I veri numeri dieci si intendono al volo. Tra i pochi a lanciare un assist a Messi, travolto dalle critiche per la pessima prestazione nella partita col Chelsea, c'è Diego Armando Maradona. Una citazione, chissà quanto voluta, de «La leva calcistica del 68» e dei celebri versi: «Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore».
Contro il Chelsea, nella partita che ha condensato il succo di un'intera stagione, la pulce atomica è sembrato il pallido ologramma del calciatore miracoloso che tutti ammirano. Ha sbagliato il rigore che avrebbe deciso l'incontro, ma soprattutto ha spinto poco o nulla sull'acceleratore, imbrigliato nell'italian job di Di Matteo. Contro di lui si è scatenata la critica spagnola. Ma anche quella argentina. Il divo amato fino all'ossessione è stato rovesciato a terra e beffeggiato. Bordate che a Maradona non sono affatto piaciute: «Non capisco gli str... (la parola esatta è pelotudos ndr) argentini che dicono male di Leo».
Diego e Leo, passato e presente del calcio argentino, sono stati spesso confrontati. Intere schiere di commentatori si sono esercitati nel gioco delle somiglianze. E l'eterno quesito su chi sia il migliore solitamente vede prevalere il grande reduce, l'ex campione passato a fare l'allenatore, oggi in esilio sulla panca dell'Al-Wasl, Emirati Arabi. Eppure tra i due non c'è invidia o rivalità (come invece tra Maradona e Pelè). Ma un'affettuosa intesa filiale. L'indimenticato idolo del San Paolo ha designato la stella lucente del Camp Nou come suo erede.
"Sbagliare questo rigore mi fa male". È un Messi a cuore aperto quello che si presenta di fronte ai media di tutto il mondo uscendo dallo spogliatoio dello stadio della Lokomotiv Mosca, dopo aver fallito il tiro dal dischetto che avrebbe potuto dare la vittoria all'Argentina contro l'Islanda. "Mi sento responsabile - ha detto il numero 10 - questo Mondiale è cominciato con partite dure per tutti, ma potevamo vincere. Anche Jorge Sampaoli avrebbe sperato in un esordio migliore per la sua Argentina, invece esce dal confronto con l'Islanda con un solo punto. Alla vigilia del match il ct sudamericano aveva elogiato proprio Leo Messi, definendolo "un genio assoluto", ma è stato proprio il suo numero 10 a 'tradirlo' sbagliando il rigore che avrebbe portato in vantaggio la Selecciòn contro gli europei. "Messi era in una situazione difficile perché l'Islanda ha giocato molto difensivamente e non è riuscito a trovare lo spazio di cui ha bisogno", ha detto il ct a fine partita.
Ad assistere al match dell'Albiceleste a Mosca c'era anche Diego Armando Maradona, che si è concesso una giornata allo Spartak Stadium di Mosca insieme con la famiglia.

Se l'Argentina si dispera per il pareggio, c'è una nazione intera che sta festeggiando questo punto come una vittoria. "Per me è un sogno che si realizza, soprattutto perché ci ha aiutato a ottenere un punto che potrebbe essere molto importante in chiave qualificazione", ha affermato il portiere islandese, premiato come man of the match. "Ho fatto bene i compiti a casa guardando molti rigori di Messi e ho anche guardato alcuni dei rigori che avevo affrontato pensando a cosa si sarebbe potuto aspettare da me", ha aggiunto l'estremo difensore. È euforico anche il ct dell'Islanda, Heimir Hallgrimsson, che oltre alla professione di commissario tecnico continua ad esercitare anche quella di dentista: "Questo è un grande successo per l'Islanda - ha commentato Hallgrimsson - e credo fermamente che l'Argentina andrà lontano in questa Coppa del Mondo, quindi per noi è un risultato fantastico. Non potevamo dare loro troppo spazio, conoscendo il talento che hanno. Loro hanno avuto delle buone chance, ma anche noi.
