Roberto Baggio è stato un calciatore italiano di fama mondiale negli anni Novanta, nonché l'attaccante italiano più prolifico dell'ultimo trentennio. La sua carriera è stata caratterizzata da giocate di eccezionale livello, nonostante un fisico minuto e numerosi infortuni alle ginocchia. Con un carattere mite e una fede buddista convinta, è stato amatissimo dai tifosi.
Nonostante la sua popolarità, la carriera di Baggio è stata segnata da frequenti polemiche con i suoi allenatori, l'ultima delle quali con Marcello Lippi, con cui ha giocato nella Juventus e nell'Inter, raccontata nella sua autobiografia pubblicata nel dicembre 2001.
Gli inizi: Vicenza e Fiorentina
Baggio inizia la sua carriera nel Vicenza, in Serie C1, nel 1982. Nel 1985, a soli 18 anni, passa alla Fiorentina, che lo acquista per 2 miliardi di lire. Tuttavia, al momento del trasferimento, Baggio è infortunato: si è rotto i legamenti del ginocchio destro a Rimini, in una delle ultime partite con il Vicenza.
Dopo oltre un anno di recupero e due interventi chirurgici, Baggio torna in campo e diventa immediatamente l'idolo dei tifosi fiorentini. La sua cessione alla Juventus nell'estate del 1990 scatena una vera e propria rivolta a Firenze, con i tifosi che non accettano di perdere il loro campione, venduto per una cifra record di circa 25 miliardi di lire.
L'avventura di Baggio con la Fiorentina inizia nel 1985. Poco dopo il suo arrivo, un grave infortunio al ginocchio mette a rischio la sua carriera, ma la società sceglie di credere in lui. Il recupero è lungo e doloroso, ma quando finalmente scende in campo, Baggio dimostra di essere un talento puro. Il suo primo gol in Serie A arriva nel 1987 contro il Napoli di Maradona, un momento simbolico della sua crescita. Con la Fiorentina disputa cinque stagioni, raggiungendo nel 1990 la finale di Coppa UEFA, poi persa contro la Juventus.
Baggio aveva 13 anni quando passò dal Caldogno al Lanerossi Vicenza per 500 mila lire. Dopo gli anni nel settore giovanile, segnati da 110 gol in 120 partite, a 16 anni esordisce in prima squadra, in Serie C1. Il primo gol arriverà nella stagione seguente. Baggio giocò 3 stagioni in Serie C1 col Vicenza, prima di passare alla Fiorentina. Ma due giorni dopo aver firmato il contratto che lo avrebbe portato in Serie A coi viola, subì il primo di una lunga serie di brutti infortuni alle ginocchia. Baggio fu costretto all'operazione e a un lungo stop, la sua carriera fu messa in pericolo per la prima volta. La Fiorentina decise comunque di aspettarlo e puntare su di lui.
Se si esclude qualche partita di Coppa Italia e il Torneo di Viareggio con la Primavera, Baggio saltò tutto il primo anno con la Fiorentina, per esordire in Serie A il 21 settembre 1986 con la Sampdoria. Ma sette giorni dopo subì una nuova lesione al menisco del ginocchio destro che lo tenne fuori fino a fine stagione. Il 10 maggio 1987, finalmente, arrivò il suo primo gol in Serie A, con un calcio di punizione contro il Napoli che valse l'1-1 e la salvezza matematica della Fiorentina. La carriera di Baggio cominciò quindi, di fatto, dal 1987. Nei successivi tre anni a Firenze, segnò 38 gol in campionato e altri 14 nelle restanti competizioni, mettendo in mostra tutte le sue qualità.

