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Il 4 giugno 1938 si apre in Francia la terza edizione dei campionati del mondo di calcio. Ma gli eventi che stanno sconvolgendo l'Europa condizionano la manifestazione. Non partecipano la Spagna, in piena guerra civile, e l'Austria annessa alla Germania dopo l'Anschluss del marzo 1938. Anche Argentina e Uruguay hanno rinunciato alla trasferta in Europa. Così come l'Inghilterra che declina l'invito a sostituire l'Austria. Un evento tra sport e politica che Paolo Mieli analizza con il professor Giovanni De Luna in questa puntata di "Passato e Presente".

Nel 1938 l’Europa covava già i germi dell’immane catastrofe che fu la seconda guerra mondiale. Gli equilibri della pace scricchiolavano sotto i sussulti della guerra civile spagnola, delle mire velleitarie dell’Italia in Africa e, soprattutto, delle incontinenti necessità espansionistiche della Germania nazista, che proprio il 13 marzo di quell’anno, a poche settimane dall’inizio dei mondiali, annesse l’Austria. Eventi che incombevano plumbei all’orizzonte di un’Europa che si stava avvicinando a uno scontro tanto cruento da costituire, una volta concluso, il seme di una pace che durerà per decenni. Ma le vicende umane, senza eccezione per quelle più spensierate, sopravvivono anche in tempo di guerra: ancor più quando il cupo clamore delle armi è soltanto una possibilità ventilata dal futuro. E così, nonostante le evidenti avvisaglie di un conflitto che venano l’Europa, dal 4 al 19 giugno 1938 la Francia ospita la terza edizione del campionato del mondo di calcio.

A contendersi la coppa Rimet sono 15 squadre, tra cui l'Italia detentrice del titolo mondiale vinto nel 1934 e dell'oro olimpico conquistato nei giochi di Berlino del 1936. La nazionale azzurra, guidata dal tecnico Vittorio Pozzo, è la grande favorita del torneo insieme alla squadra ungherese e alla nazionale brasiliana. Spinti dalla propaganda di regime, nell'anno che rappresenta il culmine del consenso al fascismo, gli azzurri di Pozzo vogliono confermarsi come i migliori al mondo.

Sempre assente l’Inghilterra per i motivi che l’avevano tenuta lontana anche dalle due precedenti edizioni, legati alla presunta superiorità degli inglesi che, in quanto inventori del football, ritenevano di non aver bisogno di dimostrarla in una qualsiasi competizione. Mancavano anche l’Uruguay e l’Argentina: il Paese della Celeste continuava a seguire la linea della rappresaglia (già adottata quattro anni prima in Italia), originata dai dinieghi delle nazionali europee di giocare il primo Campionato nel 1930 a Montevideo. In Argentina, invece, si rifiutarono di andare in Francia a causa dalla mancata assegnazione dell’organizzazione del torneo al loro Paese.

La nazione italiana si presenta campione in carica dopo il successo del 1934 e la conferma con la vittoria alle Olimpiadi a Berlino del 1936. A guidare la squadra italiana come nel 1934 c’è sempre Vittorio Pozzo, un giornalista con un passato da calciatore e soprattutto un’esperienza da tenente degli Alpini durante la Prima Guerra mondiale.

Le formazioni che prendono parte alla Coppa del mondo del 1938 sono in totale 15: l’Austria si ritira prima dell’inizio, in quanto non esiste più come nazionale dopo l’annessione alla Germania. Altre grandi squadre, vista la drammaticità della situazione internazionale, decidono di non prendere parte all’evento, dalla Spagna all’Inghilterra, fino all’Argentina e all’Uruguay.

L’Italia partecipava nelle vesti di campione del mondo, titolo acquisito nel 1934 in un campionato velato dai sospetti legati all’influenza che avrebbe esercitato il governo fascista sugli esiti della manifestazione. Oltralpe gli Azzurri si trovarono a giocare in un ambiente decisamente ostile: in quel periodo la Francia di Daladier dava asilo ai tanti oppositori di Mussolini e, specialmente poco prima del fischio d’inizio della partita d’esordio contro la Norvegia, gli Azzurri furono bersagliati dagli insulti degli antifascisti italiani seduti sugli spalti. Situazione che spinse Pozzo e i suoi, forse più per non cedere alle intimidazioni che per reali convinzioni personali, a rispondere col saluto romano.

La nazionale italiana nel primo turno degli ottavi di finale soffre con la Norvegia e si qualifica solo grazie ad un goal di Silvio Piola durante i tempi supplementari. L’Italia faticò non poco per avere la meglio sugli avversari, che cedettero solo nei tempi supplementari con un risicato 2-1.

Ai quarti di finale si registra invece un netto successo sulla Francia. Superato il temibile Brasile in semifinale, l’Italia disputa a Parigi il 19 giugno la finalissima contro l’Ungheria.

