Ogni partita ha un significato, anche se la stessa non mette in palio coppe o qualificazioni. Ogni gara giocata è un tabellino da conservare per future statistiche e all'interno della stessa possono nascere altre storie che contribuiscono a rendere quella stessa storia ancora più bella, da tramandare con orgoglio. È il caso di Roma-Anderlecht, del 30 ottobre 2001, matchday 6 del girone A di Champions League.
La squadra di Capello scende sul terreno di gioco dell’Olimpico già sicura della qualificazione alla fase successiva. Al termine dei 90 minuti il risultato è di pareggio, 1-1 con vantaggio belga di Mornar e pareggio di Delvecchio. La storia nella storia, però, si scrive al minuto 26 della ripresa. Perché al posto del centrocampista serbo Ivan Tomic, subentra un ragazzo di diciotto anni, acconciatura bionda a caschetto e maglia numero 27 sulle spalle: è Daniele De Rossi.
È al debutto assoluto con la Roma. Non sarà un inedito per quella stessa stagione, il maggiorenne collezionerà successivamente anche tre partite in Coppa Italia. Solo il 25 gennaio 2003 esordirà in campionato, sul neutro di Piacenza, contro il Como. Quel Roma-Anderlecht 1-1 è un primo pezzo del puzzle della storia di Daniele De Rossi con la Roma, con la sua maglia.

Una maglia indossata 616 volte, iniziando con l’Anderlecht. 616, cifra evocativa di quello che sarà DDR nel corso romanista. 6 il 16 (quello che sarà il suo numero di maglia dal 2005). 6 De Rossi.
L'Undici Titolare di Roma-Anderlecht
Andiamo nel dettaglio dell’undici titolare di quella sera:
- Ivan Pelizzoli: arrivato dall’Atalanta nell’estate del 2001, in molti pronosticavano per lui un futuro alla Buffon, ma non mantenne completamente le attese. In giallorosso detiene il record di imbattibilità, maturato nella stagione 2003-2004: 774 minuti. 92 presenze dal 2001 al 2005.
- Sebastiano Siviglia: una sola stagione in giallorosso, la 2001-2002, con lo scudetto cucito sul petto. Pochi sussulti. Contro l’Anderlecht l’unica presenza in Champions con la Roma. 7 presenze.
- Walter Samuel: a lui Capello non rinunciava mai. Lo faceva giocare sempre, incurante del lignaggio dell’avversario o del valore dell’incontro. È stato “The Wall”, “Il muro”, colonna del terzo scudetto giallorosso nel 2001. 173 gare e 11 gol.
- Aldair: campione del mondo con il Brasile nel 1994 e campione d’Italia con la Roma nel 2001. Difensore centrale di spessore enorme, non aveva nulla da invidiare a Franco Baresi, che in qualche modo sconfisse nella finale di Pasadena. 13 anni in giallorosso, 436 presenze, 20 gol.
- Marcos Cafu: come Aldair, campione del mondo col Brasile (due volte, 1994 e 2002), campione d’Italia con la Roma nel 2001. Lui, a differenza di Pluto, alzò la coppa del mondo al cielo da capitano nel 2002. Icona del calcio mondiale, a Roma è ricordato anche per i palleggi sulla testa di Nedved nel derby deciso da un autogol di Negro nel 2000.
- Marcos Assunçao: arrivò per fare il titolare nel campionato 1999-00, diventerà un comprimario di lusso nella stagione del terzo scudetto (2000-2001) e in quella successiva. Calciava le punizioni con il telecomando, molto spesso finivano in rete. “Assunçao, come fao?”. 83 presenze, 10 gol.
- Emerson: la sua storia con la Roma è finita male, ma iniziò come una fiaba. Con le lacrime dopo l’infortunio e la voglia di tornare subito protagonista nella stagione del terzo scudetto. È stato un centrocampista totale, capace di interdire e suggerire con la stessa qualità. 145 gare, 21 gol.
