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Il capitano della Juventus, Alessandro Del Piero, ha deposto in qualità di testimone al processo di Calciopoli ripreso a Napoli, davanti alla nona sezione del tribunale. Il campione bianconero è stato citato dalla difesa dell'ex arbitro Massimo De Santis. Il legale di De Santis, avvocato Paolo Gallitelli, ha rivolto a Del Piero domande su alcuni incontri della Juve arbitrati da De Santis e in particolare su alcuni episodi favorevoli alla squadra bianconera.

Del Piero ha ricordato, a proposito della partita persa in casa con l'Inter, lo scontro che ci fu tra Cordoba e Ibrahimovic che costò la squalifica dell'attaccante svedese in seguito alla prova televisiva e che comportò l'assenza di Ibra in occasione della partita decisiva per l'assegnazione dello scudetto contro il Milan. Rispondendo a una domanda del legale, Del Piero ha detto: "Qualunque squadra che ha vinto il campionato lo ha meritato, la Juve come le altre".

A proposito del rapporto dei calciatori con De Santis, Del Piero ha affermato che si trattava di un rapporto "disteso, dava del tu a tutti i giocatori, ha sempre cercato la via del colloquio".

Giocare all'attacco è, per Alex Del Piero, il mestiere di una vita. Ma farlo per difendere parte del suo patrimonio (e di quello del club) è qualcosa che ne arricchisce il repertorio: ieri, nell'aula 216 del tribunale di Napoli, il dieci bianconero si è rimesso addosso la maglia con la quale segnò le stagioni 2004/05 e 2005/06. «Quanti trofei ho vinto nei miei 16 anni alla Juve? Diversi, gli scudetti sono 17 (pausa, ndr) o 15...dipende da tante cose...».

L'avvocato Gallinelli, legale dell'ex arbitro Massimo De Santis, domanda, il teste Del Piero risponde. I 17 scudetti di Alex sono i 29 della Juve, poi Calciopoli e la bacheca tricolore si scopre più povera. Le sfide si intrecciano così come i ricordi: Lecce-Juve, ma anche Palermo-Juve, Parma-Juve e Juve-Inter, partite con Del Piero in campo cinque anni fa e il fischietto in bocca a De Santis, l'arbitro (secondo l'accusa) della «cupola» moggiana e della cosiddetta «combriccola» romana.

«Credo che qualunque squadra abbia vinto il campionato lo abbia fatto con pieno merito...», è il contropiede di Alex, uno scatto a due passi dai pm e sotto lo sguardo, attento della presidente del collegio giudicante, Teresa Casoria.

L'avvocato Gallinelli incalza perché vuole dimostrare che l'equazione De Santis-Juve vincente non ha motivo di esistere. «Ricorda il risultato con l'Inter?», chiede. «No, mi sembra che abbiamo pareggiato», la risposta. «No, avete perso 1 a 0. E ricorda l'episodio che portò alla squalifica di Ibrahimovic?», insiste il legale di De Santis. «Ricordo bene - precisa Del Piero - che Ibrahimovic venne squalificato con la prova tv e questo non lo fece giocare nella partita decisiva per lo scudetto con il Milan. De Santis non vide il fallo su Cordoba e non mostrò il rosso a Ibra: questa circostanza ci costò tantissimo perché se non fosse potuta intervenire la prova tv, lo svedese avrebbe giocato con i rossoneri tre giornate dopo...».

Del Piero è all'attacco, la difesa della Juve entra in campo per la prima volta da quando si è alzato il sipario sul processo penale a Calciopoli. Due sono gli obiettivi che portano l'avvocato Vitiello, legale bianconero (il club è chiamato in causa da più parti come responsabile civile), ad alzarsi in aula: da una parte la volontà di dimostrare il livello tecnico di quella Juve, dall'altra come la diaspora del dopo-scandalo abbia impoverito la società.

«Certo - così Del Piero - quella era una squadra con tantissimi campioni. Chiudemmo una stagione a 86 punti e l'altra a 91: i tanti gol fatti da me, Ibrahimovic e Trezeguet erano nostri, mica regalati da altri. Potevamo segnare senza rigori e i numeri lo testimoniano».

