Sassuolo, situata nell'area pedecollinare modenese al confine con la provincia di Reggio Emilia, è una città di grande rilevanza storica e industriale. È nota principalmente per la produzione di ceramica e piastrelle, settori che rendono Sassuolo uno dei maggiori centri industriali dell'intera regione.
Il territorio di Sassuolo, in parte pianeggiante e in parte collinare, è situato nella media valle del fiume Secchia, sulla sua destra idrografica. I rilievi caratteristici della zona sono i calanchi, costituiti da argille scagliose a giacitura caotica, la cui formazione è provocata dall'erosione del terreno. La presenza del calanco costituisce uno dei motivi principali per cui lo sviluppo economico e industriale nel dopoguerra è stato così forte.

Le Origini del Nome e i Primi Insediamenti
Non si sa di preciso da dove derivi il toponimo di Sassuolo. Attualmente esistono due teorie. La prima fa riferimento all'origine latina del nome, Saxolum, ossia l'unione di due parole, da un lato "Saxum" ossia sasso e dall'altro "Solum" ossia terreno. La seconda teoria invece fa riferimento all'olio di sasso, che non sarebbe altro che il petrolio, un elemento molto presente nel sottosuolo sassolese. Tuttavia, dato il disegno al centro dello stemma cittadino, su cui sono raffigurati tre colli emergenti dalle acque, si pensa che la prima teoria sia quella più veritiera, tanto che sotto lo stemma si legge "sic ex murice gemmae" ossia "da roccia sono sorte gemme".
La presenza delle terramare in territorio sassolese durante l'età del bronzo è attestata dal ritrovamento di un insediamento terramaricolo nei pressi della località di Pontenuovo (o Ponte Nuovo), avvenuto nel 1861 grazie al naturalista modenese Pietro Doderlein. Sopralluoghi successivi, effettuati in epoche diverse da Arsenio Crespellani e Fernando Malavolti, delinearono in maniera più precisa la fisionomia dell'insediamento. Dal disegno topografico di Crespellani, datato 1870, si deduce che fosse di forma rettangolare e che si trovasse nella zona mediana delle prime colline sassolesi, a fianco della strada provinciale.
Da epoche remote i Liguri Friniati abitavano l'Appennino reggiano-modenese. Un importante testimonianza della loro presenza nel territorio sassolese deriva da valle Urbana, toponimo derivato dalla tribù ligure degli Urbanates. A seguito della grande invasione gallica del Nord Italia nel IV secolo a.C., i Liguri Friniati sono sospinti dall'alta pianura alle alture dell'Appennino. Sassuolo è localizzata nel cuore del territorio insediato dai Galli Boi. Con la sottimissione dei Boi e dei Friniati nel II secolo a.C. inizia il processo di romanizzazione.
Sassuolo fu abitata anche in epoca romana, e ciò è deducibile grazie al ritrovamento, nella zona collinare di Montegibbio, di numerosi reperti archeologici risalenti a quel periodo, come le fondamenta di una villa dedicata alla dea Minerva, scoperte tra il 2006 e il 2007. La sequenza insediativa della villa è suddivisa in quattro fasi, la prima del I secolo a.C., le altre tre dell'epoca imperiale.
Il Medioevo e il Dominio delle Grandi Famiglie
Il borgo di Sassuolo viene citato per la prima volta in un atto notarile del 980. Nel 1039 entrò a far parte dei domini di Bonifacio di Canossa, passati poi nel 1076 alla figlia Matilde. In un documento datato 14 aprile 1191, viene riportato che il nobile Cacciaguerra prestò giuramento assieme al fratello Guido e divenne signore di Sassuolo. Nello stesso documento, fu citato per la prima volta il cognome Della Rosa.
Sotto il dominio degli Este, iniziato con il governo di Alberto V d'Este, i cittadini sassolesi persero la loro indipendenza da Modena e furono costretti a pagare nuove tasse. Alberto V morì nel 1393 e fu succeduto dal figlioletto Niccolò III. Nel 1432 Niccolò III affidò il governo di Sassuolo e dei territori circostanti al suo ministro Jacopo Giglioli, che fu poi succeduto da una lunga schiera di podestà, che agirono per conto dei marchesi Leonello, Borso ed Ercole I d'Este.
Il castello di Montegibbio, eretto nel 920 nell'omonima frazione, fu inizialmente utilizzato dai canonici del Duomo di Parma per difendersi dagli attacchi degli ungari, poi entrò a far parte dei possedimenti di Bonifacio di Canossa e della figlia Matilde, e infine passò ai signori Della Rosa di Sassuolo.

