Il ritorno di Gonzalo Higuain al San Paolo è sempre accompagnato da un coro assordante di fischi, un suono che testimonia un amore tradito e una rivalità sportiva che si rinnova ad ogni incontro.
L'eco dei fischi risuona nel San Paolo, un sentimento che accompagna l'ingresso in campo del Pipita, un ex idolo ora acerrimo avversario. L'atmosfera è carica di tensione, un misto di rabbia e delusione per un addio che ha spezzato il cuore di una città e di una squadra che lo aveva celebrato come un re.
Un amore spezzato: dal San Paolo alla Juventus
Gonzalo Higuain, dopo tre stagioni da protagonista assoluto, ha lasciato Napoli per accasarsi alla Juventus, un trasferimento che ha scatenato l'ira dei tifosi partenopei. Il San Paolo, teatro di imprese memorabili, si è trasformato in un luogo di contestazione, dove ogni tocco di palla dell'argentino è accolto da fischi e cori di disapprovazione.
"Non mi aspettavo così tanti fischi e tanti insulti," confidò l'attaccante agli amici dopo una di queste partite. "A Napoli, squadra e città, io ho dato molto." Queste parole rivelano l'amarezza di un giocatore che si sente tradito, ma che allo stesso tempo comprende la reazione di un pubblico che lo aveva adorato.

La "pañolada": un gesto antico di dissenso
La tradizione dello sventolio di fazzoletti bianchi, la "pañolada", per esprimere protesta e dissenso, ha origini antiche. Si narra risalga persino all'imperatore Lucio Domizio Aureliano nel III secolo d.C., che impose ai suoi sudditi l'uso di un fazzoletto per manifestare gradimento o disapprovazione durante gli eventi pubblici. Nella corrida, i fazzoletti vengono agitati in segno di apprezzamento per il torero, mentre nel calcio, se li vedi sventolare sugli spalti, significa che qualcosa non va.
Durante il "superclasico" Real-Barça del novembre 2015, i tifosi del Real Madrid, delusi dalla prestazione della squadra, iniziarono la "pañolada" al grido di "Florentino dimisión", chiedendo le dimissioni del presidente Florentino Perez.
Il ritorno in Coppa Italia: un'altra serata da dimenticare?
Il ritorno di Higuain al San Paolo ha spesso coinciso con partite cruciali, come quelle di Coppa Italia. In queste occasioni, l'attaccante spera in una serata migliore, almeno dal punto di vista statistico. Il suo record di partite consecutive senza segnare in Italia è un dato che pesa, un digiuno che non si verificava da anni, risalente ai tempi del Real Madrid.
La partita di Coppa Italia del 2018, con il punteggio di 3-1 dell'andata da difendere per la Juventus, ha visto Higuain recitare un ruolo importante, ma non da protagonista assoluto. La sua espulsione nel finale di Milan-Juve, dopo un rigore sbagliato, è stata causata da una reazione rabbiosa dopo un'ammonizione. Nonostante le sue proteste, il rosso diretto è stato confermato, evidenziando la tensione e l'emotività del momento.

La contestazione continua: cartelli e gesti
Oltre ai fischi, i tifosi del Napoli hanno trovato altri modi per manifestare il loro disappunto. Durante un ritorno al San Paolo, alcuni hanno mostrato cartelli con la scritta "Higuain 71", un riferimento dispregiativo alla Smorfia napoletana. Le autorità hanno vietato ai tifosi di introdurre carta igienica con stampato il volto di Higuain o sciarpe offensive nei confronti dell'argentino, per mantenere un certo decoro.
Nonostante queste misure, la contestazione è proseguita per tutta la partita, con cori e apostrofi ogni volta che l'argentino entrava in possesso palla. Un trattamento che si è protratto anche durante il riscaldamento, con qualche insulto di troppo.
Un addio che ancora brucia
L'addio di Higuain alla Juventus è stato un altro capitolo di questa complessa relazione. Nonostante le prestazioni altalenanti e le critiche, il Pipita ha sempre mantenuto un certo legame con Napoli, anche se i fischi del San Paolo rimangono una costante, un monito di un amore che, pur tradito, non si è mai completamente spento.

Il TRADIMENTO di GONZALO HIGUAÌN ||| Il trasferimento dal Napoli alla Juventus
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