Un'Alfa Romeo in vista frontale è inconfondibile: tutti riconoscono immediatamente lo scudo centrale con due prese d'aria orizzontali ai lati. Questa combinazione, forse il “volto” più famoso nel mondo dell’auto, si chiama “trilobo”, e nasce negli anni trenta. Prima di allora, c’era poco spazio per lo stile: il “muso” delle auto era costituito dal radiatore affiancato dai gruppi ottici, e (talvolta) protetto con una grata dalla ghiaia delle strade. Ma non appena le forme iniziano a ingentilirsi, compare lo scudo Alfa Romeo - e quando diventa troppo piccolo per raffreddare motori sempre più potenti, compaiono le due prese d'aria laterali, che fin da subito gli appassionati ribattezzano “baffi”.
Lo scudetto nacque a metà anni 30, quando le Alfa Romeo con il modello 6C 2300 passarono da un radiatore squadrato, simile a quello di molte altre marche, ad una nuova calandra anteriore sagomata. Questa griglia veniva montata sia sulle vetture berlina con Carrozzeria Alfa realizzate interamente dalla casa che sulle berlinette e le cabriolet realizzate dai più celebri carrozzieri dell'epoca, come Touring e Castagna. Lo scudetto fu poi rielaborato sulle 6C 2500 realizzate durante la guerra dalla Carrozzeria Touring: tale versione aggiornata comparve per la prima volta su alcuni progetti del 1941.
Il medesimo stilema dello scudetto fu quindi confermato sulla Alfa 1900, ovvero sul primo nuovo modello prodotto dall'Alfa Romeo dopo la fine della seconda guerra mondiale. Sulla 1900 debuttò anche un frontale a tre aperture che in seguito fu definito "trilobo": le due aperture laterali, che erano collocate nella parte inferiore del muso, erano divise dalla presa d'aria centrale, che era rappresentata dallo scudetto.

Il trilobo fu poi confermato nel 1955 sulla Alfa Giulietta, che sostituì la 1900, ma non venne previsto sulla Alfa Giulia del 1962 per lasciare spazio a prese d'aria laterali collocate sullo stesso piano dello scudetto e in continuità con esso: in altri termini le aperture laterali non erano distinte dalla presa d'aria centrale, ma rappresentavano una semplice griglia contigua allo scudetto.
La definizione legata alla denominazione trilobo prevede l’introduzione di tre settori di cerchio di raggio minore posti in una qualche tipologia d’arco, elementi che poi si incontrano per definire spigoli sporgenti. Una caratterizzazione che fornisce soggetto e complemento di un tratto distintivo a matrice Alfa Romeo che in accordo col celeberrimo scudetto non può più fare a meno di un elemento così forte e caratterizzante che si porta dietro sin dagli Anni ’30.
A torto o ragione secondo un ragionamento condotto dall’Alfa Romeo stessa, che quest'anno sta riportando alla luce storie ed elementi che hanno caratterizzato questi suoi primi 110 anni di vita, la vettura che ha riportato in luce “molti riferimenti alla storia del marchio” è quella bellissima 8C Competizione partorito dall’instancabile Wolfgang Egger. E a dire il vero hanno ragione: la vettura portava in dote una fanaleria strettamente derivata da quella apparsa sull’iconica 33 Stradale molti decenni prima, mentre l’aspetto posteriore era caratterizzato da un design di ispirazione Giulietta SZ “la prima coda tronca della storia dell’auto” come riportato dalla stessa Alfa Romeo. Impossibile non rendere omaggio anche alle Giulia TZ che la 8C rimarcava nei fanali tondi posti dietro. Le citazioni quindi non mancavano visto che come aggiunto ancora da Alfa “la 8C Competizione possiede come riferimento le vetture storiche del marchio e ne evidenzia i tratti distintivi”.
Elementi irrinunciabili: Si può dire che il trilobo accoppiato allo scudetto Alfa Romeo appare ovviamente ben visibile sulla 8C Competizione, bisogna darne merito, ma lo abbiamo visto riproposto in maniera finalmente più armonica sulla Alfa di fine Anni ’90 provenienti dalla matita di Walter De Silva: la 156 su tutte. Nell’immaginario collettivo un’Alfa Romeo viene identificata, oltre che dal suo logo col celebre Biscione che spesso ne certifica anche un ulteriore denominazione, proprio dallo scudetto e dal trilobo.
Come si diceva, le Alfa Romeo possiedono questa impostazione stilistica del frontale già a partire dagli Anni ’30. A quel tempo la sezione centrale del frontale di molte vetture era caratterizzata da un grosso radiatore al quale venivano affiancati i fari. Quando apparve lo scudetto Alfa Romeo le sue misure furono ben presto particolarmente generose. In ogni caso ad un certo punto ci fu bisogno di aprire maggiormente il frontale poiché la sola apertura centrale non garantiva i corretti standard di raffreddamento a motorizzazioni diventate via via sempre più performanti: bisognava aggiungere due prese d’aria ai lati e il gioco era fatto.
