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Vi sarà capitato di sentire che aggiungere una o più palline di carta stagnola nella lavastoviglie aiuterebbe a far tornare lucide le posate in argento. È molto semplice: appallottolate un po' di carta stagnola, inserite la pallina (o più palline) nel cestello delle posate insieme all'argenteria, e fate partire la lavastoviglie. Ma funziona?

A differenza di altri trucchi casalinghi “a base di alluminio” che non hanno solide basi scientifiche - come quello della stagnola in lavatrice - questo è perfettamente motivato dal punto di vista chimico, a patto di essere consapevoli che funziona solo con l'argenteria (non ha nessuna efficacia con acciaio, ceramica o vetro) e non pulisce le stoviglie, ma le lucida. Insomma, in linea di principio funziona.

Palline di carta stagnola in lavastoviglie

La Chimica del Trucco dell'Alluminio nella Lavastoviglie

Con il tempo, l'argento puro della nostra argenteria può legarsi ad altri elementi chimici e sviluppare gradualmente uno rivestimento esterno di argento ossidato che ne riduce la lucentezza. Per fare un esempio, se l'argento (Ag) incontra composti contenenti zolfo (S) può produrre uno strato di solfuro di argento (Ag2S), che ha un aspetto decisamente più opaco.

Per rimuoverlo occorre “staccare di dosso” lo zolfo dall'argento in modo che gli atomi del nostro metallo possano tornare single e far tornare lucide le nostre stoviglie. È proprio qui che entra in gioco la carta stagnola.

L'alluminio (Al), infatti, per lo zolfo è più attraente dell'argento: tra loro c'è più chimica, per usare un gioco di parole. E infatti, se mettiamo in contatto diretto il solfuro di argento con l'alluminio, lo zolfo tenderà a rompere il suo legame con l'argento per costruirne uno con l'alluminio. La reazione chimica è questa:

3 Ag2S + 2 Al → 6 Ag + Al2S3

Vedete cos'è successo: l'alluminio ha rubato il partner all'argento. Lo zolfo, che prima stava con l'argento, si è legato all'alluminio producendo solfuro di alluminio (Al2S3). Fuor di metafora, questa è una reazione di ossidoriduzione, cioè in cui avviene un passaggio di elettroni tra una specie chimica che li cede (cioè si ossida) e una specie chimica che li riceve (cioè si riduce). In questo caso, l'alluminio si ossida e il solfuro di argento si riduce, trasformandosi in argento metallico. Che è esattamente quello che volevamo.

Schema reazione chimica solfuro di argento e alluminio

Per convincere lo zolfo a lasciare l'argento e mettersi con l'alluminio, però, quest'ultimo ha bisogno di una mano per facilitare il passaggio di elettroni. Questo aiuto, nella lavastoviglie, arriva dall'acqua in cui sono disciolti elettroliti. In questo caso parliamo principalmente di sali dissociati in ioni positivi e negativi che facilitano il movimento di cariche elettriche. Anche la temperatura relativamente alta dell'acqua del lavaggio può facilitare questo tipo di reazioni.

Il trucchetto, in realtà, non è un trucco, ma questione di chimica: si tratta una reazione elettrochimica fra l’alluminio e il bicarbonato di sodio (presente nelle pastiglie per la lavastoviglie). Le particelle responsabili dell’aspetto poco brillante delle posate vengono così catturate e eliminate.

I Limiti del Trucco per Lucidare l'Argenteria

Come dicevamo, perché avvengano le reazioni di ossidoriduzione occorre che ci sia contatto fisico tra l'argento e l'alluminio. Quindi qua incontriamo il più grosso limite di questo trucco: se mettiamo una pallina di stagnola nel cestello delle posate, difficilmente ci sarà un contatto fisico prolungato con tutta le superficie dell'argenteria che vogliamo lucidare.

C'è un'altra cosa, poi: il nostro trucco ha bisogno di elettroliti, e nella lavastoviglie possiamo contare solo sugli ioni disciolti nell'acqua del lavaggio. Ma anche qui si può fare di meglio.

Se volete far tornare lucide i vostri oggetti in argento - quindi non solo stoviglie ma anche anelli, collane o bracciali - vi conviene quindi rivestire di carta stagnola l'interno di una bacinella, inserirvi dentro il vostro argento e riempire la bacinella con acqua calda in cui avrete disciolto del sale o del bicarbonato: un metodo semplice e fai-da-te che dovrebbe dare risultati decisamente migliori.

