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Luciano Ligabue, con i suoi 26 anni di carriera, non solo ha fatto la storia della musica rock italiana, ma ha anche accompagnato con molte delle sue canzoni tappe importanti della vita di tanti fan.

Il rocker di Correggio, con all'attivo 11 album e 5 libri, è uno degli artisti italiani più seguiti e i suoi successi ne sono la dimostrazione lampante.

Dal 1990 ad oggi, i brani che sono andati in onda in radio e che sono entrate nel cuore dei suoi ascoltatori sono molte, ma nella gallery troverete una selezione di 12 tra le canzoni più amate di sempre della carriera del Liga.

La discografia di Ligabue racconta che la carriera del cantautore emiliano si può dividere in due differenti fasi: quella del Ligabue “narrativo” (1990-1998), intento a raccontare per lo più storie, personaggi e ambienti vicini al proprio contesto, e quella del Ligabue “universale”, concentrato ad affrontare tematiche trasversali e comuni a tutti, come l’amore, l’amicizia, la società e la morte (1999-oggi).

La metamorfosi da cantautore “narrativo” a cantautore “universale” ha coinciso, da un punto di vista artistico, con il progressivo tracollo di Ligabue.

Da un paio di decenni, infatti, il cantautore emiliano fa musica mosso non tanto da un’urgenza comunicativa, quanto più dal desiderio di salire nuovamente su un palco ed emozionarsi di fronte a migliaia di persone che cantano le sue canzoni.

Oggi, sebbene non nutra più alcun afflato artistico, Ligabue è disposto a scrivere, registrare e pubblicare nuove canzoni con il solo e unico scopo di fare un altro tour e un altro Campovolo, intrattenendo una vasta fetta di popolazione italiana che ascolta la radio e guarda la tv.

L’endorsement dei media “tradizionali” è garantito da una major che ha il compito di spingerlo ovunque sia necessario: Ligabue vende biglietti perché la sua etichetta lo promuove e la sua etichetta lo promuove perché Ligabue vende biglietti.

È un cane che si morde la coda, un circolo infinito che genera denaro e soprattutto - cosa molto più importante per Ligabue - che giustifica un altro tour in giro per l’Italia.

Spesso, all’artista che innesca questo virtuoso meccanismo imprenditoriale si possono attribuire anche dei meriti artistici.

Nel caso di Ligabue, questi meriti artistici risalgono ai suoi primi dieci anni di carriera.

Le Origini e i Primi Passi

Luciano Riccardo Ligabue nasce a Correggio (Reggio Emilia) nel 1960, luogo a cui rimarrà sempre visceralmente legato.

Ligabue subisce il fascino delle radio “libere”, che trasmettono per i pochi che le sanno cercare e che le vogliono ascoltare.

Nel suo primo trentennio di vita Ligabue svolge i lavori più disparati.

Dopo il diploma in ragioneria fa il bracciante, l’operaio metalmeccanico, il ragioniere, il consigliere comunale, il promoter e quindi il conduttore radiofonico in una emittente locale.

Ligabue è quindi un cantautore del popolo, perché viene dal popolo.

Nel 1988, insieme alla sua prima band, Orazero, pubblica Anime in plexiglass/Bar Mario (Suonimmagine), un 45 giri a tiratura limitata (1.000 copie) inciso dopo la vittoria di un concorso musicale per artisti emergenti, in cui Ligabue e Orazero avevano partecipato con il brano “Eroi di latta”, che verrà ribattezzato, due anni dopo, “Balliamo sul mondo”.

In quel periodo, le intricate trame del destino lo conducono, insieme al suo storico e inseparabile manager, Claudio Maioli, a casa di Pierangelo Bertoli.

L'impressione è buona, tanto che pochi mesi dopo Bertoli incide due brani scritti da Ligabue e li inserisce in "Tra me e me" (1988) e "Sedia elettrica" (1989).

I due pezzi - “Sogni di rock’n’roll” e “Figlio d’un cane” - verranno pubblicati da Ligabue nel suo primo album, che, contro ogni pronostico, uscirà di lì a poco.

A credere in lui è il produttore di Bertoli, Angelo Carrara, che scorge nel trentenne emiliano audacia e talento.

