Per me Milano ha il sapore della michetta appena sfornata che mi toglieva dalla bocca il sapore delle tante Golia trangugiate con i miei amici “Gatti” a Roma per soffocare i morsi della fame. Lo racconta Jerry Calà, artista che ha legato indissolubilmente la sua carriera alla vibrante atmosfera milanese.
Nato a Catania, Calà si trasferisce a Milano in tenera età. “Sì, ma a 5-6 anni ero già a Milano. Ci eravamo trasferiti qui, perché mio padre che era interprete delle Ferrovie dello Stato, vinse un concorso e fu assegnato all’Ufficio informazioni della Stazione Centrale.” In questa città, che diventerà il fulcro della sua formazione artistica e personale, Calà muove i primi passi. “In questa città cominciai col piede giusto, a partire dalla casa in cui andammo ad abitare, con un bel cortile all’interno del palazzo.”
L'entusiasmo giovanile si lega a un luogo specifico: “È via dei Transiti 24, questo fu il mio primo indirizzo. Era un quartiere nuovo allora, vicino viale Monza. Alle due del pomeriggio la nostra casa si riempiva di bambini perché mia madre faceva il doposcuola. Io studiavo insieme agli altri. C’era tanta allegria. Poi alle quattro tutti giù in cortile a giocare fino alle 19. L’atmosfera era molto serena. Io e mia sorella andavamo mano nella mano a scuola senza bisogno che gli adulti ci accompagnassero.”
Calà ricorda un'infanzia trascorsa in un contesto sociale in evoluzione: “No, gli stranieri eravamo noi che venivamo dalla Sicilia o da altre regioni del Sud. Quando siamo arrivati c’erano ancora i cartelli sui portoni che indicavano il rifiuto di affittare ai meridionali.” È in questo periodo che nasce anche il suo celebre pseudonimo: “Io, in realtà, mi chiamo Calogero e quando all’appello arrivava il mio turno con “Calà Calogero”, tutti scoppiavano a ridere. Poi i compagni per simpatia cominciarono a chiamarmi Jerry anche perché facevo ridere come Jerry Lewis.”
Un trasferimento a Verona segna un’interruzione, ma non una fine: “Sì, perché mio padre fu nominato responsabile dell’Ufficio Informazioni della stazione di Verona Porta Nuova. Lasciare Milano fu un dramma. Avevo 13 anni. A Verona ci rimasi circa sette anni. A Verona nacque il sogno, ma che realizzai a Milano.”
Il ritorno a Milano nel 1971 segna l'inizio di una carriera folgorante. “Era il 1971. Andammo ad abitare con i “Gatti”, dopo una serie di traslochi, in via Privata dei Cybo cioè a 600 metri da via dei Transiti. Milano era fantastica. Furoreggiava il cabaret, i Navigli pullulavano di locali dove ci si esibiva e si faceva musica dal vivo.”

L’ambiente milanese diventa la fucina della sua comicità e del suo stile unico. “Tutto quello che so del mio lavoro, l’ho imparato a Milano.” L'ispirazione proviene dai grandi maestri: “I Gufi, quella fantastica formazione Svampa-Patruno-Brivio-Magni, da loro ho imparato a mescolare la musica popolare e le battute. E poi Cochi, Renato e Jannacci.”
Calà è celebre per i suoi tormentoni, veri e propri marchi di fabbrica: “Libidine, Capitooo, Non sono bello piaccio.” L’origine di queste espressioni è profondamente radicata nella vita milanese: “Dalla vita notturna milanese. “Libidine” l’ho ascoltato di sicuro per strada a Milano. Era da milanese verace. Altre espressioni le rubavo dalla mala milanese che in quel periodo ci capitava di incrociare, per esempio se qualcuno di loro veniva a vederci.”
Il cinema diventa la naturale evoluzione del suo percorso artistico, soprattutto negli anni ’80: “Sì, soprattutto quando intrapresi la carriera da solo. Erano i primi anni ’80 conquistai le classifiche con ben due titoli “Yuppies” e “Il ragazzo del Pony Express”. Ho girato la maggior parte dei miei film a Milano.” Nonostante la fama di attore di commedie leggere, Calà ha dimostrato la sua versatilità: “Dicevano che facevo solo pellicole disimpegnate ma ho anche vinto il premio della Critica italiana a Berlino per “Diario di un vizio” di Marco Ferreri.”

