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Dopo quattro stagioni, Simone Inzaghi ha lasciato l'Inter per trasferirsi in Arabia Saudita. Come suo successore, il club ha scelto il quarantaquattrenne rumeno Cristian Chivu, una scelta che ha sorpreso molti data la sua limitata esperienza come allenatore.

Nell'ultima parte della stagione appena conclusa, Chivu ha allenato il Parma. In precedenza, dal 2018 in poi, è stato alla guida delle squadre giovanili dell'Inter, occupandosi dell'Under-14, dell'Under-17, dell'Under-18 e infine della squadra Primavera dal 2021 al 2024.

L'Inter ha appena concluso una stagione intensa e faticosa, durante la quale ha sfiorato la vittoria in quattro competizioni, senza però aggiudicarsene nessuna. In particolare, ha perso lo Scudetto per un solo punto e la finale di Champions League con un pesante 5-0.

La separazione da Inzaghi è stata inattesa, considerando che aveva ancora un anno di contratto e che i rapporti con la società e i giocatori sembravano ottimi. Tuttavia, è stata anche comprensibile alla luce della delusione per i risultati finali.

La prima opzione dell'Inter era probabilmente Cesc Fàbregas, l'allenatore del Como. Molto giovane e ambizioso, Fàbregas si è fatto apprezzare nella sua prima stagione in Serie A per le idee brillanti e la qualità del gioco della sua squadra, che ha concluso al decimo posto dopo la promozione dalla Serie B.

Rispetto a Fàbregas o ad altri candidati, Chivu rappresenta una scelta di ripiego, meno affascinante per i tifosi ma indubbiamente più pragmatica. Conosce molto bene l'Inter, non solo per aver allenato le giovanili ma anche per averci giocato dal 2007 al 2014, vincendo tutto. Inoltre, il suo ingaggio sarà inferiore rispetto a quello di allenatori più affermati. Con il Parma, nelle ultime partite decisive per la permanenza in Serie A, ha utilizzato il modulo 3-5-2, lo stesso impiegato all'Inter da Inzaghi e precedentemente da Antonio Conte.

In precedenza, con l'Inter Primavera, con cui ha vinto il campionato nel 2021-2022, aveva quasi sempre utilizzato moduli con la difesa a quattro, in particolare il 4-3-1-2.

"L’idea che ha lasciato la sua prima esperienza in una prima squadra è quindi quella di un tecnico malleabile, in grado di adattarsi agli uomini a disposizione", ha scritto il sito di approfondimento sportivo Ultimo Uomo. Andrea Stramaccioni, commentatore sportivo ed ex allenatore dell'Inter, ha aggiunto: "Fàbregas secondo me avrebbe portato a una piccola rivoluzione tecnica incidendo di più sul progetto, mentre con Chivu sono convinto che il progetto tecnico-tattico sarà più accompagnato". Stramaccioni ha inoltre definito Chivu "un allenatore giovane, molto positivo" e soprattutto "perfettamente conscio dell’ambiente interista dentro e fuori dal campo".

Cristian Chivu che parla con i giocatori

Cristian Chivu è subentrato a Fabio Pecchia come allenatore del Parma il 18 febbraio 2025, quando la squadra si trovava al terzultimo posto. Fino a quel momento, il Parma era stata una squadra a tratti entusiasmante, considerando le sue possibilità, ma anche molto fragile e spesso incapace di mantenere i vantaggi.

Il modo in cui l'Inter di Inzaghi eseguiva il 3-5-2, grazie anche alla maggiore qualità dei giocatori, era decisamente più ambizioso e offensivo: tutti i giocatori partecipavano alla costruzione delle azioni d'attacco, scambiandosi spesso di posizione.

Agli inizi di giugno, non c'erano molti allenatori affermati disponibili per l'Inter, che di lì a poco sarebbe partita per gli Stati Uniti per disputare il Mondiale per club e necessitava quindi di una scelta rapida. Chivu, pur rappresentando una scommessa per la sua scarsa esperienza in Serie A e nessuna in una grande squadra, viene considerato dai dirigenti come una figura che potrà adattarsi meglio a ciò che gli verrà messo a disposizione.