- Ivan Tomic: preso nella primavera del 1998 dal Partizan Belgrado in luogo di Dejan Stankovic, che invece finì da un’altra parte. Avrebbe dovuto aggiungere velocità e qualità al centrocampo di Zeman formato da Tommasi, Di Biagio e Di Francesco. Sembrava effettivamente forte in una videocassetta del Corriere dello Sport, uscita per celebrare il suo acquisto. Ma, alla fine, non andò tanto bene. Daniele De Rossi, in quel Roma-Anderlecht, entrò al posto di Tomic. 31 presenze.
- Gianni Guigou: di nome completo faceva Gianni Bismark Martinez Guigou. Centrocampista tuttofare, alternativa nella stagione del terzo scudetto, comprimario efficace anche nelle annate successive. Suggerì di testa a Batistuta il gol dell’ex in Roma-Fiorentina 1-0 del 2000. Nell’edizione della Champions League 2001-2002, servì un “cioccolatino” per il gol di Totti in Roma-Lokomotiv Mosca.
- Antonio Cassano: poteva fare una carriera alla Baggio, si è accontentato di molto meno. “Il mio carattere un po’ m’ha penalizzato, ma ero veramente forte”. A parte la sua scarsa modestia, era così. Per Totti è stato il compagno ideale in attacco. In coppia, facevano sparire la palla agli avversari. Illegali. Però, citando De Niro in Bronx, “talento sprecato”. 161 partite, 52 gol.
- Marco Delvecchio: aveva meno talento rispetto a Cassano, Montella e Totti, ma il suo spirito di sacrificio era imprescindibile per Capello. Il tecnico difficilmente ci rinunciava, anche se non era un fine dicitore. Ma quella finta a Nesta o Mihajlovic nei derby resta il suo marchio distintivo.

La Carriera di Daniele De Rossi: Un Amore Unico per la Roma
Daniele De Rossi, la carriera di "capitan futuro" a Roma. Una sola squadra, un solo amore. Diciotto stagioni e seicento partite dal giorno dell'esordio con lo scudetto sul petto. Da sempre "capitan futuro", De Rossi è diventato icona ancor prima di succedere a Totti. E ora si proietta nella leggenda giallorossa.
Esordio e Primi Passi
È la stagione 2001-02 quando un giovane centrocampista di Roma, e con la Roma nel cuore, incomincia a collezionare qualche panchina in prima squadra. Lo scudetto, per cui ha urlato da tifoso, è sul petto. La prima di sempre è europea: contro l'Anderlecht il 20 ottobre del 2001. La prima esultanza non tarda ad arrivare: la stagione seguente. Il debutto in A è del 25 gennaio 2003 a Como. Poi prima da titolare e primo centro in casa contro il Torino. Sarà nella sua terza annata, la stagione 2003-04, quella del suo vero ingresso nelle rotazioni di Fabio Capello. Lì arriva un altro gol europeo, contro il Vardar in Coppa Uefa.
Appuntamento con la Storia
L'8 settembre del 2004 sarà per sempre un giorno da ricordare per De Rossi. In quella stagione arriverà la sua definitiva consacrazione nel club. Qui fa gol all'Inter e bacia la maglia che ama. Diventerà un inamovibile nell'anno (stiamo parlando del 2004-05) dei quattro allenatori: Prandelli, Völler, Delneri, Conti. Poi, in estate, ecco un volto nuovo a guidare la squadra: si chiama Luciano Spalletti.
Capitan Futuro
Episodio curioso: quattro giorni dopo, il 19 marzo in A contro il Messina, De Rossi segna un gol di testa sfiorando la palla con la mano. Col primo Spalletti, De Rossi concluderà la stagione 2005-06 con 34 presenze in campionato, dove segna ben sei gol.