Nel frattempo, però, gli Orazero si sono sciolti e Ligabue è costretto a cercare nuovi musicisti per inseguire il suo sogno.

La strumentazione è scarna, i soldi sono pochi e il tempo a disposizione pure, ma in meno di venti giorni Ligabue e la sua nuova band - Luciano Ghezzi al basso, Gigi Cavalli Cocchi alla batteria, Max Cottafavi alle chitarre e Giovanni Marani alle tastiere - riescono a registrare undici tracce allo Psycho di Claudio Dentes, a Milano.

A questo punto tocca a Carrara.

Il giro per le case discografiche è una via crucis in cui a ogni stazione cade la croce.

La Cgd dice no, la Emi anche, la Carossello non ci pensa nemmeno, la Wea rispedisce Ligabue e Carrara da dove erano venuti e infine la Polygram si limita ad ascoltare qualche minuto, sentenziando che in quella musica c'è troppo Francesco Guccini.

Il miracolo arriva qualche mese dopo e porta il nome e il cognome di Fabrizio Giannini, nuovo direttore artistico della Wea, che, mostrandosi fortemente interessato a Ligabue, ribalta la posizione assunta dalla sua azienda poco tempo prima.

"Potrebbe essere il giorno più bello o più brutto della tua vita", dirà Angelo Carrara a Ligabue, comunicandogli la notizia al telefono.

In quel momento il cantautore emiliano non può conoscere la risposta, ma ha il presentimento che vale la pena rischiare.

L'Esordio: "Ligabue" (1990)

Ligabue (Wea) esce nel maggio del 1990 ed è un disco eponimo per volere di Angelo Carrara, che vede nel cognome del cantautore un marchio riconoscibile e facilmente memorizzabile.

Nella copertina il titolo campeggia a caratteri cubitali su uno sfondo bianco, riempito dai testi degli undici brani dell’album e da frasi ironiche dette da personaggi più o meno celebri (da sua nonna a Woody Allen, perché mischiare realtà e mito è, sin dal principio, una delle cifre stlistiche del cantautore emiliano).

La prima canzone della carriera di Ligabue inizia con un riff di chitarra che si prende più scena del ritornello.

“Balliamo sul mondo” è un invito a tenere il tempo, a pestare i piedi e a danzare come viene, fuggendo da una realtà che è un abito troppo stretto per chi non riesce a starci dentro.

I personaggi che abitano le canzoni di Ligabue non hanno molto, ma quel poco che hanno se lo fanno bastare (“va bene qualsiasi musica”, “non avremo classe, ma abbiamo gambe e fiato finché vuoi”, “non ti offro grandi cose, però quelle lì le avrai”), anche a costo di evadere con l’immaginazione, spesso alimentata dagli eroi del grande schermo, da un'America lontana, eppure così vicina che è praticamente impossibile resistere alla tentazione di sognarla o addirittura di imitarla (“Fred e Ginger sono su una supernova sopra a noi”).

A livello di contenuti, e quindi di testi, tutti i primi cinque album di Ligabue - ad eccezione del terzo, Sopravvissuti e sopravviventi, sono intrisi del mito americano, quello che nella bassa emiliana germogliava come il frutto di un terreno fertile, forse anche a causa di un territorio, così piatto e sempre uguale a sé stesso, che evocava una sorta di "West domestico", come a Guccini piaceva definirlo.

In Ligabue proprio la Pianura padana umida e brumosa fa da ambientazione al dittico “Freddo cane in questa palude” e “Angelo della nebbia”, uno dei passaggi più ispirati dell'album d'esordio, se non della sua intera discografia.

Una slide guitar barcolla dentro un breve blues introducendo un’ambientazione desolante e nello stesso tempo inquietante, fatta di fossi, canneti, coccodrilli - ecco l’America - e paludi (la stessa Correggio prende il nome dallo spagnolo correa, che significa "striscia di cuoio" e quindi "pezzo di terra tra le acque").

La voce di Ligabue è espressiva al limite del ridicolo, quel ridicolo che con il passare degli anni lo stesso Ligabue inizierà a soffrire, in quanto fastidiosamente imbarazzante alle sue orecchie.

