Roberto Baggio, soprannominato "Raffaello" da Gianni Agnelli, è nato a Caldogno, Vicenza, il 18 febbraio 1967. Suo padre Florindo, ex calciatore dilettante, scelse questo nome per il figlio poiché aveva come idoli Roberto Boninsegna e Roberto Bettega. Nel 1989, a Firenze, ha sposato la coetanea Andreina Fabbi, dalla quale ha avuto tre figli: Valentina, Mattia e Leonardo.
La carriera calcistica di Roberto Baggio è stata costellata di successi: con le squadre di club ha conquistato due scudetti (1994-1995 e 1995-1996), una Coppa Italia (1994-1995) e una Coppa UEFA (1992-1993). In nazionale ha partecipato a tre Mondiali (1990, 1994 e 1998), sfiorando la vittoria nell'edizione del 1994. La sua ultima partita con la maglia azzurra risale al 28 aprile 2004, un'amichevole contro la Spagna a Genova, dove il commissario tecnico Giovanni Trapattoni lo schierò titolare. Con la nazionale italiana, Baggio ha collezionato 56 presenze realizzando 27 reti. Nei campionati di Serie A, pur non avendo mai vinto la classifica dei marcatori, ha segnato 205 gol.
La scoperta della dimensione spirituale, per Roberto Baggio, è avvenuta quando, poco più che ventenne, stava attraversando una fase di vita difficile, segnata da numerosi infortuni fisici e dalla conseguente sofferenza emotiva. Ospite del podcast BSMT, l'ex calciatore vicentino ha raccontato del suo incontro provvidenziale con il buddismo. "Stavo male, avevo difficoltà a relazionarmi con gli altri perché mi sentivo sempre una vittima di quello che stavo subendo, che è l'atteggiamento più sbagliato", ha ricordato Baggio. Poi il calciatore entra in contatto con il buddismo. "Inizio a praticare. Dopo dieci giorni era cambiata la mia condizione vitale. Mi spaventava questa cosa. Mi dicevo: “Sarà perché lo faccio o perché è tutto mentale?”. Da allora non ho più smesso di praticare. Incontrare questa pratica è stata la fortuna più grande della mia vita", ha ammesso l'ex campione di calcio.
Roberto Baggio si era avvicinato al buddismo cinque anni prima, nel 1988, iniziando con scetticismo, poi con curiosità e infine con convinzione. "Ho capito che tutto dipendeva da me, che non potevo dare la colpa agli altri, era un atto di vigliaccheria per scappare dalle mie responsabilità. Invece il buddismo mi ha detto: “No, se tu cambi il tuo atteggiamento, cambieranno anche le persone”. La verità è che noi siamo i padroni e gli artefici di tutto quello che succede nella nostra vita."

Considera Daisaku Ikeda, figura di spicco nel panorama buddista mondiale, come colui che più di ogni altro lo ha toccato il cuore. "Il mio eroe è potente: di gioia e coraggio. È grande: di cuore e compassione. È ricco: di determinazione e passione. È un eroe moderno. Non è sui libri di storia poiché la storia di quest'ultimo secolo l’ha vissuta nella guerra, subendola. A 17 anni perse il fratello al fronte. Decise allora di dedicare la vita a sradicare le cause profonde della violenza tra gli esseri umani ed è diventato un protagonista del dialogo per la pace. Lui mi ha insegnato e incoraggiato a realizzare la mia ‘Rivoluzione umana’. Una rivoluzione interiore dove ho potuto individuare e trasformare tutto ciò che impediva la piena espressione delle mie capacità e potenzialità. Grazie al suo pensiero sono stato in grado, e continuo oggi a credere, che ogni individuo possiede uno stato vitale capace di dare alla propria vita positività e purezza. Il mio eroe mi ha insegnato, con il suo esempio di vita, che attraverso la nostra esistenza possiamo sperimentare che tutto ciò che ci sembra impossibile, in realtà è possibile. Grazie al mio eroe ho compreso che un’esperienza negativa o di sofferenza può trasformarsi in una grande occasione di crescita."
La pratica buddista di Nichiren Daishonin e la Soka Gakkai sono diventate per Baggio una guida quotidiana. "Dobbiamo semplicemente capire come funziona. Tutto dipende da quanto ci vogliamo bene e da quanto desideriamo davvero essere felici. È fondamentale alzarsi ogni mattina con il desiderio di fare Gongyo e Daimoku per diventare migliori."
Nel 2013, a Sanremo, Roberto Baggio ha pronunciato parole significative rivolte ai giovani, evidenziando cinque parole chiave: passione, gioia, coraggio, successo e sacrificio. "Quelli erano solo alcuni passaggi. Penso che ce ne siano tanti altri: l’umiltà, il desiderio di imparare, il desiderio di sfidarsi… ognuna di queste parole ha un significato profondo, non solo per i giovani." La passione è la scintilla che ci spinge, la gioia è la ricompensa di ciò che si fa con amore, il coraggio è la forza di affrontare le sfide credendo in se stessi, il successo è la realizzazione del proprio potenziale, e il sacrificio è il ponte che collega i sogni alla realtà.