L'Età Moderna: I Pio e il Palazzo Ducale
Nel XV secolo, i Pio di Savoia assunsero il potere a Sassuolo. Essendo Giberto Pio gravemente malato, l'investitura fu ricevuta dal di lui figlio, Alessandro, che all'epoca aveva solo dodici anni. Il 5 giugno 1501 un potente terremoto distrusse i castelli di Montegibbio, di Maranello e di Castelvetro e causò ingenti danni a tutti gli insediamenti del territorio, tra cui Sassuolo.
Nel 1505 Alessandro Pio, ormai adulto, cominciò a governare. La sua reggenza fu però caratterizzata dalle terribili lotte tra il Papato e gli Estensi, a causa delle quali fu costretto a cedere brevemente al comune di Modena il feudo sassolese, per poi recuperarlo successivamente. Alessandro Pio si occupò poi di ampliare il paese a livello urbanistico, facendo costruire l'odierna piazza Garibaldi con l'annessa torre dell'orologio.
Ultimo signore di Sassuolo fu Marco Pio di Savoia. L'ambiziosità del Pio fu però mal vista dagli Estensi, i quali, secondo alcuni storici, ne avrebbero ordinato l'uccisione. Il 10 novembre, mentre si trovava a Modena, subì un grave attentato, morendo diciassette giorni dopo senza alcun erede maschile.
Con il ritorno degli Estensi, Sassuolo fu scelta come sede di villeggiatura. Già dal settembre 1609, durante il governo di Cesare d'Este, la moglie e i figli del duca si trasferirono nella cinquecentesca Palazzina della Casina per beneficiare dell'aria salubre che si respirava. Il duca Francesco I d'Este, che governò dal 1629 al 1658, volle invece esaltare lo splendore di Sassuolo incaricando l'architetto Bartolomeo Avanzini di trasformare il castello dei Pio in un vero e proprio palazzo. Gli affreschi furono commissionati al pittore francese Jean Boulanger e le tele ad artisti quali il Guercino e Salvator Rosa.

Il Periodo Napoleonico e l'Unità d'Italia
Alla fine del XVIII secolo, più precisamente il 14 novembre 1796, Sassuolo fu occupata dalle truppe di Napoleone Bonaparte e attraversò un periodo di grande crisi economica, provocata dalle tensioni sociali che si manifestavano in frequenti lotte intestine tra filo-francesi e antifrancesi. Nel 1814, sconfitto Napoleone, il ducato di Modena, con Sassuolo, passò nelle mani di un ramo cadetto della casa asburgica, strettamente imparentata con gli storici duchi, gli Austria-Este.
Il nuovo duca Francesco IV tentò di restaurare l'equilibrio politico del periodo prenapoleonico, ma incontrò l'opposizione dei sassolesi, che desideravano l'Unità d'Italia. Il suo successore, Francesco V, abdicò l'11 giugno 1859, ponendo fine per sempre al dominio degli Estensi su Sassuolo.
A seguito dell'Unità d'Italia, Sassuolo attraversò un periodo di grande sviluppo urbanistico e aumento demografico. La giunta comunale liberal-conservatrice, che governò il paese tra il 1860 ed il 1902, ordinò la realizzazione del ponte Sassuolo-Veggia sul fiume Secchia (1872) e di una strada che collegasse il paese con la frazione collinare di Montegibbio (1863). In più, furono costruite le ferrovie Sassuolo-Modena e Sassuolo-Reggio Emilia, inaugurate rispettivamente nel 1883 e nel 1892.
Sassuolo e la Tradizione Ceramica
Sassuolo e Fiorano sono note come il Distretto Ceramico, accomunate da un'economia che si è sviluppata attorno alla produzione ceramica e che è tutt'ora da esempio a livello mondiale quale distretto industriale di primo piano. Tuttavia, questa tradizione affonda le proprie radici nel passato e nei simboli che li contraddistinguono. Fu l'antica civiltà di Fioranese, risalente a 5 o 6 mila anni fa, che per prima comprese quanto fosse utile l'argilla per creare contenitori ed oggetti di uso quotidiano, proprio per la propria malleabilità se bagnata e resistenza una volta cotta. Gli storici la chiamano Cultura di Fiorano che si sviluppò con le proprie città tra Mezzavia di Sassuolo e Prignano, allargando i propri commerci, sembrerebbe anche oltre al nord Italia.
Infatti bisognerà attendere il 1741, anno in cui un gruppo di imprenditori locali fondò la prima società dedita alla produzione di maiolica. Il suo successo fu quasi immediato, facilitato anche dall'interesse del duca Francesco III d'Este. Gli imprenditori Giovanni Maria Dallari, il Conte Ferrari Moreni e Giovanni Maria Rubbiani, con i rispettivi figli, crearono una produzione di piastrelle ceramiche da rivestimento ottenendo di fatto il monopolio.
Tuttavia anche in questo caso è necessario fare un salto di altri due secoli in avanti per vedere lo sviluppo di questo distretto. Infatti, si inizia a parlare di distretto solo dal 1953, ovvero quando in zona Sassuolo e Fiorano si contavano già 36 aziende con 6.500 addetti. Ciò che avvenne nei tre decenni successivi è qualcosa di straordinario. Infatti nel 1985, cioè solo 32 anni dopo, il Distretto contava 360 imprese e dava da lavorare a 31.600 persone, producendo 417 milioni di metri quadri ogni anno. Tuttavia dai primi anni 2000 e poi con la crisi del 2008 nuovi concorrenti si sono affacciati sulla scena globale, infatti oltre alla Spagna, storica rivale europea, oggi la competizione è anche in Cina, Turchia e Brasile.