Ma era facendo rock su questa linea sottile che divideva il grottesco dall’epico che Ligabue riusciva a trasmettere qualcosa; da quando ha iniziato a vergognarsi del proprio passato - e quindi a invecchiare e a maturare come uomo - Ligabue ha anche smesso di raccontare qualcosa di interessante.

Dopo la notte passata in solitaria in mezzo alla palude, l’aurora si mangia le tenebre un poco alla volta e sulla campagna emiliana piomba il mattino gelido.

Di questo parla "Angelo della nebbia".

Chitarre dilatate e colpi di batteria quasi marziali innalzano un muro che fa da colonna sonora a immagini di un realismo crudo, che ricorda i racconti di Breece D'J Pancake o i romanzi Raymond Carver: vestiti umidi di contadini ricurvi, fette d’asfalto dal fondo ceduto, lepri che si fermano in mezzo a una strada deserta.

“Angelo della nebbia” è un’invocazione a braccia aperte, rivolta a una figura sovrumana, quasi mitologica, a cui si chiede di battere un colpo, lì dove è più difficile essere visti ed essere sentiti.

Il mito americano a cui attinge Ligabue, tuttavia, non è soltanto quello degli Stati Uniti rurali, è anche quello che parla un linguaggio diverso, che si muove con un’energia differente, che si veste con abiti appariscenti.

Il sogno americano di Ligabue è quello che passa attraverso le onde delle radio libere e le immagini proiettate dentro un cinema di periferia, canoni così distanti che soltanto uno stolto o un sognatore come lui potrebbe ritenere applicabili al contesto della provincia italiana.

Il rock’n’roll dritto di “Marlon Brando è sempre lui”, trainato dall’hammond di Paolo “Feiez” Panigada, è preceduto proprio da uno spezzone del film “Un tram che si chiama desiderio” del 1951 e racconta la serata di una giovane coppia, che prima va al cinema e poi a fare l’amore.

Con un cambio di scena dal sapore cinematografico, il fascio di luce del cabriolet sull’asfalto diventa quello del proiettore sul grande schermo, fonte a cui si abbeverano “gole secche per la sete d’eroi”.

Vent’anni dopo, proprio su un maggiolone, Freccia - protagonista del primo film del cantautore emiliano - ascolterà “Sweet Home Alabama” di Lynyrd Skynyrd, in sosta tra le campagne di Brescello, perché l’universo raccontato da Ligabue è costellato da una manciata di elementi ricorrenti e da personaggi che lui stesso conosce, ha conosciuto o potrebbe conoscere.

Il blues-rock di “Bar Mario” - trascinato poderosamente dal riff ideato da Bruno Pederzoli, chitarrista degli Orazero - è un vero e proprio almanacco di questi personaggi, che entrano, escono e stazionano - anche per tantissime ore - in un qualsiasi bar della bassa padana.

Sebbene ispirato al Bar River di Mario Zenni a San Martino in Rio, quello raccontato da Ligabue è un luogo simbolico, un ritrovo per la fauna umana di periferia, il crocevia delle storie del borgo che Ligabue conosce bene e che per questo, con stile scarno, in perenne equilibrio tra metrica e prosa, è l'unica cosa che è in grado di raccontare.

“Non è tempo per noi” è invece uno dei pochi pezzi generazionali - se non forse l’unico - dell’intera discografia di Ligabue, che con il suo folk-country in stile Neil Young parla in prima persona plurale, esprimendo - stavolta sì - un concetto anziché una storia.

La versione incisa nel debutto risentirà molto dell’influenza di Claudio Dentes e di Stefano De Carli, che con banjo e slide guitar conferiranno al pezzo un sapore peculiare rispetto al contesto in cui è inserito.

La band, poco incline a uscire dal seminato, e per questo poco soddisfatta del sound del brano inciso sul disco, rovinerà la canzone pochi mesi dopo, diffondendo un live-remix decisamente più rock e conformista.

La sorella “Sogni di rock’n’roll” è una ballata acustica dal sound languido in stile The Smiths, che Ligabue scrisse una domenica qualsiasi ripensando a un sabato qualunque tra i migliaia passati a bere, a ballare e ad ascoltare rock con la solita compagnia di brigata.