Con la Primavera, inoltre, ha dimostrato di saper far crescere i giovani calciatori. Quando vinse lo Scudetto, nella squadra militavano ad esempio i centrocampisti Cesare Casadei e Giovanni Fabbian, entrambi recentemente convocati in Nazionale.

È arrivata l'ufficialità: Cristian Chivu è il nuovo allenatore dell'Inter, con un contratto fino al 2027. "Inizia la sua terza vita interista". Dopo l'annuncio, sono arrivate le prime dichiarazioni del tecnico rumeno: "Sono orgoglioso di essere tornato. Voglio portare l'Inter il più in alto possibile".

Cristian Chivu è ufficialmente il nuovo allenatore dell'Inter. L'ufficialità è giunta dopo che il rumeno ha rescisso consensualmente il contratto con il Parma ed è arrivato in mattinata ad Appiano Gentile, accompagnato da Orlandoni e Palombo, che faranno parte dello staff.

"Ci sono vite che al proprio interno racchiudono una miriade di storie: ci sono vite che sanno affrontare difficoltà di ogni tipo, per ripartire ogni volta più forti e rinnovate. Vite che però trovano dei pilastri sui quali appoggiarsi e intorno ai quali costruire nuove esperienze ricche di significato. Nel corso della sua esistenza Cristian Eugen Chivu ha attraversato esperienze e sfide di portata enorme, vicende che l’hanno formato come uomo e professionista, legandolo in maniera indissolubile ai colori nerazzurri, che da oggi torna a rappresentare nella sua terza vita interista, da allenatore della Prima Squadra", si legge nel comunicato ufficiale del club.

Nel pomeriggio si è svolto il primo allenamento alla Pinetina, con la quasi totalità della squadra Primavera e i giocatori non impegnati con le rispettive nazionali: Darmian, Acerbi, Valentin Carboni, Mhikitaryan, Palacios, Sebastiano Esposito e i tre portieri. Lavorano a parte gli infortunati Bisseck e Calhanoglu.

"Sono onorato per l’incarico che mi è stato affidato. Ho ambizione e passione, e la trasmetterò ai giocatori perché dobbiamo fare quello che una squadra come l'Inter merita, arrivare fino in fondo e lottare per vincere", ha dichiarato il tecnico romeno a Inter TV. "Vogliamo finire al meglio questa stagione, tutti noi dobbiamo avere la passione che serve per ottenere degli ottimi risultati, bisogna essere efficienti ed efficaci".

Cristian Chivu in allenamento con la Primavera

Le parole pubblicate da Chivu sui social per salutare il Parma, accompagnate da un video: "Ringrazio club, staff, giocatori e tifosi per aver creduto in me e nel progetto".

L'Inter ha definitivamente voltato pagina. Dopo quattro stagioni sotto la guida di Simone Inzaghi e la sconfitta per 5-0 nella finale di Champions League contro il PSG, il club nerazzurro ha deciso di affidare la panchina a Cristian Chivu, ex calciatore e protagonista del Triplete nel 2010, oltre che tecnico del Parma.

Chivu ha un legame profondo con l'Inter: ha vestito la maglia nerazzurra dal 2007 al 2014, ha allenato le giovanili dal 2018 al 2024 e ha guidato la Primavera alla vittoria del campionato nel 2022.

La carriera da calciatore di Chivu inizia nel suo paese d'origine, nel CSM Reșița e poi nell'U Craiova. Nel 1999 viene notato dall'Ajax, che lo acquista. Nel 2003, soprannominato "Swarovski", passa alla Roma. Il 28 luglio 2007, dopo una lunga e complessa trattativa, l'Inter comunica ufficialmente l'ingaggio del difensore rumeno.

