La breve e tormentata storia di Gonzalo Higuain al Milan pare essere davvero già finita. La doppietta di Patrick Cutrone ai supplementari contro la Sampdoria in Coppa Italia, paradossalmente, lo allontana ancor di più dal rossonero: già, il ragazzino è una valida alternativa all'argentino che vuole andare al Chelsea. Già, vuole proprio andarsene.
Nei fatti lo ha confermato Gennaro Gattuso al termine della partita: "La cosa più bella - ha premesso il mister - è stata vederlo esultare prima che entrasse il tiro di Cutrone". Poi però parlando del possibile addio del Pipita al Milan ha aggiunto: "Purtroppo non decido io, decide il suo entourage. Vediamo cosa succederà, magari con un gol che ci faccia alzare un trofeo. Se dipendesse da me, lo terrei a casa mia in uno stanzino per non farlo uscire e gli darei da mangiare". Parole ironiche ma anche sportivamente drammatiche, quelle di Gattuso su Higuain. Parole che fanno capire come il passaggio al Chelsea è molto più di un'ipotesi. A meno che un gol nella finalissima di Supercoppa contro la Juventus...

Gonzalo Higuain non è un tipo malleabile. Si allena alla Continassa, scherza con Cristiano Ronaldo che gli ha rubato il posto e la scena alla Juventus, soprattutto detta al telefono la linea strategica a Nicolas, il fratello procuratore. Il Pipita tiene in scacco due società e un’operazione che, allargata ai difensori Bonucci e Caldara, vale oltre 130 milioni di euro. È la cronaca di una giornata di ordinaria follia.
Nella notte tra lunedì e martedì, prima davanti a una carbonara e poi sino alle due del mattino nella sede del Milan, Leonardo ha provato a convincere l’entourage di Gonzalo. La missione sembrava riuscita. Higuain, sostanzialmente, aveva detto sì. Pare che lo avesse confidato a qualche amico fidato e anche a un paio di milanisti, tra cui il connazionale Biglia. Ma ieri qualcosa si è inceppato. Incontri, tensioni, nervosismo. Alla fine l’accordo non c’è. O meglio c’è tra Juve e Milan, che hanno limato anche i dettagli. Scambio alla pari Bonucci-Caldara, valutati circa 40 milioni di euro. Higuain, l’apriscatole della complicata trattativa, sarebbe dovuto andare a Milano in prestito oneroso per 18 milioni, la cifra di ammortamento per una stagione, e diritto di riscatto da esercitare tra un anno a 36 milioni.
Ma Nicolas e il suo legale all’improvviso hanno alzato il tiro. Higuain al Milan ci va, ma vuole i soldi. Tanti. Nove a stagione. Leonardo ha proposto all’argentino 6 milioni netti per 4 anni per un totale di 24. Alla Juve, per tre stagioni, ne guadagna 22.5. Ma non ci siamo. Il Pipita vuole di più. Nicolas lo ha ripetuto chiaro e tondo nei tre incontri a cui ha partecipato: i due con la coppia Marotta-Paratici e quello nella sede rossonera, allargato alla dirigenza bianconera. E se quei soldi non li tira fuori il Milan, deve metterceli la Juventus attraverso una buonuscita. Con il passare delle ore, la posizione del centravanti anziché ammorbidirsi, si è irrigidita. E la trattativa incagliata.
Higuain, così avrebbe detto Nicolas a Marotta e Paratici prima di cena, non è neppure convinto della formula. Non vorrebbe trasferirsi in prestito senza obbligo di riscatto, teme che le assicurazioni di Leonardo possano cadere nel vuoto se nel giro di qualche mese il fondo Elliott dovesse cedere la società. Così, come nel gioco dell’oca, il rischio è di tornare al punto di partenza.

