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Il derby capitolino tra Lazio e Roma è da sempre uno degli eventi più attesi nel panorama calcistico italiano, un'occasione in cui la rivalità sul campo si estende alle curve, trasformando ogni partita in uno spettacolo di tifo e passione. Uno dei momenti più amati di ogni derby sono i cinque minuti che precedono il calcio d'inizio, quando entrambe le tifoserie ribadiscono all'altra la propria identità, mostrando i simboli e tenendo alto il nome della propria squadra. La Lazio ha spesso fatto un'arte delle sue coreografie, regalando ad ogni stracittadina un ulteriore motivo di interesse per scoprire il nuovo capolavoro della tifoseria biancoceleste.

Le Coreografie Storiche: Un Viaggio nel Tempo

Le coreografie della Curva Nord laziale sono diventate leggendarie, testimoniando la creatività e la passione dei tifosi biancocelesti. Ogni striscione, ogni bandiera, ogni immagine disegnata sugli spalti racconta una storia, un'emozione, un pezzo di storia del club.

Il Derby del 26 Maggio 2013 e Oltre

Al quinto posto della nostra classifica troviamo una coreografia legata alla stagione 2016/17, una stracittadina terminata 1-3 in favore dei biancocelesti. Dopo il derby di andata perso, la Lazio di Inzaghi prese il via nelle stracittadine senza più fermarsi. Il calendario, complice la Coppa Italia, offrì un poker di match. Nel doppio confronto di coppa, la Lazio uscì vincitrice, nonostante la sconfitta per 3-2 nel match di ritorno, qualificandosi per la finale contro la Juventus. Grazie a queste vittorie, neanche un mese dopo, venne creata una coreografia con il classico Mr. Enrich (mascotte degli Irriducibili) vestito da fantasma, con le date del celeberrimo derby del 26 maggio 2013 e dell’ultima delusione romanista, il 4 aprile 2017. L’avviso? Arrivederci al prossimo incubo, un richiamo ad un’altro derby, in cui la Nord aveva ricordato alla Sud che la Lazio è da sempre l’incubo peggiore dei cugini giallorossi.

Coreografia Mr. Enrich fantasma

Il Poker Servito: La Superiorità Cittadina

Al quarto posto, troviamo il derby di andata della stagione 1998/99, probabilmente uno dei momenti migliori per essere tifosi della Lazio. La squadra crebbe a vista d'occhio (e a fine anno sfiorò lo Scudetto, vincendo però la Coppa delle Coppe), ma soprattutto la supremazia cittadina fu saldamente in mani biancocelesti. Nell'annata precedente, il calendario aveva infatti messo di fronte Lazio e Roma per ben quattro volte, e in ognuno dei casi, la Lazio era uscita vincitrice dal confronto. Da qui l'idea di una coreografia rimasta nella storia, in cui si invitano i romanisti a fare il proprio gioco, con la consapevolezza che la Lazio aveva in mano un poker servito.

La Finale di Coppa Italia e il Derby Recente

Il gradino più basso del podio va alla splendida coreografia ideata per la finale di Coppa Italia. Come simbolo sempre presente c’era l’aquila imperiale, contornata da uno sfondo a striature blu e celesti. Questa è stata una delle più belle coreografie fatte dalla Curva Nord. La medaglia d'argento va invece alla coreografia messa in scena nel derby giocato la scorsa giornata di campionato, terminato con un pareggio a reti inviolate. Durante il pre-partita abbiamo potuto ammirare una splendida coreografia, che mette in risalto l’aquila davanti allo stemma biancoazzurro (immagine ispirata ai loghi storici della Lazio), e spicca in blu “1900”. Lo striscione sottostante, "-Ciò che nasce puro, più grande vivrà-", sta ad indicare le origini pure della squadra. Sfottò nei confronti dei giallorossi, perché la seconda parte della coreografia, rappresentava in chiave comica la nascita della Roma, attraverso la fusione di altre società calcistiche.

Coreografia aquila con stemma storico e 1900

L'Aquila Imponente: Il Simbolo della Città Eterna

Eccoci arrivati al primo posto della nostra classifica. La rivalità sul simbolo della città aleggia di continuo tra le coreografie di entrambe le squadre. La Roma sfoggiò la Lupa Capitolina, mentre la Lazio mostrò orgogliosa l’aquila, il simbolo delle legioni della Città Eterna. E in occasione di un derby che poteva valere la Champions League, quello che si giocò alla penultima giornata del campionato 2014/15, l’intera curva Nord si trasformò in un’enorme ed imponente aquila. Lo striscione che l’accompagna recita “La sua virtù sfida da sola le tenebre”.

Coreografia aquila imponente

Il Centenario della Lazio: Una Festa Indimenticabile

I preparativi per i festeggiamenti del Centenario della Lazio erano iniziati molti mesi prima, e tra i tifosi aleggiava grande euforia. Tantissimi hanno preparato uno stendardo o una bandiera da portare allo stadio in quella che sarebbe stata una festa lunga un'intera giornata. La mattina del 9 gennaio, un lunghissimo corteo con oltre 15.000 persone partì dalla storica Piazza della Libertà per dirigersi verso lo stadio Olimpico. Lungo il percorso, in molte case e balconi del quartiere Prati, le bandiere biancazzurre sventolavano maestose.