Il disco, splendidamente riuscito, renderà Ligabue popolare in tutto il paese.

Al suo interno anche “Radio Radianti”, il pezzo più hard del lotto, “Bambolina e Barracuda”, a metà tra recitato e cantato e ispirata dal balbettìo di “Ba-ba baciami piccina”, “Figlio d’un cane”, parente punk della versione già incisa da Pierangelo Bertoli, e “Piccola stella senza cielo”.

L'arrangiamento ammaliante e ipnotico di quest'ultima riesce a rendere accettabile un testo piuttosto melenso, che diventerà un classico della musica popolare italiana.

Alla versione originale, chiaramente influenzata dagli U2 di “With Or Without You”, si aggiungeranno altre due apprezzabili varianti: quella acustica di Su e giù da un palco (1997) e quella elettronica di Giro d’Italia (2003).

Copertina album Ligabue

"Lambrusco, Coltelli, Rose & Pop-corn" (1991)

Lambrusco coltelli rose & popcorn (Wea), esce nel settembre del 1991 ed è figlio della prima parte del Neverending Tour, una lunga serie di tappe che andrà avanti fino alla promozione del terzo disco.

A differenza dell’esordio, il secondo album viene registrato in un ambiente più confortevole - al Medicina Blanche di Modena - contando su un ventaglio di strumenti più ampio e su una band - la stessa - che ora ha pure un nome: Clandestino.

Con il suo secondo album, Ligabue codifica, sin dal titolo, quanto già abbozzato con l’esordio discografico.

Se Ligabue è la prova generale, Lambrusco coltelli rose & popcorn è la messa in scena, ossia la declinazione, più cosciente, più ragionata e più sofisticata, di quanto già raccontato.

Il disco attinge dal catalogo folk-country americano in maniera più spregiudicata, come testimoniano “Camera con vista sul deserto”, “Ti chiamerò Sam (se suoni bene)” e la conclusiva “Regalami il tuo sogno”.

La prima, in particolare, si apre con una slide guitar che introduce la voce quanto mai espressiva di Ligabue, che, in un crescendo di dimensioni quasi elegiache, si insinua tra le trame di una ballata sinuosa, persino western nei tratti in cui l’armonica a bocca di Massimo Lugli squarcia in due il dramma di vivere in un mondo così insignificante, da apparire arido e riarso.

Questo è il secondo album scritto da Luciano, uscito nel Settembre 1991 e intitolato “Lambrusco coltelli rose & pop-corn” dove Luciano inserì anche Anime in Plexiglas.

Luciano registrò questo disco ed anche il seguente durante il suo “never ending tour” chiamato così perché sembrava non dovesse finire mai! Infatti Luciano tenne 250 concerti in 3 anni!!

"Sopravvissuti e Sopravviventi" (1993)

Due anni dopo, nel 1993 esce “Sopravvissuti e Sopravviventi, l’ ultimo album di Luciano con la vecchia band: i “Clandestino”.

Questo fu un album che non ebbe un riscontro positivo da parte della critica e come disse Luciano in una trasmissione “siccome le disgrazie non vengono mai da sole…” ci furono anche delle divergenze con il manager e con il gruppo di allora, che portò ad una rottura con il gruppo stesso.

Come Luciano stesso ha detto “quello è stato uno dei momenti più critici della mia carriera e c’ era solo da andarsene o ricominciare da capo!!!

"A che ora è la fine del mondo?" (1994)

Nell’ Ottobre 1994 esce “A che ora è la fine del mondo?”.

Come disse Liga : “questo non è un album nuovo, un album nuovo è fatto con pezzi nuovi” in effetti questo è un album con pezzi che Luciano ha scritto durante i suoi esordi ma che non vennero mai pubblicati e che Luciano stesso, aveva il desiderio che venissero pubblicati.

Lui le ha chiamate le 8 schegge sparse!

Fra le canzoni, alcune sono state inserite negli album di alcuni gruppi musicali, come i Rats, a cui ha dato “Fuori tempo”, ma anche “Male non farà” è un pezzo dato ai Timoria.

Ligabue, Mills, Berry, Buck, Stipe cover in lingua italiana di It's the End of the World as We Know It (And I Feel Fine) dei R.E.M.