Roberto Baggio sottolinea l'importanza di affrontare le sfide, considerate non come ostacoli, ma come opportunità di crescita. "Credo che chiunque inizi il nostro percorso debba inevitabilmente prepararsi alle sfide: è una sfida alzarsi la mattina per praticare, per incoraggiare le persone, per fare attività. All’inizio è tutta una sfida. Però poi le sfide ci insegnano che quella è l’unica maniera in cui possiamo trovare il terreno per crescere, per diventare più grandi, per imparare a ricercare dentro di noi quelle capacità che sono lì dormienti. Credo che il Buddismo sia veramente qualcosa di straordinario: sono più di 33 anni che pratico e non ho mai smesso un giorno di fare Gongyo e Daimoku. Questo la dice lunga sul fatto di sfidarsi. Credo che le sfide siano infinite, prima per una cosa, in un’età, per un desiderio, poi la vita si allarga. Questo è quello che ci dà il Buddismo, la possibilità di ampliare la nostra vita, di espandere gli orizzonti, di vedere che ci sono potenzialità infinite."

Il suo amico e manager Vittorio Petrone, conoscendo bene la vita di Roberto, aggiunge: "Lui parte dall’idea che c’è sempre da imparare e soprattutto da offrire. Avendo vissuto con Roby in quasi trent’anni moltissime sfide, quelle fisiche, quelle dolorose, c’è una cosa che sarebbe bello mettere in evidenza, la sfida di sempre, quella che accompagna ogni attimo della sua esistenza: il fatto che per lui ciò che è stato fatto oggi non conta, si lavora subito per quello che deve essere fatto domani. La vera sfida è saper andare oltre il limite che pensiamo di aver raggiunto, perché non conosciamo ancora la dimensione di quel limite e dobbiamo andare a scoprirla. È questo che l’ha reso grandioso."
Roberto Baggio riflette sul suo percorso e sull'incontro con il buddismo: "Sono passati 35 anni e il mio percorso nella Soka Gakkai continua ancora oggi, senza quell'incontro la mia vita sarebbe andata in modo molto diverso, e ti garantisco che oggi io te non saremmo qui a parlare". Spiega anche il concetto di esho-funi, l'inseparabilità tra l'uomo e il suo ambiente: "Il mio cambiamento produce inevitabilmente un cambiamento nel mio ambiente. Sembrano cose astratte ma è molto semplice in fondo: le scelte che ho fatto mi portano qui in questo momento, ad avere questo scambio positivo con te in questo bel posto."
Il buddismo ha insegnato a Baggio a vivere nel presente, considerando il presente come l'insieme delle cause di ciò che si vivrà in futuro, pur riflettendo sul passato per imparare dai propri errori. "Se sono un uomo felice? Cerco sempre di vivere ogni momento con gioia".
Il film "Il Divin Codino" sulla sua vita, secondo Baggio, non è solo un racconto di calcio e gol, ma un'esplorazione di messaggi importanti: le sfide, l'incontro fondamentale con sua moglie Andreina, gli infortuni, il grande regalo dell'amico Maurizio Boldrini che gli parlò del Buddismo, e la relazione con il suo maestro. "Cose a cui abbiamo dato più spazio perché sono quelle che rimangono e che possono interessare le persone. Poi credo che sarà una maniera per fare shakubuku, perché la gente potrà capire, vedere l’inizio e poi come, attraverso un percorso di infortuni e di difficoltà, si persevera e si va fino in fondo. Credo che questo sia il messaggio più bello da lasciare soprattutto ai ragazzi e alle ragazze che lo vedranno. Perché sono relazioni e situazioni che, al di là che si giochi a calcio, si incontreranno nella vita, che si faccia il dottore o l’infermiere o l’autista. I valori dei genitori, della famiglia, delle cose semplici, e di sfidarsi."
Ripensando al rigore sbagliato nella finale del Mondiale 1994, Baggio dichiara: "Se tu pensi che il sogno che avevo da bambino era proprio vincere il mondiale con il Brasile… Per tutta la vita ho sognato di vincere il mondiale, di fare gol all’ultimo minuto e di far contento tutti gli italiani. Ho immaginato per milioni di notti tutti i gol possibili, rovesciata, da metà campo, mi sognavo chissà quali gol… e come è finita? Cosa mi ha insegnato? Gli insegnamenti possono essere tanti. Se entriamo in questa ottica le difficoltà sono, come dice Nichiren, una gioia, perché sappiamo che in quel momento possiamo diventare migliori. Dipende da come ci relazioniamo a questo. Diventa una sofferenza quando ci spaventiamo pensando a ciò che succederà, a cosa faremo, al risultato. Mentre può essere un momento in cui dirsi: guarda che fortuna, posso sfidarmi ancora oggi perché so che domani avrò imparato qualcosa di più. Quindi dipende da cosa noi sentiamo profondamente. Ecco perché Sensei dice di usare il cuore, il cuore ci apre la via, è la testa che ce la chiude."
Baggio Roberto a RAI 3 parla di buddismo YouTube
La scoperta del buddismo ha permesso a Roberto Baggio di trasformare le difficoltà in opportunità, imparando a gestire il dolore fisico e le sfide della vita con una nuova prospettiva. Il suo percorso dimostra come la fede e la pratica spirituale possano offrire un sostegno profondo, guidando verso una maggiore consapevolezza e serenità interiore.
tags: #roberto #baggio #buddismo #libro