La politica italiana, con le sue dinamiche complesse e le sue dinamiche talvolta imprevedibili, è stata spesso paragonata a un campionato di calcio. Se è vero, come sosteneva Winston Churchill, che noi perdiamo le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come fossero guerre, è vero anche che, in pieno revival della Prima Repubblica, è possibile tradurne propaganda, vizi e virtù in un linguaggio che riprenda con ironia modalità e gergo del giornalismo sportivo.
La struttura di questo godibilissimo esperimento prende in prestito le fasi di una partita: formazioni in campo, primo tempo, secondo tempo, tempi supplementari e calci di rigore. Nelle formazioni iniziali troviamo brevi identikit dei partiti e dei loro alfieri, corredati da alcune notevoli immagini dei politici in formato figurina. Poi si comincia a giocare, con un’appassionante carrellata di vicende e aneddoti che legano partiti e parlamentari al calcio e rappresentano con evidenza il clima di inciucio fra i due mondi. La ripresa vede la fase decisiva dell’incontro, le elezioni: ed ecco una dettagliata analisi di stampo calcistico di sette tornate elettorali particolarmente significative.
Ma come è nato il calcio? Ricco di fascino è un viaggio a ritroso nel tempo alla ricerca di attendibili antenati di quello che è oggi definito il più grande spettacolo del mondo. Anche in una ricostruzione breve e sommaria, appare però fondamentale, nonché storicamente corretto, procedere a una suddivisione preliminare. Cronologicamente, le prime manifestazioni di quello che potremmo definire protocalcio si ebbero in Estremo Oriente, come dimostrò il francese Jules Rimet, al quale si deve la creazione e il lancio, nel 1930, del primo Campionato del Mondo di calcio. Già nel 25° secolo a.C., l'imperatore cinese Xeng Ti obbligava gli uomini del suo esercito a praticare, fra i vari esercizi di addestramento militare, un gioco imperniato sul possesso di un oggetto sferico, molto simile a un pallone di oggi, formato di sostanze vegetali, tenuto insieme e ammorbidito in superficie da crini annodati (secondo una versione più poetica, da soffici capelli di fanciulla). Il gioco era chiamato Tsu-Chu.
Un millennio più tardi, in Giappone aveva largo seguito il Kemari, finalizzato non più all'avviamento alle armi, ma al diletto delle classi nobili. Si giocava su un campo segnalato, agli angoli, da quattro tipi diversi di albero: un pino, un ciliegio, un mandorlo e un salice. Il pallone, il cui strato esterno era di pelle, misurava 22 cm di diametro ed era manovrato con le mani e con i piedi, una sorta di rugby ante litteram.
Attorno al 1000 a.C., nella Grecia era in auge l'epískyros (il nome derivava da sk´yros, la linea centrale che divideva in due parti il campo) che, insieme a tanti altri e più importanti usi ellenici, fu trapiantato a Roma dove prese il nome di harpastum e assunse connotazioni decisamente più brutali. L'arpasto consisteva nel rubarsi la palla, senza troppi complimenti, e divenne il passatempo preferito dell'esercito. Il gioco della palla veniva praticato in America centrale già nel XVII secolo a.C. C'era anche la versione celtica del calcio medievale, ovvero il gallese Cnapan (o Knappan). Poiché era derivato dall'Episkyros greco e dall'Harpastum romano, si trattava di un gioco violento, un misto fra lotta corpo a corpo, pugilato, rugby e calcio.
Il Vocabolario degli Accademici della Crusca dà questa definizione: «È calcio anche nome di gioco, proprio e antico della città di Firenze, a guisa di battaglia ordinata con una palla a vento, somigliante alla sferomachia, passata dai Greci ai Latini e dai Latini a noi.» La "palla a vento" era un pallone di cuoio "gonfio d'aria". Il campo di gioco era il cosiddetto "sabbione" di piazza Santa Croce, nel quale in un tempo prestabilito si disputava l'incontro.
Nel sedicesimo e diciassettesimo secolo in Nord America si praticavano forme di calcio simili alla Soule. Tra la fine del diciannovesimo secolo e i primi anni del Novecento, il calcio si diffuse dapprima nel Commonwealth, quindi nel resto d'Europa, in America meridionale e del Nord.
