Roberto Baggio, nato a Caldogno (Vicenza) il 18 febbraio 1967, è una figura iconica del calcio mondiale, celebrato come il calciatore italiano più famoso degli anni Novanta e l'attaccante italiano più prolifico degli ultimi trent'anni. La sua carriera, costellata di giocate di eccezionale livello nonostante un fisico minuto e numerosi infortuni, è stata caratterizzata da un carattere mite, una profonda fede buddista e un amore incondizionato da parte dei tifosi.
Nonostante la sua popolarità, la sua carriera è stata segnata da frequenti controversie con allenatori, l'ultima delle quali con Marcello Lippi, con cui ha condiviso l'esperienza alla Juventus e all'Inter. La sua autobiografia, pubblicata nel dicembre 2001, ha ulteriormente alimentato il dibattito.
Baggio iniziò la sua carriera nel Vicenza, in Serie C1, nel 1982. Nel 1985, a soli 18 anni, passò alla Fiorentina. Un grave infortunio ai legamenti del ginocchio destro, subito in una delle ultime partite con il Vicenza, lo tenne lontano dai campi per oltre un anno e richiese due interventi chirurgici. Nonostante ciò, una volta tornato in campo, divenne immediatamente l'idolo dei tifosi fiorentini, la cui reazione alla sua cessione alla Juventus nell'estate del 1990 fu veemente.

La sua consacrazione a livello internazionale avvenne durante i Mondiali di Italia '90, dove un gol memorabile contro la Cecoslovacchia catturò l'attenzione del mondo. Il 1993 fu un anno d'oro per Baggio alla Juventus, culminato con la vittoria della Coppa UEFA e del Pallone d'Oro. Nel 1994, contribuì con cinque gol all'avventura dell'Italia di Arrigo Sacchi fino alla finale del Mondiale USA, persa ai rigori contro il Brasile, con l'errore decisivo proprio di Baggio.
Nel 1995, il passaggio al Milan non fu privo di difficoltà nei rapporti con l'allenatore Fabio Capello. Considerato da alcuni al tramonto della carriera, nel 1997 si trasferì al Bologna, dove visse una sorprendente rinascita, segnando 22 gol in campionato e guadagnandosi la convocazione per la sua terza Coppa del Mondo. In Francia, pur partendo spesso dalla panchina, realizzò due reti, diventando l'unico calciatore italiano ad aver segnato in tre Mondiali diversi.
L'esperienza all'Inter fu caratterizzata da alti e bassi. Nell'estate del 2000, si trasferì al Brescia, dove continuò a dimostrare il suo talento fino a un nuovo infortunio. Con le squadre di club ha conquistato due scudetti (1994-1995 e 1995-1996), una Coppa Italia (1994-1995) e una Coppa UEFA (1992-1993).
Pur non avendo mai vinto la classifica dei marcatori, Baggio è il settimo realizzatore nella storia della Serie A con 205 gol. A livello individuale, i riconoscimenti includono il FIFA World Player e il Pallone d'Oro nel 1993, oltre all'edizione inaugurale del Golden Foot nel 2003. La sua grandezza è ulteriormente attestata dalla 16ª posizione nella classifica dei migliori calciatori del XX secolo di World Soccer e dall'inclusione nel FIFA 100 di Pelé.
Gli esordi e la consacrazione a Firenze
Roberto Baggio è il sesto degli otto figli di Matilde Rizzotto e Fiorindo Baggio. Dopo aver iniziato a giocare nel Caldogno, la squadra del suo paese, a 13 anni si trasferì al Lanerossi Vicenza per 500.000 lire. Nelle giovanili del Vicenza, segnò 110 gol in 120 presenze. Debuttò in prima squadra a 16 anni, il 5 giugno 1983. Nella stagione 1984-1985, chiuse la sua esperienza vicentina con 12 reti in 29 partite, contribuendo alla promozione in Serie B.
Il 5 maggio 1985, in una partita contro il Rimini, subì un grave infortunio al ginocchio destro, il primo di una lunga serie. Questo infortunio arrivò due giorni prima della firma del contratto con la Fiorentina, che lo aveva ingaggiato per 2,7 miliardi di lire. Nonostante la possibilità di recedere dal contratto, il presidente della Fiorentina decise di tenerlo. Dopo l'operazione in Francia, perse 12 kg e visse un periodo di recupero isolato.
Esordì in Serie A il 21 settembre 1986 contro la Sampdoria. Poco dopo, una lesione al menisco del ginocchio destro lo costrinse a una nuova operazione. Rientrò in campo a fine stagione, quasi due anni dopo il primo infortunio. Nella stagione 1988-1989, sotto la guida di Sven-Göran Eriksson, segnò 15 gol, formando con Stefano Borgonovo il tandem d'attacco "B2". Nell'annata successiva, siglò 17 reti, piazzandosi al secondo posto nella classifica marcatori.

