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I Lepricorns sono lieti di annunciare l’uscita del loro primo Cd in italiano, intitolato “La figlia del vento”. Questo disco rappresenta un'opera ambiziosa che intreccia il patrimonio culturale italiano con le sonorità evocative di altre tradizioni europee, in particolare quelle di Irlanda, Bretagna e Scozia.

Copertina del CD

“La figlia del vento” è una dignitosa raccolta di 15 acquerelli sonori dove si racconta in modo naive i sogni fatti con poco dei nostri nonni. Il recupero delle tradizioni è un po’ il tema portante di tutto il cd che, nei 15 brani che lo compongono, narra di luoghi, cose e persone incredibili che fanno parte del passato storico del nord ma anche del sud Italia e che oggi molti tendono a dimenticare. Tra questi spiccano antiche danze dell’Appennino, cure fatte con erbe che parevano miracolose, vecchie cooperative agricole, storie di partigiani, filastrocche delle nonne.

I Lepricorns amano particolarmente le tradizioni delle nostre montagne e i temi trattati in questa fiaba: il rapporto tra uomo e natura e l’amore eterno. La canzone che dà il titolo all'album, "La figlia del vento", è tratta da una bellissima fiaba della Val di Scalve (Bergamo), trasformata in un lento dalla musica antica. Il brano è impreziosito dalla partecipazione di Vincenzo Zitello, considerato uno dei migliori arpisti celtici in Europa, che ha fatto l'onore di suonare in questa traccia.

Arpista celtico

Anche gli altri momenti/acquerelli del cd alternano favole a brani puramente strumentali, a ringraziamenti alla stagione d'oro dei cantautori, come testimonia il brano "Ciao, Faber", per poi passare ad un traditional bretone tradotto in francese. Il brano d'apertura, "Alla cooperativa di consumo", evoca scenari legati alle vecchie cooperative agricole, un tema centrale nel recupero della memoria storica italiana. Questo pezzo, se trasferito in un contesto internazionale e supportato da un budget adeguato, potrebbe dar vita a videoclip di grande impatto, pur mantenendo il suo nucleo tematico legato alle discussioni conviviali, dove sfide come quella tra Coppi e Bartali fanno da contrappunto alle differenze politiche.

La produzione de “La figlia del vento” è frutto di notevoli sacrifici economici da parte della band, in contrasto con le produzioni supportate da grandi major discografiche. Tuttavia, nonostante queste differenze di budget, i Lepricorns riescono a creare un prodotto musicale di grande valore artistico e profondità tematica, che punta a toccare le corde emotive dell'ascoltatore attraverso il richiamo a radici culturali comuni e tradizioni dimenticate.

Mappa dell'Europa con evidenziate Irlanda, Scozia e Bretagna

Il confronto con dischi come "Safety Dance" dei Men Without Hats, uscito un quarto di secolo prima, evidenzia le diverse finalità: mentre quest'ultimo puntava alle hit parade sfruttando l'onda folk per convenienza commerciale, "La figlia del vento" si immerge nelle tradizioni con un intento più autentico e recuperatorio. La sintonia d'onda tra i due prodotti risiede nella capacità di evocare atmosfere e storie attraverso la musica, sebbene con approcci e mezzi differenti.

La figlia del vento (R. Ampollini)

In sintesi, “La figlia del vento” dei Lepricorns è un'esplorazione musicale che celebra le tradizioni italiane ed europee, un ponte sonoro tra passato e presente, tra luoghi remoti e sentimenti universali. È un invito a riscoprire le proprie radici attraverso racconti, melodie e atmosfere che risuonano con la storia e l'anima dei popoli.

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