Lionel Messi torna a parlare del trionfo della sua Argentina ai Mondiali 2022. Lo fa in una lunga intervista a Olé, in cui ripercorre momenti ed emozioni di quei giorni magici: "La preghiera durante il rigore decisivo? C'è chi dice che stessi parlando con mia nonna, o con Maradona, ma non è così. Ho chiesto a Dio e a Gonzalo (Montiel, ndr) di segnare, di non prolungare quell'agonia oltre perché stava diventando insopportabile".
Per la Pulce il trionfo di Doha è stato una liberazione: "Ho desiderato con tutto me stesso quel momento. Dopo tanti anni in Nazionale, dopo esserci andato vicino nel 2014... Ho fatto tanti sacrifici, ci sono state tante sconfitte e tanti momenti difficili. La mia famiglia forse lo ha vissuto più di me: ho tanti parenti in Argentina e questa attesa li stava consumando, soffrivano come me, forse di più. So che hanno passato brutti momenti, ma ora siamo tutti sollevati dal successo e dall’essere diventati campioni del Mondo".
Una delle immagini simbolo della meravigliosa finale con la Francia è quella della parata di Emiliano Martinez su Kolo Muani allo scadere dei tempi supplementari: "È stato tutto così veloce… Non sono riuscito nemmeno a viverla pienamente in quel momento. Ho sofferto di più guardando i video dopo, ho ancora l'ansia quando la rivedo.

Poi respinge le critiche per gli atteggiamenti un po' sopra le righe nelle esultanze, tra cui il gestaccio dello stesso Dibu Martinez al momento della premiazione: "Le critiche mi sembrano ingiuste, abbiamo sempre avuto un comportamento esemplare, dentro e fuori dal campo. La gente parla tanto di quello che è successo contro l'Olanda (l'esultanza in faccia agli avversari, ndr) ma nessuno dice nulla di quello che è stato fatto prima, delle provocazioni durante la partita: una mancanza di fair-play. Eppure tutti parlano di cosa abbiamo fatto noi".
Messi ha poi ripercorso le tappe che hanno portato alla finalissima: "Dopo la sconfitta con l'Arabia Saudita ci sentivamo una m... e se non avessimo vinto col Messico... In quel momento però si è vista la forza del gruppo. Nell'intervallo dissi che la situazione era difficile, ma che dovevamo giocare come sapevamo. Eravamo superiori al Messico e dovevamo accelerare. L'ansia ci ha divorato, per lunghi tratti è stata la nostra peggior partita, poi però siamo diventati più fiduciosi e calmi. Con la Polonia era partita da dentro o fuori e abbiamo avuto il controllo. Eravamo tornati alla nostra essenza".
L'atto conclusivo dei Mondiali 2022 è stata anche una super sfida tra lui e Kylian Mbappé, che poi ha ritrovato a Parigi: "Abbiamo parlato brevemente dei festeggiamenti, di come la cosa era stata vissuta in Argentina. Niente di più: ho perso anche io, mi sono trovato da quella parte e non volevo parlarne troppo. Lo capivo e non volevo toccare l'argomento. Tra me e lui va tutto bene".
Infine ha parlato di futuro: "Ho 36 anni e mi sembra difficile pensare di essere al prossimo Mondiale. Amo giocare a calcio e finché mi sentirò in forma e continuerò a divertirmi lo farò. Ma non riesco a pensare fino al prossimo Mondiale. Vado avanti, vedremo dove mi porterà la carriera. Scaloni? Spero che continui, sarebbe bello non cambiare in questo momento. È una decisione che spetta a lui e lo capirei in ogni caso. Non gli ho parlato ultimamente, ma mi auguro che decida di rinnovare, perché sarebbe il massimo per l'Argentina.
"Diego, daglielo". Questo sembra dire Lionel Messi, secondo la ricostruzione di diversi siti argentini, nel momento decisivo del calcio di rigore battuto da Montiel e che ha decretato la vittoria dell'Argentina sulla Francia. Una telecamera riprende il fuoriclasse del Psg pochi istanti prima del rigore battuto dal calciatore del Siviglia: nelle immagini si vede Messi guardare verso l'alto e pronunciare delle parole che sembrano rivolte a Maradona. Quando Montiel si appresta a calciare, Messi alza lo sguardo verso il cielo, poi torna a guardare il dischetto e inizia a parlare.