L'affermazione alla Juventus e il Pallone d'Oro
Nella Juventus, il suo anno migliore è il 1993, quando vince la Coppa UEFA e il Pallone d'Oro. Durante la sua prima partita da avversario al Franchi, Baggio si rifiutò di calciare un rigore. Poi, uscendo dal campo, raccolse una sciarpa lanciatagli dai suoi ex tifosi, tenendola in mano mentre si avviava verso la panchina.
In una squadra che cercava di tornare grande, Baggio fu in grado di realizzare 115 gol in 200 partite con la maglia bianconera, conquistando una Coppa UEFA (1992-93), uno scudetto e una Coppa Italia (1994-95, alla sua ultima stagione). Furono gli anni migliori di Baggio, che nel 1993 conquistò il Pallone d'Oro, ma fatalmente non coincisero con gli anni migliori della Juventus.
Nel 1994, Baggio contribuisce con i suoi cinque gol all'ingresso dell'Italia di Arrigo Sacchi nella finale del Mondiale USA, persa con il Brasile ai rigori, dei quali l'ultimo sbagliato da Baggio stesso. Prima del suo canto del cigno bianconero, Baggio fu protagonista ed eroe di uno sfortunatissimo Mondiale per l'Italia. A USA 94, la squadra allenata da Arrigo Sacchi si presentò tra le favorite. Baggio era la sua punta di diamante, ma per tutto il girone rimase all'asciutto. Gli Azzurri passarono il primo turno tra le migliori terze grazie a una vittoria per 1-0 con la Norvegia e un pareggio per 1-1 contro il Messico, dopo aver perso la prima partita contro l'Irlanda col punteggio di 1-0. La musica cambiò completamente nella fase a eliminazione diretta, con Baggio a fare da trascinatore. Negli ottavi di finale, con l'Italia sotto 1-0 contro la Nigeria e in inferiorità numerica per l'espulsione di Zola, Baggio trovò il pari all'88' e segnò il rigore del definitivo 2-1 ai supplementari. Con la Spagna, ai quarti, segnò all'87' la rete del 2-1 dopo che Caminero aveva pareggiato il momentaneo vantaggio di Dino Baggio. Con la Bulgaria, in semifinale, realizzò la doppietta determinante nel 2-1 alla Bulgaria. Uno stiramento in quella partita ne mise in dubbio la presenza in finale, ma Sacchi decise comunque di rischiarlo. Baggio giocò in condizioni precarie, senza lasciare il segno in 120 minuti e sbagliando l'ultimo dei calci di rigore. Quella palla spedita sopra la traversa segnò la fine del sogno italiano e la vittoria del Brasile.

Il passaggio al Milan e il rilancio a Bologna
Nel 1995 passa al Milan, ma anche i rapporti con Fabio Capello non sono facili, tanto che nel 1997, considerato ormai al tramonto, viene ceduto al Bologna. I due anni al Milan furono complicati. Baggio non divenne mai un punto di riferimento fisso per la squadra. Fortemente voluto da Fabio Capello, giocò 28 partite nella prima stagione, arrivando a vincere il suo secondo scudetto consecutivo. Nella seconda partì titolare con Tabarez, poi perse il posto. Quando il tecnico uruguaiano fu esonerato e tornò Sacchi, le cose peggiorarono ulteriormente. Baggio giocò sempre meno, pur segnando e risultando decisivo in entrambi i derby di campionato. La rottura si consumò in un Milan-Juventus 1-6, quando Baggio rifiutò inizialmente di scaldarsi per entrare in campo a punteggio già compromesso.
Nella squadra emiliana, invece, Baggio rinasce, segnando 22 gol in Campionato e conquistandosi la terza partecipazione ai Mondiali. La grande stagione a Bologna gli valse la convocazione per il Mondiale di Francia '98. Nelle prime partite, Baggio fu titolare per via dell'infortunio di Alessandro Del Piero. Segnò su calcio di rigore nel 2-2 col Cile, all'esordio, scacciando i fantasmi di USA 94, poi si ripeté con l'Austria nell'ultima partita del girone. Contro la Norvegia, agli ottavi di finale, non mise piede in campo, mentre con la Francia entrò solo a partita in corso, sfiorando il gol vittoria con un gran destro ai supplementari. L'Italia perse ai calci di rigore e molti rimproverarono a Cesare Maldini lo scarso impiego di Baggio.

La Nazionale e i Mondiali
L'esperienza con la Nazionale rappresenta un altro dei capitoli più emozionanti della carriera di Baggio. Partecipa a tre Mondiali - Italia 1990, USA 1994 e Francia 1998 - e diventa il miglior marcatore italiano nella storia della competizione, con nove reti segnate in tre edizioni.
Baggio giocò il suo primo Mondiale a Italia 90. Inizialmente non giocò titolare, fino alla terza partita del girone, quando deliziò il mondo con un gol memorabile alla Cecoslovacchia, che sarebbe stato eletto il più bello di quell'edizione dei Mondiali e il settimo di tutti i tempi. Così Baggio si guadagnò il posto da titolare, giocando accanto a Salvatore Schillaci negli ottavi con l'Uruguay e nei quarti con l'Irlanda, partecipando alle reti del compagno di reparto, segnando due gol (entrambi annullati) agli irlandesi. Tornò in panchina nella semifinale persa ai rigori contro l'Argentina, entrando nella ripresa, sfiorando il gol su punizione e trasformando il suo tiro dagli 11 metri. Nella finale per il terzo posto contro l'Inghilterra segnò il suo secondo gol del Mondiale.
In Francia, pur essendo la riserva di Del Piero, realizza due reti, diventando l'unico calciatore italiano della storia ad aver segnato in tre Mondiali diversi.

