Seleziona una pagina

Tra le tante singolarità della storia della Coppa dei Campioni/Champions League una delle più rilevanti è la circostanza nella quale una formazione si aggiudica il trofeo, cambiando in corso d’opera la guida tecnica della squadra.

Quando nel mese di settembre del 1981 l’Aston Villa si presenta ai nastri di partenza della 27° Edizione della Coppa dei Campioni in qualità di esordiente nella manifestazione, non poca curiosità è riservata dal mondo del calcio a questa formazione dal nome singolare e dai pochi trascorsi fuori dai propri confini. I “Claret & Bue”, così denominati per via dei loro colori sociali, risultano essere tra i club fondatori della lega inglese, concepita e creata negli anni attorno al 1880-85 e onorano questo ruolo venendo selezionati come uno dei dodici partecipanti che nel 1888-89 danno vita alla prima edizione della First Division. La storia del club vede un periodo di importante luminosità nei primi 25 anni di attività, prestigio che porta alla conquista di 6 titoli nazionali e 6 FA Cup. A partire dagli anni ‘20 il club inizierà ad attraversare un periodo di lungo anonimato, che lo traghetterà a salire e scendere di categoria più volte, con poche soddisfazioni a contorno tra cui la conquista di un’altra FA Cup nel 1956/57 e di una League Cup nella stagione 1960/61.

Quando nel luglio del 1974 le strade del club di Birmingham e del tecnico Ron Saunders si incontrano, un forte desiderio di rivincita anima fortemente entrambe le parti. Il club di Birmingham infatti sta faticosamente uscendo dai 5 anni più complessi della sua storia, anni che lo hanno visto scivolare addirittura in Third Division nella stagione 1969/70, salvo poi riuscire a riemergere solamente due stagioni dopo. Saunders, in seguito alle buone cose fatte alla guida dei canarini del Norwich, trascorre un periodo da traghettatore nel Manchester City, che conduce dal novembre del 1973 fino all’aprile del 1974, salvo poi essere esonerato per mancanza di risultati. La stagione 1974/75, stagione del centenario per i Villans, premia subito il lavoro di Saunders, tecnico deciso e risoluto, che traghetta la squadra nuovamente in First Division, grazie al secondo posto ottenuto dietro al Manchester United, e porta nelle bacheche del club la League Cup (giocata contro il Norwich City suo ex club in una finale tra squadre di seconda divisione, in una edizione con addirittura nessun club di First Division presente fin dalle semifinali). Tale vittoria consentiva all’epoca l’accesso alla Coppa Uefa, prima partecipazione europea del club.

Negli anni successivi il tecnico, con sapienza e pazienza costruisce pezzo per pezzo una formazione completa in tutti i reparti, valorizzando il giovane Dennis Mortimer, che sarà il Capitano degli anni d’oro e innestando nel corso degli anni gente esperta come Rimmer o White, ripescato dal Newcastle dopo gli anni di gloria nel Forest, efficace come Bremner e Cowans o talentuoso come Shaw e Morley. Il grande lavoro di Saunders, oltre che sotto il profilo tecnico, consiste anche nel proteggere la squadra da pressioni esterne, circostanza questa che permette ai suoi talenti di ben amalgamarsi a tal punto da arrivare a competere per le posizioni di rilievo in First Division.

Quando la ventisettesima edizione della Coppa dei Campioni prende il via pochi accreditano la squadra di Saunders per la vittoria finale. Si arriva da ben 5 anni di dominio inglese: il Liverpool di Paisley prima e il Forest di Clough dopo hanno imperversato su tutti i campi d’Europa. L’edizione precedente aveva visto nuovamente i Reds di Liverpool imporsi vincendo una finale complessa contro gli spagnoli del Real Madrid al Parco dei Principi di Parigi, Reds che partono con i favori del pronostico. Le uniche credenziali di cui gode in qualche modo il Villa risiedono nel fatto che si tratti di un club inglese, quindi sempre in grado di creare fastidi a chiunque.

La Coppa dei Campioni sta per entrare in una nuova fase. È giunta a conclusione la decade dei ‘70, anni in cui era praticamente impensabile per un club “normale” vincere il trofeo, vista la impressionante sequenza di grandi squadre, difficilmente battibili, alternatisi sul trono d’Europa (Ajax, Bayern, Liverpool e Nottingham Forest). L’edizione 1981-82 vede ai nastri di partenza diverse squadre molto ben attrezzate per la vittoria finale (Bayern Monaco, Anderlecht, Juventus, Benfica, Real Sociedad oltre alle già citate inglesi), ma nessun “gigante” paragonabile ai colossi vincenti degli anni precedenti.

