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Le recenti dichiarazioni attribuite a Claudio Lotito, presidente della Lazio, hanno infiammato ulteriormente l'ambiente biancoceleste, alimentando polemiche e interrogativi. Un duro sfogo, intercettato durante una conversazione con un tifoso e diffuso sui social, ha messo in luce le tensioni tra la dirigenza e la tifoseria.

Al centro delle critiche di Lotito figura l'allenatore Maurizio Sarri, accusato di non valorizzare l'organico a disposizione e di criticare pubblicamente le strategie di mercato del club. La replica del presidente è stata netta: "La società c’ha un nome e un cognome: Claudio Lotito. Non è di Sarri, se la vuole Sarri se la compra". Ha poi proseguito, sottolineando che "L’allenatore deve prendere i giocatori che ha a disposizione e farli giocare, se è un buon allenatore".

Lotito ha inoltre contestato alcune decisioni tecniche, citando specifici giocatori: "Mi ha bloccato le cessioni di Noslin e Belahyane e non li fa giocare, Maldini l’ho preso per fare l’esterno sinistro e gli fa fare il centravanti. Solo a lui non piacciono i giocatori: Castellanos non lo faceva giocare e l’ho venduto a 30 milioni, Dia adesso lo vendo a 18". Un affondo è stato dedicato anche alla gestione dello spogliatoio: "Guendouzi lo faceva giocare a tre e si è rotto le scatole ed è voluto andare via - spiega il presidente della Lazio - Se non sai creare la giusta alchimia nello spogliatoio si creano quelle situazioni per cui poi la gente ti manda a quel paese".

Rispondendo alle proteste dei tifosi, assenti da settimane dallo stadio Olimpico, Lotito ha dichiarato: "Che problema c’è? Mica vi ho chiesto i soldi. Io per salvare sta c…o di storia della società di cui vi vantate ho dovuto cacciare 550 milioni di debiti". Non è mancato un riferimento polemico all'ex tecnico Marco Baroni, accusato di un errore nella gestione di un rigore nella scorsa stagione europea: "L’anno scorso eravamo primi in Europa - ricorda Lotito - con il Bodo abbiamo sbagliato perché quello scemo (Baroni, ndr) ha fatto tirare il rigore a Castellanos che era infortunato". La conclusione dello sfogo è stata lapidaria: "Pensa che danni che fanno gli allenatori…".

La tifoseria laziale esprime un desiderio unitario: che Claudio Lotito venda la società. Gli ultras hanno annunciato la loro assenza dalla partita Lazio-Sassuolo, proseguendo la loro protesta. "Dimostreremo alla città e alle istituzioni che lo svuotare lo stadio porta enormi riflessi anche sull'economia", hanno dichiarato.

La contestazione dei tifosi laziali contro Claudio Lotito è diventata un caso nazionale, estendendosi anche alla sfera politica. Manifesti con il logo di Forza Italia sbarrato e la scritta "Finché c’è Lotito non avrete il nostro voto" sono apparsi in diverse zone di Roma e provincia, collegando la militanza politica del presidente (senatore dal 2022) alla protesta sportiva. La reazione del partito è stata difensiva, con dichiarazioni che definiscono "sbagliato" mischiare sport e politica.

Manifesti di protesta contro Claudio Lotito a Roma

La frattura tra i tifosi e Lotito non è un fenomeno recente; la sua presidenza, iniziata nel 2004, è sempre stata caratterizzata da figure divisive, capace di portare successi ma anche di generare conflitti. Tuttavia, la situazione attuale sembra aver raggiunto un punto di non ritorno, con lamentele che spaziano dalle scelte di mercato ai risultati sportivi, fino a un presunto silenzio della dirigenza. Il tema dello stadio, con promesse non mantenute e assenza di piani concreti, rimane un punto dolente.

La protesta, che ha visto la diserzione di quattro partite consecutive all'Olimpico, ha attirato l'attenzione anche a livello internazionale, con approfondimenti dedicati dalla BBC e dalla CBS. Il boicottaggio delle partite casalinghe è diventato la forma di contestazione più forte, con presenze allo stadio ridotte drasticamente.

Stadio Olimpico vuoto durante una partita della Lazio

Un elemento di curiosa continuità nella protesta è la sfida contro il Sassuolo. Proprio come nel 2014, quando una partita contro i neroverdi segnò uno dei primi grandi atti di ribellione del tifo biancoceleste, anche dodici anni dopo la sfida con la squadra emiliana è diventata un simbolo della contestazione. Se nel 2014 la protesta culminò con un corteo dentro lo stadio, oggi si è trasformata in un'assenza totale, con i tifosi che dichiarano di voler "dimostrare alla città intera e alle sue istituzioni che svuotare lo stadio porta enormi riflessi anche sull'economia locale".

Nonostante i trofei conquistati dalla Lazio in questi anni (una Coppa Italia e due Supercoppe italiane), l'umore della tifoseria è rimasto costante, imprigionato in una sensazione di distanza e incomunicabilità con la proprietà. La relazione tra Lotito e la piazza laziale appare logora e probabilmente non risanabile, con una frattura che resiste al tempo e ai risultati sportivi.

Lotito scatenato: “La Lazio ha speso più di tutti. Greenwood più di 25 milioni? Se pagano i tifosi”

In questo clima di tensione, si è assistito a un ritorno simbolico dei tifosi allo stadio per la partita contro il Milan, una "tregua" di 90 minuti per sostenere la squadra prima di riprendere la linea della contestazione. Questa mossa, definita una "last dance", ha visto la vendita di circa 15.000 biglietti, dimostrando che la protesta non è contro la squadra, ma contro chi la gestisce.

Le voci su una possibile cessione del club circolano da settimane, con indiscrezioni su potenziali investitori, ma al momento restano tali. La situazione attuale, con tifosi in sciopero e un clima rovente attorno alla figura di Lotito, ricorda precedenti contestazioni storiche del club biancoceleste, ma appare ancora più tesa.

La gestione comunicativa della situazione è stata anch'essa oggetto di critiche. Un comunicato ha attaccato chi consiglia Lotito in questo ambito, definendolo "il male assoluto di questa società" e suggerendo il suo allontanamento dai posti decisionali per evitare un muro contro muro senza via d'uscita.

La protesta dei tifosi, che ha portato a uno stadio quasi deserto e a una copertura mediatica internazionale, evidenzia un malessere profondo che va oltre i risultati sportivi, toccando la gestione, la comunicazione e la visione futura del club, come nel caso del progetto del nuovo stadio Flaminio.

Di fronte a questa situazione, alcuni suggeriscono percorsi di autocritica, riduzione dei prezzi dei biglietti, e l'inserimento di figure carismatiche nella società. La mossa più clamorosa, tuttavia, sarebbe la rinuncia di Lotito alla presidenza, pur mantenendo una quota azionaria.

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