Rivincita e Titoli
Dopo un Oscar del Calcio come Miglior giovane calciatore del 2006, De Rossi cambia numero e prende quel 16 che lo legherà per sempre ai colori giallorossi. La sua ascesa europea è in Champions, dove gioca sempre da titolare. Il girone viene superato, e - negli ottavi contro il Lione dei sette titoli consecutivi - ci pensa Mancini a firmare l'impresa. Il sogno si fermerà bruscamente agli ottavi nel 7-1 dell'Old Trafford. Dopo due finali perse contro i nerazzurri, l'andata dell'ultimo turno di Coppa Italia finisce 6-2 per i giallorossi. La festa sarà, in realtà, doppia con la Supercoppa dell'agosto seguente, nel 2007.
Bis e Rivali
Il 2007-08 sarà un'altra ottima stagione per la Roma: ancora secondo posto, ma ancora incubo United in Champions nei quarti. De Rossi tira ma spara alle stelle. La rivincita porta però ancora il nome della Coppa Italia. Il 24 maggio 2008 l'Inter è sconfitta per 2-1. Il dicembre successivo, sempre in un derby da "mascherato", raggiungerà le 200 presenze in Serie A. Ormai tutti conoscono il suo talento, affermato. Il tiro da fuori è una specialità, così come la capacità di stare in campo, l'intelligenza tattica e la "garra"… come conferma il tatuaggio sulla gamba destra.

Scudetto e Frattura
In campionato si accende una clamorosa corsa con l'Inter di Mourinho. Il ko con la Sampdoria firmato Pazzini porta al sorpasso Inter. Nell'ultima di campionato De Rossi segna ancora, dopo Vucinic, contro il Chievo. La Roma è virtualmente campione d'Italia per quasi un'ora. Dopo Ranieri, che sarà suo ultimo allenatore giallorosso, arriveranno Montella e Luis Enrique. Ciononostante, il 22 dicembre contro il Milan, De Rossi raggiunge le 400 presenze in maglia giallorossa, ricevendo dal presidente Pallotta una targa celebrativa per il traguardo raggiunto.
Nuova Vita e Addio
Con Garcia la Roma raggiunge due secondi posti di fila. Poi, contro l'Empoli il 17 ottobre 2015, per De Rossi arriva la presenza numero 500 con la Roma. Celebrata con un gol. Il ritorno di Spalletti significherà per De Rossi fascia da capitano al braccio sempre più spesso. Mentre Totti guarda dalla panchina. Il giorno dell'addio di Francesco Totti l'Olimpico è in lacrime. Poi abbraccia il suo capitano e ne raccoglie l'eredità: Capitan Futuro è diventato capitano.

Impresa e Ultimi Anni
Con Di Francesco la stagione (la scorsa) sarà da record. In campionato è terzo posto. In Champions la corsa sembra ancora fermarsi ai quarti dopo il 4-1 del Barcellona al Camp Nou. La notte magica dell'Olimpico parte con l'1-0 di Dzeko. In semifinale passerà il Liverpool. La stagione in corso sarà quella del capolinea come calciatore. Ora resterà per sempre il suo ricordo della storia giallorossa.
Il Mondiale e la Nazionale
Sono invece 117 le presenze in Nazionale: 5° alla pari di Chiellini e dopo Buffon, Cannavaro, Maldini e Bonucci. Nel ripercorrere il percorso della sua carriera, ci si accorge che De Rossi ha vinto poco, ma davvero poco: avrebbe meritato di più. Niente scudetto, per esempio. Solo due Coppe Italia con la Roma, un Europeo con l’Under 21 di Claudio Gentile e - certo, sì - il Mondiale del 2006 in Germania con la Nazionale di Marcello Lippi (che calcisticamente lo adorava), in un torneo cominciato tra i tormenti (pugno in faccia all’americano McBride, squalificato per quattro partite) e chiuso in gloria, con uno dei rigori decisivi nella coda di Italia-Francia a Berlino.

Il debutto in azzurro nel 2004, a Palermo contro la Norvegia; l’ultima a Solna, nel 2017, contro la Svezia, nell’andata dello spareggio Mondiale che - al ritorno a San Siro - lo vide in panchina, furioso nel rifiutare un cambio del CT Ventura, deciso nel fatto che a scendere in campo dovesse essere un compagno, mica lui. Labiale definitivo: “Ma io che entro a fare???”.