Per raccontarlo è necessario spiegare che il match coi verdeoro si sarebbe giocato a Marsiglia tre giorni prima della finale: i sudamericani, molto confidenti nella possibilità di battere l’Italia, prenotarono l’unico volo disponibile per Parigi (all’epoca i cieli d’Europa non erano così affollati di rotte aeree come oggi). Quando Pozzo ne venne a conoscenza, provò a contattare i dirigenti brasiliani per sapere se, in caso di vittoria dell’Italia, avrebbero messo a disposizione le loro prenotazioni: la risposta fu negativa. Il nostro CT, da fine motivatore qual era, raccontò l’episodio ai suoi calciatori, che da quell’atteggiamento ostile trovarono ulteriori stimoli per vincere 2-1 grazie alle reti di Colaussi e Meazza, che realizzò il suo gol con un calcio di rigore diventato oggetto di un curioso aneddoto. Infatti la leggenda narra che il Balilla, recandosi sul dischetto, avesse sostenuto i pantaloncini con una mano perché, un attimo prima, il loro elastico avrebbe ceduto. Storia al confine tra realtà e leggenda, dal momento che le immagini del tiro (visibili anche oggi su internet) hanno qualche fotogramma tagliato che non dà certezze sugli attimi che precedono il calcio di Meazza. Né le cronache del giorno seguente, almeno quelle de "La Stampa", riportarono aneddoti atipici sull’episodio del rigore, narrato da Vittorio Pozzo nelle sue vesti di giornalista. Difficile separare i fatti dalle storie romanzate. Dopo la scortesia dei brasiliani, gli Azzurri raggiunsero Parigi in treno, alternandosi nei soli cinque posti letto disponibili sul convoglio.

Il 19 giugno 1938, il giorno della finale, l’Italia arrivò in pullman allo stadio di Colombes appena tre quarti d’ora prima del fischio d’inizio. Nonostante questo, Pozzo non volle far scendere subito dal convoglio i suoi ragazzi perché riteneva che rimanere ad aspettare quarantacinque minuti avrebbe disperso le loro energie nervose. Chiese così all’autista di fare un giro ulteriore.

L’Ungheria è un avversario difficile che si presenta all’ultimo atto del torneo col miglior attacco (13 reti segnate) e la miglior difesa (i ragazzi di mister Schaffer hanno subito un solo gol). Il clima a Parigi è decisamente avverso agli Azzurri: la maggior parte dei francesi (peraltro eliminati dall’Italia nei quarti di finale) sostiene i magiari così come i fuoriusciti antifascisti, accorsi in massa all’evento. Ma i ragazzi di Pozzo hanno ormai fatto l’abitudine a destreggiarsi nonostante le antipatie che solleva la loro presenza in campo e si impongono con un perentorio 4-2 griffato dalle doppiette di Colaussi e Piola.

Il punteggio finale è di quattro goal a due per la nostra nazionale che si aggiudica il secondo titolo mondiale consecutivo, dopo quello di quattro anni prima e consolida un’immagine vincente ben cavalcata dal Regime fascista. È un’affermazione che legittima e conferma quella molto criticata del 1934, a dimostrazione della crescita e del valore di un movimento che, rispetto al passato, perde la necessità di ricorrere agli oriundi: sul terreno dell’Yves du Manoir il solo Andreolo veniva dal Sud America. Alla fine anche il pubblico parigino riconosce l’impresa dell’Italia di Pozzo, regalandole un meritato tributo d’applausi.

Mappa della Francia con le città che hanno ospitato le partite dei Mondiali 1938

Si chiude l’ultimo torneo disputato prima degli orrori della guerra. Si tornerà infatti a organizzare un mondiale di calcio solamente dodici anni dopo in Brasile, nel 1950.

La rosa dell'Italia campione del mondo 1938:

Giocatore Squadra
Carlo Ceresoli BOLOGNA
Guido Masetti ROMA
Aldo Olivieri LUCCHESE
Alfredo Foni JUVENTUS
Eraldo Monzeglio ROMA
Pietro Rava JUVENTUS
Pietro Serantoni ROMA
Ugo Locatelli AMBROSIANA INTER
Bruno Chizzo TRIESTINA
Aldo Donati ROMA
Mario Genta GENOA
Giuseppe Meazza AMBROSIANA INTER
Renato Olmi AMBROSIANA INTER
Mario Perazzolo GENOA
Michele Andreolo BOLOGNA
Sergio Bertoni PISA
Amedeo Biavati BOLOGNA
Luigi Colaussi TRIESTINA
Giovanni Ferrari AMBROSIANA INTER
Pietro Ferraris AMBROSIANA INTER
Piero Pasinati TRIESTINA
Silvio Piola LAZIO

FRANCIA 1938 - Il bis di Vittorio Pozzo

Vittorio Pozzo, allenatore della nazionale italiana dal 1929 al 1948, è stato una figura chiave nel successo degli Azzurri. Il suo metodo di allenamento rigoroso e la sua capacità di motivare i giocatori sono leggendari. Pozzo guidò l'Italia a due titoli mondiali (1934 e 1938) e una medaglia d'oro olimpica (1936). La sua tattica, il modulo 2-3-2-3, noto anche come "modulo WW", dominò fino alla fine della seconda guerra mondiale.

Silvio Piola, eroe dei Mondiali 1938

La straordinaria avventura della prima nazionale caraibica alla Coppa del Mondo, il debutto "coloniale" dell'Indonesia persa 6-0 contro l'Ungheria, e la storia del campione dimenticato che fece grande il calcio italiano, sono solo alcuni degli episodi che arricchiscono la narrazione di questo torneo.

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