Mentre l’Inter, nelle stesse ore, trova il semaforo verde per Arturo Vidal. Il Bayern Monaco apre al prestito, con riscatto a 30 milioni. È il secondo Ninja, l’uomo che vuole Spalletti. I nerazzurri, prima di affondare il colpo, intendono valutare altre piste. Higuain, invece, si allontana dal Milan. Mercoledì, dopo una notte di riflessioni, si ricomincerà a trattare e capiremo se l’intransigenza del numero nove è una semplice strategia o se dietro c’è un’altra squadra. Il Chelsea, sino adesso, è rimasto nell’ombra. Ma mai dire mai. Di sicuro se Higuain non cambia idea, salta lo scambio Bonucci-Caldara. La Juve si consola con la cessione di un altro centravanti, il promettente Favilli, che va al Genoa per 5 milioni di prestito e 7 di obbligo di riscatto. Il contro riscatto è a 16 milioni.
Gonzalo Higuaín, attaccante del Milan. Non era mai successo che sotto Natale Higuain avesse scartato così pochi regali: a Napoli arrivò a metà dicembre con 8 gol segnati al primo anno, 7 al secondo e 14 al terzo. Alla Juve si avvicinò alle feste già in doppia cifra alla prima stagione e a 9 in quella successiva. Al Milan siamo solo a cinque, l’ultimo segnato alla Samp il 28 ottobre scorso, tre giorni prima di Halloween. Se si considera lo stesso numero di giornate, il resoconto non migliora: solo nel 2013-14 il calcolo dei gol all’undicesima giornata dava il medesimo risultato. Quello però era il primo anno del Pipita in Italia, e come tutti gli esordienti meritava di un periodo di adattamento.
A novembre Gonzalo si è arreso al mal di schiena dopo mezz’ora della trasferta di Udine e ai nervi tesi nella partita casalinga contro la Juve, con la conseguenza di due giornate di squalifica: il numero di gol resta modesto, e per quanto visto nelle ultime settimane risulta difficile immaginare un conto più consistente anche se non fosse stato costretto a fermarsi. Le cause possono essere tecniche e riguardare l’attacco intero: a Napoli Higuain ha vissuto il momento più felice della carriera, coinciso con il periodo d’oro di Insigne e Callejon. Alla Juve lo stesso: aveva di fianco la versione migliore di Dybala. Al Milan le difficoltà personali si sommano a quelle di alcuni compagni di reparto: Calhanoglu è in una fase di evidente involuzione, Castillejo deve ancora inserirsi e Suso, che al contrario è in una fase di ascesa, tende più spesso a far valere il suo sinistro a giro.
Gonzalo va sostenuto con maggior convinzione ma come ha riassunto Reina due giorni fa «oltre a essere aiutato dai compagni, deve aiutarsi anche da solo». Pepe, che cura tanto l’aspetto tecnico quanto quello motivazionale, si riferisce a entrambi: Higuain deve andare più incontro ai compagni, una via di mezzo tra lo stabilirsi fisso in area e cercare lo scambio troppo indietro. Anche l’atteggiamento incide: Gonzalo è spesso nervoso e i segnali di insofferenza restano ben visibili. La tensione gioca contro la lucidità e può essere trasmessa al resto del gruppo.
Che sia proprio la concentrazione a fare difetto è evidente anche nei numeri di tutte le competizioni stagionali: sette gol e una media a partita di 0,7 fino al trenta ottobre, zero assoluto dalla fine del mese in poi. Gonzalo ha invece migliorato il rapporto tra minuti giocati e tiri totali, quello delle occasioni create e - per una minima percentuale - anche quello degli assist. Il rapporto che più interessa la società è tra l’incisività e il costo del riscatto del cartellino. Oggi Higuain incide più sul bilancio che sul campo: la proporzione tra lo stipendio da 9,5 milioni di euro e le giocate davvero decisive è sfavorevole al Milan. Se invece si divide il valore del prestito da 18 milioni con i gol complessivi in rossonero, 7, risulta che ogni timbro è costato due e mezzo. La bilancia deve almeno tornare in equilibrio perché il riscatto - altri 36 milioni - diventi finalmente conveniente. Così invece tutto torna in discussione: dopo aver versato una rata annuale tanto impegnativa, aggiungere il resto sembrava scontato. E invece non lo è più: lo sconto a cui ora pensa il club è il risparmio della cifra del definitivo riscatto. A meno che i numeri non tornino di nuovo vantaggiosi: c’è tempo fino a maggio.