La sua carriera da allenatore inizia nel 2018 con l'Under-14 nerazzurra. Il 6 giugno, Inter e Chivu si sono incontrati per definire gli ultimi dettagli. L'incontro si è concluso alle 13:00 e, secondo quanto appreso, mancavano solo alcuni dettagli burocratici con il Parma prima dell'annuncio definitivo.

Christian Chivu si racconta a Radio TV Serie A con RDS

Nato il 26 ottobre 1980 a Reșița, in Romania, Chivu ha scoperto fin da subito il valore della disciplina per riuscire a sfondare nel mondo del calcio. Un mondo che ha respirato fin dall'infanzia, seguendo l'esempio e la passione del padre Mircea, ex calciatore e primo allenatore di Cristian nelle giovanili del CSM Reșița. Un percorso lungo, senza alcun trattamento di favore: il legame profondo con il padre fa la differenza e insegna a Chivu i valori del sacrificio e dell'ambizione.

Cristian inizia come attaccante, ma all'occorrenza gioca anche da trequartista. È dotato di buona tecnica, tanto da esordire in Prima Squadra a 17 anni, giocando nello stadio che oggi porta il nome del padre Mircea. Nel 1998 passa all'Universitatea Craiova, poi viene notato da un osservatore dell'Ajax, dove si trasferisce nel luglio del 1999.

A 21 anni, nel 2001, diventa il più giovane capitano nella storia dei Lancieri, una fascia che può portare solo un ragazzo di grandissima personalità. Ad Amsterdam, Cristian vince un campionato, una coppa nazionale e una Supercoppa. Dopo 142 presenze in quattro anni, nel 2003 arriva in Italia, alla Roma. Il rumeno trascorre quattro stagioni nella Capitale, vincendo una Coppa Italia. Poi la svolta decisiva: nel 2007 arriva all'Inter e la sua vita cambia per sempre.

Nei sette anni in cui Chivu ha giocato con la maglia dell'Inter, c'è un episodio che racconta il suo rapporto con il Club e i tifosi, più dei successi, più dei trofei, più delle 169 presenze e 3 gol in nerazzurro. Il 24 marzo 2010, 77 giorni dopo aver subito una terribile frattura al cranio a Verona contro il Chievo, Chivu torna in campo indossando un caschetto protettivo. Un giorno che rappresenta un nuovo inizio per Cristian, che pochi mesi prima aveva rischiato ben più della propria carriera. Un inizio salutato con un'ovazione dai tifosi nerazzurri al primo, innocuo colpo di testa del difensore: un'emozione difficile da spiegare per Cristian, che da quel momento giocherà per tutto il resto della sua carriera con il caschetto, tolto solo per festeggiare successi e trofei. In totale colleziona tre Scudetti, due Coppe Italia, due Supercoppe Italiane, un Mondiale per Club e la Champions League 2009/10.

Pilastro e capitano della Romania, in Nazionale Chivu gioca 75 partite, partecipando anche agli Europei del 2000 e del 2008. Nel 2014 termina la sua prima esperienza nerazzurra e appende le scarpette al chiodo, concludendo la sua carriera da calciatore. Inizia così un nuovo capitolo della vita nerazzurra di Cristian, che muove i suoi primi passi da allenatore nel settore giovanile dell'Inter nel 2018.

L'avventura di Chivu come allenatore inizia con l'Under-14, per poi proseguire con Under-17 e Under-18, fino ad arrivare alla panchina della Primavera nell'estate del 2021, un banco di prova importante e stimolante per un uomo ambizioso come lui. Nella sua prima stagione conquista un meraviglioso Scudetto, il decimo nella storia della Primavera nerazzurra, poi lascia l'Inter alla fine della stagione 2023/24.

Nel febbraio 2025 arriva l'occasione di allenare una Prima Squadra: Cristian viene chiamato dal Parma per cercare di ottenere una salvezza complicata nella Serie A 2024/25. Quella camicia azzurra sarà finita chissà dove, stritolata dal tempo e raggrinzita dalla vita, spinta sul fondo di un cassettone di ricordi griffati Inter. Il gran ritorno di Cristian Chivu ha un cielo più sereno rispetto al giorno del suo arrivo, una mattina di luglio di 18 anni fa. La prima volta che abbracciò Milano era un'altra vita: City Life era un cantiere e il Bosco Verticale non era nemmeno un'idea. Il sogno Triplete, poi diventato realtà un pugno di stagioni dopo, era in allestimento.

