di Attilio Lombardo, il 25 giugno 1989.
Nel successivo campionato di Serie B 1990-1991 Burgnich venne riconfermato, ma dopo ventitré giornate venne sostituito da Gustavo Giagnoni che riportò subito la Cremonese in Serie A. Con l'arrivo di Gigi Simoni nell'estate del 1992, la Cremonese visse gli anni più gloriosi della propria storia, dapprima con la promozione in Serie A al termine del campionato di Serie B 1992-1993 (stabilendo il record di otto vittorie consecutive iniziali in campionato, all'epoca primato per una squadra professionistica italiana), poi con tre stagioni consecutive in Serie A. La successiva stagione, però, la società, forte di una rosa giovane, allenata da Giampiero Marini e con giocatori come Vanni Pessotto, Denis Godeas e Mattia Collauto tra tutti, si guadagnò immediatamente il ritorno in Serie B vincendo ai play-off contro il Lumezzane in semifinale e il Livorno in finale.
Nell'estate del 2007 la società, in grave crisi finanziaria, viene acquistata dall'imprenditore cremonese Giovanni Arvedi che vuole riportare subito la società in campionati più gloriosi. Il direttore sportivo Favalli porta a Cremona calciatori come Lamberto Zauli, Leonardo Colucci, Gabriele Graziani e molti altri giocatori di categoria per tentare subito la scalata alla Serie B. Il 18 aprile 2008 la società deve piangere l'improvvisa scomparsa di uno dei suoi rappresentanti più amati e conosciuti, lo storico direttore sportivo Erminio Favalli, deceduto a 64 anni per un infarto. In campionato giunge al secondo posto dietro al Sassuolo e nei play-off elimina il Foggia in semifinale. L'anno successivo la squadra ha partecipato alla Lega Pro Prima Divisione, avendo mancato la tanto attesa promozione in Serie B. Dopo un inizio abbastanza positivo (19 punti nelle prime 11 partite), la squadra subisce quattro sconfitte nelle successive 5 partite e di fatto la zona play-off si allontana. Perciò viene richiamato Emiliano Mondonico, allenatore della squadra nel campionato precedente, per cercare di risollevare la squadra e riportarla in zona play-off. Ma tale obiettivo non viene raggiunto nonostante un nuovo cambio di allenatore (esonero di Mondonico e debutto sulla panchina lombarda di Roberto Venturato) e la squadra chiude il campionato al nono posto.
Nel campionato 2009-2010, confermato in panchina Roberto Venturato, la squadra conclude la stagione al 3º posto, qualificandosi ai play-off. Nel luglio 2010 il presidente Arvedi rassegna le proprie dimissioni: ciò sembra essere un tentativo di denuncia delle gravi irregolarità, pagate a caro prezzo dalla sua società, per richiamare l'attenzione della F.I.G.C. e della Lega Pro. La stagione 2010-2011 nasce all'insegna di un riassetto societario e tecnico, con la nomina a Direttore Sportivo di Manuel Gerolin, proveniente dal Siena, così come il nuovo allenatore Marco Baroni, che nella passata stagione ha guidato la Primavera senese. Il vice allenatore è Riccardo Rocchini. Il 25 ottobre 2010, con uno scarno comunicato, la società esonera l'allenatore Baroni che viene sostituito da Leonardo Acori, anch'esso sostituito, a scarse giornate dal termine della stagione, da Montorfano che fece uscire la squadra dalla zona di play-out.