In Inghilterra ‒ dove era stato probabilmente introdotto, come abbiamo visto, dalle legioni di Giulio Cesare ‒ sono numerose le tracce, anche letterarie, dell'assidua pratica del gioco. Nel Re Lear, Shakespeare fa dire a Kent, che atterra Osvaldo con un abile sgambetto: "Beccati questa, cattivo giocatore di calcio!".
È però il 19° secolo a inaugurare, insieme con la rivoluzione industriale e il progresso tecnico e scientifico, anche un interesse prima sconosciuto per l'attività sportiva. Il gioco della palla con i piedi, o football, che si era diffuso da tempo a livello popolare con l'accentuazione dei suoi caratteri brutali e violenti, cominciò a fare proseliti presso le classi superiori, secondo la gerarchia sociale dell'epoca: nobili e intellettuali videro nello sport un mezzo di aulica competizione, nella naturale cornice del college. Tuttavia, un grande freno alla diffusione universale del gioco venne dalla disparità di regole fra un istituto e l'altro. A Charterhouse non era consentito toccare la palla con le mani e quindi si sviluppò, in modo naturale, quella tendenza al gioco individuale chiamata dribbling game, consistente nel possesso della palla da parte di un singolo giocatore che cercava di evitare (dribblare) quanti più avversari possibili. A Harrow si giocava 11 contro 11, ai piedi di una collina, con una maggiore attenzione alla manovra collettiva (passing game). A Rugby si poteva manovrare la palla con le mani. Forse anche per emulazione, qualche anno dopo, nel Trinity College di Cambridge, venne redatto un primo codice calcistico. Su questa base, nel 1857, vide la luce il primo club di calcio non universitario, lo Sheffield Club.
La data storica cui si fa risalire la nascita del gioco del calcio moderno è il 26 ottobre 1863. Quel giorno, alla Freemason's Tavern di Great Queen Street, nel rione di Holborn, si riunirono 11 club dell'area di Londra per uniformare i loro regolamenti. Due erano le tendenze dominanti: la prima intendeva consentire l'uso delle mani e dei piedi, mantenendo al gioco le sue caratteristiche originarie di scontro anche fisico; la seconda era favorevole, invece, al solo uso dei piedi e a un'impostazione nettamente meno violenta. La separazione dal rugby non fu subito radicale. Il primo match organizzato dalla FA, al Battersea Park, tra le squadre del London e dello Sheffield, terminò con la vittoria del London per due gol e quattro touch-down a zero. Nel 1872 si giocò il primo incontro internazionale della storia fra le rappresentative di Scozia e Inghilterra, al West of Scotland Cricket Club, a Partick.
Sempre in Gran Bretagna, due tappe fondamentali nell'evoluzione del calcio moderno furono raggiunte prima della fine del secolo. Nel 1885, di fronte al dilagare della pratica calcistica, che vedeva ormai impegnati un gran numero di club e moltissimi giocatori, la FA riconobbe la possibilità di corrispondere al calciatore, per le sue prestazioni agonistiche, un modesto compenso, che andava pertanto a integrare il guadagno derivante dal suo lavoro abituale. Era la prima forma di un fenomeno, il 'professionismo', che avrebbe profondamente segnato questa disciplina sportiva, portando, come primo effetto, una svolta decisiva a favore dei club più dotati di mezzi economici. In Inghilterra, infatti, proprio la possibilità di attirare con lusinghe di guadagno i giocatori più abili, segnò la leadership dell'Aston Villa. Il vero professionismo era comunque ancora di là da venire, ma un ulteriore passo in questa direzione fu compiuto nel 1897, quando venne istituita, a Londra, la prima associazione dei giocatori britannici, embrionale forma di sindacato calciatori, che si sarebbe trasformata, nel 1907, nella potente e organizzata PFA (Professional footballer's association). L'altro momento fondamentale fu rappresentato dall'istituzione, nel 1886, dell'IFAB (International football association board), a opera delle quattro federazioni britanniche (a quella inglese, che nel 1863 aveva aperto la strada del calcio moderno, si erano aggiunte la scozzese nel 1873, la gallese nel 1876, l'irlandese nel 1880). L'International board, nato per promulgare un regolamento comune mediando in un testo unico le specificità dei vari movimenti nazionali, rappresenta tuttora la 'corte suprema' del calcio, il 'sacro custode' delle regole.
