Gli auguri di Natale rappresentano, forse, la tradizione più ‘internazionale' del periodo dell'Avvento. Presenti in moltissime lingue al mondo e trasmessi attraverso i più svariati mezzi di comunicazione, possono assumere i contorni dei convenzionali biglietti e cartoline o dei più tecnologici post online e videomessaggi. Il senso è sempre lo stesso, augurare buone feste ai propri cari, se possibile unendo al Natale un messaggio di solidarietà.
In origine il Natale nasce come festività cristiana che celebra la nascita di Gesù Cristo (dal latino natalis, ‘relativo alla nascita'), ma negli ultimi tempi ha assunto un significato più laico legato allo scambio di regali, alla famiglia e a figure del folclore come Babbo Natale. Al tempo stesso la festa del Natale, con connotazioni di tipo secolare-culturale, ha conosciuto una crescente diffusione in molte aree del mondo, estendendosi anche in Paesi dove i cristiani sono piccole minoranze, come ad esempio in India, Pakistan, Cina e Taiwan, Giappone e Malesia. In gran parte del mondo dunque, qualunque sia il nome attribuito a Babbo Natale il senso della festività non cambia, resta caratterizzato dalla voglia di stare in famiglia, da piccoli e grandi doni da distribuire ai propri cari e da pasti luculliani condivisi in un'atmosfera gioiosa e pacifica.
Il Natale può essere considerato quindi una festa trasversale a molte culture, accompagnata, a sua volta, da diverse tradizioni, sociali e religiose, spesso variabili da Paese a Paese. Fra queste molto comune è l'usanze di scambiarsi gli auguri di Natale durante il periodo dell'Avvento. Dai latini che per scambiarsi gli auguri si dicevano Natale hilare et Annum Faustum! ai catalani Bon Nadal i un Bon Any Nou!, dai coreani Sung Tan Chuk agli inglesi Merry Christmas and Happy New Year, dai portoghesi Boas Festas e Feliz Ano Novo ai turchi Noeliniz Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun: gli auguri di Natale sono, forse, la tradizione del periodo dell'Avvento più internazionale di tutte.

La tecnologia al supporto del Natale, dunque, ma forse in queste occasioni risulta sempre più piacevole aprire la propria buca della posta e trovare un normale biglietto d'auguri cartaceo. Forse semplice ma tradizionale a tutti gli effetti. E per chi volesse cominciare a fare del bene, obbedendo al più sincero e autentico spirito natalizio, sin dagli auguri di Natale sono disponibili proposte non solo commerciali ma anche solidali, così da lasciare un segno e un sorriso nelle mani di chi riceverà quegli auguri.
Il dibattito su "Buon Natale" e "Buone Feste"
Recentemente, un documento elaborato dalla Commissione europea, intitolato “Union of Equality. European Commission Guidelines for Inclusive Communication”, ha proposto delle linee guida per una comunicazione inclusiva. Tra i suggerimenti della Commissione, particolari critiche ha ricevuto l’invito a sostituire espressioni come “il periodo natalizio può essere stressante” con la formula “il periodo delle vacanze può essere stressante” - e, di conseguenza, a sostituire “Buon Natale” con il più generico “Buone feste” - per evitare lo specifico riferimento alla festa cristiana.
Tuttavia, tra “Buon Natale” e “Buone feste” non c’è contraddizione: dire “buone feste”, infatti, significa dire “buon Natale e buon capodanno”. La società sta andando verso una realtà multietnica e l’Europa, che storicamente nasce cattolica, oggi è laica. Questo aspetto tuttavia, anziché favorire l’inclusione, ha generato la tendenza a dover sempre escludere qualche elemento attinente alla religione cristiana cattolica. Per favorire l’inclusione, conoscere è la cosa fondamentale: più si conosce una religione o una cultura, più se ne comprende la bellezza, la preziosità e si impara a rispettarla.
La Commissione europea arriva in ritardo rispetto al vissuto: chi preferisce dire “Buone feste” al posto di “Buon Natale” perché non crede, lo faceva anche prima dell’iniziativa comunitaria. Al di là dell’aspetto linguistico, queste espressioni funzionano come strumenti sociali: servono a rinsaldare legami, a marcare momenti di cortesia, a creare uno spazio di benevolenza condivisa.
Il significato profondo del Natale
Le festività natalizie rappresentano, per ogni italiano, un periodo ricco non soltanto di tradizioni religiose e familiari, ma anche di espressioni linguistiche che, nel tempo, hanno assunto connotazioni specifiche, sfumature emotive e significati sociali. Tra le formule più comuni figurano “buon Natale”, “buone feste”, “felice Natale” e una serie di varianti che circolano nel parlato, nella scrittura e nella comunicazione pubblica.
