Agli albori del gioco del calcio, verso la metà del XIX secolo, le partite si giocavano internamente alle "public school” inglesi e la figura dell'arbitro non esisteva.
Le partite infatti venivano "auto-arbitrate" dagli stessi calciatori, ed erano i due capitani delle due squadre in campo a dover garantire che la propria squadra rispettasse le regole, avendo anche il potere di "espellere" il calciatore reo colpevole di aver violato le stesse.
Solo dopo la nascita dei primi campionati veri e propri tra le varie scuole, si rese necessaria la "creazione" dei giudici di gara, figure imparziali, che godessero dell'unanime rispetto e fossero in grado di assumere decisioni insindacabili in caso di dispute, così da stroncare sul nascere ogni possibile dissidio tra i giocatori.
Gli umpire erano due per gara e venivano scelti dai capitani delle due squadre, prendevano posto nell'area di rigore, all'altezza della porta, e il loro compito era quello di contare i gol e prendere una decisione nei casi dubbi verificatisi nella metà del campo di loro competenza.
Con la nascita della Football Association e la creazione dei primi veri campionati nazionali, venne deciso di creare un terzo giudice di gara, il "referee" (antenato dell'arbitro moderno), con l'ottica di stabilire che le eventuali dispute in campo dovevano essere risolte da tre persone: i due «umpire» e il «referee».
Quando si giocava una partita importante, ognuno dei due capitani sceglieva un «umpire»: poi, d'accordo, entrambi designavano un «referee» neutro.
Nel 1889, si fissarono regole nuove per la direzione delle partite.
Il «referee» - sempre stando fuori dal campo - doveva stilare un rapporto della partita, controllare il tempo di gioco, espellere il giocatore che si macchiasse di condotta irregolare (informandone poi l'Association).
Una vera "rivoluzione" si ebbe nel 1891 quando la neonata IFAB stabili e creò delle regole comuni per tutte le competizioni (fino ad allora svolte secondo le regole delle singole scuole), quelle che poi divennero le attuali regole del gioco del calcio.
Nel regolamento venne allora stabilita una sorta di rivoluzione copernicana: il «referee» entrava in campo, anzi, diventava l'unico direttore di gara all'interno del terreno di gioco, mentre gli «umpire» ne uscivano, trasformandosi in supervisori delle linee laterali, i futuri assistenti o guardalinee.
Il "referee" doveva dotarsi di un fischietto, da azionare quando decideva dì intervenire sul gioco, e il suo potere in campo era pressoché assoluto.
La nuova regola 12 gli demandava la decisione in tutti i casi dubbi.
Redigeva il rapporto, teneva il tempo ufficiale di gara, puniva i colpevoli in caso di condotta antisportiva e decretava l'espulsione dopo un grave fallo di gioco.
Nel marzo 1893, per migliorare la qualità degli arbitri, Frederick Wall, che da lì a poco sarebbe diventato Segretario della Football Association, fondò a Londra, assieme a W. Pickford, l'Associazione Arbitri, rendendo quindi di fatto gli ufficiali di gara "indipendenti" dai club.
Lo scopo era allenare i direttori di gara in centri appositi, prepararli per i loro compiti e migliorare anche il loro status, così da trasformarli, nella considerazione generale, da "male necessario" a "servitori del gioco".
A compenso del loro lavoro, questi "giudici viaggianti" ricevevano all'epoca il biglietto del treno (di seconda classe); le spese erano rimborsate solo se dovevano dirigere almeno a trenta miglia lontano da casa oppure dovevano pernottate fuori.
Può interrompere temporaneamente la gara, sospenderla o interromperla definitivamente a sua discrezione, al verificarsi di ogni infrazione alle regole o a seguito di interferenze esterne, di qualunque genere esse siano.
Dalla stagione sportiva successiva essi vengono introdotti anche nella UEFA Champions League e in alcuni campionati nazionali; dalla stagione 2012/2013 gli addizionali d'area vengono introdotti anche in Serie A, dove rimangono ininterrottamente fino alla fine della stagione 2016/2017.
Nelle gare a livello semi professionistico nazionale (Serie A e A2) ed internazionali organizzate dalla UEFA e FIFA (ad es. In base al Regolamento i calciatori di entrambe le squadre (portieri compresi) devono indossare divise di colore differente da quella degli ufficiali di gara.

Un arbitro italiano con indosso la divisa arbitrale della stagione sportiva 2006/2007 di colore giallo prodotta dalla Diadora.
A partire dal 1º Luglio 2023, l'AIA cambia ancora sponsor tecnico.
Per la stagione 2011/2012 e 2012/2013 gli arbitri hanno a disposizione divise di quattro colori.
Tutte le divise hanno il pantaloncino sempre nero, mentre i calzettoni sono dello stesso colore della maglia.
Le fasce bianche, rosse e verdi, che simboleggiano il Tricolore italiano, sono per festeggiare il centenario dell'Associazione italiana Arbitri.
Inoltre le nuove uniformi possiedono particolari tratti dalle storiche livree della terna arbitrale: il colletto e il risvolto dei calzettoni di colore bianco, sono stati fedelmente riprodotti.