Nel segno di Maradona e di Lionel Messi. L’Argentina è campione del mondo di calcio nel mondiale del Qatar. Ottanta minuti di dominio assoluto. Poi la fiammata di Mbappé che porta ai supplementari con una doppietta personale. Il gol di Messi per il 3-2, la tripletta di Mbappé (solo una volta è stata segnata una tripletta nella finale dei mondiali, quella di Geoff Hurst nel 1966 che consegnò la Coppa all’Inghilterra contro la Germania). Ma non basta. Tutto ai rigori: Messi, Dybala, Paredes e Montiel non sbagliano, Coman e Tchouameni si. Sono ottanta minuti da sogno i primi dell’Argentina. Messi e Di Maria il jolly tenuto a riposo da Scaloni nelle partite precedenti e giocato al momento opportuno. La Francia dorme. Mbappé si sveglia al 78′. In un minuto segna il 2-2. Supplementari. L’Argentina sulle spalle del suo condottiero: arriva il 3-2 ma non basta contro la tripletta di Mbappé (secondo rigore personale). Entrambe le squadre hanno sul piede il gol che chiude il match ma si va dal dischetto. Messi-Mbappé segnano entrambi. Ma sull’Olimpo sale l’Argentina, a pieno merito. Finisce in gloria per Leo Messi, finalmente condottiero, affrancato dalla gloriosa immagine di Diego Armando Maradona. Sette palloni d’oro, quattro Champions e, finalmente, il campionato del Mondo. In Qatar arriva la tercera dopo le vittorie del 1978 e del 1986.
Pressa, attacca, combatte. Nel primo tempo una sola squadra in campo: è l’Argentina che trova con Angel Di Maria largo a sinistra nel tridente di Scaloni, quel giocatore in più capace di mandare in tilt la Francia. La formazione transalpina non punge, argentini sempre primi su ogni pallone, sempre più decisi, e sempre più pericolosi. Intensità molto bassa per la nazionale di Deschamps che stabilisce anche un record: è la prima squadra a non effettuare un tiro (in generale, non solo tiri in porta) nel primo tempo di una finale di Coppa del Mondo. Argentina sempre in palla. Al 21′ è rigore: Di Maria salta Dembélé sulla sinistra, penetra in area e poi si fa tamponare proprio da Dembélé. Nessun dubbio per l’arbitro. Messi trasforma per l’1-0 e diventa recordman assoluto per minuti giocati ai Mondiali, sorpassando Maldini a quota 2.216′. Il minuto è anche quello del gol con cui sblocca la partita. Argentina indemoniata. Al 36′ il raddoppio: palla recuperata nella metà campo difensiva. Grande tocco di Messi che libera Julian Alvarez sulla destra a centrocampo: servito il taglio in profondità di Mac Allister che - dalla tre quarti di destra - cambia gioco trovando Di Maria sulla sinistra dell’area. Al 41′ Deschamps cambia due giocatori prima della fine del primo tempo: fuori Dembélé (sempre in difficoltà sulla fascia di Di Maria) e fuori anche Olivier Giroud. Entrano Kolo Muani e Thuram. L’attaccante del Milan aveva avuto qualche problema al ginocchio nella vigilia, ma aveva recuperato partendo titolare. Il cambio è sembrato solo una scelta tecnica del Ct francese per svegliare i suoi. Riparte il match sugli stessi binari con l’Argentina che fa la partita. La Francia sbaglia anche i falli laterali. Mbappé è costretto a tornare a centrocampo per toccare un pallone. E l’Argentina gioca, e che gioco. Al 63′ Argentina vicina al tris con un’altra grande azione. Alvarez riceve sulla sinistra e cerca il tocco centrale per il taglio di Mac Allister: salva ancora Lloris in uscita. Di Maria si concede un’ultima prodezza prima di lasciare il campo. Entra Acuna con caratteristiche più da interditore. Fino al 78′ non succede nulla di particolare. Poi la scintilla che riaccende la partita nel segno di Mbappé. Kolo Muani steso da Otamendi in area e Mbappé dal dischetto non sbaglia. Un