Cristian, all'epoca ventisettenne timido ma fiero - un figlio della Romania cresciuto col culto di un padre-allenatore scomparso troppo presto - si presentò alla sua prima cena milanese con una camicia azzurra abbottonata fino al collo. Il tutto dopo un mese d'inferno dovuto alla trattativa tra Moratti e Rosella Sensi per sciogliere il nodo gordiano di un contratto di ferro e portarlo a San Siro. Chivu lasciò la Roma tra fischi, insulti e dardi dritti al cuore. Il tutto dopo aver sposato la causa romanista dopo stagioni da giovane capitano all'Ajax. "Merito di Koeman, a 21 anni mi diede la fascia per responsabilizzarmi". Non si è mai tirato indietro. Il 21 luglio 2007, alla ripresa degli allenamenti, fu accolto da nugoli di fischi nel ritiro della Roma. Colpa di un'operazione con l'Inter non ancora chiusa e contaminata da dozzine di smentite, colpi di scena, colpi di testa, mani strette e poi lasciate andare. Si parlò addirittura di guardie del corpo da affiancare al giocatore. "Non ne ho bisogno, posso camminare a testa alta". In difesa, col suo mancino da goniometro, e anche fuori, quando ha raccontato di aver avuto bisogno di uno psicologo per lasciarsi scivolare addosso i fischi dell'Olimpico. Colpa di un paio di frasi di stima verso Capello, a quei tempi volato alla Juventus: "Venivo fischiato di continuo e vomitavo dopo ogni partita". Queste le sue parole a Cronache di Spogliatoio.

Il Chivu interista nasce così. Era l'estate del 2007, in panchina c'era Mancini e l'Inter navigava tra le acque di due cicli, prima con Roby e poi con Mourinho, campione d'Italia, d'Europa e del mondo anche grazie al soldato Cristian. Uno che la sera di Barcellona-Inter - impresa mai dimenticata - giocò esterno alto al posto di Pandev. "José mi ha insegnato coerenza e credibilità". Anche attraverso gli schiaffoni. Prima di un Atalanta-Inter giocato da ala gli disse che correva come sua nonna: "Nonostante fossi fuori ruolo avevo dato il massimo. Finita la riunione disse che la partita dopo avrei giocato in difesa". Mourinho, nei giorni successivi, gli spiegò perfino cosa sarebbe successo nella finale contro il Bayern: un giallo su Robben dopo mezz'ora, venti minuti da mediano di rottura e infine il cambio, intorno al 60': "Era andato anche a vedere Borussia Dortmund-Bayern. Disse che avremmo vinto: sembrava la trama di un film già scritto".

Chivu ha raccolto ciò che hanno seminato gli altri intorno a lui. Ha preso qualcosa dal Mancio, qualcos'altro da Mourinho, altro ancora da Capello, Koeman, Spalletti e anche da suo padre, suo primo allenatore. Se n'è andato quando aveva 18 anni. A Reșița, in Romania, dov'è nato e cresciuto, lo stadio è intitolato a Mircea Chivu. L'uomo che gli ha infilato le scarpette, messo un pallone davanti e detto "calcia". Il giorno del suo addio al calcio gli ha scritto una lettera e l'ha chiusa così: "Spero tu sia fiero dell'uomo che sono diventato". Pronto a guidare la sua Inter, traghettata fino al tetto d'Europa con un caschetto protettivo. Colpa di uno scontro con Pellissier durante Chievo-Inter del 6 gennaio 2010. Chivu tornò in campo due mesi dopo, in casa col Livorno, e da quel giorno non si è più tolto la protezione. Ha perso sensibilità alla mano sinistra, rischiato di smettere e ogni colpo di testa era un'agonia. Il suo amico Materazzi gli tendeva la mano. "Tu stai largo, salto io". La sua avventura da calciatore s'è chiusa nel 2014.