Vita Privata e Caratteristiche Tecniche
La vita privata ci racconta di un calciatore anomalo, che si sfila dal bla-bla-bla da vuoto pneumatico cui spesso siamo abituati, un uomo curioso e interessante che sa usare parole e tempi giusti per dirle. Legge molto, va al cinema, adora Ennio Morricone, sa a memoria la discografia di Lucio Battisti e si scioglie quando ascolta “Forever Young” che fa da colonna sonora di “Sons of Anarchy”. Con l’attrice Sarah Felberbaum - i due si sono sposati in gran segreto alle Maldive nel 2016 - ha trovato la serenità, la sua compagna di vita gli ha regalato due figlie: Olivia Rose e Noah.
DDR, cresciuto nell’Ostiamare, era nato attaccante - sotto-punta si direbbe oggi - e fu un tecnico delle giovanili giallorosse, Marco Bencivenga, a imporlo mediano. Mediano è stato, tra i migliori a livello mondiale della sua generazione. Di lotta e di governo, tackle sempre in canna (a inizio carriera fioccavano i cartellini gialli e rossi, poi ha silenziato il furore agonistico) e tremenda botta da fuori come pezzo forte del suo repertorio, sapienza tattica a servizio dei compagni, lucidità nella fase difensiva e zero velleità di protagonismo.
La verità? Capitano De Rossi lo è stato per una vita, anche senza fascia. Fosse nato in Brasile sarebbe stato un perfetto “Volante” con il numero 5 sulle spalle e certo, resta la curiosità di non averlo visto in Premier League, un campionato che sembra(va) tagliato sulle sue caratteristiche. Ma Daniele De Rossi è stato qualcosa di più e - visti di tempi - di diverso: è stato una bandiera, un uomo tutto d’un pezzo, un calciatore speciale e tanto basta.
10 GOL EMOZIONANTI DI DANIELE DE ROSSI
De Rossi e lo Scudetto Mancato (ma non troppo)
Daniele De Rossi ha vinto in extremis il suo primo e unico scudetto nella sua carriera da calciatore. Il Boca Juniors infatti ha trovato 'al fotofinish' il suo trentaquattresimo titolo di campione d'Argentina grazie alla rete del solito Tevez al 73' dell'ultima gara di campionato contro il Gimnasia, rimanendo così un punto sopra in classifica al River Plate. Con la conquista del titolo di campione d'Argentina da parte del Boca Juniors, anche De Rossi potrà vantare uno scudetto in carriera, impresa che durante la sua lunga carriera nella Roma non è riuscita. I tifosi del Boca durante i festeggiamenti non hanno dimenticato il centrocampista: “Il ‘Tano’ De Rossi è campione della Superliga!”
Considerato uno dei più forti centrocampisti della storia del calcio italiano, ha legato la sua carriera alla Roma, della quale è il giocatore con il secondo maggior numero di presenze ufficiali di sempre dopo Francesco Totti. Con la nazionale maggiore italiana è stato campione del mondo nel 2006, ha raggiunto la finale del campionato d'Europa 2012 e il terzo posto alla Confederations Cup 2013. Con 117 presenze è il quinto giocatore italiano con il maggior numero di presenze in nazionale, a pari merito con Giorgio Chiellini.

Schierato inizialmente come attaccante nell'Ostiamare, successivamente nella Roma è diventato trequartista e centrocampista mediano. Possedeva un gran tiro da fuori area e un ottimo stacco di testa. Sin dalle giovanili con la Roma dimostrava una eccellente forza fisica, una buona visione del campo e una grande tenacia. Faceva del temperamento e della carica agonistica le sue doti migliori.