minuto dopo il pareggio: nasce tutto da un recupero di Coman su Messi: Mbappé scambia il pallone con un uno-due sulla sinistra dell’area. Grande tiro al volo col destro e Martinez è ancora battuto. La partita è clamorosamente in parità dopo un netto dominio argentino per ottanta minuti. Il tempo di due salvataggi con Martinez e Lloris (su un gran sinistro di Messi) protagonisti e si va ai supplementari. Primo tempo con una grande occasione per Lautaro; secondo con l’Argentina che riprende a macinare gioco. Il Mondiale se lo prende sulle spalle Messi al 109′. E’ lui a creare il pericolo smarcando Lautaro sulla destra dell’area: botta in diagonale, Lloris para, ma sulla ribattuta ci arriva per primo e mette in rete il nuovo vantaggio argentino. Non basta, al 117′ arriva la tripletta di Mbappé. Ancora su rigore. Al 123′ clamorosa palla gol per Kolo Muani: tutto solo contro il portiere. Si va ai rigori. Mbappé e Messi aprono la serie e non sbagliano. A fallire sono Coman e Tchouameni mentre Dybala, Paredes e Montiel mancano l’appuntamento con il gol. Argentina nella storia.
Basta con la narrazione di Leo Messi bonaccione e bravo ragazzo: a 35 anni il fuoriclasse argentino ha forse capito che - essendo arrivato all'ultima possibilità della sua carriera di ripercorrere le orme di Diego Armando Maradona vincendo un Mondiale - doveva ‘maradonizzarsi' anche negli atteggiamenti da leader e non solo nei gesti tecnici sul campo. Leo Messi manda un pensiero al cielo: sa che c’è qualcuno che lo sta spingendo "Quando si arrabbia, Leo è pericoloso", ha detto Leandro Paredes nelle interviste del dopo gara, scherzando ma non troppo. Ovviamente uno può essere capopopolo quanto vuole, ma poi deve sorreggere il tutto facendo cantare il pallone sul campo ed il Mondiale di Messi fino a questo momento è davvero sontuoso: con l'assist a Molina e la successiva rete su rigore nel quarto di finale contro l'Olanda, il campione di Rosario si è portato a quota 17 considerando la somma di gol e assist nei cinque Mondiali cui ha partecipato: davanti a lui ci sono solo Klose, Ronaldo il Fenomeno e Gerd Muller a 19. Maradona è a quota 16: ha meno reti di Messi (8 contro 10), ma più assist (8 contro 7). Gli 8 assist del Pibe de Oro sono peraltro un record assoluto nella storia dei Mondiali e sicuramente Messi vorrà rimpolpare il proprio bottino sotto questa voce - e anche quella delle reti - nelle due partite che l'Argentina disputerà da qua alla fine dei Mondiali (anche se dovesse perdere in semifinale con la Croazia, giocherà comunque la finale per il terzo posto). Ed a proposito del ripercorrere le orme del Diez riportando il Mondiale in Argentina a distanza di 36 anni da quel leggendario Mexico '86, nel dopo partita con l'Olanda qualcuno ha notato la somiglianza impressionante tra il rigore segnato da Messi nella sequenza decisiva dei penalty e quello realizzato da Maradona nella semifinale di Italia '90 contro l'Italia, match vinto dall'Albiceleste che poi avrebbe perso la finale con la Germania. Il parallelo dei video mette i brividi: nell'attuale Argentina c'è un uomo in missione e Diego sembra davvero guidarlo dall'alto con un filo invisibile.
MARADONA vs MESSI !!! Chi è il MIGLIORE della STORIA!?
Il legame tra Messi e Maradona, due dei più grandi calciatori argentini di tutti i tempi, va oltre il semplice confronto tecnico. Entrambi hanno portato sulle spalle l'enorme pressione e l'aspettativa di una nazione intera, trovando nel calcio di rigore un momento cruciale, a volte decisivo, per le sorti della loro squadra e del loro destino.

MARADONA vs MESSI !!! Chi è il MIGLIORE della STORIA!?
tags: #messi #maradona #rigore