L’interismo attraversa la sua vita da quasi vent'anni. Nel 2018 ha preso le redini delle giovanili e ha guidato schiere di ragazzi in tutte le categorie, dall'Under 14 alla Primavera, dove ha vinto il campionato nel 2022. Ha difeso i suoi dai litigi e plasmato gruppi grazie al paintball e all’occupazione degli spazi. Il suo modulo è il 4-3-3, ma ripeteva sempre di andare oltre i “numeri” e guardare più avanti, alla visione d’insieme. Di talenti ne ha svezzati parecchi: Fabbian, Zanotti, Casadei, Carboni, Pio Esposito. Questi ultimi due li ritroverà al Mondiale per Club. A Parma si è definito “un dittatore democratico”. Uno capace di stritolare il caos e riportare equilibrio. Converrà andarci piano. Chivu ha vinto un campionato Primavera e vanta solo 13 partite tra i professionisti, ma la sua più grande virtù è la calma: nel 2010, tornato a casa dopo aver vinto la Champions, si scolò un paio di birre vedendo sorgere il sole. Ora è tempo di una nuova alba.

Nel 1999 viene notato dagli osservatori dell'Ajax, che decide di acquistarlo. Ad Amsterdam si afferma giocando da difensore centrale e si fa notare per le sue doti di leadership. Anche Ronald Koeman, all'epoca tecnico della squadra olandese, si rende conto dell'autorità del rumeno in campo e lo fa capitano nel 2001, a soli 21 anni. Con Chivu capitano, l'Ajax vince il campionato e la Coppa nazionale nella stagione 2001-2002, conquistando poi la Supercoppa dei Paesi Bassi all'inizio dell'annata successiva.

Nel 2003 Chivu viene ingaggiato dalla Roma per 18 milioni di euro. Nella prima stagione nella squadra giallorossa, Chivu si esprime ad altissimi livelli e crea con il compagno di reparto Walter Samuel un'ottima intesa, tanto che a fine campionato la difesa della Roma risulta essere la meno battuta del torneo; tuttavia, la Roma non riesce a vincere il campionato ed arriva seconda dietro al Milan. All'inizio della stagione 2004-2005 il difensore rumeno si infortuna e rimane fuori dal campo di gioco fino a primavera. Nelle due successive stagioni fa coppia con Philippe Mexès e vince una Coppa Italia.

Il 28 luglio 2007, dopo una lunga e difficile trattativa, l'Inter comunica ufficialmente l'ingaggio del difensore rumeno, che firma un contratto fino al 30 giugno 2012. Il costo dell'operazione è di 16 milioni di euro (13 milioni più la compartecipazione di Marco Andreolli). Il 19 agosto 2007 esordisce con la maglia dell'Inter proprio contro la Roma, nella finale di Supercoppa italiana persa per 1-0.

Il 6 gennaio 2010, in una partita contro il Chievo del campionato 2009-2010, riporta una grave frattura del cranio in uno scontro fortuito con l'attaccante clivense Sergio Pellissier. Viene portato in terapia intensiva a causa del trauma cranico e operato il giorno stesso. Torna in campo il 24 marzo seguente, nella partita casalinga contro il Livorno; da allora, per tutto il resto della carriera, giocherà sempre indossando un caschetto protettivo, analogamente a quanto fatto dal portiere Petr Čech a seguito di un incidente analogo. Il 24 aprile, nella partita di campionato contro l'Atalanta vinta per 3-1, segna il primo gol in nerazzurro dopo 65 presenze, grazie a un potente sinistro da fuori area.

