Il tifo calcistico, nel suo modo di essere vissuto, è un indicatore fondamentale per comprendere la natura profonda di un individuo, la sua reale personalità, i suoi limiti e i suoi difetti. In Italia, dove il calcio è una passione diffusa, l'atteggiamento nei confronti della Juventus, sia da parte dei tifosi che dei non tifosi, rivela molto. L'ostilità verso la Juventus è un fenomeno sociale così marcato da aver generato una vera e propria categoria: l'antijuventinismo.
I non juventini costituiscono la maggioranza del tifo italiano, e l'antijuventinismo agisce come un potente collante, annullando le rivalità tra tifoserie diverse. Milanisti, interisti, romanisti, laziali, fiorentini, napoletani, torinisti e tifosi di squadre minori si uniscono in un fronte comune, accomunati da una "malevola ossessione" nei confronti della Vecchia Signora.
Ciò che emerge con preoccupante chiarezza è che anche persone razionali e intellettualmente oneste, di fronte alla Juventus, mostrano faziosità, aggressività, ottusità e persino disonestà. Il lato oscuro dell'individuo emerge, trasformando il riflessivo in impulsivo, il garantista in assertore della giustizia sommaria, l'educato in maleducato, il rispettoso in teppista e l'imparziale in prevenuto. Sebbene esistano eccezioni, la regola generale vede il "Mister Hyde" prendere il sopravvento.
Un esempio personale illustra la gravità del fenomeno: bambini in età scolastica, esposti a cori continui contro la Juventus ("E chi non salta è un gobbo juventino"), sviluppano un attaccamento quasi protettivo verso la squadra, nato come reazione a questa ostilità immotivata.

La Persecuzione Mediatica e Giudiziaria
Da circa trent'anni, la Juventus è oggetto di un movimento eterogeneo e trasversale, alimentato da odio, invidia e frustrazione, il cui obiettivo è impedire alla squadra di operare serenamente. Questo movimento mira a creare un clima di costante pressione, con danni materiali, morali e psicologici, a beneficio delle concorrenti. Il "stillicidio" a cui la Juventus è stata sottoposta da giustizia sportiva e ordinaria, media e opinione pubblica è stato incessante, mentre altre società sono rimaste indisturbate o addirittura favorite.
Casi come il doping, Calciopoli, le indagini sulla Continassa, l'acciaio dello Stadium, l'esame di Suarez, le plusvalenze, e il recente arbitraggio di Juventus-Bologna (con la sospensione del direttore di gara e del varista per l'episodio sfavorevole al Bologna, ignorando quelli a danno della Juve) dimostrano un doppio standard inequivocabile.
La storia si ripete: già nel 2004, un presidente FIGC raccomandava di sbagliare sempre contro la Juventus. La gestione attuale dei media, che amplifica gli episodi sfavorevoli alla Juventus e minimizza quelli a favore, alimenta questo clima. L'Associazione Italiana Arbitri, allineandosi ai media, conferma questa tendenza.

Il movimento antijuventino, pur apparendo evanescente, è concreto, iperattivo e capace di proseliti, raggiungendo il suo obiettivo: erodere l'agibilità della Juventus, fino a volerla "uccidere".
L'Identità e la Mentalità Juventus
Essere alla Juventus è un'esperienza che va oltre il campo da gioco, diventando uno stile di vita. La mentalità bianconera, che sorprende chi vi arriva, si manifesta nell'allenamento al massimo, nella concentrazione altissima e nel comportamento corretto fuori dal campo. "Qui bisogna vincere e basta" è il mantra che si respira fin dal primo momento.
La Juventus è descritta come una "fabbrica", dove ognuno rispetta il proprio ruolo in un clima rigido ma finalizzato alla vittoria. Si impara il rispetto dei ruoli, la cura maniacale del particolare, la disciplina ferrea e l'abitudine mentale al sacrificio. "La partita più importante è sempre quella che deve venire" e la "fame" di vittorie sono concetti cardine.
L'immagine conta tanto quanto il talento: negli anni, si veniva richiamati all'ordine per un abbigliamento non consono. Chi firma per la Juve lo fa per vincere, perché la mentalità è unica. Il concetto di "Noi" prevale sull'"Io", con la squadra intesa come un'entità che comprende tutti, dai giocatori allo staff.
La Juventus è paragonata a un ambiente tedesco per precisione e puntualità, ma alcuni l'hanno vissuto come un "campo di concentramento" per le rigide regole imposte. Tuttavia, è innegabile la sua forza: è sempre stata una società strutturata, organizzata e moderna, anticipando i tempi.
La frase "Vincere non è importante: è l'unica cosa che conta", sebbene relativamente recente nella storia bianconera, racchiude l'essenza di una mentalità competitiva che punta sempre all'eccellenza. Tuttavia, questa mentalità non deve ridursi al mero conteggio dei trofei, ma abbracciare una filosofia più ampia di impegno e sacrificio.
La Juventus è un "grande amore", un "grande insegnamento di vita". Si impara a vincere, si cresce, si danno gli anni più belli della vita. "Con le buone o con le cattive vincono sempre" è un'affermazione che riflette la percezione esterna, ma anche la realtà interna di una squadra che sa lottare fino alla fine.
Juventus Vincere non è importante è l'unica cosa che conta
Il vero tifoso juventino riconosce chi mette cuore e anima in campo, anche se non è un campione. La Juventus ha sempre avuto un'identità precisa, con giocatori di spessore accanto a uomini che portavano spirito e voglia. Da avversario, era sempre difficile da affrontare, rispettata in Italia e in Europa per la sua mentalità vincente.
L'accusa "la Juve ruba" è vista come un ritornello di chi non vince, alimentato dalla gelosia per i successi continui. La Juventus è un'eccellenza italiana che ha dato lustro alla nazione, fornendo alla Nazionale il maggior numero di calciatori e vantando campioni di fama mondiale.
Essere juventino significa senso di appartenenza, condivisione di valori, capacità di accettare vittorie e sconfitte, e di sostenere la squadra anche nei momenti difficili. Il motto "fino alla fine" impone unità e fiducia nel progetto.
La mentalità juventina, per alcuni, è quasi un "fondamentalismo" a cui essere fieri di appartenere, basato su disciplina, dedizione e la consapevolezza di rappresentare una grande società con milioni di tifosi nel mondo. È un bagaglio che si porta con sé per tutta la vita.

Zbigniew Boniek, pur essendo diventato "romanista", ricorda con splendore i suoi anni alla Juventus, vincendo tutto e devolvendo l'intero premio-vittoria dell'Heysel alle famiglie delle vittime. Riconosce l'interesse che Cristiano Ronaldo ha portato al calcio italiano e il rispetto che dimostra in campo. Apprezza Mandzukic per la sua concretezza e Pjanic per la sua crescita fisica e tattica.
La Juventus, con la sua struttura, organizzazione e cultura industriale derivata dalla famiglia Agnelli, è sempre stata un passo avanti nel calcio italiano. Il "Bello di notte" è Juve-Roma, una sfida che, sebbene non più per lo scudetto, rimane cruciale per entrambe le squadre.
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