San Gabriele dell'Addolorata, al secolo Francesco Possenti, nacque ad Assisi (Perugia) il 1° marzo 1838 da una famiglia aristocratica. Suo padre, Sante Possenti, era governatore della città, e sua madre era Agnese Frisciotti. Fin dalla nascita, il suo nome fu Francesco, in onore dell'illustre concittadino San Francesco d'Assisi.
Francesco dimostrò fin da giovane un'intelligenza vivace ed esuberante. All'età di tredici anni, iniziò gli studi liceali presso il collegio dei gesuiti, eccellendo in particolare nelle materie letterarie. Era un ragazzo solare e affascinante, noto per la sua allegria e il suo modo di vestire sempre impeccabile, che lo rendeva un punto di attrazione. Amava la caccia, le passeggiate, il teatro e i balli, tanto da essere soprannominato "il ballerino" in città. La sua passione per la lettura lo avvicinava ai grandi autori del suo tempo, come Manzoni, Grossi e Tommaseo.
Nonostante la sua vivacità mondana, Francesco possedeva un animo buono, generoso e sensibile alla sofferenza dei poveri, coltivando al contempo una profonda vita di preghiera. Era un bel ragazzo, alto circa 1,70 m, snello, con capelli scuri e occhi neri vivaci, sempre pronto a sorridere. Innamoratissimo della vita, sembrava però indeciso sul suo futuro. I ripetuti lutti familiari, in particolare la morte della sorella Maria Luisa nel 1855, segnarono profondamente la sua esistenza, facendogli percepire la brevità e l'inconsistenza delle gioie umane.
Questi eventi dolorosi lo portarono a considerare con maggiore insistenza l'idea della vita religiosa. Il 22 agosto 1856, durante una processione, l'immagine della Madonna del duomo risuonò nel suo cuore con parole chiare: "Francesco, cosa stai a fare nel mondo?". Questa volta, la chiamata divina fu irresistibile. Il 6 settembre dello stesso anno, lasciò Spoleto per Morrovalle (Macerata), dove iniziò il noviziato. A diciotto anni, Francesco cambiò radicalmente vita, abbracciando il nome di Gabriele dell'Addolorata, a significare la definitiva rinuncia al passato.

La sua scelta religiosa fu totale e appassionata. Si dedicò anima e corpo alla vita spirituale, trovando gioia nella preghiera, nelle penitenze e nei digiuni, perché aveva trovato in Dio la pienezza del suo cuore. Scrisse al padre: "La mia vita è una continua gioia…La contentezza che io provo è quasi indicibile… Non cambierei un quarto d’ora di questa vita".
Il 10 luglio 1859, Gabriele giunse al conventino dei passionisti a Isola del Gran Sasso (Teramo) per studiare teologia in vista del sacerdozio. Tuttavia, a fine 1861, fu colpito dalla tubercolosi. Nonostante le cure, la malattia progredì inesorabilmente, impedendogli di diventare sacerdote anche a causa delle difficoltà politiche che bloccavano le nuove ordinazioni. Gabriele accettò serenamente la sua sorte, pronunciando le parole: "Così vuole Dio, così voglio anch’io".
La mattina del 27 febbraio 1862, all'alba, Gabriele salutò tutti, promettendo di ricordarli in paradiso e chiedendo perdono e preghiere. La sua morte fu considerata da tutti quella di un santo. La sua vita, apparentemente comune, fu caratterizzata dall'eroismo della semplicità e dalla capacità di compiere le piccole cose quotidiane con uno spirito straordinario. Ripeteva spesso: "Dio non guarda il quanto ma il come; la nostra perfezione non consiste nel fare le cose straordinarie ma nel fare bene le ordinarie".

Il suo direttore spirituale, padre Norberto Cassinelli, rivelò il segreto della sua santità: "Gabriele ha lavorato con il cuore". La sua vita fu vissuta all'ombra del Crocifisso e di Maria Addolorata, che furono la ragione della sua esistenza.
Dopo la soppressione della comunità passionista di Isola del Gran Sasso nel 1866, la tomba di Gabriele sembrò dimenticata. Tuttavia, trent'anni dopo la sua morte, nel 1892, iniziarono a verificarsi i primi prodigi sulla sua tomba. La riesumazione, avvenuta il 17 e 18 ottobre 1892 in presenza di migliaia di persone, confermò la santità del giovane, con la testimonianza di numerosi miracoli. Gabriele rimase definitivamente in Abruzzo, e da allora iniziò una catena ininterrotta di grazie e miracoli operati per sua intercessione.
Gabriele fu dichiarato beato da San Pio X il 31 maggio 1908, e il 13 maggio 1920 Papa Benedetto XV lo canonizzò. San Gabriele dell'Addolorata è ricordato come "il santo del sorriso", poiché visse la sua giovinezza nella gioia e nella pace di Cristo, mantenendo questa serenità anche di fronte alla malattia.
I miracoli di San Gabriele dell’Addolorata
Fin da bambino, Francesco era legato alla figura della Madonna, considerandola la sua seconda madre celeste. La statua di Maria Addolorata nella sua camera era fonte di profonda commozione per lui, che piangeva i dolori della Madre Santa. Dalla sua natura emotiva e sentimentale scaturiva un cuore buono, facile a commuoversi di fronte alla miseria.
Nonostante il suo talento per il canto, la recitazione e l'amore per la natura e la compagnia, che avrebbero potuto distrarlo dal cammino spirituale, il richiamo divino si manifestò con forza. La chiamata della Madre Celeste, il 22 agosto 1856, durante la celebrazione dell'ottava dell'Assunzione, fu un fulmine a ciel sereno. Toccato dallo sguardo rivolto alla statua della Madonna, sentì un fuoco dolcissimo e inestinguibile accendersi nel cuore, che rese insipidi tutti gli affetti terreni. Una voce distintamente lo chiamò per nome, dicendogli: "Francesco che stai a fare nel mondo? Tu non sei fatto per il mondo. Segui la tua vocazione".
Poco dopo, entrò nel noviziato dei Passionisti a Loreto, con il favore del confessore, nonostante la contrarietà del padre, che lo avrebbe voluto come collaboratore nel suo ruolo amministrativo. Scelse il nome di Gabriele di Maria Addolorata. "Francesco sente di aver scelto finalmente la via giusta: «Davvero la mia vita è piena di contentezza» scrisse al padre, in attesa di un sano ripensamento e del ritorno a casa. «O papà mio, credete ad un figlio che vi parla col cuore sulle labbra: non baratterei un quarto d’ora di stare dinanzi alla nostra consolatrice e speranza nostra Maria Santissima, con un anno e quanto tempo volete, tra gli spettacoli e divertimenti del mondo»."
La vita religiosa non lo spaventò affatto. "Il giovane diciottenne si adatta infatti con entusiasmo alla rigida regola della Congregazione, inaugura una vita di austera penitenza e mortificazione e segue con attenzione la formazione spirituale incentrata sull’assidua meditazione della passione di Cristo."
Prima di morire, Gabriele chiese al suo confessore di distruggere il proprio diario, dove aveva annotato le grazie ricevute dalla Madonna, temendo che il maligno potesse servirsene per tentarlo di vanagloria nel suo combattimento finale. Il confessore obbedì alla sua ultima richiesta di umiltà.
Gabriele morì di tubercolosi a soli 24 anni, il 27 febbraio 1862 a Isola del Gran Sasso, dopo aver ricevuto solo gli ordini minori. Nel santuario a lui dedicato, meta di pellegrinaggi, è venerato soprattutto dai giovani.

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