De Rossi inizia a giocare nel 1997 nel settore giovanile dell'Ostiamare. Il suo ruolo nella squadra inizialmente era quello di terzino, poi divenuto attaccante. A 9 anni riceve la prima chiamata della NB, ma rifiuta per rimanere con i suoi compagni di squadra di Ostiamare. A 16-17 anni, invece, decide di aggregarsi al club giallorosso, del quale il padre Alberto è l'allenatore della squadra Primavera. Il giovane calciatore si mette subito in luce e diventa ben presto un elemento importante della squadra giovanile della Roma. All'inizio del 2001, De Rossi riceve le prime convocazioni in prima squadra - dove indossa la maglia numero 27 - ma non scende mai in campo. L'allenatore Fabio Capello lo fa esordire tra i professionisti il 30 ottobre 2001, a 18 anni, facendolo entrare al posto di Ivan Tomić nel secondo tempo della partita di Champions League Roma-Anderlecht (1-1). La stagione successiva esordisce in Serie A il 25 gennaio 2003, a 19 anni, nella partita Como-Roma (2-0). Il 10 maggio viene schierato da titolare per la prima volta e realizza il suo primo gol nella massima serie, durante la partita casalinga contro il Torino (3-1). Il 24 maggio realizza anche il suo secondo gol stagionale nell'ultima gara di campionato, persa per 1-2 contro l'Atalanta allo stadio Olimpico. La Roma conclude la stagione al settimo posto e perde la finale di Coppa Italia contro il Milan. Nel 2003-2004 totalizza 17 presenze in campionato e 4 presenze in Coppa Italia, contribuendo al secondo posto in campionato. In Coppa UEFA ottiene 6 presenze e il 24 settembre 2003 realizza il suo primo gol nelle coppe europee, nella gara di andata del primo turno vinta 4-0 contro il Vardar. Nel 2004-2005, a 21 anni, diventa titolare. Cambia anche numero di maglia, passando dal 27, indossato sin dal suo esordio, al numero 4. L'8 settembre 2004 ha segnato un gol nella partita di Champions League contro il Real Madrid, partita conclusasi con il risultato di 4-2 per la squadra spagnola. Segna anche nella sfida contro l'Inter, giocata il 3 ottobre seguente, finita in parità con il risultato di 3-3. Durante l'incontro, tuttavia, è protagonista dell'infortunio di Obafemi Martins, motivo per cui viene espulso. Dopo la partita De Rossi si scusa con l'avversario per quanto accaduto. La Roma conclude la stagione all'ottavo posto e perde la finale di Coppa Italia contro l'Inter. De Rossi, invece, conclude la stagione con trenta presenze in campionato, cinque in Coppa Italia e tre in Champions League. All'inizio della stagione 2005-2006 cambia nuovamente numero di maglia, prendendo il 16, che diventerà iconico e indosserà fino alla fine della sua carriera con la Roma. Alla prima giornata di campionato segna un gol nella gara vinta per 3-0 in trasferta contro la Reggina. Il nuovo allenatore, Luciano Spalletti, utilizza ad inizio stagione il modulo 4-5-1, in cui De Rossi è schierato come centrocampista difensivo e più vicino alla linea difensiva. Il 15 marzo 2006, nella partita di Coppa UEFA contro il Middlesbrough, indossa per la prima volta la fascia di capitano. Quattro giorni dopo, il 19 marzo, durante la partita Roma-Messina, De Rossi segna di testa, sfiorando però la palla con la mano: l'arbitro Mauro Bergonzi convalida il gol, ma il giocatore, dimostrando notevole fair play, segnala personalmente l'irregolarità, chiedendo ed ottenendo che la rete venga annullata. Nella stessa partita subisce un infortunio alla caviglia che lo tiene lontano dal campo di gioco per almeno due settimane. La Roma, al termine della stagione, si classifica al quinto posto, ma in seguito allo scandalo che travolge improvvisamente il calcio italiano e al successivo stravolgimento della classifica finale acquisisce d'ufficio la seconda posizione, qualificandosi così alla Champions League. Conclude la stagione con 34 presenze in campionato, in cui ha segnato