Nel suo editoriale di Milannews.it, il giornalista Luca Serafini ha parlato della situazione di Higuain: "Avviene uno scontro a centrocampo, ininfluente come zona e come peso specifico. Il rossonero viene ammonito e una protesta ci sta, ma quelle escandescenze da posseduto vengono da lontano ed è semplice spiegarle, così semplice da apparire disarmante. Scaricato dalla Juventus (dopo che il fratello di Higuain, Nicolas, suo mentore e tutore, aveva detto: "Pensate che coppia farà il Pipita con CR7..."), respinto dai dirigenti del Chelsea nonostante fosse la primissima scelta di Sarri, Higuain ha accettato il Milan per soldi e per aiutare il progetto nella sua crescita. In una notte d'estate, però, fermandosi a riflettere deve aver realizzato - per la prima volta e concretamente - che, a 31 anni il prossimo dicembre, con la Nazionale che non lo chiama più da tempo e in un club che non tornerà ad alti livelli prima di 2 anni almeno, probabilmente non vincerà più molto nella sua carriera che concluderà da star di retrovia. Nonostante un bonifico mensile costante di oltre 700.000 euro. Ha sclerato. Perché Higuain ha sclerato già uscendo dal campo a Cagliari, poi con l'Inter, con il Betis, con l'Udinese dove a un certo punto si è chiamato fuori. Gattuso sabato 10 lo aveva anticipato: "Deve stare calmo". Higuain non era nervoso perché ha sbagliato il rigore: ha sbagliato il rigore perché era nervoso.
L'ex difensore di Bari e Torino Massimo Brambati, da anni opinionista Tv, disse in diretta 2 mesi fa e ha ripetuto lunedì scorso al "Processo di Biscardi": "A Milano vivo nel palazzo di Higuain, ho incontrato Nicolas e mi ha detto che suo fratello al Milan non sta bene, se ne vuole andare". Questo è il nocciolo della questione. E' in prestito oneroso: spero che a gennaio il Chelsea o la Juve incartino e portino a casa.
Gonzalo Higuain si confessa: "Con l'arrivo di Ronaldo la Juventus ha voluto il salto di qualità, non ho deciso io di andar via: mi hanno cacciato". Il suo trasferimento dalla Juventus al Milan in estate ha cambiato in maniera evidente i connotati di queste due squadre: quelli di Gonzalo Higuain sono rimasti gli stessi, tanto che il goal è diventata una piacevole abitudine anche sul Naviglio, dove tra qualche giorno andrà in scena il derby della 'Madonnina'.

Il 'Pipita' si candida ad essere uno dei protagonisti di spicco, anche se prima c'è tempo per togliersi qualche sassolino dalla scarpa nei confronti della sua ex squadra, intervistato da 'La Gazzetta dello Sport': "Dentro di me quel giorno (dopo la finale di Coppa Italia, ndr) ho avuto la sensazione che sì, forse sapevo che si era rotto qualcosa. E poi hanno preso Ronaldo. La decisione di andare via non è mia. Ho dato tutto per la Juve, ho vinto diversi titoli, dopo di che è arrivato Cristiano, il club voleva fare un salto di qualità e mi hanno detto che non potevo restare e che stavano provando a cercare una soluzione. La soluzione migliore è stata il Milan".
"Un addio praticamente obbligato ma nessun sentimento di rivalsa: "No, nessuno. Il mio è un sentimento di affetto perché mi hanno trattato benissimo. Compagni e tifoseria mi hanno dato un affetto enorme. Però non ho chiesto io di andare via. Praticamente, lo dicono tutti, mi hanno cacciato. Al Milan ho avuto da subito un amore grandissimo e così mi hanno convinto".