Il legame con Milano rimane indissolubile, come dimostra il suo ritorno sul palco milanese: “E’ un one-man-show con orchestra in cui ripercorro i miei 44 anni di carriera tra scena e musica. Dopo tanto cinema pensavo di non essere più capace di stare su un palcoscenico e invece sono tornato alle origini collegandomi a quello che ho imparato a Milano sul teatro-canzone.”
Gli anni ’80 sono ricordati con affetto e nostalgia: “Con le colonne sonore dei miei film oltre che con tutto il resto abbiamo segnato un’epoca, quella degli anni ’80. Periodo ora visto con distacco, invece, c’era energia da vendere, la stessa che avevamo noi “Gatti” che ci spingeva a insistere.”
La sua carriera è stata costellata di successi, ma anche di scelte coraggiose: “All’età di quarantatré anni divenni ciò che certi musicisti fanno da giovani prima di essere scoperti dalle major discografiche. Divenni indie. Divenni indipendente.”
Jerry Calà ha saputo reinventarsi continuamente, passando dal cabaret al cinema, dal teatro alla musica, senza mai perdere la sua verve e il suo legame con il pubblico. La sua capacità di intrattenere e divertire rimane intatta: “Per me è importante avere una sala sempre piena di gente da intrattenere e divertire. Non è ancora finita…Uèèèè stiamo calmi!”
Sapore di mare/Celeste nostalgia
La comicità, secondo Calà, nasce da una profonda comprensione della vita: “La comicità nasce da una situazione tragica: uno cade su una buccia di banana e si fa male. A noi comici tocca la fatica di ribaltare la tragedia in commedia, la battuta per noi è un’ossessione. Forse è per questo che ci viene facile interpretare ruoli drammatici, perché abbiamo uno sforzo in meno da fare.”
Il suo percorso artistico è stato segnato da tappe fondamentali: l'iscrizione all'università, l'assunzione del soprannome Jerry, la formazione dei "Gatti di Vicolo Miracoli", il debutto cinematografico e la successiva carriera solista. “Non ero il cruccio dei professori, ma diciamo che sin da allora cercavo di fare ridere i miei compagni. Per una risata prendevo anche un brutto voto, era il mio obiettivo principale per cui sacrificavo anche il rendimento.”
Gli anni '80 sono descritti come un periodo di grande entusiasmo e audacia: “Degli anni '80 manca l'entusiasmo che aleggiava nell'aria. Erano gli anni del rischio, anni in cui ci si buttava in imprese folli. Gli yuppies erano dei cazzoni, ma avevano tanta voglia di fare.”
La carriera cinematografica di Calà ha visto la sua consacrazione con film come "Al bar dello sport", "Sapore di mare" e "Vacanze di Natale". Il suo sodalizio con registi come Carlo Vanzina è stato particolarmente fruttuoso, portando alla creazione di pellicole che hanno segnato un'epoca.
Jerry Calà ha anche avuto esperienze nel cinema d'autore, come nel film "Diario di un vizio" di Marco Ferreri, dimostrando la sua capacità di affrontare ruoli drammatici e ricevendo importanti riconoscimenti dalla critica.
La sua vita è stata anche segnata da momenti difficili, come un grave incidente stradale, ma la sua resilienza e la sua passione per l'arte lo hanno sempre portato a superare gli ostacoli.
Oltre al cinema, Calà si è dedicato con successo alla musica e al teatro, creando spettacoli che mescolano canzoni, cabaret e ricordi della sua carriera. La pubblicazione di album come "E mi ritorni in mente" e "Gran Calà - Anni '60" testimoniano questo percorso.
La sua autobiografia, "Una vita da libidine", pubblicata nel 2016, offre uno sguardo intimo sulla sua vita e sulla sua carriera, ispirando anche un omonimo spettacolo teatrale.
Il 2021 è stato un anno significativo, in cui Jerry Calà ha celebrato i suoi 70 anni e 50 di carriera con un concerto all'Arena di Verona, un evento che ha visto la partecipazione di numerosi artisti e amici, confermando il suo duraturo legame con il pubblico e la sua importanza nel panorama artistico italiano.

Nonostante gli anni e le esperienze, Jerry Calà non ha perso la sua energia e la sua voglia di fare: "Non è ancora finita…Uèèèè stiamo calmi!"
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