A che ora è la fine del mondo? 4:23

La Consacrazione: "Buon Compleanno Elvis" (1995)

E veniamo all’ album della consacrazione di Luciano nel panorama italiano del Rock!

“Buon compleanno Elvis” che uscì nel 22 Settembre 1995 fu una vera e propria BOMBA con oltre 1 milione di dischi venduti, 70 settimane di presenza in classifica e una miriade di singoli estratti!

Una vera e propria miniera di suoni!

Impossibile non citare “Certe Notti” super programmata dalle radio, che ha spinto più di tutte le altre, l’ album, al gran successo che ha avuto.

Copertina album Buon Compleanno Elvis

Estratto dallo storico album “Buon Compleanno Elvis”, il singolo narra del diffuso timore di “non essere all’altezza”, che spinge le persone ad apparire diverse da quelle che sono realmente, e affronta, prendendola un po’ alla larga, il tema dell’anoressia.

Forse Ligabue si sottovaluta, quando intona “questa qua è per te e anche se non è un granché…e ti piacerà un minuto e poi te ne scorderai”: la canzone - anch’essa estratta da “Buon Compleanno Elvis” - è una garbata dichiarazione di profondo affetto, che difficilmente potrebbe essere considerata di poco conto e finire nel dimenticatoio in un lasso temporale breve.

Un pezzo, nel quale è quasi impossibile non riconoscersi, che rende benissimo quella straniante sensazione che si avverte alla fine di un rapporto importante, quando non si riesce ad archiviare un amore finito e a fare spazio al nuovo che, prima o poi, arriverà.

Album Live e Raccolte

È questo il primo album live di Luciano.

L’ album si avvicinò al successo di Buon Compleanno Elvis con 800.000 copie vendute.

La raccolta è composta da un doppio CD, dove sono inseriti i più grandi successi della sua carriera, registrati durante la tournèe estiva del 1996, che fece conoscere i vecchi successi di Luciano al grande pubblico.

Ascoltando le canzoni si può avere, una se pur minima idea, di cosa significhi assistere dal vivo ad un concerto del Liga.

All’ album seguì un minitour negli stadi nel periodo Giugno-Luglio , che Luciano definì una “figata”.

Uscito l’ 8 ottobre 1998 è un doppio CD, disponibile però, anche nella versione singola, che comprende tutte le musiche del film.

L’ album ospita vecchi successi degli anni ’70 presenti nella pellicola e in più … pezzi per la maggior parte strumentale, dove la chitarra in primo piano è suonata da Luciano stesso.

5 dischi di platino

"Miss Mondo" (1999) e "Fuori come va?" (2002)

Uscito il 17 Settembre 1999, è stato preceduto dal singolo “Una vita da mediano”, uscito il 28 Agosto.

La presentazione di questo nuovo album, fu fatta con due concerti (10 e 11 Settembre), nel fantastico scenario dell’Arena di Verona.

L’ album è risultato davvero riuscitissimo ed è stato un gran successo, con mezzo milione di dischi venduti … è’ il primo album “inedito” dopo “Buon compleanno Elvis”.

Dopo quasi due anni di assenza, torna alla ribalta l’8 Febbraio con il singolo “Questa è la mia vita” che contiene l’omonima canzone e colonna sonora del film “Da zero a dieci”, diretto dallo stesso Luciano.

Ci siamo!!

Dopo il primo album live registrato durante i concerti a San Siro del 1996/97, il cantante di Correggio torna alla ribalta con un’altro album live … ma non in versione elettrica!

Il doppio CD, contiene 21 canzoni in versione semi-acustiche, registrate durante lo strepitoso tour 2002/03, che a portato su e giù per i teatri di tutta Italia, Liga e la sua band con l’inserimento di due nuovi volti come Mauro Pagani e D.Rad.

Estratto dall’ album “Fuori come va?”, è un pezzo che esprime il desiderio di mantenere viva la parte adolescenziale che è in noi, quella che ci porta a pensare che basti volere, e crederci seriamente, per avere tutto ciò che desideriamo.

"Nome e Cognome" (2003) e "Secundo Tempo" (2008)

Sono passati tre anni e mezzo dall’ultimo suo CD inedito.