Grafico che mostra la progressione dell'Aston Villa nella Coppa dei Campioni 1981-82

L’Aston Villa inizia la sua corsa in sordina eliminando gli islandesi del Valur con un complessivo 7-0. Nel secondo turno i Claret & Blue vengono sorteggiati con la Dinamo Berlino. Esattamente come i loro connazionali del Forest due anni prima, il Villa vince in trasferta (2-1) e perde in casa (1-0) eliminando comunque gli spigolosi tedeschi dell’est. In primavera qualcosa però si rompe dentro Saunders. I non soddisfacenti risultati in campionato, le precoci eliminazioni nelle coppe nazionali e una certa difficoltà della squadra nel seguire il suo timoniere lo portano a rassegnare le dimissioni il 10 febbraio del 1982, dopo un match con l’Arsenal. È un duro colpo sia per il club che per giocatori e i tifosi, ma rappresenta anche una svolta.

Nei quarti di finale gli inglesi eliminano i temibili russi della Dinamo Kiev, altra circostanza che li accomunerà (nel medesimo turno) ai loro successori dell’Amburgo. In questo turno viene anche rispettata la tradizione del Cska Sofia come “Giants Killer” in Coppa Campioni. I bulgari, dopo aver chiuso nel novembre del 1973 il ciclo dell’Ajax e nell’ottobre del 1980 il ciclo del Nottigham Forest, di fatto chiudono la parte “nobile” della storia europea di Paisley eliminando i detentori del trofeo.

Le semifinali vedono gli inglesi affrontare i temibilissimi belgi dell’Anderlecht. I biancomalva sono nell’apice tecnico della loro storia e dispongono di una formazione temibilissima che di fatto ha già eliminato (non senza una buona dose di fortuna) la Juventus di Trapattoni. Altresì si tratta di una formazione politicamente piuttosto influente in Europa, circostanza questa che rende il giocare al Park Astrid sempre complicato. Mentre dall’altra parte del tabellone il Bayern Monaco polverizza i bulgari con un complessivo 7-4, le due partite che vedono il Villa protagonista si rivelano delle vere e proprie guerre. Nella gara d’andata giocata al leggendario Villa Park viene risolta da un colpo da maestro di Tony Morley a metà del primo tempo. Il ritorno, giocato su un campo pesante, in un clima di totale ostilità che porterà anche a scontri tra i tifosi delle due squadre (e ad una partita da giocare a porte chiuse nell’edizione successiva per i Villans) si chiuderà con uno 0-0, che di fatto porta il club di Birmingham all’atto conclusivo previsto il 26 maggio allo Stadio De Kuip di Rotterdam.

Foto dello stadio Villa Park durante la partita di semifinale contro l'Anderlecht

Il Bayern Monaco, ultimo ostacolo verso la corsa al titolo, è una squadra forte, ma non una grande squadra come quella degli anni 70. Ciò nonostante i bavaresi partono con il favore del pronostico e fin dai primi minuti del match, giocati in uno stadio con qualche vuoto, danno l’idea di poter presto sopraffare gli avversari. Tanto più quando dopo pochi minuti il portiere titolare inglese Jimmy Rimmer lascia spazio a Nigel Spink per infortunio, consolidando una sua sfortunata tradizione che non gli permetterà di essere protagonista nelle finali di Coppa dei Campioni, tradizione inaugurata nel 1968 quando Matt Busby allenatore del Manchester United, gli preferì per il match conclusivo a Wembley contro il Benfica il più accreditato Alex Stepney. Il resto è storia nota. Spink gioca la partita della vita. Il Bayern schiuma rabbia e nonostante provi ad impattare la partita mosso più dall’orgoglio che dalla lucidità, perde la sua prima finale europea.

L’Aston Villa emula il Nottingham Forest e si porta a casa la Coppa dei Campioni al debutto nella manifestazione. I ‘Villans”, che avevano aspettato settantuno anni prima di vincere il loro settimo titolo nazionale, si impongono un po’ a sorpresa in questa edizione ribadendo ancora una volta la superiorità britannica (sesto trionfo consecutivo). Il Villa è una squadra nel vero senso della parola, non ci sono primedonne ma tutti sono dediti alla causa comune, dal capitano Mortimer, al regista Cowans, dalla giovane promessa Shaw all’ariete Withe. Il primo turno contro gli islandesi del Valur è una passeggiata, ma già negli ottavi l’avversario, la Dinamo Berlino, è di quelli da prendere con le molle. In Germania i “Villans” vincono 2-1 e ipotecano il passaggio del turno, ma al Villa Park rischiano di compromettere tutto concedendo una rete al tedesco Terletzki. Come già due anni prima contro il Nottingham, la Dinamo Berlino espugna un campo inglese, ma ancora una volta questo non le basta per andare avanti. Nei quarti che fanno una vittima eccellente, i detentori del Liverpool eliminati dal Cska Sofia come il Nottingham l’anno prima, il Villa resiste a Kiev contro la Dinamo di Blochin, serbatoio della nazionale sovietica, e con un grande Gary Shaw trionfa 2-0 nel ritorno. In semifinale basta una rete di Tony Morley al Villa Park per avere la meglio sull’Anderlecht e raggiungere la finale di Rotterdam.

