Mario Balotelli, in una recente intervista, ha rievocato momenti significativi della sua carriera, soffermandosi in particolare sul suo rapporto con José Mourinho ai tempi dell'Inter.
"Mourinho è simpaticissimo, parliamo ancora," ha rivelato Balotelli. "Entrambi abbiamo un carattere difficile da gestire. A volte si andava allo scontro, ma era uno scontro paterno, come figlio e padre, tuttora ho un buon rapporto con lui."
L'attaccante ha anche espresso un profondo legame con i nerazzurri: "Amo l'Inter ancora oggi, devo tutta la mia carriera al club e Moratti."

Durante quel periodo, una figura chiave nella sua crescita fu Marco Materazzi: "L'ho sempre considerato un fratello maggiore. Sia quando sbagliavo sia quando facevo bene veniva sempre da me a parlarmi."
Balotelli ha anche condiviso un aneddoto sulla finale di Coppa Italia 2009-2010 contro la Roma, in cui ricevette un calcio da Francesco Totti: "Quel giorno Totti era nervoso perché l'allenatore non l'aveva fatto giocare, non ce l'aveva con me. Ha sbagliato a darmi quel calcio, ma succede. Poi gli ho scritto per sapere perché me l'avesse dato e lui mi ha risposto: 'Manco ti ho preso bene'. Totti lo rispetto tantissimo, gli voglio bene. Ha fatto la storia del calcio italiano."
Riguardo ai rimpianti professionali, Balotelli ha citato le parole del suo ex procuratore Mino Raiola: "Mino Raiola mi diceva sempre che Ronaldo e Messi hanno così tanti palloni d'oro perché io giocavo al 20% delle mie possibilità e che se avessi giocato al 100% li avrei vinti io. Se guardo alla mia carriera ho un rimorso: potevo fare di più."
L'ex attaccante ha anche svelato un retroscena di mercato riguardante il 2013: "Non sarei mai andato alla Juventus, ma potevo andarci dopo gli anni al Manchester City. Ho avuto un appuntamento a Torino con Marotta, Nedved e Conte. Raiola aveva parlato con la dirigenza, c'era l'offerta. Al ritorno da Torino, Mino chiama Galliani e gli dice che mi stava mandando alla Juve e così ho scelto il Milan. La Juve è sempre stata la mia antagonista, anche se è troppo forte."

José Mourinho, da parte sua, ha spesso ricordato con un sorriso le "balotellate" del giovane attaccante, pur riconoscendo i momenti difficili che hanno caratterizzato la loro collaborazione all'Inter. "Gli dissi di presentarsi nel mio ufficio alle 14 per un meeting ma non c'era," racconta Mourinho. "Quando l'ho chiamato, mi ha detto che era andato alle qualifiche del Gran Premio di Formula Uno. Gli dissi 'Mario, ti avevo detto di presentarti nel mio ufficio alle 2!' e la sua risposta fu: 'I meeting nel tuo ufficio possiamo farli tutti i giorni, ma posso vedere la Formula Uno in Italia solo una volta all'anno'. In quel momento fu difficile da accettare perché stai comunque parlando con un professionista, ma un ragazzo di 18-19 anni può avere una reazione del genere."

Nonostante le frizioni, la stima tra i due è sempre rimasta intatta. Balotelli ha spesso definito Mourinho il miglior tecnico che abbia mai avuto: "Con lui ho combinato qualche pasticcio ma lui mi piaceva e anch'io gli piacevo," conferma l'allenatore. "Abbiamo fatto tante litigate in campo, però mi ricordo anche bei momenti, di gioia, in cui ridevamo."
Mourinho ha anche raccontato un aneddoto su un allenamento all'Inter: "Un rimprovero, l'ultimo di una lunga serie, fece scattare Balotelli contro Mourinho. Un tentativo d'aggressione in allenamento. Il capitano Zanetti e lo staff tecnico fermano Mario infuriato. Il contatto fisico con l'allenatore sfiorato, evitato per il pronto intervento di chi è in campo." Questa situazione portò alla decisione di non convocare Balotelli per la trasferta a Londra: "Decisione meditata. E condivisa anche con Moratti, a dispetto dell'apparente sorpresa manifestata davanti ai microfoni."
Balotelli ha poi condiviso la sua prospettiva sulla finale di Champions League del 2010: "La finale di Madrid purtroppo Mourinho non mi ha fatto partire. Ero un po’ arrabbiato perché, durante la settimana in cui ci siamo allenati a Madrid, ha provato me, Eto’o e Milito. Poi due giorni prima della partita ha cambiato decisione. Io sono sicuro, non proprio sicuro al 100%, ma diciamo al 98% che avrei segnato. Ma non mi importa, alla fine abbiamo vinto e questa è la cosa più importante."
Riflettendo sul suo percorso, Balotelli ha ammesso: "Ho capito che quando fisso un obiettivo a breve termine, non commetto errori. Quando ne fisso uno di lungo termine mi perdo un po’ per strada. È successo tante volte durante la mia carriera che giocassi due, tre partite, in cui segnavo e giocavo bene e poi nella quarta ti chiedevi: 'Ma Mario sta giocando?' In realtà dentro di me avevo la stessa voglia di segnare, di giocare bene, ma non ci riuscivo."

Balotelli ha anche parlato delle differenze tra i campionati: "La Serie A è più tattica, il campionato inglese più fisico e le azioni sono più veloci, se sai come si fa gol, in Inghilterra segni tanto. La differenza più grande sta nei metodi di allenamento. Spazi ridotti, rapidità, intensità. In Italia anche, ma magari a volte fai solo tattica, guardi filmati lunghissimi."
Ha inoltre sottolineato l'importanza del lato umano nel rapporto tra allenatore e giocatore: "Non penso ci siano stati allenatori che non hanno provato a spingermi, ma penso che specialmente quando ero giovane, la maggior parte delle volte lo abbiano fatto nel modo sbagliato. Si pensa sempre al calciatore, ma spesso ci si scorda che c’è anche un lato umano. Se arrivi a conoscere la persona, forse riesci a spingere meglio il calciatore. Ed è una cosa che mi è successa con Clarence Seedorf, perché ha rispettato innanzitutto il mio lato umano."
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