Manlio Brosio, nato a Torino il 10 luglio 1897, è stato una figura di spicco nella politica e nella diplomazia italiana del XX secolo. Avvocato di professione, la sua vita fu segnata da un profondo impegno civile e da una ferma opposizione al fascismo.
La sua partecipazione alla Grande Guerra come ufficiale degli Alpini, durante la quale fu decorato con la Medaglia d'argento al valor militare, testimonia il suo senso del dovere e il suo coraggio. Questo periodo bellico, unito alle sue esperienze successive, contribuì a formare la sua visione politica, orientata verso l'interventismo.
Fin dagli albori, Brosio fu un convinto avversario del regime fascista. La sua adesione al liberalismo lo portò a collaborare attivamente con Pietro Gobetti e a sostenere il progetto di "Rivoluzione Liberale". Questa scelta lo pose in contrasto con il fascismo, un'opposizione che mantenne salda nel corso della sua carriera.
Durante la Resistenza, Brosio ricoprì un ruolo cruciale come membro liberale della giunta militare del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), rappresentando il Partito Liberale Italiano. La sua presenza in questo organo sottolinea il suo impegno nella lotta per la liberazione dell'Italia dall'occupazione tedesca.

Nel dopoguerra, Manlio Brosio assunse importanti incarichi ministeriali nei primi governi. Fu ministro senza portafoglio nei governi Bonomi I e II, vicepresidente del Consiglio nel governo Parri e ministro della Guerra nel primo esecutivo guidato da Alcide De Gasperi. Questi ruoli evidenziano la sua influenza nella delicata fase di ricostruzione post-bellica.
Nel 1946, Brosio lasciò il Partito Liberale Italiano in segno di dissenso, quando il partito si schierò a favore della monarchia. Successivamente, aderì al Partito Repubblicano.
La sua carriera diplomatica fu altrettanto significativa. Fu nominato Ambasciatore d’Italia a Mosca nel 1946, dove contribuì a negoziare la pace tra i due paesi. Successivamente, ricoprì l'incarico di Ambasciatore a Londra nel 1952, dove svolse un ruolo fondamentale nei negoziati per il Memorandum d’intesa di Londra del 1954, un accordo cruciale per la definizione dello status di Trieste.

La sua missione diplomatica proseguì negli Stati Uniti, dove fu Ambasciatore dal 1955 al 1961. Durante questo periodo, tenne un diario dettagliato delle sue giornate, offrendo un prezioso spaccato degli impegni, degli incontri e delle impressioni di un osservatore privilegiato della scena politica internazionale.
Nel 1961, Brosio fu nominato Ambasciatore d’Italia a Parigi, consolidando ulteriormente la sua esperienza nelle relazioni internazionali.
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Il culmine della sua carriera internazionale giunse il 1º agosto 1964, quando divenne Segretario Generale della NATO. Fu il primo italiano a ricoprire questa prestigiosa carica, che mantenne per oltre sette anni, fino al 1º ottobre 1971. Durante il suo mandato, Brosio si distinse per la sua capacità di mediazione e per il suo impegno a favore dell'integrazione europea e della stabilità transatlantica.
Dopo aver lasciato l'Alleanza Atlantica, Brosio tornò a occuparsi attivamente della politica italiana. Fu Senatore del PLI e capogruppo dei liberali al Senato dal 1972 al 1976. Nonostante non fosse rieletto nelle elezioni del 1976, il suo impegno politico non venne mai meno.
Nel gennaio 1979, fu nominato presidente del Comitato Atlantico Italiano, ruolo che ricoprì fino alla sua morte, avvenuta nella sua natia Torino il 14 marzo 1980, dopo una breve malattia.
La figura di Manlio Brosio è ricordata per la sua integrità, la sua lucidità politica e le sue "ineguagliabili doti umane". I suoi diari, pubblicati postumi, offrono una testimonianza diretta di un'epoca complessa e delle sue profonde riflessioni sulla politica, la diplomazia e il futuro dell'Europa.
Manlio Brosio è stato un uomo che ha dedicato la sua vita al servizio del suo paese e alla promozione di un ordine internazionale basato sulla pace, la cooperazione e la democrazia. La sua eredità continua a ispirare coloro che credono nell'importanza del dialogo e della collaborazione tra le nazioni.

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