Non è stata la stagione più semplice della sua carriera, ma Gonzalo Higuain non ha perso la voglia di scherzare. Dopo essere tornato al gol nell'ultimo turno di Premier contro il Burnley (in campionato non segnava da inizio marzo) e dopo essere uscito furibondo al momento della sostituzione, l'attaccante argentino si è scatenato alla festa di compleanno di David Luiz. Un vero e proprio party in maschera, in cui il Pipita si è presentato travestito da Elvis Presley.
Parrucca in testa, occhiali scuri e la classica tuta Acqua Blue Vine indossata più volte dal re del rock sul palco di Las Vegas. E poi, ovviamente, il microfono in mano e i famosissimi movimenti di bacino. Che allora suscitarono scandalo e scalpore, ma che adesso hanno tutto un altro effetto.

Accanto a lui, sul palco, David Luiz. Il festeggiato vestito da capo indiano. Un Gonzalo Higuain scatenato, che non ci ha messo molto a catturare l'attenzione dei presenti. Ma il Pipita non è stato l'unico a sbizzarrirsi. Alla festa in maschera di David Luiz ha partecipato praticamente tutto il Chelsea.
Da segnalare anche un Rudiger versione galeotto, che ha improvvisato un balletto in stile "robot", ma anche Giroud e Kanté vestiti rispettivamente da "chicken" e da Batman. Insomma, il Chelsea ha voluto staccare un po' la spina.
Il pareggio casalingo contro il Burnley ha frenato i Blues nella loro corsa verso il consolidamento del quarto posto, impedendo loro di approfittare degli stop di Arsenal, United e Tottenham. A tre giornate dalla fine la squadra di Sarri si trova ad un punto di vantaggio dai Gunners e a tre dai Red Devils, con quest'ultimi prossimi avversari in quello che sarà a tutti gli effetti un vero e proprio spareggio Champions. Serviranno i gol di Higuain, dunque.
Da Pipita a Pipa: l'evoluzione del soprannome di Higuain
Higuain con la Juventus, da Pipita a Pipa. Gonzalo ha cambiato anche il soprannome dai tempi ormai passati, quando giocava a Napoli e tutti cominciarono aconoscerlo con il soprannome El Pipita. Curiosamente Gonzalo quel soprannome lo ereditò dal padre Jorge, che giocava a calcio in Argentina e fu soprannominato El Pipa, pare per via del naso piuttosto pronunciato. Sporgente sul viso come una pipa, o come un tubo, che è l’altro significato figurato attribuibile alla parola.
Ma ora, da Napoli e Torino, si è consumato il viaggio inverso e Higuain dai compagni bianconeri è chiamato Pipa. Me ne sono accorto guardando le partite della Juventus con il canale audio senza commento, con il solo sonoro dello Stadium: trovo bellissimo seguire le partite in questo modo. Si sentono gli applausi per le giocate, si ascoltano le voci in campo di allenatori e giocatori. Si vive in qualche modo, o meglio si ha l’illusione di vivere, l’atmosfera dello Juventus Stadium. Un’opzione che prediligo quando è possibile.
Così ho sentito Buffon chiamare il Pipa nelle azioni di calcio d’angolo, quando Higuain va in difesa per svettare di testa. Ora ho notato anche anche il sito ufficiale della Juve, Juventus.com, in un post ha ufficializzato il nuovo soprannome di Gonzalo. In fondo un ritorno alle origini.
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D'altronde il Carnevale nasce come una concessione al popolo, una panacea che fa dimenticare ogni problema che attanaglia la cittadinanza. La città non diventa solo il luogo nel quale fare incetta di peccati in vista dei sacrifici che la Quaresima imporrà, ma è motivo d’orgoglio per i brasiliani, è il momento in cui poter esprimere la propria essenza. Nel corso della festività, infatti, non c’è una semplice sfilata nella quale il ballo è centrale, ma ha luogo una vera e propria gara fra le scuole di samba, che premia chi realizzerà la danza migliore, tenendo conto anche delle scenografie, dei costumi e delle musiche.
Questo legame quasi inscindibile fra i brasiliani e il Carnevale di Rio ha spesso condizionato anche il mondo del calcio. Le storie da raccontare su giocatori “do Brasil” che hanno anteposto le esigenze del Carnevale del proprio Paese rispetto a quelle della propria squadra di calcio sono numerosissime.

Cronologicamente si colloca a metà fra la doppietta di Romario e le danze di Dinho la storia di Edmundo, legata a doppio filo con quella della Fiorentina del campionato 1998-1999. La Viola di quell’anno viene ricordata come una delle migliori di tutti i tempi, e la sua forza sono i dettami dell’allenatore Giovanni Trapattoni e, soprattutto, l’implacabile vena realizzativa di Gabriel Omar Batistuta, assistita da compagni di grande valore come il portoghese Rui Costa e proprio come Edmundo.
Dal Sudamerica porta con sé, oltre un talento cristallino, anche un soprannome: “O Animal”. L’evoluzione filologica di questo soprannome va di pari passo con quella della sua carriera. Nel 1993, il telecronista brasiliano Osmar Santos a ogni partita assegna al migliore in campo proprio il titolo di “O Animal”; un modo simpatico e originale per indicare l’uomo-partita, il man of the match o l’hombre del partido, per dirlo in lingue diverse. In quel torneo, però, accade quasi sempre che Santos affidi la palma di miglior giocatore sul terreno di gioco proprio a Edmundo. Edmundo non dimentica. Il soprannome affibbiatogli da Osmar Santos ben si sposa con il tipo di giocatore che è Edmundo: travolgente fisicamente e assolutamente istintivo. Questi episodi sono esemplificativi ma non esaustivi delle imprese extracalcistiche di Edmundo.
La foto che valse ad Edmundo la stima incondizionata degli animalisti. Questo è il singolare ritratto del giocatore che nel gennaio 1998 si presenta a Firenze. Il feeling con il predecessore di Trapattoni, Alberto Malesani, non è buono, soprattutto perché quest’ultimo si macchia della colpa di non schierarlo titolare contro il Milan; anche se era arrivato da poco in Italia, per Edmundo è inconcepibile tenere in panchina una star del calcio brasiliano come lui. La Fiorentina parte alla grande e il rendimento della squadra è così alto che la Viola termina il girone d’andata in prima posizione. Tutto però cambia il 7 febbraio. Nello scontro diretto contro il Milan - che poi si laureerà campione d’Italia - la Fiorentina pareggia, ma la brutta notizia non è questa: nel corso della partita “Batigol” si infortuna gravemente a un ginocchio. La squadra toscana deve fare a meno del proprio trascinatore. Peccato, però, che proprio in quel periodo stia per iniziare il Carnevale tanto caro a O Animal, che deve assolutamente correre a Rio per festeggiare. Il lettore giustamente noterà che c’è un contratto da rispettare, il giocatore non può fuggire liberamente in Brasile. A poco servirono le nottate fatte da Trapattoni nella speranza di convincere Edmundo a rimanere in Italia. Forse Edmundo da solo non sarebbe bastato per permettere alla Fiorentina di non perdere punti fondamentali per la corsa allo scudetto, sicuramente sarebbe stato un importante valore aggiunto. Edmundo, quando ne ha voglia, ti fa vincere una partita. Come facilmente intuibile, la parentesi di O Animal a Firenze si chiuse quell’estate. Nel 2001 sarebbe tornato in Italia, in una sfortunata e infelice esperienza con la maglia del Napoli, per poi tornare nuovamente in patria. Lì dove prendere parte al Carnevale di Rio non è assolutamente un problema di clausole del contratto.

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