“Buon Natale” è la formula augurale per eccellenza. È semplice, diretta, immediata, e si è affermata stabilmente almeno dal XIX secolo, anche se le sue radici sono più antiche. Il valore semantico dell’augurio è duplice: da un lato si sottolinea la bontà, cioè l’aspetto positivo e fausto del giorno; dall’altro si richiama implicitamente il significato religioso della festività, che nella tradizione cristiana celebra la nascita di Gesù.
“Felice Natale” è una formula meno frequente rispetto a “buon Natale”, e proprio per questo più marcata stilisticamente. L’aggettivo “felice”, rispetto a “buon”, instaura un tono leggermente più formale o poetico. Ha un sapore più composto, quasi letterario, e richiama un’idea di gioia piena, di compimento, di serenità profonda.
In occasione del Santo Natale, desidero condividere con voi alcune riflessioni su questa festa così speciale. Il Natale è un momento di grande gioia e speranza, in cui celebriamo la nascita di Gesù, il nostro Salvatore. Papa Paolo VI ci ricorda che per celebrare adeguatamente il Natale, dobbiamo rivivere ciò che è accaduto nella meravigliosa notte di Betlemme e rinnovare i sentimenti e gli atti che hanno composto quella sublime scena evangelica. Il Natale ci invita a riflettere sulla grazia dell’incontro con Cristo e a rinnovare la nostra fede. È un momento in cui siamo chiamati a portare speranza nel mondo, annunciando con parole e con la testimonianza della nostra vita che Gesù, la nostra pace, è nato.

Durante il Natale, è tradizione allestire il presepe nelle nostre case, un simbolo che conosciamo bene i dettagli narrati nel Vangelo. Il presepe ci ricorda l’umiltà e la semplicità con cui Gesù è nato, e ci invita a riflettere sulla grande e lieta notizia portata dagli angeli ai pastori: “È nato il Salvatore”. Il Natale è anche un momento di condivisione e amore verso gli altri.
Un augurio che non può essere lo schiaffo impudente alla sofferenza di molti e ai molti che soffrono, neppure il sarcasmo velenoso di chi non crede più a nulla; non vuol essere una parola di circostanza o l’espressione di una speranza affidata alla fortuna: si tratta piuttosto di condividere la meraviglia del Mistero del Natale, mistero come lo sbocciare di una vita che non può essere affidata al caso, mistero come l’inaudito annuncio natalizio di un Dio che diventa uomo per riscattare la nostra umanità con la sua.
La gioia è frutto dell’amore donato da Dio nella persona di Gesù e si manifesta nella semplicità del «volerci un po’ di bene». La sofferenza, qualsiasi essa sia, mette alla prova la gioia di vivere: credere all’amore di Dio è attingere alla sorgente della gioia, vivere l’amore del prossimo è accendere la scintilla della gioia. E allora «serviamo la vita, serviamo la gioia, serviamo la gioia di vivere e sarà un “gioioso Natale”».
Buon Natale è ancora uno degli auguri più comuni, anche se esposto al rischio di non essere politicamente corretto: non si tratta di evocare buoni sentimenti che evaporano a sera, ma una speranza delicata e indiscutibile come un bambino che nasce. Il Buon Natale è buono non perché va tutto bene, ma perché celebriamo la nascita di colui che è il Bene, la radice del Bene: il suo nome è Gesù.
La Speranza nel Natale
Si conclude un anno speciale per i cristiani: l’anno del Giubileo, il giubileo della speranza. Si chiudono le «porte sante», ma non la porta della speranza, che è Lui. Attraverso Lui, il suo Vangelo e il suo dono, noi possiamo attraversare ogni giorno la porta della speranza. La speranza ha bisogno di fede: di fede in Dio e di fede nell’uomo, possibilmente unite. Non ci rassegniamo a sperare, ma scegliamo di sperare.
“In questo tempo parlare di speranza non è facile… La speranza è figlia della fede. Non nasce dall’ottimismo, ma dal credere che Dio non abbandona questa terra e che l’uomo può ancora scegliere il bene… La speranza prende la forma dei piccoli gesti, sono “semi del futuro”, sono opera dei “risorti di oggi” che hanno nel cuore il desiderio di vita per se e per tutti”. (Cardinal Pizzaballa)
Gli auguri di Natale: «Gioioso Natale», «Buon Natale»… L’augurio più bello e più desiderato è quello degli angeli nella notte della nascita di Gesù a Betlemme: «Pace in terra agli uomini, amati dal Signore». Un «Santo Natale».
