Stefano Tacconi, una figura iconica del calcio italiano, ha legato indissolubilmente il proprio nome alla Juventus, squadra in cui ha militato per quasi un decennio, dal 1983 al 1992, fino a diventarne capitano. La sua carriera è stata costellata di successi e momenti indimenticabili, ma ha anche visto sfide personali che hanno segnato la sua vita.
Nato nel 19??, Tacconi ha mosso i primi passi nel mondo del calcio nelle giovanili dello Spoleto, dove entrò nel 1970. In questa fase iniziale, ebbe anche un primo approccio con l'ambiente juventino, sostenendo un provino a Torino, ma venendo inizialmente scartato. La sua determinazione lo portò poi all'Inter, che lo inserì nel proprio settore giovanile, facendolo militare nelle categorie Berretti e Primavera. Dopo un prestito allo Spoleto per giocare da titolare in Serie D nella stagione 1976-1977, i nerazzurri lo dirottarono nella stagione successiva alla Pro Patria, dove esordì da professionista in Serie C. La stagione 1978-1979 lo vide approdare in prestito al Livorno, in Serie C1, sotto la guida di Tarcisio Burgnich, che gli concesse la titolarità. In questa fase, ebbe come preparatore dei portieri Gino Merlo, e il Livorno concluse il campionato a metà classifica, vantando una delle difese meno battute del torneo.

Archiviata la parentesi labronica, Tacconi non riuscì a convincere la dirigenza interista, che lo cedette a titolo definitivo alla Sambenedettese, in Serie B. Le sue ottime prestazioni a San Benedetto del Tronto attirarono l'attenzione dell'Avellino, con cui il portiere esordì in Serie A nella stagione 1980-1981, sotto la guida di Luís Vinício. Nonostante le perplessità iniziali degli addetti ai lavori, che non lo ritenevano ancora maturo per una grande piazza come quella bianconera, Tacconi vinse presto il ballottaggio con il dodicesimo storico della squadra, Luciano Bodini. Raccolse con successo la pesante eredità dell'ex numero uno friulano, cercando con la sua spavalderia di far dimenticare il suo mito. A Torino, ebbe inizialmente proprio Dino Zoff come preparatore e, sul finire della sua esperienza in bianconero, anche come allenatore della squadra.
La carriera di Tacconi con la Juventus fu straordinaria. Fin dalla sua prima stagione, "mise le mani" sullo Scudetto e sulla Coppa delle Coppe, vinta a Basilea contro il Porto grazie anche alle sue decisive parate. Nelle due stagioni successive, conquistò un altro Scudetto, la Supercoppa Europea, la Coppa dei Campioni e la Coppa Intercontinentale, contribuendo in modo decisivo nella lotteria dei rigori. La stagione 1993-1994 vide Tacconi trasferirsi al Genoa, dove concluse la sua carriera agonistica.

Tra il 1987 e il 1991, Tacconi fece parte della nazionale italiana, totalizzando sette presenze. Fu il secondo portiere al campionato d'Europa 1988 e al campionato del mondo 1990. Nonostante l'ottima opinione che Azeglio Vicini, commissario tecnico dal 1986 al 1991, avesse di lui, Tacconi esordì in nazionale solo a 30 anni, nel giugno 1987, scendendo in campo quasi sempre da subentrato in partite amichevoli, per un totale di sette presenze e due gol subiti.
Dopo il ritiro dall'attività agonistica, Stefano Tacconi ha intrapreso diverse strade. Ha tentato la carriera politica e ha aperto un ristorante a Reggio. Nel mondo del cinema, nel 1990 interpretò a scopo benefico il mediometraggio autobiografico "Ho parato la luna". Nel 2008 partecipò con un cameo alla pellicola "Amore, bugie & calcetto", interpretando sé stesso.
Nell'aprile 2022, la vita di Tacconi è stata segnata da un grave evento: è stato colpito da un'ischemia cerebrale. La notizia ha destato grande preoccupazione nel mondo del calcio e tra i suoi tifosi. Fortunatamente, dopo un periodo di cure, si è ripreso e ha lasciato l'ospedale di Alessandria.
Tacconi, dai successi in campo alla lotta dopo l'aneurisma - La Volta Buona 16/10/2024
La figura di Stefano Tacconi rappresenta un'epoca d'oro del calcio italiano, un portiere carismatico e di grande talento che ha lasciato un segno indelebile nella storia della Juventus e della nazionale. La sua vita, segnata da successi sportivi e da sfide personali, continua a suscitare interesse e ammirazione.
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