L'intesa con Gattuso va a gonfie vele: "Gattuso ha qualcosa di diverso, ti guarda in faccia e senti quanto ama il calcio. Pensare che ci ho pure giocato contro, in Champions, quando ero al Real... Lui sta provando a tirarmi fuori il meglio, e apprezzo molto chi fa così con me. La squadra sta dalla sua parte. È una persona molto intensa, che muore per suoi giocatori. Non crediate che gli allenatori siano tutti così, non ce ne sono molti. È un onore essere allenato da lui, ho fatto la scelta giusta perché mi sta migliorando. Il tecnico migliore della mia carriera? Senz'altro Sarri, con lui ho vissuto la migliore stagione a livello personale e somiglia molto a Gattuso".
Nel derby sarà sfida tutta argentina con Icardi: "Veramente qui non stiamo giocando a tennis, ma a calcio. Undici contro undici, non centravanti contro centravanti. Vincono le squadre, non i giocatori. Lui comunque sta facendo bene da diversi anni, ha segnato tanti goal, è giovane e ha margini di crescita. Dipende da lui continuare così. Gli auguro il meglio. Cosa gli porterei via? L'abilità nel colpo di testa e le tempistiche in area: è un assassino".
Spazio anche a una stoccata per De Laurentiis, con cui il rapporto è ormai deteriorato: "No ma è colpa di tutti noi, non sua... Lavezzi si è lasciato male, Cavani idem, con Sarri in panchina è stato contattato un altro allenatore, e con me si è preso 94 milioni (90, ndr). Tutti hanno problemi con lui e la gente insulta gli altri. Io con i tifosi del Napoli non ho nulla da dire di negativo, sono stati tre anni bellissimi. Mi hanno amato e ora mi odiano. Un giorno racconterò quello che penso, ora non posso".
Ai microfoni di 'Sky Sport', Higuain ha poi scaldato i tifosi rossoneri: "Penso che questa squadra abbia tanti margini di crescita, Gattuso ha un'idea che a me piace molto. La classifica non è quella che meritiamo, sono venuto al Milan per portare questa squadra in alto, è questo ciò che provo ed è questa la nostra sfida. Dobbiamo provare a vincere ogni competizione".
In vista del derby il Pipita resta ottimista: "Possiamo battere l’Inter perché siamo una buona squadra e non siamo inferiori a nessuno. Perché queste certezze? Perché Gattuso ha fatto capire che Leonardo sta lavorando in questa direzione (il "finché resta" nel post Milan-Fiorentina riferito a Higuain non lascia spazio a molte interpretazioni...) e perché il Pipita avrebbe detto chiaramente a Rino di voler andare al Chelsea. I motivi possono essere molteplici, di sicuro c'è il richiamo di un tecnico, Sarri, cui avrebbe detto sì anche in estate se fosse arrivata la telefonata attesa e che ama come un padre e giù di lì.
Sul perché poi gli ex juventini arrivati a Milano ultimamente se ne vadano molto in fretta fa parte di quelle questioni che la società dovrà magari prima o dopo analizzare. Ma tant'è. Il contatto con il Chelsea, va detto, in qualche modo viene buono anche per il resto del mercato milanista sul quale però vanno fatte alcune precisazioni. Fabregas è un profilo che piace a Leonardo - e potrebbe piacere, per dire, a Wenger, che lo ha lanciato parecchi anni fa, o a Conte, che lo impiegava regolarmente -, ma nelle ultime ore le sue quotazioni si sarebbero leggermente abbassate. In realtà, a quanto pare, lo spagnolo preferirebbe altre destinazioni all'Italia e Gazidis, dal canto suo, continua a storcere il naso all'idea di acquistare giocatori sulla trentina. I colloqui tra le parti restano attivi, ma diciamo che siamo al "ci risentiamo tra un po'". Vale a dire: se entrambi non dovessero trovare soluzioni migliori entro la fine di gennaio, la questione tornerebbe di moda. Adesso, però, è meno calda di quanto ci si possa immaginare. Certo è che qualcuno, in cabina di regia, dovrà arrivare e non è che proprio abbondino le soluzioni in tal senso a prezzo di saldo. In ogni caso, Morata a parte, il Milan proverà a fare un altro attaccante che possa giocare da seconda punta o esterno. Abbiamo parlato di Lozano e l'operazione, per quanto difficile, non si può escludere oggi. Ma qui sì che sarà bene prima parlarne con l'allenatore, che sia Gattuso o un altro. Poi bisognerà fare i conti anche con le cessioni, a partire da Calhanoglu, per il quale il Lipsia sta insistendo parecchio (e ha messo sul piatto 20 milioni), per arrivare fino a Montolivo, Bertolacci e Borini (lo cercano dalla Cina, a 15 milioni il Milan lo lascia partire). Sempre tenendo ben presente una questione non secondaria: il Milan deve trovare undici titolari all'altezza di una rincorsa Champions, ma per raggiungere l'obiettivo servono almeno 14 giocatori altamente affidabili.
Dentro Piatek, fuori Higuain. Il Milan cambia volto in attacco e “scarica” il Pipita, pronto a tornare da Maurizio Sarri al Chelsea. Una decisione presa in virtù della rottura tra l’argentino e la squadra, fatto che ha obbligato Gattuso e la società a cambiare repentinamente idea. Higuain sarà prestato dalla Juventus ai Blues fino a fine stagione, accordo pronto a rinnovarsi obbligatoriamente al raggiungimento di determinate condizioni per ulteriori 12 mesi.
L’avventura di Higuain al Milan è durata solo una manciata di mesi e il rapporto con la squadra si è sfilacciato progressivamente. “Penso che Higuain abbia perso un po’ il filo nella partita con la Juventus, nella quale è stato espulso - ha analizzato Alessandro Costacurta - Ho l’impressione che si aspettasse di più dalla squadra e credo che il cambio dalla Juve gli abbia creato ansia e tensioni che prima non conosceva. Gonzalo è un tipo emotivo, forse troppo. Di conseguenza non ha saputo reggere il peso. Se sei in una squadra che è una macchina da guerra va bene, ma al Milan bisognava avere un carattere diverso. In questi mesi non ha dimostrato di averlo, nonostante la sua carriera in grandi club. Questione di carattere anche secondo Beppe Bergomi: “Il suo calo può essere il risvolto di avere una posizione di grandissima responsabilità. A Bonucci era stata data anche la fascia di capitano: ha sbagliato all’inizio, ma il suo finale di campionato era stato discreto ed era cresciuto. Secondo me con Higuain è mancata la scintilla, non è scoccato l’amore nonostante ci abbiano provato. Penso sempre che non sia quel giocatore che è trascinatore, ma ha bisogno di qualcuno che lo aiuti”.
Più articolata, infine, l’analisi di Esteban Cambiasso: “Credo che il momento storico della società fosse diverso a quello della Juventus - ha spiegato - Non penso che la situazione sia molto diversa da quella che ha vissuto Bonucci lo scorso anno. Anche i trascinatori nei momenti di cambiamento fanno fatica ed è difficile che a essere trascinatore sia uno nuovo che arriva in una squadra. La risposta è creare un blocco, questo lo puoi fare in due o tre anni. Il Milan può avere questo periodo di transizione, ricordiamoci i due cambi societari in due anni, è difficile in queste situazioni intervenire sulla squadra. E poi trovare un centravanti che trascini la squadra comunque non è facile, io ho giocato con Ibrahimovic ma quelli come lui sono pochi. Normalmente il motore della squadra si trova nei difensori, nei centrocampisti o nel numero 10.
Da Baggio a Higuain e Bonucci: cinque affari shock tra Milan e Juventus
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