Avvertiamo insinuarsi un’inquietudine che abita pensieri e parole, percepiamo il diffondersi del virus dell’impotenza, da lontano ci raggiungono canzoni di guerra. Scrive il Papa: Oggi, soprattutto gli scenari di guerra, presenti purtroppo in diverse regioni nel mondo, sembrano confermarci in uno stato di impotenza. Ma la globalizzazione dell’impotenza nasce da una menzogna, dal credere che questa storia è sempre andata così e non potrà cambiare. Il Vangelo, invece, ci dice che proprio negli sconvolgimenti della storia il Signore viene a salvarci. Questo è l’augurio: «Egli viene a salvarci». Raccogliamo il compito che scaturisce da questo augurio. È il compito che il Papa affida ai cristiani in Italia: «Il Signore ci invia al mondo a portare il suo stesso dono: “La pace sia con voi!”, e a diventarne artigiani nei luoghi della vita quotidiana… Auspico, allora, che ogni Diocesi possa promuovere percorsi di educazione alla nonviolenza, iniziative di mediazione nei conflitti locali, progetti di accoglienza che trasformino la paura dell’altro in opportunità di incontro. Ogni comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono…».
La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida «basta», alla pace si sussurra «per sempre». Buon Natale.
Ecco il Vero Significato del Natale e quello che Invece Oggi Rappresenta
Il Natale è un giorno di celebrazione solenne della nascita di Gesù Cristo che va oltre la dimensione religiosa e festiva. Questo è il tempo in cui si rinnovano riti antichi, elementi fondanti delle comunità cristiane che si riconoscono nei valori della famiglia, della solidarietà, del rispetto e del senso di appartenenza. Per molti italiani all’estero oggi è una giornata carica di memoria e senso di appartenenza che fa trasparire un po’ di nostalgia per quel richiamo delle radici che nessuna distanza può cancellare.
Anche questo Natale, come i precedenti, sarà per tanti cristiani (e non cristiani) il ripetersi di una specie di tradizione, ormai largamente annunciata e, almeno da una parte, addirittura “sopportata”. Una parentesi, nella quale cristiani (e non) si prodigano a perpetuare i ricordi della propria infanzia, i sentimenti e le aspirazioni dimenticate e si impegnano ad attuare, almeno in questo tempo natalizio, qualche gesto caritatevole verso un povero, oppure un versamento di denaro a qualche organizzazione umanitaria o assistenziale. Così il Natale diventa come una caramella, che si assapora, che si succhia, che si scioglie in bocca lasciando un buon sapore ma della quale, qualche istante dopo, non rimane più nulla.
Sicuramente a Natale avvengono cose buone, si realizzano momenti significativi, si attuano testimonianze di amore e di generosità, in considerazione dell’indifferenza e dell’insensibilità dei rapporti quotidiani, spesso regolati solo da logiche di egoistica sopraffazione. Ma, cari fratelli, il Natale cristiano non è questo. Il Natale è la venuta di Dio nella carne; e Dio non è venuto “nella nostra carne mortale”, come dice sant’Agostino, per costruire una precaria parentesi “buonista” in una società inflessibile e rigida, ma per costruire in sé l’uomo nuovo ed il mondo nuovo.
Ci scambiamo gli auguri di “Buon Natale” senza sapere spesso cosa ci stiamo augurando. Per questo la festa del Natale può trasformarsi in una pura formalità, una semplice e ripetitiva tradizione vissuta in modo superficiale e mondano. Natale vuol dire nascita di Gesù Cristo e dire buon Natale significa dire: “…oggi è nato il nostro Salvatore; rallegriamoci”! Allora non dobbiamo dirlo con abitudinaria superficialità, né con tristezza perché San Leone Magno diceva che “…non c’è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita, una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne”.
A Natale si manifestano la bontà e l’umanità di Dio Salvatore nostro e noi, mille volte, dovremmo ringraziare Lui che ci fa godere di una consolazione così grande. È questo il dono prezioso del Natale cristiano: il ribadire con forza che solo in Cristo è possibile la salvezza, che è Lui la nostra speranza e che solo in Lui si trova pace e futuro per gli uomini. E non dimentichiamo il presepe che, come ricordato da Papa Francesco, è “Vangelo domestico” in quanto «…fare il presepe è celebrare la vicinanza di Dio. …», anche perché i doni portati al Bambino dai Re Magi, ci fanno comprendere il significato del dono impareggiabile fattoci da Dio, ad apprezzare il valore e la sacralità della famiglia, l’importanza dell’amicizia, la disponibilità nei confronti degli altri. È allora compito di tutti noi riscoprire il valore autentico del Natale, festeggiarlo nel modo giusto, vivendolo come giorno sacro, come giorno in cui Dio è venuto ad abbracciare la nostra umanità, come giorno che serve a risvegliare in noi la fede e tutto ciò che è nobile e buono.
tags: #buon #natale #balotelli