Immagine iconica della vittoria dell'Aston Villa in Coppa dei Campioni

Ad aspettare i debuttanti inglesi c’è l’esperto Bayern Monaco, favorito da sorteggi benigni. Rummenigge e compagni sono gli ovvi favoriti e anche la tradizione è dalla loro parte: finora in quattro finali (Coppa delle Coppe ’63 e le tre di Coppa dei Campioni) il Bayern non ha mai perso. Durante tutta la manifestazione il punto di forza dell’Aston Villa si è dimostrata la difesa, perforata solo due volte, entrambe dalla Dinamo Berlino, e in finale gli inglesi impostano giustamente una gara di contenimento. Il pallino del gioco è stabilmente in mano al Bayern ma Rumenigge, Breitner e Dremmler non riescono a far breccia nella retroguardia britannica, privata dopo pochi minuti del portiere titolare Rimmer, sostituito degnamente da Spink. La ripresa inizia con l’arrembaggio del Bayern, ma l’Aston Villa resiste. Lo sforzo profuso dai bavaresi è grande e quando rifiatano vengono puniti dal primo attacco inglese, un contropiede guidato da Morley sulla sinistra con cross rasoterra che incontra il piatto di Withe a centro area per l’1-0. È il gol decisivo, i tedeschi sono troppo stanchi e avviliti per riuscire a rimontare. Il Bayern non merita di perdere, ma gli inglesi si sono dimostrati molto diligenti tatticamente giocando nell’unico modo possibile per non soccombere di fronte alla maggior classe dei tedeschi. È la sesta vittoria inglese consecutiva.

Turno Partita Risultato
Preliminare Aston Villa vs Valur 7-0
Ottavi Dinamo Berlino vs Aston Villa 2-2 (agg.)
Quarti Dinamo Kiev vs Aston Villa 0-2
Semifinale Aston Villa vs Anderlecht 1-0
Finale Aston Villa vs Bayern Monaco 1-0

Gary Shaw è uno dei tanti giovani promettenti del calcio inglese che si sono persi per strada, senza sfruttare appieno il loro enorme potenziale. Attaccante veloce e guizzante, si era affermato nella stagione ’80-81 segnando diciotto reti nella cavalcata vittoriosa del Villa nel campionato inglese. La stagione della Coppa Campioni non inizia bene, ma dai quarti in avanti Shaw cambia nuovamente marcia tornando sui livelli dell’anno precedente. Indicato come la grande speranza calcistica inglese degli Anni 80, Shaw non terrà fede alle promesse, racimolando qualche presenza nell’Under 21 e poi sparendo di scena, complice anche un paio di gravi infortuni.

Con l’innesto dell’irlandese Liam Brady, decisivo nella conquista dello scudetto nella stagione precedente, la Juve si augurava di avere nel proprio DNA il tocco di sangue britannico sufficiente per vincere finalmente la competizione dominata dai sudditi della regina Elisabetta. Il primo turno riserva alla Juve un nuovo viaggio in Scozia, questa volta contro i biancoverdi del Celtic. Al Celtic Park Trapattoni imbastisce una squadra molto accorta - fuori una punta come Virdis, dentro l’emergente mediano Bonini - che non soffre le folate scozzesi. La Juve, alla fine, meriterebbe il pari per avere dominato un primo tempo in cui non è riuscita a concretizzare una netta superiorità, ma esce battuta per una sfortunata autorete di Scirea nella ripresa. I bianconeri tuttavia a Torino non danno scampo agli scozzesi: Virdis, cogliendo clamorosamente in contropiede la difesa del Celtic, e Bettega con un eurogol in mezza rovesciata firmano già nel primo tempo le reti necessarie ad avanzare. Il secondo turno, contro l’Anderlecht, è ancora più insidioso. Come contro il Bruges quattro anni prima la Juve soffre tremendamente il sistematico ricorso al fuorigioco da parte dei belgi, non riuscendo a sviluppare i propri schemi. La partita prenderebbe probabilmente una strada diversa se l’arbitro inglese White non annullasse inspiegabilmente un gol regolare di Brio in apertura. I bianconeri escono da Astrid Park con il pesante passivo di 3-1, ma l’unico gol di Marocchino, che ha pareggiato il primo vantaggio belga, tiene ancora viva qualche speranza. Al “Comunale” si capisce subito che la serata per la Juve non sarà delle più felici: gli uomini di Trapattoni partono di gran carriera e dopo pochi minuti Bettega colpisce il palo con un colpo di testa che ha già superato il portiere dell’Anderlecht. Alla mezz’ora, poi, il patatrac, quando lo stesso Bettega si rompe il legamento collaterale del ginocchio sinistro in uno scontro fortuito col portiere belga Munaron; sarà costretto a un lungo stop (perdendo il treno per Spagna 82). La Juve, condizionata da questa perdita, subisce il gol di Geurts su punizione. Demotivati e sfiduciati, i bianconeri pareggiano con Brio, ma ormai la qualificazione ha preso la strada del Belgio.

Aston Villa 1-0 Bayern Monaco Tutti i gol e gli highlights estesi 1982

tags: #aston #villa #anderlecht #kiev #coppa #campioni

Post popolari: