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Il Genoa Cricket and Football Club, o più semplicemente Genoa, è una società calcistica di Genova fondata nel 1893. L'estate del 1893 stava volgendo al termine, era il 7 settembre quando, nelle sale del consolato britannico in via Palestro n.10 interno 4, nel pieno centro cittadino ricco di scagni di compagnie assicurative e armatoriali, si era dato convegno un folto gruppo di inglesi, Charles De Grave Sells, S. Green, George Blake, W. Rilley, George Fawcus, H.M. Sandys, H. De Thierry, Johnathan Summerhill sr. e Johnathan Summerhill jr., e soprattutto Charles Alfred Payton, baronetto dell'Impero Britannico e Console Generale di S.M. Genova, infatti, con l'apertura del Canale di Suez, era diventata un importante porto commerciale attirando compagnie straniere.

Le prime cariche elettive videro come presidente Charles De Grave Sells, quale vice Summerhill senior e come patrono Sir Charles Alfred Payton. Nel 1896, tre anni dopo la fondazione della primitiva società genoana, si unì al gruppo James Spensley che fu il vero artefice della nascita del Genoa come club prettamente calcistico. Il 2 gennaio 1899 Spensley, per dare risalto allo sport più praticato dagli iscritti e che aveva già portato in bacheca due allori nazionali, propose il cambiamento di denominazione in Genoa Cricket and Football Club. Cambiava anche il campo di gioco.

Le squadre allora esistenti, oltre al Genoa CFC, erano: la Ginnastica Torino (del Cavalier Bertoni), la Juventus (squadra del liceo M. Il 6 gennaio 1898, a Ponte Carrega, davanti a 208 spettatori, i genoani disputano una partita contro una selezione composta da calciatori dell'Internazionale Torino e della Torinese. Il punteggio finale fu di 1-0 per la rappresentativa torinese. La rivalità tra Genova e Torino continuò per parecchio tempo in quanto si giocarono la finale dei primi tre campionati italiani (nel 1900, intanto, la Torinese assorbì l'Internazionale Torino) che comunque videro prevalere sempre la squadra genovese.

Motivo di unione delle diverse compagini calcistiche italiane invece ci fu nel maggio del 1899 al Velodromo Umberto I di Torino quando la rappresentativa italiana scese in campo contro quella svizzera. A formare la squadra che indossa la divisa a righe biancoblu del Genoa sono i genoani Spensley, De Galleani, Edoardo Pasteur, Agar e Leaver che si uniscono a Savage della Torinese, Herbert Kilpin del neonato Milan e altri 3 giocatori. Tra gli svizzeri Gamper fondatore del Barcellona.

La fase finale del campionato venne disputata in una sola giornata l'8 maggio, sempre nel 1898, nell'ambito dei festeggiamenti in occasione dell'Esposizione Internazionale per i cinquant'anni dello Statuto Albertino, ed ebbe luogo al Velodromo Umberto I di Torino, nei pressi dell'ospedale Mauriziano. Venne deciso di far giocare solo le squadre che durante l'anno si erano dimostrate imbattibili. La società vinse la coppa offerta dal duca degli Abruzzi, mentre a ciascun giocatore andò una medaglia d'oro stile rococò. Furono proprio queste medaglie, chiamate targhette, il simbolo tangibile della vittoria nel campionato. Il Genoa nel 1922-23. Moruzzi, De Prà, Pres. Sanguineti, De Vecchi, Mister Garbutt. Barbieri, Burlando, Leale. Il Genoa schierò nella finale del 1898 questa formazione: Baird, Ghigliotti, De Galleani, E. Iniziò così il primo ciclo del Genoa. I rossoblù conquistarono 3 titoli (tra il 1898 ed il 1900) e si aggiudicarono l'ambita Coppa Fawcus messa in palio e destinata alla prima squadra che si fosse aggiudicata, appunto, 3 campionati.

Nel nuovo secolo, specialmente dal 1902, vennero istituiti gironi regionali eliminatori, il torneo cominciò a farsi corposo e le squadre molto agguerrite e numerose. Questa iniziativa darà i suoi frutti e due anni dopo porterà al Grifone un altro primato: vittoria nel primo campionato riserve. Veniva così definito in realtà il torneo disputato dalle squadre giovanili delle varie società. Nel 1903 il Genoa va ad incontrare - primo club italiano - una società straniera all'estero. Il trofeo andò avanti per ben sei anni e attraverso quarantasette incontri. È difficile comprendere appieno al giorno d'oggi l'importanza che rivestivano questi piccoli ma agonisticamente combattuti tornei quando il campionato rappresentava solamente il clou della stagione. Nel 1906 stava volgendo al crepuscolo la stagione dei cosiddetti fondatori: Spensley aveva quasi 40 anni, Pasteur all'incirca 30, per loro e molti altri si avvicinava il momento del ritiro. Nel 1908 la Federazione decise di riservare il massimo torneo italiano alle squadre senza stranieri. Di conseguenza il Milan campione in carica, il Genoa e il Torino rifiutarono di partecipare. Al fronte dei contestatori si unì la Juventus dopo la propria eliminazione da parte della Pro Vercelli.

Sempre nel 1913, Davidson contravvenendo alle regole della Federazione ingaggiò Aristodemo Santamaria ed Enrico Sardi dall'Andrea Doria. I giocatori presentatisi presso una banca per incassare l'assegno furono riconosciuti dal cassiere, tifoso doriano e denunciati, insieme al Genoa alla Federazione. Garbutt fu il primo allenatore professionistico della storia del calcio italiano ed è grazie a lui che oggi usiamo comunemente il termine Mister per indicare l'allenatore. Fu soltanto nel 1915 che il Genoa conquistò il suo settimo scudetto, nonostante il campionato fosse stato sospeso per via dello scoppio della prima guerra mondiale. Uno dei punti di forza della squadra era la difesa. Un tempo lo farei ancora volentieri! Dopo alcuni anni ad alti livelli, il Genoa si era rinforzato con gli acquisti del terzino Delfo Bellini dalla Sestrese e di Ettore Neri dalla Novese a cui si aggiunse il ritorno di Emilio Santamaria sempre dal club piemontese.

Il Genoa che colse il suo nono e ultimo scudetto, qui fotografato in occasione della sfida di Marassi del 2 marzo 1924 contro il Padova. Il Genoa avrebbe potuto vincere il suo decimo scudetto nel 1925, ma perse la finale Lega Nord contro il Bologna; la gara d'andata a Bologna la vinse il Genoa che però incredibilmente perse in casa la gara di ritorno. Fu necessario lo spareggio che vedeva il Genoa vincitore per 2-0 fino a quando venne convalidato fra le polemiche un gol fantasma ai felsinei. Il Genoa rifiutò di giocare i tempi supplementari, chiedendo la vittoria a tavolino per le intemperanze della tifoseria bolognese, che avrebbero condizionato la decisione dell'arbitro di assegnare il gol fantasma, mentre il Bologna rispose chiedendo la vittoria a tavolino per la mancata disputa dei supplementari. La FIGC non omologò l'incontro e indisse un nuovo spareggio, che finì 1-1 e fu caratterizzato da un'aggressione armata dei sostenitori bolognesi contro quelli genoani. Dopo la temporanea sospensione del torneo, la FIGC decise, infine, che la terza gara di spareggio si sarebbe giocata ad agosto alle 7 del mattino a porte chiuse.

All'epoca disponeva di un formidabile attacco guidato da Elvio Banchero e Felice Levratto, il famoso sfondatore di reti, e si classificò al secondo posto a due soli punti dall'Ambrosiana-Inter di Meazza. Gli scontri diretti furono decisivi per l'assegnazione del titolo: nella gara di andata il portiere Giovanni De Prà dovette lasciare il campo dopo solo 15 minuti per infortunio e, non essendo possibili le sostituzioni, il Genoa continuò la partita con in porta il jolly Daniele Moruzzi. L'anno successivo il Genoa non riuscì a ripetersi classificandosi comunque al 4º posto. Il giocatore giunse a Genova tra il tripudio della folla che si era assiepata al porto per vedere da vicino l'arrivo del capocannoniere dei primi Mondiali, disputati in Uruguay. Nel 1933-34 arriva la prima ed inaspettata caduta in Serie B che durerà solo un anno.

Stemma storico del Genoa Cricket and Football Club

Il Genoa superò il primo turno vincendo 3-1 e 3-0 contro lo Gradjanski Zagabria. In Coppa dell'Europa Centrale 1938 i rossoblù vengono subito messi di fronte ai temibili cecoslovacchi dello Sparta Praga vincendo per quattro a due a Marassi indossando per la prima volta lo stemma della società sul petto e pareggiando uno ad uno al ritorno. Il Genoa nel 1939-40. Da sinistra a destra: Fregosi, Villa, Neri, Perazzolo, Sardelli, Marchi, Gabardo, Conti, Arcari IV. Il Genoa guidato da Garbutt e Barbieri aveva importato dalla Gran Bretagna un nuovo schema di gioco, cioè il sistema. Pozzo restio al cambiamento viene comunque invitato a provare i nuovi schemi e così il 26 novembre del 1939 sono ben sette i rossoblù a giocare a Berlino contro la Germania (Marchi, Sardelli, Genta, Battistoni, Perazzolo, Neri e Scarabello).

Durante il campionato 1939-40 i Grifoni incappano in un errore tecnico arbitrale che annullerà la vittoria contro il Novara, ottenuta grazie a un goal segnato al 33' da Bertoni. La Federazione decide che la partita non è regolare. L'arbitro nonostante gli avvisi dei giocatori genoani aveva fatto battere l'inizio della gara e il secondo tempo dai novaresi. Il Genoa torna due punti sotto ma il Ferraris si presenta come un muro compatto di folla che vuole spingere i loro beniamini alla vittoria che manca da troppo tempo. L'anno seguente, il 9 febbraio del 1941, alle 8,15 della mattina Genova viene bombardata per un'ora e mezza dalla flotta inglese. Nel 1941-42 arriva un 4º posto ma i Grifoni infliggono la sconfitta, 2 a 0 in casa e 2 a 1 a Roma, alla squadra giallorossa che con solo 4 sconfitte diventerà per la prima volta campione d'Italia. Lo stesso anno si disputa uno dei più incredibili derby giocati dal Genoa. Da sinistra il terzo in piedi è Abbadie.

Il Genoa dell'immediato dopoguerra, pur giocando stabilmente in A, è certamente una squadra ridimensionata rispetto a quello che gli appassionati di calcio erano abituati a vedere. In effetti dopo la fine della seconda guerra mondiale si può dire che la popolarità del Grifone (pari a quella della Juventus e del Torino almeno fino agli anni sessanta) sia inversamente proporzionale ai risultati che la squadra raggiunse in campo. L'argentino Juan Carlos Verdeal, fu grande protagonista tra le file del grifone nel campionato 1948-49 portando il Genoa a chiudere il girone di andata alle spalle del leggendario Torino. Verdeal in una partita contro il Modena, con il campo ridotto ad un pantano per la copiosa pioggia, palleggiando partì quasi da centrocampo arrivando senza far toccar palla a terra fino al goal. La squadra comunque non era competitiva per il titolo e nel girone di ritorno non riuscì a ripetersi. Nel 1976, credendosi ormai dimenticato, Verdeal accetterà con sorpresa l'invito ad intervenire alla festa della promozione in serie A. L'anno seguente a Genova giunge un altro argentino Mario Boyé. Giocatore del Boca e della nazionale arrivato in Italia venne subito paragonato a Levratto. Da ricordare una rete segnata quasi da centrocampo contro la Triestina e un siluro su punizione messo sotto all'incrocio della porta dell'Inter.

Doveroso è aprire una piccola parentesi per quel che riguarda il campionato 1955-56. Il carioca in questione è Maurinho Di Pietro che arriva a Genova con la fama di vero goleador e sul quale naturalmente si fa grande affidamento. Il secondo giocatore è svedese e si chiama Gunnar Gren. "Il professore" giunge dalla Svezia in rossoblù visto che la Fiorentina, forse ritenendolo ormai troppo vecchio, aveva deciso di privarsene lasciandolo tornare in patria. Naturalmente Gunnar Gren non è d'accordo e vuole dimostrare di poter ancora illuminare gli stadi coi suoi perfetti assist come faceva ai vecchi tempi nel Milan dove formava un famoso terzetto con Liedholm e Nordahl. A cadere al Ferraris infatti sono in fila le prime tre classificate Fiorentina, Milan e Inter. Il Milan viene superato tre ad uno, i nerazzurri quattro a tre con una rete di Riccardo Carapellese segnata all'88' quando fino al 65' i rossoblù soccombevano per 1 a 3 ma il capolavoro avviene l'ultima giornata quando a Genova arriva ancora imbattuta la Fiorentina fresca Campione d'Italia. Julio Cesar Abbadie, messosi in luce ai mondiali svizzeri, proveniva dall'Uruguay dove aveva vinto tutto con il Peñarol sua squadra d'origine. Arrivato in una squadra che poteva contare sull'esperto Becattini e la sorpresa Paolo Barison ma che non poteva che ambire alla zona bassa della classifica trascinò nel 1957-58 i suoi compagni ad una miracolosa salvezza. Il Genoa, ribaltando i pronostici e il risultato che si stava verificando sul campo, si aggiudicò, grazie a tre suoi assist vincenti, il derby per tre ad uno.

Foto del Genoa C.F.C. degli anni '70

Nella stagione 1963-1964 il Genoa guidato dall'argentino Benjamín Santos ottiene l'ottavo posto finale in campionato, miglior piazzamento del club genovese dal dopoguerra, primato che resterà imbattuto sino al campionato 1990-1991. Il Genoa 1975-76. Da sinistra: Castronaro, Croci, Rosato, Girardi, Ciampoli. Rizzo, Arcoleo, Pruzzo, Bonci, B.

Il campionato 1976-77 inizia male, il Genoa dopo sei giornate è ultimo in classifica ma grazie alle reti di Roberto Pruzzo e Oscar Damiani il Grifone inizia vincere e scalare la classifica. I Grifoni sognano di contribuire alla retrocessione dei rivali in Serie B ma dopo solo tre minuti Zecchini porta in vantaggio i blucerchiati. Sulla panchina del Genoa era intanto tornato Luigi Simoni, fresco di una promozione con il Brescia ottenuta l'anno precedente. La svolta definitiva della stagione giunse dopo la terza giornata di ritorno, quando i rossoblù pareggiarono zero a zero col Milan al Ferraris. Dopo le vittorie nello scontro diretto contro il Cesena e poi nella penultima giornata a Bergamo, il Genoa riuscì a sorpassare la Lazio, che aveva terminato la propria gara casalinga pareggiando con il Vicenza dopo aver sprecato due rigori.

Nella campagna acquisti per la nuova stagione Sebastiano Nela andò a fare compagnia a Roberto Pruzzo e Bruno Conti a Roma mentre al Genoa venne ceduto in cambio Vincenzo Romano. Il Grifone riuscì comunque a disputare un buon girone d'andata, simboleggiato dal pareggio a Milano con l'Inter e dal 2-1 rifilato al Ferraris alla Juventus. Proprio il portiere rossoblù e Massimo Briaschi risultarono poi decisivi per la salvezza della squadra di Luigi Simoni che, dopo un girone di ritorno ricco di sconfitte, sembrava ormai destinata alla retrocessione. I rossoneri incontrarono il Cesena mentre i rossoblù il Napoli. A fine primo tempo il Genoa concluse in vantaggio con rete di Briaschi mentre il Milan era al momento sconfitto in Romagna. In quattordici minuti i milanesi capovolsero il risultato e a fine partita i tifosi poterono entrare in campo festanti. Nello stesso momento Castellini, portiere del Napoli, nel gesto di passare la palla con la mano ad un compagno, gettò la stessa all'indietro in angolo. Sulla battuta s'avventò Mario Faccenda che in scivolata segnò. Il Genoa ottenne nel 1983 un'altra salvezza meno sofferta. I ragazzi di Simoni giocarono un buon calcio e nel girone di ritorno, dopo un quattro ad uno al Catanzaro, si ritrovarono...

Nella Stagione 1970-1971 il Genoa disputa il girone B del campionato di Serie C, con 56 punti lo vince e ritorna in Serie B, al secondo posto la Spal con 54 punti, tutte le altre nettamente staccate. Relegato per la prima volta nella sua storia in terza serie, il Genoa si risollevò immediatamente, grazie ad una ferrea difesa che ha subito solo 12 reti nelle 38 partite del torneo.

Una rievocazione degli anni ’70, a partire dal campionatissimo di Serie C con cinque squadre liguri per concludere con l’istituzione della C2, per non dimenticare quelle pagine del nostro calcio scritte dalle squadre capaci di misurarsi in campionati oltre la cerchia regionale: in questo caso Serie C. Quella del Campionatissimo fu una stagione unica e irripetibile, gonfia di interesse e passione, coinvolgendo e mobilitando tifosi e sportivi per i numerosi derby, alcuni dei quali, come Savona-Genoa, all’insegna di una rivalità mai sopita. I giornali, e cos’altro se no (l’irrompere della tv e dei suoi onnivori palinsesti era di là da venire), dedicarono al campionato servizi, inchieste e iniziative promozionali. In verità il comportamento delle nostre rappresentanti risultò poco più che mediocre: in un campionato vinto dalla Massese di Meucci, vittoriosa allo sprint per soli due punti di vantaggio sulla Spal, il Savona risultò alla fine decimo nonostante gli innesti di uomini di vaglia quali Vivarelli, Zucchini, Rumignani e di una giovane speranza rispondete al nome e cognome di Marcello Lippi futuro c.t. Altra musica nel girone “A” di Serie D: finalmente l’Imperia colse quel successo pieno, più volte sfiorato nel corso degli anni ’60. Modesto, invece, il comportamento delle altre liguri: nono lo Spezia, sulla cui panchina sedette per l’occasione l’ex-portiere Feliciano Orazi che recuperò positivamente l’ex-sampdoriano Dordoni; undicesima l’Entella, dell’allenatore- scultore Todeschini che poggiò le maggiori chances dei bianco-celesti sulla veloce ala Barbana; dodicesima l’Imperia guidata con mano ferma verso la salvezza da Bodi che, dopo aver confermato l’organico vittorioso in Serie D aveva innestato in squadra il forte difensore nolese “Titti” Brignole; soltanto quindicesimo il Savona: il gruppo Dapelo, allora proprietario del club bianco-blu, tentò di dare una scossa all’ambiente che andava, via, via, sempre più deprimendosi ingaggiando l’allenatore ex-spezzino Malavasi. “Ringo” si rivelò elemento assai dinamico in panchina, ma assai modesto sotto l’aspetto della preparazione tecnico-tattica. Da rimarcare ancora, per quel girone A di Serie D 71-72 l’undicesimo posto del Sestri Levante, di cui va comunque ricordata la figura del tecnico Natale Zamboni, anch’egli scomparso prematuramente. La nostra rappresentanza regionale nel girone “A” della Serie D 73-74 risultò particolarmente folta: l’Imperia giunse terza, fallendo di poco la rincorsa al Casale. Nelle file dei neroazzurri si mise in luce l’ex-bolognese Ghetti e risultò positivo il ritorno in panchina di Gigi Bodi, subentrato a Duzioni. Quarto posto per il Sestri Levante, di cui va ricordata la direzione tecnica di Fosco Becatttini, nona l’Entella, quattordicesima la neo-promossa Levante, che allineò illustri personaggi del mondo calcistico genovese, dall’ex-savonese Tosello, agli ex-genoani Locatelli e Morelli (si pensi che nelle fila del vittorioso campionato di Promozione 72-73, aveva giocato tra i “blu” assicurativi perfino Paolone Barison). La Sanremese del ritorno in Serie D: da sin.

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