Il ritorno del cavaliere, dopo un anno da dimenticare, è stato ben accolto in città. Il 7 giugno 2011, con Oscar Brevi nuovo allenatore, nell'estate di quell'anno il precampionato è scosso dalle vicende del calcioscommesse. Il processo, in seguito alla denuncia della Cremonese stessa, si svolge presso il Tribunale di Cremona e vede coinvolti anche alcuni tesserati della società grigiorossa. Al termine della stagione conquista il quinto posto qualificandosi per la terza volta nell'ultimo lustro ai play-off promozione. Al termine della stagione il Cav. In panchina, per il campionato 2012-2013 viene confermato Oscar Brevi e la Cremonese viene inserita nel girone A. Il 25 settembre 2012 l'allenatore domese Giuseppe Scienza sostituisce Oscar Brevi sulla panchina dei grigiorossi. La squadra si piazzerà settima al termine del campionato di Prima Divisione, senza qualificarsi ai play-off. Il 4 giugno 2013 dal Bari arriva come allenatore Vincenzo Torrente. Pur navigando sempre nelle zone alte della classifica, l'allenatore sarà esonerato l'11 marzo 2014; viene rimpiazzato in panchina da Davide Dionigi che porterà la squadra al quarto posto in campionato, valevole per l'accesso ai play-off promozione.
Dopo due stagioni consecutive concluse a metà classifica a ridosso della zona play-off, nella stagione 2016-2017, dopo una partenza in sordina, i grigiorossi, allenati da Attilio Tesser, vincono il proprio girone e tornano in Serie B dopo undici anni. Da febbraio 2017 i lombardi sono, infatti, protagonisti di una grande rimonta sull'Alessandria, capolista del girone A e arrivata ad un certo punto ad avere 9 punti di vantaggio sui lombardi, prima dello scontro diretto dello Zini che, terminato 1-0 per i padroni di casa, avvia la rimonta dei grigiorossi.
La stagione 2018-2019 vede l'avvicendamento in panchina tra Mandorlini, esonerato il 4 novembre malgrado la tranquilla posizione in classifica (12 punti, frutto di 2 vittorie, 6 pareggi, 2 sconfitte), e Massimo Rastelli. Quest'ultimo, dopo il finale di stagione in crescendo che porterà i grigiorossi ad un solo punto dai play-off, viene confermato alla guida tecnica per la stagione 2019-2020. In seguito ad una mediocre partenza in campionato (10 punti in 7 gare), Rastelli viene sollevato dall'incarico e sostituito da Marco Baroni, che ritorna a Cremona da allenatore dopo l'infruttuosa esperienza di nove anni prima. Per la stagione 2020-2021 viene inizialmente confermato Bisoli, ma questi verrà poi esonerato il 7 gennaio 2021 e sostituito da Fabio Pecchia, che condurrà i suoi al tredicesimo posto finale. La stagione 2021-2022 è sorprendente e al di sopra di ogni aspettativa, con la Cremonese che, grazie alla vittoria per 2-1 all'ultima giornata sul campo del Como, si piazza al secondo posto in classifica e ottiene così la promo...

IN TRASFERTA CON LA MIGLIOR TIFOSERIA di SERIE B+SETTORE OSPITI A GENOVA (1068km) NCSNW ep.4
La "Curva Nord" e il Tifo Organizzato
La storia del tifo organizzato della Cremonese è ricca di gruppi, striscioni e coreografie che hanno accompagnato la squadra in ogni categoria. La "Curva Nord" è stata per decenni il cuore pulsante del tifo grigiorosso, luogo di aggregazione per i gruppi storici e per le nuove generazioni di tifosi.