Sul petto è ben visibile lo scudetto tricolore simbolo dell'AIA, mentre i pantaloncini sono rigorosamente neri, ma con lo stesso richiamo stilistico che caratterizza la maglia.
Tutte le divise avevano il pantaloncino sempre nero, mentre i calzettoni erano dello stesso colore della maglia.
L'unica modifica rispetto alle divise del biennio precedente (esclusi i pantaloncini sempre neri) era il particolare delle taschine nere.
Tutte le divise avevano sia i pantaloncini sia i calzettoni dello stesso colore della maglia.
L'obbligo per l'arbitro di indossare la divisa parte dalla categoria degli Esordienti.
Per le gare della UEFA Champions League 2009-2010 sono state create divise ad hoc.
Struttura degli Organi Tecnici Arbitrali in Italia
Gli organi tecnici riconosciuti dall'Associazione italiana Arbitri si distinguono in diversi livelli:
- O.T.S. (Organo Tecnico Sezionale): In passato chiamato O.T.P. (Organo Tecnico Provinciale), ossia le singole sezioni arbitrali, che designa le gare di competenza della singola provincia dove ha sede la sezione.
- O.T.R. (Organo Tecnico Regionale) o comunemente chiamato C.R.A. (Commissione Regionale Arbitri): che designa gare di competenza regionale (come la Promozione).
- O.T. Nazionali: che passano dalla C.A.N. D, C.A.N. C, fino alla massima serie nazionale la C.A.N.
In caso della mancanza dell'arbitro designato all'ora di inizio della gara, le società hanno l'obbligo di cercare un altro arbitro federale che può sostituire il collega, secondo le modalità previste dal Regolamento, e in genere si fa ricorso al "Pronto AIA" che è un servizio messo a disposizione dal competente O.T.
In Italia l'età minima per accedere al corso di formazione per diventare arbitro federale è 14 anni (fino al 2015 15 anni), e la massima 45.
Valutazione e Preparazione Fisica dell'Arbitro
Durante la gara per il quale è stato designato l'arbitro e se presenti i suoi assistenti, con varie cadenze, verrà valutato da un osservatore arbitrale (un ex arbitro che per vari motivi, ha smesso di arbitrare), che solitamente a gara in corso starà in tribuna ed a gara terminata raggiungerà esso nello spogliatoio per affrontare un colloquio de-briefing, analizzando eventuali errori in ottica costruttiva.
Al termine del colloquio, l'Osservatore darà un voto, che più è alto più significa che l'arbitro ha diretto bene.
Di norma esso avrà a disposizione pochissimi giorni (di solito uno massimo due) per accettare la gara, e in caso di impegni tali da non poter permettere l'accettazione (es. impegni lavorativi, famigliari, ecc.) dovrà tempestivamente avvisare telefonicamente il proprio Organo Tecnico competente, pena la sanzione del "rifiuto ingiustificato".
Un arbitro è tenuto a mantenere per tutto l'arco della stagione agonistica, una preparazione fisica adeguata.
Come abbiamo detto precedentemente, l'arbitro è tenuto a sostenere dei test fisici di resistenza, ma non solo quando diventa arbitro effettivo.
In caso di non superamento del test, l'arbitro (o l'assistente) può ricevere una sospensione dalle designazioni fino a un mese, potrà poi riprovare il test nelle date che la sezione di appartenenza metterà a disposizione e se risulterà idoneo potrà continuare ad arbitrare.

Il Percorso di Carriera degli Arbitri e Assistenti
Il percorso per diventare arbitro o assistente arbitrale prevede una progressione attraverso diverse categorie tecniche.
Le gare normalmente afferenti all’OTS sono quelle del settore giovanile (Giovanissimi, Allievi, Juniores) provinciale.
Esempio: La delegazione FIGC di Pinerolo assegna tutte le gare di propria competenza alla sezione di Pinerolo, che ha così la delega per decidere quale arbitro dovrà dirigere ciascuna gara.
Se l’arbitro risulta tecnicamente meritevole, l’OTS può decidere se proporlo per il passaggio all’Organo Tecnico Regionale, colloquialmente OTR.
Sarà compito della Commissione Regionale decidere se accettare la proposta e immettere l’associato in organico.
Differentemente dalle sezioni, il numero di arbitri all’OTR è fisso e dipendente dal numero delle gare normalmente afferenti ogni settimana.
Al momento, per il solo Calcio A11, sono presenti 190 arbitri e 186 assistenti, sufficienti per coprire le richieste tecniche.
Per far fronte all’importante numero di partite assegnato, ogni settimana l’OTR delega le gare di Seconda Categoria, femminili, e del settore giovanile regionale alle sezioni, che sono così libere di utilizzare un arbitro in forza all’OTS per “coprire” la gara assegnata.
Se in ambito regionale si sono dimostrate capacità evidenti, l’OTR può decidere se proporre un Arbitro Effettivo per il passaggio alla Commissione Arbitrale Interregionale, gergalmente CAI, primo livello nazionale dell’AIA.