Bacinella con argenteria e carta stagnola per lucidatura

Con qualche piccola accortezza e un po’ di sano ingegno, la vita domestica può cambiare, naturalmente in positivo. Piccole idee, scovate grazie al web, che possono lasciare stupiti e, al contempo, soddisfatti nell’aver ottenuto un risultato insperato. Qualcuno potrà pensare a magia o, più semplicemente, una burla. Dopotutto la rete ci ha abituati a fake news belle e buone di ogni tipo e, spesso, riconoscerle con rapidità evita -nella migliore delle ipotesi- di sprecare del tempo e -nella peggiore- di causare danni irreparabili. In questo caso, però, nessuno scherzo: si tratta solo di chimica. Basta mettere una pallina di alluminio in lavastoviglie per restare a bocca aperta.

Come Funziona il Trucco della Carta Stagnola (e Cosa Non Fare)

Quante volte ci è capitato di estrarre le posate dalla lavastoviglie ancora sporche o, comunque, non brillanti come avremmo voluto? Il trucco della lavastoviglie promette di risolvere il problema e di farlo con estrema facilità. Navigando in rete si trovano tanti consigli utili per migliorare l’efficienza di ciò che abbiamo in casa.

Giusto per fare un esempio, come si possono eliminare gli odori provenienti da una lavatrice. Esattamente come nel caso della lavatrice, anche per la lavastoviglie basta munirsi di un oggetto facilmente rintracciabile tra le quattro mura domestiche: la carta stagnola. Basta mettere una pallina di alluminio in lavastoviglie per ottenere un risultato professionale. Come fare? Basta porre la pallina di stagnola nel cestello delle posate. Dopo un normale ciclo di lavaggio, le stoviglie saranno brillanti come non mai. Provare per credere!

Circola in questi giorni online un post che propone - ironicamente - di tentare un esperimento con una sfera di alluminio in un forno a microonde: "Lo sapevi che se fai una palla di carta alluminio, e la metti nel microonde per tre minuti, ottieni questo risultato?", recita il testo. E mostrando, appena sotto, l'immagine di un foglio di carta stagnola appallottolato accanto al presunto risultato della cottura: una sfera metallica compatta e lucente.

Gli indizi che rendono palese l'intento sarcastico del post sono molti. Come? Lavorando pazientemente, con martello e carta vetrata, i fogli di alluminio utilizzati per avvolgere il pranzo al sacco. Basta pensare alla Tide Pods Challenge (la folle moda di mangiare detersivo), alla Condom Challenge (la stupida sfida di inalare un preservativo), o a mille altre follie diffuse tramite il passaparola sul web, per temere che qualche utente non particolarmente sveglio possa tentare davvero l'esperimento.

Che cosa accadrebbe allora alla pallina realizzata con il foglio di alluminio? Oltre a non ottenere il risultato promesso della lucente sfera, come racconta anche Bufale.net, nella migliore delle ipotesi si assisterebbe a un poco edificante proliferare di scintille all'interno della cavità del microonde. Con un pizzico di sfortuna in più, o magari lasciando davvero il forno acceso per tre minuti, si potrebbe danneggiare irreversibilmente il sistema che genera le microonde, arrivando nello scenario più drammatico a innescare un cortocircuito o un incendio.

1 Alluminio nel forno a microonde

Il motivo è che, mentre il forno a microonde è in funzione, all'interno della cavità si genera un intenso campo elettromagnetico. I metalli, che sono ottimi conduttori di elettricità, accumulano tensione elettrica tramite un processo di risonanza e tendono a scaricarla sotto forma di scintille. Queste scariche elettriche attraversano l'aria e di solito raggiungono il sistema che genera le microonde, mandandolo fuori uso. Tutto il processo provoca anche un riscaldamento, sia del metallo sia del forno stesso, da cui possono derivare danni ai circuiti elettrici.

Non è un caso che in tutte le avvertenze, tanto dei forni a microonde quanto sulle confezioni dei fogli di alluminio, si sconsigli l'uso in grandi quantità di questo metallo. Gli unici usi generalmente consentiti sono nella copertura di piccole parti di alimenti (come la coda di un pesce o le ali di pollo), ma in ogni caso avendo cura di mantenere l'alluminio lontano dalle pareti del forno. Esistono in commercio prodotti che somigliano alla carta stagnola ma che in realtà sono particolari leghe, nonché forni che consentono determinati tipi di utilizzo, entro certi limiti: il consiglio, dunque, è di verificare sempre quali prodotti si stiano impiegando prima di inserirli nel microonde, nonché di conoscere le caratteristiche tecniche del proprio forno.

Sicuramente chi ha rilanciato inizialmente sui social la proposta del folle esperimento è ben consapevole di che cosa accada inserendo una palla di alluminio nella maggior parte dei forni a microonde. Ma anche chi per primo si è ripreso mentre mangiava (per finta) una capsula di detersivo concentrato era conscio dell'assurdità del gesto, eppure le conseguenze non sono state altrettanto ridicole. Soprattutto se a vedere il contenuto è un giovanissimo, oppure una persona non particolarmente ferrata con la tecnologia e incapace di cogliere l'ironia, il rischio di fraintendimento c'è.