Nel 1982 viene stretto il gemellaggio con la tifoseria di Vicenza. Solo un 1-1 che non bastò per la promozione diretta. Quegli anni affiancarono i “Red Grey Supporters”. Sud dopo quasi un decennio passato in curva Nord. Affiancati da “Longobards”. Stava andando alla deriva. Inoltre per una certa propensione agli scontri. Ostacolando il progetto e rinominandosi “Old Longobards”. L’entusiasmo torna a contagiare la città e la provincia. Retrocessioni fino alla C1, nel 1997. Joker”. Pavia e stringono un gemellaggio coi ragazzi di Ravenna. Retrocessione in C2. Il loro primo anno è quindi travagliato. In piedi da pochi. Non si demotivano. Proprio in coincidenza del momento più buio mai vissuto dalla Cremonese. Vissuto nella prima metà del secolo scorso. 30enni, per la maggior parte provenienti dai vecchi “Sanitarium”. Segnati dalle numerose difficoltà dovute a una repressione sempre maggiore. Favalli”. Portata ovunque, ma fisicamente ci sono sempre. Materiale del gruppo con orgoglio, lealtà e fierezza. Nonostante i bocconi amari da mandar giù. Si torna così in trasferta senza Tessera del tifoso. Gli “Underfives” e altri ancora. Mai politicizzata. Tratti spettacolare e a fine stagione arriva un 13° posto. 2020 ha mietuto morti anche nella curva cremonese. Progetto. Maledetto Covid. Solita festa. Un vero uomo come ce ne sono pochi tra i calciatori e una persona speciale. Stadio che “Comunque vada il campionato il nostro pensiero non è cambiato”. Pandemia. Calpestano i nostri decessi. Nel nome di Cremona”. Dirigenti, calciatori e allenatori della Cremo vecchia e nuova. 300 mascherine e beni alimentari sono andate ad una parrocchia. Una forte somma è stata messa a disposizione dalla F.I.G.C. Cremona. Sostenitori. Grande. La quota donata dai tifosi è di oltre 100.000 €. Donazione. A gran voce, come fossero sugli spalti. Accesi dietro. 2019/20. Orizzontali. Centenario dello stadio. Tempo, avrebbe compiuto 96 anni il 23 novembre. Rammendava se necessario. Della Cremo per una vita intera. Quasi un icona della stessa Cremonese. (giorno in cui infatti è morta), “per non disturbare nessuno”. Coreografia. Ti ricorda”. Dello Zini’ simbolo di un calcio di ‘’altri tempi’”. 10 novembre 2019. Protesta anche nella successiva trasferta di Pescara. Ultras. Settembre 2019 al termine di Trapani-Cremonese, 5^ giornata di B 19/20. Evidenzia lo striscione “Fino all’ultimo respiro”; al rientro alcuni diffidati. 480 persone hanno perso la vita per portare a casa un minimo di stipendio. Mentalità e avrete il rispetto della città”. 2019 al Bocciodromo per la IV festa “Noi siamo i cremonesi”. Apprezzata mostra fotografica. Hanno la stessa ribalta del calcio. Che milita in Serie B, in cui tutti gli sportivi cremonesi si riconoscono. Giusta carica ai giocatori.
La rivalità più sentita, un aspro antico odio. Mai una semplice partita di calcio. Denunce, diffide da ambo le parti. Piacentina. Stanzino della Nord piacentina. È qualche contuso, arrestato un 18enne piacentino già diffidato. Cremonesi, sotto la loro curva. Tifoserie che cercavano entrambe lo scontro. Numeri scarni che di solito aveva la curva biancorossa. Tessera, i piacentini che non si presentano al ritorno. Pieno la finestra al pianterreno di una villetta di fronte alla Curva Nord. L’aria pesante dei lacrimogeni, i piacentini sono a darsele coi “blu”. Sospendere la partita per 21 minuti. Cremonesi sotto la Sud. Manganello. Porte. Bilancio pesantissimo. In uno stendardo grigiorosso si legge “30 km. Odio”. Gli aggressori. Vecchia rivalità, molto sentita.
Intercorre tra cremonesi e reggiani, acerrimi rivali dei parmensi. Sassi e altri oggetti. Un cremonese deve ricorrere alle cure del 118. Sottoposti a Daspo. Antica rivalità, forte odio. Facendola un po’ da padroni, volarono sassi, successe il finimondo. Tamburo lanciato ai milanisti tra distinti e curva. E pugni, 10 minuti di follia all’esterno dello “Zini” nel pregara. Tifoso ospite finito all’ospedale con la testa rottai. Urbani a cercare di garantire la sicurezza. Resistenza aggravata a pubblico ufficiale e lesioni colpose aggravate. Feriti alcuni tifosi e alcuni poliziotti. E portando all’individuazione dei soggetti coinvolti.