Prima di abbandonare questa rivisitazione delle origini e passare a trattare del gioco moderno, resta forse da chiarire un aspetto particolare: il motivo per cui il calcio si gioca in undici. Dalla Gran Bretagna, che gli aveva dato forma e organizzazione, il football, nell'ultimo trentennio del 19° secolo, cominciò a espandersi nel continente europeo e sulle rive sudamericane dell'Oceano Atlantico. La ricca struttura industriale inglese esigeva un'adeguata rete commerciale incentrata sui traffici d'oltremare. In Argentina, intorno al 1860, una compagnia inglese fu incaricata della costruzione della rete ferroviaria che, partendo da Buenos Aires, toccava altri centri sulle sponde del Rio della Plata. Nello stesso periodo, l'esportazione di frigoriferi inglesi avviava una fitta rete di scambi anche con Montevideo, capitale dell'Uruguay. Le due nazioni conobbero il football contemporaneamente e giocarono il loro primo incontro internazionale ancor prima che Charles Miller sbarcasse a San Paolo del Brasile con un pallone sottobraccio e convertisse al calcio un paese destinato a diventarne un simbolo. In realtà, i giocatori che si sfidarono nel 1899 a Montevideo, al circolo sportivo La Blanqueda, portavano quasi tutti nomi inconfondibilmente inglesi: erano marinai o funzionari, di stanza o residenti nei due paesi.
In Brasile, come si è accennato, il pioniere fu Charles Miller, nativo di San Paolo ma figlio di un residente inglese che lo aveva mandato in Inghilterra a completare gli studi. Al ritorno, il giovane Charles portò con sé un pallone da football e introdusse il nuovo gioco presso i coetanei. Il calcio fiorì inizialmente nello Stato paulista e coinvolse soprattutto la popolazione bianca. In Europa, pur in circostanze diverse, lo sviluppo del calcio ebbe la sua matrice comune nelle navi inglesi alla fonda: i marinai impiegavano il tempo libero in interminabili e accanite sfide sul molo, sollecitando prima la curiosità, poi l'emulazione. Non è quindi un caso che a recepire e a diffondere il gioco siano state per prime le città sedi di affermati porti commerciali o militari. In Francia il club più antico nacque a Le Havre, nel 1872, lo stesso anno che vide, in Spagna, l'istituzione dell'Huelva ricreation club. In Italia, il primato fu di Genova, nel 1893. In Portogallo, in Olanda e nelle altre nazioni affacciate sul mare il gioco fu introdotto con le stesse modalità. Un paese non marinaro, la Svizzera, fu tuttavia il più sollecito a importare il calcio grazie a privilegiati scambi culturali con l'Inghilterra, che prevedevano una massiccia presenza di studenti elvetici nei college d'oltremanica. La Svizzera fu poi il naturale tramite della penetrazione del football nell'Europa centrale e orientale, senza per questo trascurare il ruolo svolto da personaggi come il giardiniere dei Rothschild, che fu tra i fondatori del First Vienna, in Austria, nel 1894, oppure come Karoly Lowenrosen, che in occasione della Grande Esposizione di Budapest del 1896, fra le merci importate dall'Inghilterra, inserì un pallone da football e organizzò sul posto il primo match calcistico ungherese. In Germania, il calcio fu introdotto dal professor Konrad Koch, reduce da una lunga permanenza in Inghilterra per ragioni di studio. Nel primo club tedesco, il Germania di Berlino, giocava tale Hugo Pauli, che poi fece conoscere il nuovo sport in Iugoslavia.
Ovviamente, la partenza anticipata aveva consentito alla Gran Bretagna un vantaggio anche sul versante tecnico. Quando nel resto d'Europa e nel Sud America si muovevano i passi iniziali e si allacciavano i primi timidi contatti internazionali, le quattro federazioni britanniche già disputavano da tempo un regolare e seguitissimo torneo. Chiamato Home championship, il quadrangolare fra le rappresentative d'Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda fu inaugurato nel 1884: questa prima edizione si concluse con il trionfo della Scozia, che vinse tutte le partite. Rispetto ai tradizionali rivali inglesi, gli scozzesi giocavano un calcio più organizzato, meno legato all'estro individuale e che recava già in sé precisi connotati tattici.