Il passaggio alla Juventus e i trionfi
Il 16 maggio 1990, la finale di ritorno di Coppa UEFA contro la Juventus fu l'ultima partita di Baggio con la Fiorentina. Nello stesso mese, fu acquistato dalla Juventus per la cifra-record di circa 25 miliardi di lire più il cartellino di Renato Buso. La tifoseria viola protestò vivacemente contro la dirigenza.
Esordì con la Juventus il 1º settembre 1990, segnando l'unico gol dei bianconeri nella sconfitta contro il Napoli. Nel suo primo anno, sotto la guida di Luigi Maifredi, segnò 27 gol, di cui 9 in Coppa delle Coppe, titolo che gli valse il titolo di capocannoniere dell'edizione. La sua carriera bianconera fu però influenzata dagli infortuni, come la frattura della costola nel novembre 1992.
Nella stagione 1992-1993, fu protagonista assoluto della vittoria della Coppa UEFA, segnando una doppietta nella finale contro il Borussia Dortmund. Alla fine dell'anno, fu insignito del Pallone d'oro e del FIFA World Player. Nel torneo 1993-1994, la Juventus si piazzò seconda in campionato e Baggio si classificò secondo nella graduatoria del Pallone d'oro.
Nella stagione successiva, Marcello Lippi sostituì Trapattoni. Nonostante un infortunio al ginocchio destro nel novembre 1994, Baggio tornò in campo nel marzo 1995, fornendo assist decisivi per la conquista del double scudetto-coppa nazionale. Segnò gol importanti, tra cui un rigore sul campo della sua ex Fiorentina, e contribuì con tre assist alla vittoria del campionato contro il Parma.

Il Milan, il Bologna e il ritorno in Nazionale
Nel giugno 1995, dopo non aver trovato l'accordo per il prolungamento del contratto con la Juventus, Baggio si accordò con il Milan per 18 miliardi di lire. Vinse subito lo scudetto, il secondo consecutivo per lui, segnando anche su rigore contro la Fiorentina. Divenne il quinto giocatore a vincere due campionati italiani consecutivi con due squadre diverse.
Nella stagione successiva, sotto la guida di Óscar Tabárez, Baggio partì titolare ma fu poi relegato in panchina a causa della crisi di risultati della squadra. Il rapporto con Arrigo Sacchi, tornato sulla panchina rossonera, fu nuovamente complicato, risalendo alle tensioni del Mondiale 1994.
Nonostante le incomprensioni e la concorrenza di altri giocatori, Baggio fu richiamato in nazionale da Cesare Maldini nel 1997. Dopo aver saltato il trasferimento al Parma, nel luglio 1997 si trasferì al Bologna per 5,5 miliardi di lire. A Bologna, tagliò il celebre codino e segnò 22 gol in 30 partite, record personale, guadagnandosi la convocazione per il Mondiale di Francia.
L'Inter, il Brescia e il ritiro
Nell'estate del 1998, Baggio si trasferì all'Inter per circa 3,5 miliardi di lire. Esordì con la nuova maglia in Champions League, contribuendo con un gol e tre assist alla vittoria. Tuttavia, la stagione si rivelò negativa, con cambi di allenatore e un gioco poco convincente.
Nell'estate del 2000, si accordò con il Brescia, dove divenne capitano. Il 1º aprile 2001 segnò uno dei suoi gol più belli contro la Juventus. Nella stagione successiva, subì un grave infortunio al ginocchio sinistro, ma rientrò a tempo di record, segnando gol decisivi per salvare il Brescia dalla retrocessione.

Nelle due stagioni successive, continuò a giocare nel Brescia, raggiungendo la qualificazione per la Coppa Intertoto. Il 15 dicembre 2002 segnò la rete numero 300 in carriera. La stagione 2003-2004 fu la sua ultima. Il 16 maggio 2004, Milan-Brescia a San Siro segnò la sua ultima partita, accolta da un'ovazione di tutto lo stadio.
ROBERTO BAGGIO: LA LEGGENDA AZZURRA⚽ SECONDA PARTE
Roberto Baggio ha collezionato 452 presenze in Serie A, realizzando 205 gol. In Nazionale, vanta 27 reti in 56 partite, ed è quarto tra i migliori realizzatori in maglia azzurra. La sua carriera è stata una testimonianza di talento, resilienza e passione per il gioco del calcio, lasciando un'impronta indelebile nella storia di questo sport.
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