Il trilobo debuttò quindi come simbolo vero e proprio a cominciare dalla 6C 2500 Freccia d’Oro. Sulla 1900 appariva imponenti mentre diventava più sottile sulla bella Giulietta. Da lì in avanti non venne mai più abbandonato, anche quando le linee esterne delle vetture diventavano via via sempre più votate all’impostazione retta e poco curvata: negli Anni ’70 e ’80 diventa si più piccolo ma rimane, per fortuna.

Dalla seconda parte degli anni 2010 il trilobo caratterizza tutti i modelli del marchio del Biscione: si può infatti trovare sulla MiTo, sulla Giulietta, sulla 4C e sulla Giulia del 2016.
Il primo scudetto appartiene al periodo che va dal 1910 al 1915. Di forma circolare, è diviso in due parti: nella metà sinistra porta una croce rossa su fondo bianco; in quella destra, il serpente-drago dei Visconti che divora un nemico. A separare le parole Alfa e Milano, due nodi Savoia. La croce ricorda il fregio del battaglione lombardo partito per la Prima Crociata nel 1095. A capo dell'esercito, diretto in Terra Santa, c'era Ottone Visconti, signore di Invorio e di Oleggio Castello, antenato di quei Visconti che, trecento anni più tardi, sarebbero diventati signori di Milano. Cinque anni dopo, al ritorno in patria dei crociati lombardi, la città adotta la stessa croce come insegna del comune, a riconoscimento del valore militare dimostrato in battaglia dai suoi cavalieri.
Più curiosa ancora la storia del Biscione. Il simbolo, che rinvia alla forza, alla sagacia e alla potenza, appartiene alla tradizione dei Longobardi, presso i quali il serpente in campo azzurro era considerato un portafortuna e utilizzato sulle bandiere di guerra. Nel 1295 Matteo Visconti - diventato signore di Milano - chiede agli scrittori di corte di creare una "saga dei Visconti" che nobiliti un passato non particolarmente brillante. La scelta cade sul retaggio longobardo e il serpente diventa l'emblema dello stemma trecentesco. Per rafforzare ancora più il fantasioso legame tra la famiglia dei Visconti e l'antica popolazione, nasce la leggenda del longobardo Uberto, antenato di Matteo, che liberò le campagne circostanti uccidendo un terribile drago. A questo punto gli araldisti di corte creano il Biscione: il corpo è del serpente longobardo, la testa del drago.
Lo scudetto originale dell'Alfa Romeo subisce una prima modifica nel 1913, quando le lettere di ottone diventano bianche con contorno dorato e di maggior spessore. Nel 1915 Nicola Romeo rileva la società e tre anni dopo, a conclusione del primo conflitto mondiale, alla parola ALFA (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili) viene sostituita la dizione "Alfa Romeo". Il marchio, quindi, resta invariato fino al 1925, quando - dopo la conquista del primo Campionato del mondo - ai simboli precedenti si aggiunge una corona d'alloro in metallo argentato che percorre l'intera circonferenza. Cambiano anche il colore del contorno, delle lettere e dei nodi, che diventano anch'essi argentati. Una curiosità: nel 1932 sulle vetture destinate alla Francia, appare l'insolita scritta "Alfa Romeo Paris". Nel 1946, con la proclamazione della Repubblica italiana, i due nodi sabaudi scompaiono dallo scudetto circolare, rimpiazzati da linee ondulate. Bisognerà attendere il 1971, quando viene inaugurato lo stabilimento di Pomogliano d'Arco (Napoli), per vedere l'ultima modifica. Lo scudetto prende uno stile più moderno, il disegno del Biscione diviene fortemente stilizzato e scompare il trattino fra Alfa e Romeo. Inoltre, la perdita del carattere esclusivamente lombardo della marca, suggerisce in questa occasione l'abolizione della parola "Milano".
Il trilobo è un arco la cui linea d’intradosso risulta formata di tre settori di cerchio di raggio minore di quello dell’arco, che s’incontrano formando spigoli sporgenti. Secondo Alfa Romeo, che sta percorrendo a ritroso il suo passato in un 2020 che contraddistingue il 110° anno della sua storia (oltre a essere un anno disgraziato per l’aspetto coronavirus, ma questo è un altro discorso), è la 8C Competizione di Wolfgang Egger ad aver riportato alla luce lo stile degli anni che furono, coniugandolo con il suo presente (nello specifico, il primo decennio del millennio attuale).
I significati nascosti dei loghi delle case automobilistiche (ALFA ROMEO è 😱) | Storie di Brand
In pochi secondi sfreccia oltre un secolo, di emozioni e di vittorie. E di auto che hanno indirizzato la storia delle quattro ruote. “L’Alfa Romeo non è una semplice fabbrica di automobili. Le sue auto sono qualche cosa di più che automobili costruite in maniera convenzionale. Ci sono molte marche di automobili, e tra esse l’Alfa occupa un posto a parte. È una specie di malattia, l’entusiasmo per un mezzo di trasporto. Queste le parole di Orazio Satta Puliga, nel 1946 “direttore della progettazione e delle esperienze” di Alfa.
Nel 2014 la Harrison Custom Guitar Works ha realizzato una chitarra elettrica ispirata allo storico scudetto Alfa Romeo. Lo strumento musicale è stato prodotto in undici unità: una per ogni decade di storia del marchio italiano.
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