Mille e i livornesi in 20mila. Promozione grazie a una vittoria di misura. Ritegno da parte dei ‘blu’. Antica rivalità sentitissima, odio, vecchi rancori. Perdono negli anni, emozioni più fuori che dentro al campo. Gruppo di ultras della Cremonese. Infame”. Odio, sentita rivalità. Scontri già a Brescia nel 1981/82. Ultras grigiorossi, che saranno poi denunciati e Daspati. A contatto con alcuni tifosi cremonesi. Un locale pubblico. Rissa. 3 bresciani Daspati. Cinghiate. Trasferta di Foggia di 12 giorni prima. Vecchia rivalità. A, anche per un Varese motivato con sospetto. Biglietti venduti con la rabbia ancora forte. Non senza lividi. Il campo. Al volto, con la cintura dei pantaloni, da un tifoso cremonese. Volò qualche bella astata. Con la gente che assisteva impotente dalle finestre. Un’orgia di vandalismo gratuito. Scontri a Cremona a metà anni 90. Alcuni ultras della Cremonese, aggrediti con mazze, calci e pugni.
Ora meno sentita, ma che negli anni 70-80 è spesso sfociata in risse. Piuttosto sentita. Danneggiarono circa 20 auto in sosta. Striscione “Noi nordici…voi sudici”, seppelliti da fischi e oggetti. Scontri tra cremonesi e sanremesi nel 1979/80. Buon numero di venerdì sera a Cesena nel maggio ’18. Varie, come pugni e calci, con diversi contusi. Un agguato simile. Avrebbero faticato non poco a tenerli a bada a colpi di manganello. Sentite, vecchie ruggini con alcune. Vengono arrestati dopo una lite con tifosi della Cremonese. Bastone con un manico di ferro.
Nome di “Boys”. Posiziona nei “distinti”, ma quasi subito si sposta in curva Nord. Mantova, e da una promozione in Serie B nel 1977. Anche dallo striscione “Autonomia Grigiorossa”. Esistente coi ragazzi di Sant’Angelo Lodigiano. Dopo il gruppo si trasforma in “Red Grey Supporters”. Cremonese. Nel 1982 viene stretto il gemellaggio con la tifoseria di Vicenza. Solo un 1-1 che non bastò per la promozione diretta. Quegli anni affiancarono i “Red Grey Supporters”. Sud dopo quasi un decennio passato in curva Nord. Affiancati da “Longobards”. Stava andando alla deriva. Inoltre per una certa propensione agli scontri. Ostacolando il progetto e rinominandosi “Old Longobards”. L’entusiasmo torna a contagiare la città e la provincia. Retrocessioni fino alla C1, nel 1997. Joker”. Pavia e stringono un gemellaggio coi ragazzi di Ravenna. Retrocessione in C2. Il loro primo anno è quindi travagliato. In piedi da pochi. Non si demotivano. Proprio in coincidenza del momento più buio mai vissuto dalla Cremonese. Vissuto nella prima metà del secolo scorso. 30enni, per la maggior parte provenienti dai vecchi “Sanitarium”. Segnati dalle numerose difficoltà dovute a una repressione sempre maggiore. Favalli”. Portata ovunque, ma fisicamente ci sono sempre. Materiale del gruppo con orgoglio, lealtà e fierezza. Nonostante i bocconi amari da mandar giù. Si torna così in trasferta senza Tessera del tifoso. Gli “Underfives” e altri ancora. Mai politicizzata. Tratti spettacolare e a fine stagione arriva un 13° posto. 2020 ha mietuto morti anche nella curva cremonese. Progetto. Maledetto Covid. Solita festa. Un vero uomo come ce ne sono pochi tra i calciatori e una persona speciale. Stadio che “Comunque vada il campionato il nostro pensiero non è cambiato”. Pandemia. Calpestano i nostri decessi. Nel nome di Cremona”. Dirigenti, calciatori e allenatori della Cremo vecchia e nuova. 