sei gol, tre partite nella Coppa Italia, competizione in cui la Roma ha raggiunto nuovamente la finale contro l'Inter, nella quale è stata superata dalla squadra nerazzurra. Consegue, inoltre, sette presenze nella Coppa UEFA. Nella stagione 2006-2007 ottiene la definitiva affermazione a livello internazionale. Al termine della stagione colleziona 36 presenze, segnando due gol. La squadra si classifica al secondo posto in campionato. In questa stagione vince, contro i milanesi dell'Inter, la sua prima Coppa Italia: i nerazzurri vengono sconfitti con l'eclatante punteggio di 6-2 nella gara di andata, disputata il 9 maggio allo stadio Olimpico di Roma. Nella gara di ritorno, disputata a San Siro il 17 maggio, il gol di Simone Perrotta segnato all'83' spegne le speranze dei milanesi, che erano andati in vantaggio all'inizio del secondo tempo. In questa stagione vince gli Oscar del calcio AIC come Migliore calciatore giovane. Per evitare inoltre l'insorgere di future difficoltà finanziarie derivate dall'incontrollato aumento delle spese di gestione del club, si decide di imporre un ingaggio massimo di 2,5 milioni di euro per ogni giocatore tesserato, ad esclusione del capitano Francesco Totti. La stagione 2007-2008, il 19 agosto 2007 allo Stadio Giuseppe Meazza di Milano, segna al 78', su rigore, la rete che consente ai giallorossi di trionfare a Milano nella Supercoppa italiana: l'Inter è sconfitta sul proprio terreno per 1-0. In questa stagione, con le forzate assenze per infortunio del capitano Francesco Totti, De Rossi diventa il primo rigorista della squadra, segnando penalty con Catania e Genoa, pur fallendo nella vittoriosa gara (0-1) disputata dai capitolini a San Siro contro il Milan, con un "cucchiaio" impreciso. Il 9 aprile 2008, durante la gara di ritorno dei quarti di finale di Champions League, disputata all'Old Trafford di Manchester, calcia alto un rigore sullo 0-0. La Roma perderà la gara contro il Manchester United per 1-0 e non si qualificherà alla semifinale. In questa occasione De Rossi dice: "Questo è l'episodio più brutto della mia carriera". La Roma conclude la stagione al secondo posto. Al primo impegno della stagione 2008-2009, la Roma non riesce ad aggiudicarsi la Supercoppa italiana, torneo nel quale De Rossi realizza prima un gol e, successivamente, uno dei tiri dal dischetto per la squadra giallorossa. All'inizio della stagione 2009-2010, il 13 settembre 2009, durante un Siena-Roma (1-2), i sostenitori senesi intonano cori offensivi nei suoi confronti, anche offendendo la memoria del suocero Massimo Pisnoli, ucciso l'anno precedente. Il giocatore, infuriato, cerca di avvicinarsi alla curva dei tifosi avversari, ma viene calmato dall'abbraccio dei suoi compagni di squadra. Il 6 dicembre successivo, durante il derby contro la Lazio, De Rossi raggiunge le 200 presenze in Serie A. Anche dopo l'avvicendamento in panchina tra Spalletti e Claudio Ranieri, De Rossi continua ad essere determinante per la squadra. La stagione 2010-2011 vede De Rossi protagonista non solo in campionato, ma anche in Champions League, nonostante la sostituzione di Ranieri con Vincenzo Montella. La stagione 2011-2012 vede l'arrivo di Luis Enrique e di Thomas DiBenedetto rispettivamente come allenatore e presidente della Roma. Per questa ragione De Rossi è stato relegato alla panchina, perdendo il suo posto da titolare. Riguardo alla vicenda, Zeman ha dichiarato: «De Rossi per me non è una nota dolente, ma non ha reso da De Rossi. Non si è integrato con la squadra. La stagione 2013-2014 vede l'arrivo sulla panchina della Roma di Rudi Garcia, il quale reintegra immediatamente De Rossi come titolare. La seconda stagione sotto la guida di Garcia coincide con il ritorno della Roma in UEFA Champions League dopo tre anni. Il 20 novembre 2001, nella vittoria per 2-0 contro la Bielorussia, De Rossi ha fatto