DISTRETTO INDUSTRIALE SASSUOLO
Il Novecento e il Dopoguerra
In seguito all’annuncio di Badoglio dell’avvenuto armistizio l’8 settembre 1943, la città fu subito occupata dalle forze armate tedesche e il 9 settembre si manifestò una prima forma di resistenza militare dell’Esercito italiano ai tedeschi da parte dei soldati e cadetti dell’Accademia militare di Modena, che aveva la sua sede estiva nel Palazzo Ducale di Sassuolo, al comando del generale Ugo Ferrero.
Durante il conflitto anche Sassuolo fu scossa da alcuni fatti di sangue. Il 23 giugno 1944 avvenne uno scontro a fuoco tra due partigiani e una motocarrozzetta di tedeschi presso Levizzano, frazione di Baiso, nel quale perse la vita il partigiano sassolese Stefano "Nino" Piccinini. Sassuolo non fu tuttavia esente da episodi criminosi verificatisi nel periodo immediatamente successivo alla fine della guerra. Il 13 maggio 1945 i partigiani prelevarono dalle loro abitazioni i cittadini sassolesi Umberto Matteotti, Mario Monti, Carlo Mucchi, Giuseppe Bonilauri e Battista Prandini, poi tutti assassinati sul greto del fiume Secchia.
Architettura Religiosa e Civile
La Chiesa di San Giorgio, situata in piazza Martiri Partigiani, è il principale luogo di culto della città. La sua data di fondazione è sconosciuta: alcune fonti la collocano nel 1318, altre nel 1374. Intitolata a San Giorgio alla fine del XIV secolo, ricevette il titolo di chiesa parrocchiale nel 1375 e di collegiata nel 1629. Nel 1755 l'architetto veneziano Pietro Bezzi fu incaricato di costruire una nuova chiesa basandosi sugli standard dell'architettura emiliana dell'epoca, ma nel 1757 fu sostituito da Domenico Lucenti e Giovanni Battista Massari, i quali apportarono diverse modifiche al progetto originale.
La Chiesa di San Francesco in Rocca fu costruita negli anni 1650-53 su disegno di Bartolomeo Avanzini. Eretta accanto al Palazzo Ducale, aveva la funzione di cappella della famiglia d'Este: era infatti collegata al palazzo principale da un passaggio segreto, che i duchi di Modena percorrevano per andare ad assistere alla messa.
La Chiesa di San Giuseppe fu costruita nel 1640 grazie ai finanziamenti di Costanzo Teggia, sorge sulle ceneri di un precedente oratorio, risalente al XV secolo e utilizzato dai membri della famiglia Pio come luogo di sepoltura. La pala d'altare (San Giuseppe in gloria fra san Costanzo Vescovo e san Filippo Benizzi, 1640 o 1645), commissionata da Costanzo Teggia, è opera del veronese Antonio Giarola.
Il camposanto monumentale di San Prospero, costruito dall'architetto Giovanni Lotti sul sito in cui erano state seppellite le vittime della peste del 1630, iniziò ad essere utilizzato per le sepolture nel 1801. Fu poi sottoposto diverse volte a dei lavori di ingrandimento fino al raggiungimento, nel 1924, delle attuali dimensioni. Caratteristiche del cimitero sono le tombe di famiglia in ceramica sassolese, tra le quali spiccano il monumento funebre della famiglia Strucchi, quello dei Rubbiani, realizzato dal fiorentino Carlo Casaltoli nel 1891, e quello dei Marazzi, con il busto del giovane Eusebio, opera del 1933 del sassolese Fernando Prampolini.
Altre chiese di rilievo includono la Chiesa di Madonna di Sotto (risalente al 1287), la Chiesa di Sant'Anna (costruita nel 1610, adibita inizialmente a ospizio per i pellegrini, poi a ospedale ed infine a caserma) e la Chiesa di Santa Chiara (edificata a partire dal 1613 e benedetta dal vescovo di Reggio nel 1629, fu utilizzata inizialmente come monastero e poi dal 1798 come ospedale per gli infermi).
Il simbolo della città è senza dubbio il Palazzo Ducale, considerata una delle Delizie Estensi e che fu utilizzato dal duca Francesco I d'Este in poi come residenza estiva dei duchi di Modena. Un palazzo famoso per i suoi affreschi interni, a cui si può già fare accenno nel limitrofo Santuario di San Francesco in Rocca. Girando per la città, nella zona più antica si incontrano invece la chiesa di San Giorgio, il protettore dei sassolesi, poco distante si trova Piazza Garibaldi, il centro serale per i cittadini, con il simbolo della città ovvero la torre dell'orologio.

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