Entrambi gli inediti sono stati registrati a San Francisco con la produzione di Corrado Rustici, per la prima volta al fianco di Luciano.

E con l’uscita di “SECONDO TEMPO” (30 maggio 2008) si completa il “best of” del Liga che in questo doppio cofanetto, completa e consacra la sua ventennale carriera artistica.

“Ognuno di noi ha i propri mostri, i propri fantasmi.

Li si possono chiamare ossessioni, paure, condizionamenti, senso di inadeguatezza, aspettative e chissà in quali altri modi ancora.

Sappiamo, però, che sono vivi e sono il filtro attraverso cui chiunque matura la propria, personale visione del mondo.

Credo di conoscere abbastanza bene i miei “mostri”, mi fanno compagnia da tanto tempo.

Può darsi che sia anche per questa lunga frequentazione che ora, in questa fase della mia vita, mi sembrano meno “potenti” e “ingombranti”.

Alcuni di loro li ho affrontati in questo album ma era solamente per fargli sapere che li stavo salutando.

Loro come tutti gli altri.

So benissimo che sarebbe fin troppo bello che fosse un saluto definitivo.

“ARRIVEDERCI, MOSTRO!” è il titolo del nuovo album di Luciano.

Ligabue sul palco

"Campovolo 2.011" (2011) e "Mondovisione" (2013)

Oggi esce il triplo cd live “CAMPOVOLO 2.011”, registrazione integrale del concerto di Campovolo, con tre inediti.

Fresco vincitore del Premio Tenco 2011 per il disco “Arrivederci, Mostro!

Questa la tracklist del triplo cd: CD 1: “M’abituerò” (prodotto da Corrado Rustici e registrato in studio con i ClanDestino); “Questa è la mia vita”; “Un colpo all’anima”; “I ‘ragazzi’ sono in giro”; “Ci sei sempre stata”; “Atto di fede”; “Le donne lo sanno”; “Ho ancora la forza”; “Anime in plexiglass”; “Figlio d’un cane”; “Marlon Brando è sempre lui”. CD 2: “Sotto bombardamento” (prodotto da Luciano Luisi e registrato in studio con La Banda); “I duri hanno due cuori”; “Non è tempo per noi”; “Balliamo sul mondo”; “Il giorno di dolore che uno ha”; “In pieno rock’n’roll”; “Vivo morto o X”; “Viva!”; “Quella che non sei”; “Certe notti”; “Tra palco e realtà”; “Buonanotte all’Italia”.

Dopo 3 anni dall’uscita di Arrivederci, Mostro! Ligabue spiega così la scelta del titolo: “Mi procuro una frattura durante un concerto e 2 minuti dopo può vedere la caduta un mio amico di Los Angeles”.

È chiaro: siamo tutti in mondovisione, in perpetuo collegamento attraverso i fili della rete.

Le notizie rimbalzano da un lato all’altro del globo in maniera irrefrenabile.

L’Occhio dei media osserva e trasmette.

Tutto questo ha scatenato la curiosità dei fan e ne ha aumentato le attese.

E l’attesa è stata ripagata dai successi.

Mondovisione, il decimo disco di inediti di Ligabue, infatti, da subito ha scalato le classifiche e si mantiene in alto: è l’album con le più alte vendite digitali, quello più venduto nel 2013 ed è già certificato disco di platino; tutto questo è un record se consideriamo che è uscito da soli venti giorni.

Ligabue non ha evidentemente deluso le aspettative dei suoi fan.

Si guarda la copertina, si vede un mondo accartocciato come fosse una pallina di carta e si pensa un po’ al logo della Universal, un po’ a Carosello.

Capiamo subito che si tratta di un disco in cui Ligabue canta, come suggerisce il titolo, la sua particolare visione del mondo e anche un po’ la sua nostalgia per qualche momento del passato.

Si diceva, o almeno così si era interpretato dalle parole dello stesso Ligabue, che questo sarebbe stato un disco politicizzato.

Così, per fortuna, non è stato.

Non c’è politica nelle 14 tracce di Mondovisione (12 brani e 2 strumentali); c’è rabbia per i tempi bui, c’è indignazione per un Paese lasciato lì a sopravvivere, ci sono rimpianti di cose sfuggite, ricordi di affetti, di amori; c’è, e non manca mai nel Ligabue più tosto di ieri e in quello più soft di oggi, quel piccolo tocco di speranza che serve a guardare meglio verso il futuro.