Nello Stadio dei Marmi si svolse una celebrazione della Polisportiva, culminata nel lancio di alcuni paracadutisti, tra i quali l'attore Philippe Leroy, simpatizzante tifoso laziale. A seguire la partita, in uno stadio gremito ed ornato dai gonfaloni delle Sezioni. Sull'erba verde dell'Olimpico, i tifosi issarono grandiosi teloni con i disegni dei più grandi giocatori che avessero mai indossato la maglia della Lazio: dal fondatore Luigi Bigiarelli a Sante Ancherani, poi Tommaso Maestrelli, Luciano Re Cecconi, il generale Giorgio Vaccaro, Ezio Sclavi, Silvio Piola, Umberto Lenzini, Giorgio Chinaglia fino ad Eugenio Fascetti e Giuliano Fiorini. Si continuò con una parata di vecchie glorie: da Bob Lovati agli eroi dello Scudetto del 1973/74. Ci fu anche una gara-esibizione tra i giocatori attuali e quelli del primo titolo, con applausi per tutti e qualche lacrima di commozione nel rivedere in campo Giuseppe Wilson, Giorgio Chinaglia e gli altri.

Stadio Olimpico addobbato per il Centenario

La serata si chiuse con l'ingresso in campo di un'aquila vera e con i fuochi d'artificio, dopo che un braciere venne acceso da Daniele Masala in segno di continuità e spirito olimpico. La Lazio compie 100 anni. In mattinata tifosi ed atleti di tutte le Sezioni formarono un lungo corteo che da Piazza della Libertà, dove venne scoperta una targa ricordo, si diresse verso lo stadio Olimpico.

Cent'anni fa veniva fondata la Lazio con il bianco e celeste in omaggio all'antica Grecia. Nata su una panchina del Lungotevere. La più antica società di Roma partorita a Piazza della Libertà, cento anni fa. Luigi Bigiarelli, sottoufficiale castano con baffi, pizzetto e occhi celesti, e un gruzzolo di amici di vent'anni non immaginavano che quell'idea e quei colori - bianco e celeste in omaggio all'antica Grecia, madre dello spirito olimpico - avrebbero percorso i budelli del labirinto fino a trovare l'uscita, un secolo dopo.

La Lazio del Centenario: Un Modello Globale

Nel mondo, ora la Lazio è un modello. Lo ha confermato Nesta, il capitano, al ritorno dalle vacanze di Natale: "Alle Maldive i ragazzi vanno al mare con indosso le magliette originali di Salas e Mancini". Alle Maldive, alle Seychelles, ai Caraibi, in Giappone o negli States, questa squadra qui è un modello. Negli ultimi due anni ha vinto più che nei precedenti 96 (la sezione calcio della Polisportiva nacque nel 1902): una Coppa Italia, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa italiana e una europea.

Lo Scudetto del 1974: Un Sogno Realizzato

Maestrelli, Ziaco, Bezzi, Re Cecconi, Frustalupi, rispettivamente allenatore, medico, dirigente accompagnatore (oggi diremmo team-manager), polmoni e cervello, se ne sono andati a giocare nell'aldilà, uniti dalla maledizione di un'avventura unica, magica, irreale, quasi trascendente. Quel giorno e quel rigore di Chinaglia al Foggia, i laziali non li dimenticheranno mai: 12 maggio 1974, Olimpico gonfio di gente, campioni d'Italia con una giornata d'anticipo. Quella Lazio aveva in sé i prodromi del calcio moderno, una Ajax ante-litteram: uso coerente e costante delle fasce, pressing alto con i centrocampisti, un libero moderno (Wilson), due attaccanti che si integrano partendo da qualità opposte (Chinaglia e Garlaschelli), il pargolo ispiratore di talento (D'Amico), un mediano trasformato in terzino (Martini) che diventa uomo in più nella linea di metà campo consegnando alla squadra la sistematica superiorità numerica nel cuore del gioco.

Silvio Piola: Il Mito del Gol

Cragnotti non c'era prima della guerra, quando Silvio Piola ha 21 anni e esalta la Pro Vercelli e il Paese. Lo vogliono tutti, asta selvaggia, il Milan è davanti ad Ambrosiana e Torino ma alla fine Piola cala alla Lazio (1934) per 250 mila lire; lo porta a casa sua con uno stipendio di 5.000 lire, 65 anni più tardi arriverà il nuovo Piola per 50 miliardi, Christian Vieri, durerà una stagione sola, fuggirà all'Inter, i tifosi bruceranno in piazza le magliette col suo nome. Rottamazione di un idolo. Piola, invece, conserva ancora il record di gol in campionato (143) davanti a Signori (107), Chinaglia (98), Giordano (86).

Record di Gol in Campionato
Giocatore Gol
Silvio Piola 143
Signori 107
Chinaglia 98
Giordano 86

La storia della Lazio è apnea perenne, maratona con gli scarponi da sci. Vinto lo scudetto, non ci fu Coppa Campioni. La squadra portava sul groppone la squalifica di un anno per via di un rissone da saloon nel sottopassaggio del'Olimpico contro i giocatori dell'Ipswich e un arbitro perlomeno insolente, l'anno prima, Coppa Uefa.

Silvio Piola in azione

Oggi, la Lazio compie cento anni, un secolo di storia, passione e trionfi che continuano a ispirare generazioni di tifosi. Le coreografie del Centenario rimangono un simbolo tangibile di questo legame indissolubile tra la squadra e la sua gente.

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