il suo debutto in Nazionale Under-19. Con questa nazionale ha giocato tre partite. Il 27 marzo 2002 ha esordito in Nazionale Under-20 nella partita vinta 4-0 contro la Svizzera. Con questa nazionale ha disputato in totale quattro partite. De Rossi ha collezionato diverse presenze nella Nazionale Under-21, con la quale ha vinto da titolare il campionato d'Europa Under-21 2004, competizione nel quale ha segnato anche due gol, uno contro la Croazia e l'altro nella finale vinta contro la Serbia e Montenegro. Nello stesso anno ha vinto la medaglia di bronzo ai Giochi di Atene con la Nazionale olimpica. Il 4 settembre 2004, a 21 anni, esordisce in nazionale nella partita Italia-Norvegia (2-1), disputata allo Stadio Renzo Barbera di Palermo e valida per le qualificazioni al Mondiale 2006: nella sua partita di esordio realizza anche il suo primo gol in nazionale. Il neo CT Marcello Lippi mostra una grande stima nei confronti del centrocampista romano e lo impiega subito con continuità. Il 30 marzo 2005 indossa per la prima volta la fascia di capitano, nel secondo tempo della partita amichevole Italia-Islanda (0-0), giocata a Padova. Nel maggio del 2006 viene convocato per il campionato mondiale in Germania. Parte come titolare, ma durante la seconda partita della fase a gironi, giocata il 17 giugno contro gli Stati Uniti, viene espulso, al 26' minuto del primo tempo, per aver inferto una gomitata durante un contrasto aereo all'avversario Brian McBride, ferendolo al volto. La scorrettezza gli costa 4 giornate di squalifica. Torna a disposizione del commissario tecnico in occasione della finale del 9 luglio 2006 contro la Francia, subentrando nella ripresa a Francesco Totti. Dopo il Mondiale, la guida tecnica della nazionale viene affidata a Roberto Donadoni; dopo il ritiro di Totti dalla Nazionale, la maglia numero 10 viene affidata a De Rossi, che in questo nuovo ciclo diventa titolare a centrocampo. Il 17 ottobre 2007, a 24 anni, indossa la fascia di capitano dal 1º minuto nella partita amichevole Italia-Sudafrica (2-0) giocata a Siena. Prende parte al campionato d'Europa 2008, dove non viene schierato nella prima gara del girone, la pesante sconfitta per 3-0 contro i Paesi Bassi. Conquista un posto da titolare nei due successivi incontri che porteranno l'Italia ai quarti di finale: nel secondo, vinto per 2-0 sulla Francia, sigla il secondo gol su punizione, complice una decisiva deviazione di Thierry Henry, e viene nominato man of the match dall'UEFA. Il 10 settembre 2008, mette a segno la sua prima doppietta con la maglia azzurra contro la Georgia, in una partita valida per le qualificazioni ai Mondiali 2010, dedicando i gol al suocero, ucciso poche settimane prima. Viene poi convocato per la FIFA Confederations Cup 2009, dove ritrova ancora la maglia numero 10. Convocato per il campionato d'Europa 2012, nelle prime due partite viene impiegato come difensore centrale, ruolo già ricoperto in alcune occasioni durante la stagione con la sua squadra di club. Dalla terza partita riprende però il suo ruolo a centrocampo. Il 4 giugno 2013 viene inserito da Prandelli nella lista dei 23 giocatori che parteciperanno alla Confederations Cup 2013, unico rappresentante romanista della spedizione azzurra. Nella seconda gara del girone contro il Giappone, De Rossi diventa determinante per la vittoria degli Azzurri. Viene inserito nella lista definitiva dei 23 convocati per il Mondiale 2014. Il 6 novembre 2025, De Rossi viene nominato nuovo allenatore del Genoa, in quel momento terzultimo in classifica con 6 punti dopo 10 giornate; in Liguria sostituisce il dimissionario Patrick Vieira e firma un contratto valido fino al 30 giugno 2026, con opzione di rinnovo legata al raggiungimento della salvezza. Il 9 novembre al debutto pareggia con la Fiorentina (2-2).
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