La Stagnola in Lavatrice e Asciugatrice: Un Confronto

La stagnola è protagonista di numerosi “trucchi della nonna” e, più di recente, “trucchi dei social”: alcuni semplicemente non funzionano, altri sono quantomeno bizzarri, altri infine hanno una certa efficacia. Ma la pallina di alluminio negli elettrodomestici funziona?

In sintesi: può avere una sua efficacia in asciugatrice, mentre in lavatrice non serve praticamente a nulla.

A cosa (non) serve la pallina di alluminio in lavatrice

L'idea di base suona più o meno così: mentre i nostri vestiti sono in lavatrice, si sfregano vigorosamente l'uno con l'altro, caricandosi elettricamente per strofinio. Dopo il lavaggio, mentre i capi si asciugano, queste cariche elettrostatiche accumulate agiscono sulla disposizione delle fibre dando talvolta ai tessuti una sensazione di ruvidezza o grinzosità al tatto. La pallina di stagnola, strofinandosi con i tessuti impedirebbe la formazione delle cariche elettrostatiche. L'alluminio della carta stagnola, infatti, essendo un buon conduttore elettrico, è in grado di prendere con sé queste cariche elettriche in eccesso facendo tornare neutri i tessuti. Insomma, l'azione della pallina di alluminio è puramente elettrostatica: questo metallo infatti non ha proprietà detergenti e l'azione meccanica sui capi è del tutto trascurabile.

In realtà, però, come vedremo anche più avanti, l'accumulo di cariche elettrostatiche è un problema più dell'asciugatura che del lavaggio. In lavatrice, infatti, i capi sono sostanzialmente immersi in acqua, che contiene elettroliti e dunque è un conduttore elettrico in grado di spostare parte delle cariche elettrostatiche accumulate. L'aggiunta di una, due o tre palline di alluminio appare quindi per lo più ridondante e la loro utilità nella maggior parte dei casi sarà marginale. Inoltre, come l'alluminio può prendere cariche da un capo, allo stesso modo, sempre per strofinio, può anche darle a un altro, visto che manca un sistema di scarico a terra delle cariche elettriche. Ultimo ma non ultimo, anche senza tenere conto di tutto questo, è tutto da dimostrare che due o tre palline di stagnola siano sufficienti per smaltire l'elettricità statica che può accumularsi in svariati chilogrammi di vestiti. L'azione degli ammorbidenti è invece molto chiara. Questi infatti contengono composti chimici che attraggono elettrostaticamente le fibre del tessuto, non solo neutralizzandole ma facendole stare ben separate un po' come quando posiamo una mano su una palla elettrostatica e i nostri capelli si rizzano. Questi composti chimici aderiscono poi alle fibre rizzate, agendo come una sorta di lubrificante.

L'Efficacia della Stagnola in Asciugatrice

Diverso è il discorso se parliamo non di lavaggio ma di asciugatura. È proprio nell'ambiente caldo e secco dell'asciugatrice che lo strofinio, soprattutto dei tessuti sintetici (che a differenza di quelli naturali assorbono meno acqua), porta all'accumulo di elettricità statica nei nostri capi. Mentre i vestiti si asciugano, infatti, le fibre sono sempre più a contatto con l'aria che con l'acqua, e l'aria è un ottimo isolante che mantiene le cariche elettrostatiche “intrappolate” nelle fibre. Ecco che qui le palline di stagnola possono avere un'utilità non trascurabile: l'alluminio può agire da ponte conduttore e, come una sorta di “mini-parafulmine”, prendersi le cariche elettriche in eccesso riducendo quindi la formazione di pieghe e la sensazione di ruvidezza. L'efficacia può naturalmente variare in funzione di numerosi fattori specifici, ma un effetto almeno in linea di principio c'è, soprattutto per i capi sintetici.

Palla di stagnola in asciugatrice

Altri trucchi per una lavastoviglie profumata: scoperto il trucco (senza inganno), non è certo finita qui! La rete è un ricettacolo infinito di idee e potenziali soluzioni. Esistono infatti altri metodi per migliorare la resa della lavastoviglie. Si possono, ad esempio, eliminare i cattivi odori inserendo nei cestelli degli spicchi di limone. Si può poi migliorare il risultato del trucco della carta stagnola arrotolata, aggiungendo anche un bicchierino di acido citrico: quest’ultimo si può utilizzare al posto del brillantante, oppure durante i lavaggi a vuoto. Il metodo promette di rendere il vostro elettrodomestico splendente come non mai.

tags: #chimica #pallone #stagnola

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