Insomma, nonostante il cambio di look, i temi sono quelli di sempre.

Quello che c’è di diverso in Mondovisione è più che altro, oltre alle contaminazioni elettroniche venute meno, un adeguamento ai gusti giovanili del momento: purtroppo, ci si è allontanati da quella superlativa commistione di generi e ritmi che era stata Arrivederci, mostro!

Troviamo indignazione accompagnata da atmosfere rock nelle tracce “Il sale della terra” e “Il muro del suono”«dove il capitano che fa l’inchino e gli avvocati che alzano il calice al cielo» sono evidenti richiami all’attualità.

Brani scritti, come ha detto lo stesso Ligabue, «contro chi succhia denaro, potere e fiducia al prossimo».

C’è il Ligabue delle ballate in “La neve se ne frega”, brano che ricorda palesemente uno dei romanzi di Ligabue che porta lo stesso titolo e in “Tu sei lei”, secondo singolo andato in radio, un classico brano d’amore, decisamente commerciale.

“Capo Spartivento” e “Il suono, il brutto e il cattivo” sono i due brani strumentali messi lì nei punti giusti «per dare respiro all’ascolto», come ha detto il cantautore emiliano.

“Nati per vivere (adesso e qui)” e “Con la scusa del rock’n’roll” sono brani rock decisamente ritmici, positivi e leggeri.

“La terra trema, amore mio” e “Per sempre” sono due canzoni d’amore.

La prima, molto personale, scritta dopo il terremoto in Emilia, è un brano lento che, dopo il dolore della distruzione, guarda al futuro e al coraggio di ricominciare.

La seconda, con i suoi giochi di ritmo e il suo breve assolo di chitarra, abbraccia l’amore puro, soprattutto quello familiare che ci portiamo sempre dentro.

Anche “Ciò che rimane di noi” è una canzone molto personale, dai toni forti e decisi, sul dolore dopo un amore finito, su quello che rimane.

LIGABUE - SPECIALE MONDOVISIONE

"Made in Italy" (2016) e Ultimi Lavori

Il rocker sta attraversando il nostro Paese con il suo “Made in Italy Palasport Tour”.

“Made in Italy” è il ventesimo album della carriera di Ligabue (l’undicesimo di inediti) ma la grinta del rocker è la stessa degli inizi.

Una prova? L’ultimo concerto-evento degli scorsi 24 e 25 settembre al Parco di Monza (il “Liga Rock Park” è arrivato a 117mila presenze totali).

Attualmente il cantante è in tournée nei palazzetti del nostro Paese con il suo “Made in Italy - Palasport 2017” (oltre 320mila biglietti venduti solamente in prevendita): questi saranno i suoi ultimi appuntamenti live del 2017.

Durante questi live, Ligabue sta cantando tutti i brani del suo ultimo “Made in Italy” (il suo primo concept album, leggi qui) ma anche i suoi più grandi successi.

Luciano regala ai suoi fan uno splendido cofanetto per le festività natalizie: per festeggiare i suoi 30 anni di carriera il 4 dicembre 2020.

Ligabue ft. Elisa ft. Grazie per i giorni 2022 L'essenza 4:17

Ligabue ft. Clan Destino, Ligabue Clan Destino feat. L'han detto anche gli Stones 1994 A che ora è la fine del mondo? 4:13

Finardi Eugenio Finardi ft. Volente o nolente 2020 7 Ligabue

Ligabue ft. A.A.A. A che ora è la fine del mondo? 1994 A che ora è la fine del mondo? 4:23 Ligabue, Mills, Berry, Buck, Stipe cover in lingua italiana di It's the End of the World as We Know It (And I Feel Fine) dei R.E.M.

Ai cuddos 2000 Barones 4:24 Cocco Tenores di Neoneli ft.

Gli ostacoli del cuore 2006 Soundtrack '96-'06 4:26 Ligabue

Quando mi vieni a prendere? Soweto 1990 La forza dell'amore 5:43

Discografia Ligabue

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