Il 3 febbraio 2011, nella gara di campionato vinta per 3-0 contro il Bari, colpisce al volto con un pugno il difensore Marco Rossi. Scusatosi nel post-partita, viene comunque squalificato con la prova TV per quattro giornate mentre l'Inter rinuncia a fare ricorso. Subisce un'altra espulsione a seguito di un fallo commesso sull'attaccante del Milan Alexandre Pato durante il derby disputatosi il 2 aprile dello stesso anno.

All'inizio della stagione 2012-2013, in scadenza di contratto, firma un rinnovo biennale con opzione per il terzo anno, riducendosi l'ingaggio. Nel corso di questa stagione, viene impiegato dall'allenatore Andrea Stramaccioni più come difensore centrale che come terzino. Il 2 agosto 2012, nel corso della partita di andata del terzo turno di qualificazione dell'Europa League contro l'Hajduk Spalato, subisce una lussazione post-traumatica al secondo dito del piede destro.

Esordisce con la Romania nel 1999 ma si mette in luce al campionato d'Europa 2000, giocando nella posizione di terzino sinistro. Nel luglio 2018 diventa allenatore della formazione Under-14 dell'Inter. Il 25 gennaio 2023, perde la Supercoppa Primavera contro la Fiorentina.

Tabella con alcune statistiche di Cristian Chivu come calciatore

Il Parma di Chivu si è salvato aritmeticamente all'ultima giornata di Serie A, ribaltando l'Atalanta per 3-2. Tuttavia, il cammino dell'allenatore rumeno alla guida dei ducali è stato tanto complicato quanto soddisfacente. L'allenatore rumeno ha ereditato la squadra dall'esonerato Fabio Pecchia il 18 febbraio 2025. Gli emiliani erano in un momento della stagione veramente complicato ma, al debutto, Chivu ha regalato alla squadra un successo fondamentale contro il Bologna. Da quel momento la stagione dei crociati è svoltata. E molto è merito di questo allenatore.

Quando giocava, Chivu trasudava personalità e anche da allenatore l'approccio non è cambiato. 3 vittorie, 7 pareggi e 3 sconfitte è il bilancio di Chivu alla guida di un Parma che, prima del suo arrivo, pareva smarrito. Il dato che più balza all'occhio però è quello del miglioramento della tenuta difensiva: da quando l'allenatore rumeno ha preso in mano il Parma, i ducali hanno incassato 13 gol in altrettante partite. Sotto la guida di Pecchia, i crociati avevano incassato 45 gol in 25 partite. Chivu si è tolto lo sfizio di battere 1-0 la Juventus e di fermare sullo 0-0 il Napoli.

La rivoluzione tattica di Chivu, rispetto a Pecchia, ha portato il Parma a passare da uno sbilanciato 4-3-3 a un ben più equilibrato 3-5-2 con parecchi cambi di posizione e con un gioco a tratti propositivo, ma sempre ben bilanciato da un centrocampo tonico e da una difesa più coordinata. Potremmo dire che il Parma ha interpretato le partite in maniera molto simile all'Inter di Simone Inzaghi.

Chivu è stato abilissimo anche a lanciare giovani come Giovanni Leoni, Mateo Pellegrino e Jacob Ondrejka. L'allenatore rumeno ha rilanciato Ange-Yoan Bonny e ha rinunciato a calciatori come Dennis Man e Pontus Almqvist.

Senza alcun tipo di tentennamento e in poco tempo, con senso d'urgenza penetrante, Chivu ha dato la sua forma al Parma e i risultati l'hanno ripagato. L'Inter, con Chivu in panchina, troverà continuità di idee con l'allenatore che l'ha preceduto, inserendo linea nuova e giovani. L'allenatore rumeno ha l'occasione più importante della carriera e vedremo come se la caverà. Di certo, al netto dei suoi successi da calciatore, dovrà vincere lo scetticismo di una piazza che, dopo l'addio di Inzaghi e un ciclo contraddistinto da uno Scudetto, due finali di Champions negli ultimi tre anni, tre Supercoppe Italiane e due Coppe Italia, si attendeva un sostituto ben più di grido di un tecnico con sole 13 panchine in prima squadra come Cristian Chivu.

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