Come abbiamo visto, in Sud America, giusto alla fine del 19° secolo, Uruguay e Argentina avevano aperto la serie infinita delle loro sfide, peraltro schierando giocatori quasi esclusivamente britannici. Quando però, ai primi del 20° secolo, Thomas Lipton, il magnate del tè, mise in palio fra le due nazionali platensi la Coppa che portava il suo nome, già si erano fatti strada i talenti indigeni. Scorrendo le formazioni, troviamo ancora molti Brown e Smith, ma anche i Laforia, i Saporiti, i Camacho e i Rovegno. In Europa, il primo incontro internazionale sostenuto da paesi non britannici si disputò nel 1902 a Vienna, fra Austria e Ungheria: l'Austria si impose con un nettissimo 5-1. La Francia non brillava particolarmente per il valore delle sue squadre, ma era sicuramente in prima linea nelle iniziative per lanciare il calcio su scala internazionale. Ospitando nel 1900 le seconde Olimpiadi dell'era moderna, gli organizzatori inserirono nel programma, non a titolo ufficiale ma solo come torneo dimostrativo, un triangolare di calcio che riscosse un notevole successo di pubblico. Forte di questo promettente approccio, il giornalista francese Robert Guérin, affiancato dall'olandese Carl A. Wilhelm Hirschmann, nel 1902 si recò a Londra, presso il potente presidente della FA, Frederich Wall, per sottoporgli un progetto ambizioso: istituire una confederazione per regolare e organizzare l'attività delle federazioni nazionali, con il fine ultimo di dar vita a un vero e proprio Campionato del Mondo. Ottenne un brusco rifiuto, né miglior sorte incontrò due anni dopo con il successore di Wall, Lord Kinnaird. Gli inglesi erano troppo gelosi della loro posizione preminente per accettare l'idea di una super-federazione e non erano neppure entusiasti di mettere a disposizione di tutti i segreti e i regolamenti dello sport che avevano inventato. Il 21 maggio 1904, con il pretesto di un match internazionale tra Francia e Belgio, Guérin inviò a Parigi i delegati di otto federazioni (oltre alla Francia, Olanda, Belgio, Germania, Svezia, Svi...

La nascita del calcio in Italia: un mosaico di società sportive
L'Italia, terra di antiche tradizioni e passioni, ha visto il calcio attecchire e svilupparsi in modo capillare, sebbene con tempistiche e modalità diverse a seconda delle regioni. La ricerca delle origini del calcio nel nostro paese rivela un affascinante mosaico di società sportive, molte delle quali nate in seno a preesistenti circoli ginnastici.
Nord Italia: pionieri e prime formazioni
In Piemonte, la Ginnastica Torino (1844) è una delle più antiche polisportive che hanno avuto un ruolo nell'avvicinamento al football. A Torino, il Foot Ball Club Torino (1887) e il Football Club Internazionale Torino (1891) segnano i primi passi ufficiali. La Juventus, fondata nel 1897, è un altro tassello fondamentale di questo periodo pionieristico.
La Lombardia vede sorgere diverse società ginnastiche che apriranno poi le porte al calcio. Il Foot Ball Club Casteggio 1898 è tra i primi in regione. A Lodi, la Società Lodigiana di Ginnastica e Scherma (1874), poi Associazione Sportiva Fanfulla, costituirà la sua sezione calcio nel 1908. Altre società ginnastiche come la Società Ginnastica Gallaratese (1876), la Società Ginnastica Monzese Forti e Liberi (1878), la Società Bergamasca di Ginnastica e Scherma (apertura sezione calcistica nel 1913), la Sempre Liberi di Cassano Magnago (1879), la Società Ginnastica Pavese (1912-1913) e la Società Ginnastica Pro Patria et Libertate di Busto Arsizio (1881) contribuiranno alla diffusione del gioco.
Il Veneto vanta società come l'Istituzione Comunale Marcantonio Bentegodi di Verona (1868), la Società Rodigina di Ginnastica Unione e Forza (1874) che pratica il calcio dal 1893, la Società Ginnastica Vicentina Umberto I e la Fortitudo di Schio (1875). A Trento, l'Unione Ginnastica (1860) è la più antica tra quelle che hanno giocato a calcio. Venezia vede la Società Sportiva Costantino Reyer (1872) inaugurare il suo settore calcistico nel 1904.
In Friuli-Venezia Giulia, la Società Udinese di Ginnastica e Scherma (1896) si distinse vincendo il primo concorso ginnico nazionale di football nello stesso anno. A Trieste, nessuna compagine praticò il football entro il 1900.