L'avvocato Vitiello insiste: «Conferma che dopo le sentenze del 2006 ci fu una diaspora che non la riguardò con campioni ceduti al Barcellona, al Real Madrid, all'Inter?» Alex resta all'attacco: «Il nostro era un telaio di campioni, ne avevamo nove nella finale Mondiale di Berlino. Se posso dire che in quegli anni la società investì 150 milioni di euro? Sì. E le altre?»

Roma, 1 apr. (Apcom) - Alla luce delle nuove possibili rivelazioni che potrebbero emergere dal processo di Napoli sui risvolti di Calciopoli, con presunte telefonate - anticipate dall'avvocato Maurilio Prioreschi, difensore di Luciano Moggi - tra il presidente Massimo Moratti e il dirigente Giacinto Facchetti dell'Inter con l'ex designatore Paolo Bergamo, Alessandro Del Piero chiede che "vengano di nuovo riconosciuti" alla Juventus i due scudetti tolti ai bianconeri dopo le sentenze sportive sul coinvolgimento dei suoi ex dirigenti Antonio Giraudo e Moggi nello scandalo che esplose prima dell'estate del 2006.

Nello spazio dedicato alle telefonate dei tifosi su Juventus Channel, il capitano bianconero ricorda che Calciopoli e la retrocessione in Serie B della sua Juve rappresentano ancora "una ferita ed un argomento ampio", ma ha anche osservato che "nell'ultimo mese si stanno susseguendo articoli e dichiarazioni che fanno pensare a qualcosa di diverso dalla sentenza". Nessuna rivendicazione, quindi, da parte di Del Piero, ma solo un desiderio: "Per ora bisogna attenersi ai fatti."

“E' stata come una bomba atomica. E non mi riferisco solo alla Juve”. Alessandro Del Piero, intervistato da ‘La Gazzetta dello Sport’, è tornato a parlare di Calciopoli: “E’ stata come una bomba atomica: nel 2006 si è rotto il calcio. E non mi riferisco solo alla Juve. Da quel momento i grandi campioni sono andati a giocare all’estero e le altre nazioni sono cresciute”.

Alessandro Del Piero in campo durante una partita della Juventus

“Quando ero a Padova pesavo 67 kg e mi dicevano che se non arrivavo a 80 non avrei potuto giocare in A. Adesso che non gioco più peso 80 kg… In Spagna guardano solo se sai giocare a pallone, in Italia purtroppo seguiamo logiche contrarie alla mia idea di calcio”, ha poi aggiunto analizzando i problemi del nostro calcio.

Operazione Offside - Documentario Calciopoli

L’ex capitano della Juventus lascia però le porte aperte alla Figc: “Se mi chamassero? Non ho il numero memorizzato, quindi lascerei squillare. Poi, se dovessero lasciarmi un messaggio, lo ascolterei”. Del Piero ovviamente ha poi parlato anche di campo e del momento attuale della squadra bianconera: “Quando commento la Juve riesco a essere distaccato. Ma è cosa buona che non possiate vedermi mentre guardo le partite: ogni tanto parte qualche libera esternazione, diciamo così… Ho sentito dire che pareggiare o perdere col Barcellona era lo stesso. Non è vero: adesso lo Sporting può solo vincere e la Juve non è costretta a farlo. Dybala contro il Barcellona ha giocato molto bene, è stato l’unico a fare qualcosa in più. Lo frega il macello di goal che ha segnato a inizio stagione. Troverà l’equilibrio per tornare su quei livelli”.

Chiosa su Buffon: “Le sue lacrime mi hanno fatto tanta tristezza. Gigi ha mostrato per l’ennesima volta la sua grandezza. Quando parla dei sogni dei bambini centra uno degli aspetti più significativi. Io ricordo bene il Mondiale dell’82, avevo otto anni. Non abbiamo ancora metabolizzato l’eliminazione, che però è la fotografia del nostro calcio”.

La classifica del campionato 2005-2006

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