Gli ultimi anni: Inter, Brescia e il ritiro
Acquistato dall'Inter, gioca due stagioni in chiaroscuro. Dopo il Mondiale, Baggio si trasferisce all'Inter, per fare coppia con Ronaldo. Se il primo anno trovò poco spazio, finendo per giocare 23 partite e segnare 5 gol, nel secondo, con l'arrivo in panchina di Marcello Lippi, le cose peggiorarono ulteriormente. Giocò solo 18 partite ma fu comunque decisivo con una doppietta nello spareggio col Parma per l'accesso ai preliminari di Champions League.
Nell'estate del 2000 si trasferisce al Brescia, dove continua a fare gol fino a un nuovo incidente che lo blocca a Venezia. A 33 anni passò al Brescia, dove visse quattro stagioni ottime, andando sempre in doppia cifra e continuando a deliziare il pubblico italiano con le sue giocate, condividendo il campo con giocatori come Guardiola e Pirlo, allenato da Carlo Mazzone. Memorabile un gol che segnò alla Juventus, su lancio lungo di Pirlo, con un controllo a seguire che gli permise di dribblare con un solo tocco il portiere Van der Sar e appoggiare la palla in rete. Giocò la sua ultima partita il 16 maggio 2004, a San Siro, contro il Milan, fornendo un assist a Matuzalem. Uscì dal campo 5 minuti prima del 90' per essere salutato da una lunghissima ovazione.
Dopo l'esperienza alla Juventus, Baggio continua a incantare con il Milan, vincendo lo scudetto nel 1996, e poi con Bologna, Inter e Brescia, lasciando ovunque il segno con il suo talento e la sua classe.
I 20 goal piu' belli di Roberto Baggio
Vita privata e curiosità
Nonostante la sua grandezza sportiva, Roberto Baggio ha sempre condotto una vita lontana dai lussi ostentati. Tra i simboli della sua semplicità c'è la sua celebre Panda 4x4, un'auto che lo accompagna da anni nelle sue giornate tra le colline vicentine. Baggio non ha mai amato le supercar, preferendo invece la sua fedele utilitaria per spostarsi e dedicarsi alla cura della terra. La sua Panda è diventata un vero e proprio simbolo, tanto che il conduttore Alessandro Cattelan l'ha definita “una Batmobile” dopo averci fatto un giro insieme. Un dettaglio che racconta molto della filosofia di vita del Divin Codino, da sempre legato ai valori di autenticità e umiltà.
Baggio ha posseduto anche un'auto iconica come la Lancia Delta HF Integrale Evo 2, realizzata per celebrare la sua vittoria del Pallone d'Oro nel 1993. Questa vettura esclusiva, con soli 48 chilometri percorsi, è stata recentemente venduta all'asta per 230.000 euro.
Pochi giocatori hanno incarnato l'immaginario calcistico collettivo italiano come Roberto Baggio. Nato a Caldogno il 18 febbraio 1967, Baggio ha legato la sua carriera alle maglie di Vicenza, Fiorentina, Juventus, Milan, Inter, Bologna e Brescia, ma soprattutto a quella della Nazionale italiana di calcio, diventando l'eroe del Mondiale USA 94. Colpito da numerosi e gravi infortuni, ha comunque avuto una carriera longeva ed è stato capace di segnare 291 gol con i club, 205 in Serie A (settimo realizzatore di sempre) e 27 in maglia azzurra. Ha vinto il Pallone d'Oro e il FIFA World Player nel 1993, è al 16° posto (primo tra gli italiani) nella classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata da World Soccer ed è stato inserito da Pelé nella FIFA 100 (la lista dei 125 migliori calciatori viventi).
Un 9 e mezzo dal talento straordinario
Baggio abbinava qualità tecniche e intuizioni da trequartista a una duttilità tattica invidiabile che gli avrebbe permesso di sopravvivere alla progressiva scomparsa del numero 10 negli Anni 90. Poteva agire tra le linee di centrocampo e attacco, ma anche come seconda punta, attaccante esterno, o addirittura centravanti. Per questa ragione Michel Platini lo definì un 9 e mezzo, una via di mezzo tra un attaccante e un fantasista.
Baggio era dotato di un dribbling letale, di un tocco di palla straordinario, di un primo controllo fuori dal comune e di un tiro potente e preciso, che lo rendeva abilissimo anche sui calci di punizione.

Numerosi i cimeli donati e conservati al Museo del Calcio di Coverciano. Qui si possono ammirare pezzi unici della sua carriera in azzurro, come gli scarpini di Italia '90, la maglia numero 10 dell'amichevole contro la Finlandia nel 1994.
Nel giugno del 2024, Baggio è stato vittima di una violenta rapina nella sua abitazione ad Altavilla Vicentina mentre guardava la partita degli Europei tra Italia e Spagna. Una banda di sei uomini armati ha fatto irruzione nella villa, aggredendo l'ex calciatore e chiudendo lui e la sua famiglia in una stanza mentre svaligiavano la casa. Durante l'assalto, Baggio ha cercato di opporsi ed è stato colpito con il calcio di una pistola, riportando una profonda ferita alla fronte.
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