Centro Italia: Firenze e le prime formazioni
La Toscana è terra di antica tradizione calcistica. Il Florence Football Club, fondato nel 1898, è il primo sodalizio calcistico di Firenze. A Siena, la polisportiva Mens Sana in Corpore Sano (1871) ebbe un destino simile. Nelle Marche, l'Ancona (1905) fu la più vetusta società calcistica anconitana, mentre la Candido Augusto Vecchi (poi Ascoli Calcio), fondata ad Ascoli Piceno nel 1898, fu la prima squadra della regione. La Vis Sauro Pesaro, creata nello stesso anno, divenne attiva nel calcio dal 1906.
L'Umbria vide la nascita di Nestor Marsciano (1904), SPES Gubbio (1908) e Unione Sportiva Orvietana (1913), oltre alle società perugine.
Nel Lazio, la Ginnastica Roma (5 giugno 1890) è una delle più antiche. La Società Sportiva Lazio (1900) e il Circolo Canottieri Lazio rappresentano un'altra importante realtà.
Sud Italia: la diffusione del gioco
L'Abruzzo ha notizie sul football risalenti agli anni 1910, con le emanazioni calcistiche di società polisportive come l'Amiternina e la Folgore. In Molise, nessun sodalizio calcistico fu fondato nel XIX secolo. La Campania vide il Puteoli Sport (1902) come primo sodalizio fondato a Pozzuoli. La Puglia fu uno dei primi territori del Sud Italia a praticare il football, soprattutto a Bari, grazie ai contatti con le navi mercantili inglesi. La Società Sportiva Pro Italia di Taranto (1904) fu il primo club nato al di fuori del capoluogo di regione.
In Calabria, il calcio si affermò a Cosenza nel 1900, dando vita a sodalizi come il Virides Sport Club, la Brutium, la Liberta, il Milan Sport Club, la Meridionale, la Fratelli Bandiera, la Savoia e la Speranza, anche se le date di nascita precise rimangono sconosciute. Nello stesso anno, fu fondato il Messina Football Club.
La Sardegna vide le polisportive cagliaritane Società Canottieri Ichnusa (1891), Società Ginnastica Amsicora (1897) e Società Ginnastica Eleonora d'Arborea (1900) pioniere del calcio a livello ufficioso. La Società Educazione Fisica Torres di Sassari e l'Associazione Sportiva Dilettantistica Ilvamaddalena (1903) inaugurarono l'attività calcistica ufficiale.
La storia del calcio in Italia è un affresco complesso, un intreccio di passione sportiva e evoluzione sociale, che ha portato il football a diventare lo sport più amato dagli italiani.

Tabella: Prime società calcistiche in Italia (entro il XIX secolo)
| Regione | Società | Anno di fondazione |
|---|---|---|
| Piemonte | Ginnastica Torino | 1844 |
| Piemonte | Foot Ball Club Torino | 1887 |
| Piemonte | Football Club Internazionale Torino | 1891 |
| Piemonte | Juventus | 1897 |
| Lombardia | Società Lodigiana di Ginnastica e Scherma (poi A.S. Fanfulla) | 1874 (sezione calcio 1908) |
| Lombardia | Società Ginnastica Gallaratese | 1876 (settore football 1909) |
| Lombardia | Società Ginnastica Monzese Forti e Liberi | 1878 |
| Lombardia | Sempre Liberi di Cassano Magnago | 1879 |
| Lombardia | Società Ginnastica Pro Patria et Libertate | 1881 |
| Lombardia | Foot Ball Club Casteggio | 1898 |
| Veneto | Istituzione Comunale Marcantonio Bentegodi | 1868 (settore calcistico primi anni XX sec.) |
| Veneto | Società Rodigina di Ginnastica Unione e Forza | 1874 (calcio dal 1893) |
| Veneto | Società Ginnastica Vicentina Umberto I | 1875 |
| Veneto | Fortitudo di Schio | 1875 |
| Veneto | Società Sportiva Costantino Reyer (Venezia) | 1872 (settore calcistico 1904) |
| Friuli-Venezia Giulia | Società Udinese di Ginnastica e Scherma | 1896 |
| Toscana | Florence Football Club | 1898 |
| Marche | Candido Augusto Vecchi (poi Ascoli Calcio) | 1898 |
| Marche | Vis Sauro Pesaro | 1898 (attiva nel calcio dal 1906) |
| Sardegna | Società Canottieri Ichnusa (Cagliari) | 1891 |
| Sardegna | Società Ginnastica Amsicora (Cagliari) | 1897 |
| Sardegna | Società Ginnastica Eleonora d'Arborea (Cagliari) | 1900 |
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