Se in giro per l’Italia si sono mostrate importanti doti, la Commissione CAI può proporre un Arbitro Effettivo per il passaggio alla Commissione Arbitri Nazionale Dilettanti, gergalmente CAN/D.
Se si è proposti per il passaggio nella Commissione Arbitrale Nazionale Lega Pro (CAN PRO), si entra di diritto nell’eccellenza.
Alla CAN PRO sono delegate le gare di Lega Pro e del Campionato Primavera.
Alla CAN/B afferiscono unicamente le gare di Serie B.
L’eccellenza diventa assoluta se dalla CAN/B si è proposti per la Commissione Arbitrale Nazionale Serie A (CAN/A), massimo livello della piramide tecnica dell’AIA.
Come evidente, la piramide associativa è sempre più stretta mano a mano che si sale.
Di circa 36000 associati nazionali, solo 63 sono in cima, una percentuale dello 0,175%, leggermente maggiore del famoso “uno su mille” di Morandi, ma pur sempre assai bassa.
Ciononostante, crederci è un obbligo: chi arriva in cima non è un miracolato, ma colui che più di altri ha voluto fortemente credere in sé e nella sua voglia di migliorarsi partita per partita.
La mia (BREVISSIMA) CARRIERA come ARBITRO DI CALCIO [EP. 1 di 7]
Requisiti per il Passaggio di Categoria
Per quanto riguarda il passaggio degli assistenti arbitrali, le regole presentano alcune specificità.
L'inquadramento degli A.A. a disposizione della C.A.N. D avviene tra coloro i quali alla data del 30 giugno non abbiano compiuto i 30 anni.
Questo avviene per promozione dal ruolo, in base ad una graduatoria di merito derivata dalla media globale definitiva compilata dall’Organo Tecnico Regionale di competenza in relazione a quanto stabilito dall’art. 15 e che abbiano svolto attività nel ruolo nei campionati regionali per almeno una intera stagione sportiva, con un numero minimo di 10 gare nel massimo campionato di competenza.
Inoltre, è prevista la possibilità di una promozione previa formale domanda, entro le due stagioni successive, degli arbitri avvicendati dalla C.A.I. (che dovrà esprimere il proprio parere), nella misura, di norma, del 15% del totale richiesto.
Gli aspiranti a domanda prescelti per l’inquadramento nel ruolo degli A.A. presso gli OO. C.A.N. B, C.A.N. PRO e C.A.N. D saranno tenuti a frequentare un apposito corso di qualificazione predisposto dal Comitato Nazionale.
Durante il corso i candidati saranno sottoposti a test attitudinali e, al termine del corso stesso, un’apposita commissione valuterà inappellabilmente la loro idoneità o meno a far parte del ruolo.
Il giudizio di inidoneità alla funzione di A.A. non comporterà conseguenze per gli interessati sul piano degli incarichi loro affidati o da affidare, nell’ambito tecnico e associativo.
I candidati non idonei non possono ripetere la richiesta per l’ammissione alla qualificazione.
Per gli arbitri effettivi, i requisiti per il passaggio alla C.A.I. prevedono che non abbiano compiuto il 28° anno di età alla data del 30 giugno.
Devono inoltre essere rimasti per almeno tre stagioni sportive a disposizione dell’OTR e aver diretto, come minimo, 15 gare del massimo campionato regionale, di cui almeno 10 nell’ultima stagione sportiva.
È necessario essere stati visionati nella stagione sportiva da O.A. per un minimo di 5 e un massimo di 7 volte e da componenti dell’Organo Tecnico da un minimo di 3 a un massimo di 4 volte, riportando una media globale finale di idoneità alla categoria superiore.
Tutte le relazioni delle visionature dell’arbitro selezionato effettuate durante l’ultima stagione sportiva, dovranno pervenire al Comitato Nazionale che le trasmetterà alla C.A.I. dopo averle valutate, unitamente alla proposta di immissione nel ruolo.
Il passaggio a categorie superiori è spesso condizionato non solo dalle prestazioni in campo, ma anche dall'età, dall'esperienza e dalla capacità di superare test fisici e tecnici.
Un giovane arbitro di 17 anni, se dimostra particolare talento e maturità, può essere considerato per un salto di categoria più rapido, pur affrontando sfide maggiori.
Non di rado, arbitri più giovani hanno trovato meno difficoltà ad arbitrare una terza-seconda categoria che una juniores particolarmente "accesa", dimostrando che la capacità di gestione della gara è un fattore cruciale.
La velocità di spostamento, l'ampia visione di gioco e la capacità di intervenire tempestivamente sono indicatori di un allenamento quantitativamente idoneo e di un'ottima preparazione fisica.
La personalità dell'arbitro, la sua capacità di mantenere la disciplina sul terreno di giuoco e di prendere decisioni ponderate sono essenziali per una direzione di gara efficace.
La prevenzione e la disciplina giocano un ruolo fondamentale, così come la capacità di gestire le diverse dinamiche di una partita, che possono risultare difficoltose per diverse ragioni.
Il giudizio complessivo del collega, basato sulle sue prestazioni e sulla sua evoluzione, è determinante per le prospettive di carriera.

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