300 mascherine e beni alimentari sono andate ad una parrocchia. Una forte somma è stata messa a disposizione dalla F.I.G.C. Cremona. Sostenitori. Grande. La quota donata dai tifosi è di oltre 100.000 €. Donazione. A gran voce, come fossero sugli spalti. Accesi dietro. 2019/20. Orizzontali. Centenario dello stadio. Tempo, avrebbe compiuto 96 anni il 23 novembre. Rammendava se necessario. Della Cremo per una vita intera. Quasi un icona della stessa Cremonese. (giorno in cui infatti è morta), “per non disturbare nessuno”. Coreografia. Ti ricorda”. Dello Zini’ simbolo di un calcio di ‘’altri tempi’”. 10 novembre 2019. Protesta anche nella successiva trasferta di Pescara. Ultras. Settembre 2019 al termine di Trapani-Cremonese, 5^ giornata di B 19/20. Evidenzia lo striscione “Fino all’ultimo respiro”; al rientro alcuni diffidati. 480 persone hanno perso la vita per portare a casa un minimo di stipendio. Mentalità e avrete il rispetto della città”. 2019 al Bocciodromo per la IV festa “Noi siamo i cremonesi”. Apprezzata mostra fotografica. Hanno la stessa ribalta del calcio. Che milita in Serie B, in cui tutti gli sportivi cremonesi si riconoscono. Giusta carica ai giocatori.
Gesti che la Sud di Cremona non scorderà mai. Sorella del ragazzo scomparso. 15 dicembre 2019, lo striscione in curva “Federico sempre con noi”. Tuo nome portato in tutta Italia: Gabriele vive”. Genova. Della Cremo. I veneziani confezionarono uno striscione in suo onore. Striscione “E’ una questione di cuore, ciao Domenico”. Maggioranza all’allora vicepresidente Triboldi. Antistante lo stadio “G.Zini”. Immagine. Prima”. Vie del vento, ciao Emiliano!!”. Sul terreno di gioco, venendo accolte come si deve dal pubblico. Ricorda Davide Astori”, esposto in Cremonese-Cittadella. E due simboli di Parma. Ecc. Una volta entrati, cosa stranissima. Disgrazie societarie, e uno per l’anniversario dell’uccisione del genoano “Spagna”. Precedenza entrata). Intorno alla metà del primo tempo, decisero di fare rientro anticipato a casa. Le forze dell’ordine le pezze non sarebbero state preventivamente autorizzate. Ragazzi di Avellino per solidarietà tolsero gli striscioni. Giornate dalla fine del campionato 17/18. Espose lo striscione “Tesser uomo vero in un calcio finto”. Crudele. “Lupo”, personaggio molto in vista in curva. 2017; Vinicio Vecia Goga; lo “Zep”. Grigiorossi. Appena tre giorni prima. Aiuti umanitari. Alluvionati di Olbia, in Sardegna. Beppe Carletti fu scongiurato. Ultras meravigliosi, poi la B con vecchie volpi come Prisciandaro. Scrupoli però la riportarono sull’orlo del fallimento. Richiamato Mondonico, con una squadra attrezzatissima per la B. Famoso e chiacchierato Cremonese-Cittadella. Maglia. Dal 2006/07 al 2016/17, 11 anni umilianti di Terza Serie. Gente impazzita di gioia.

Passa per il Pierluigi Penzo una delle sfide per non retrocedere più importanti della 29esima giornata. Si trovano davanti anche due tifoserie tra le quali non è mai scorso buon sangue, e i frequenti cori di scherno durante la partita lo ricordano. Non c’è il pubblico delle grandi occasioni e i vuoti si fanno notare oltre che nei distinti, solitamente poco frequentati, anche nella curva di casa, con i due gruppi che occupano spazi ben distanti l’uno dall’altro. Presenti in buon numero, circa 400, si fanno vedere con un buon tifo durante tutto l’arco della partita. In Sud la situazione è difficilmente decifrabile, i due gruppi sopra menzionati tifano separatamente, spesso sovrapponendosi tra loro.
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