Quando si parla di Inghilterra, il primo pensiero è naturalmente rivolto a Londra, la capitale. Una metropoli multietnica che raccoglie da anni giovani cervelli da tutto il mondo e non solo. Poi ci sono le altre: Liverpool, Birmingham, Manchester. Non a caso ho fatto il nome di queste tre città. Città che hanno saputo aprire le proprie braccia al mondo e grazie ai flussi migratori, hanno accolto una diversità che da anni inevitabilmente attraversa l’isola di sua maestà, nella terra del football.
Sebbene le squadre della città di Manchester siano in realtà tre, perché non possiamo dimenticarci la storia dell’F.C. Infatti durante le ultime settimane, si è fatto un gran parlare di questa realtà, principalmente perché lo United ha vinto la Coppa di Lega e raggiunto la finale di F.A. Cup, mentre il City ha vinto la Premier League e al tempo stesso ha raggiunto le finali di F.A. Cup e Champions League.
Quel momento è arrivato (solo) nel 2022 quando armi e bagagli sono partito alla volta dell’isola, per l’ennesima volta, in compagnia di mia moglie. Arrivato all’aeroporto di Manchester sono stato catapultato immediatamente nell’atmosfera britannica che ogni volta mi scalda il cuore e mi fa tornare adolescente. Dall’aeroporto abbiamo preso il solito treno che abitualmente muove i turisti dagli aeroporti al centro città. Sceso dal treno mi sono ritrovato in una città inaspettatamente “strana”, quasi indecifrabile. A tratti sporca e brutta e a tratti una brutta copia di Londra. L’albergo prenotato, di cui non farò il nome, seppur in pieno centro, era anch’esso vecchio, sporco e popolato da gente “particolare” a dir poco. Siamo nel Northern Quarter all’angolo tra Back Piccadilly e Tib St. Devo essere onesto: all’inizio ero perplesso e disorientato. Non capivo se fossi finito in un posto a me ostile o se solo dovevo entrare nel mood cittadino. Ebbene: la risposta corretta era la seconda. Mercati, musei, negozi di musica, bellissime passeggiate lungo i canali che solcano la mappa cittadina e accompagnano sottotraccia le strade carrabili. Vedi gente di ogni etnia e di tutte le estrazioni sociali mescolate in un unico grande “brodo” che ribolle nel cuore della città. Inoltre quella solita pioggia “shower” che ogni tanto ti sorprende, ma che tu conosci e accetti rassegnato, e quel freddino persistente che ti entra nelle scarpe e ti lascia i piedi intorpiditi fino a sera.
Lo stadio a prima vista risulta enorme per i miei standard. Rotondo e circondato da un’area immensa adibita a parcheggio con la presenza di grandi “gate” ogni 100 metri circa. Ad ogni ingresso una statua celebrativa dei grandi giocatori vincenti del passato. Un passato troppo recente per i miei gusti: Aguero, Kompany, David Silva. Completando il tour esterno dello stadio riesco a intravedere un altro impianto, poco lontano da lì, circondato da molti altri verdi campi di calcio. All’interno dello store ufficiale il “main them” del momento era (in quei giorni) la celebrazione del decimo anniversario del gol segnato dal Kun Aguero contro il QPR (su assist del nostro Mario Balotelli) nel 2012. Un gol incredibile che al minuto 93:20″ consegnò il primo titolo di Premier League ai ragazzi di Roberto Mancini dopo anni ed anni di attesa.
Uscito dall’impianto, mi reco in un vicino parco e faccio colazione. Tutto bello, tutto incredibile rispetto alle nostre realtà italiana, ma manca qualcosa. I miei occhi sono pieni di ammirazione e invidia per quella squadra fantastica, ma il mio cuore è vuoto. A riprova che Manchester ti regala sorprese ad ogni angolo, arrivato in St. Per un’incredibile coincidenza incontro “el mago” Mata, per strada, proprio nel giorno in cui sta girando per MUTV il video di “addio” al club. Lui ormai prossimo alla scadenza del contratto, dopo anni meravigliosi a Old Trafford ed in Inghilterra in generale, è pronto a salutare per passare al Galatasaray da svincolato. Un affare per i turchi, una grossa perdita per il calcio inglese. Con estrema timidezza avvicino una ragazza della troupe chiedendo se posso disturbarlo per una foto. Mentre scattiamo la foto penso nella mia mente che quel ragazzo, mio coetaneo e simile a me fisicamente sia riuscito a vincere una Champions League ed un mondiale di calcio. Io nemmeno il torneo della parrocchia. La sua classe e la sua velocità di pensiero devono essere qualcosa di davvero mostruoso.
Arriva la mattina successiva e con la prenotazione, fatta settimane prima, alla mano, mi preparo per il tour, per raggiungere il teatro dei sogni. Un tram, un treno ed eccoci arrivati alla stazione lungo Brian Statham Way. Rooney ad esempio è ovunque. Da lontano inizio ad intravedere la copertura caratteristica di Old Trafford e una piazza (vuota) pronta ad accogliermi. Il tutto sotto la solita pioggia inglese incessante (ideale per giocare a calcio sull’erba). Vedo l’East Stand. Sono arrivato. Lo stadio sembra piccolo visto da fuori, anche se in realtà è il più capiente d’Inghilterra, dopo Wembley, ma è bellissimo. C’è tutto. L’orologio che segna l’ora della tragedia di Monaco, la Statua della ‘United Trinity’ (Best, Law e Charlton), le statue di Sir Matt Busby e di Sir Alex Ferguson (mio idolo e modello di manager, anche se da qualche anno Carletto Ancelotti supera tutti di gran lunga). Qui l’emozione sale. Inizia la gita. Il museo trasuda storia e successi. Esposti in bacheca vedo dal vivo per la prima volta i trofei della Premier League, la F.A. Cup e soprattutto la Champions League: bellissima. Poi un elenco infinito di spazi dedicati ai giocatori iconici del club. Ad ogni spazio una scheda descrittiva, corredata da foto e cimelio commemorativo. Terminato il tour del museo vengo accompagnato con un altro gruppo di visitatori, all’interno degli spogliatoi. Fantascienza. Old Trafford è un impianto bellissimo che ho sempre sognato di visitare. Ma la vera “chicca” arriva con l’ingresso in campo (vietato calpestare il prato c’è scritto). Manto erboso prodotto da una ditta olandese e composto al 98% in erba vera e al 2% in sintetico, perfetto in ogni suo aspetto. Passando sotto la tribuna vengo accompagnato fino alle panchine dei giocatori che sono letteralmente immerse nel parterre dei tifosi. Penso che su quel prato hanno giocato tra i più grandi campioni di sempre e che su quel prato è transitata l’eccellenza del calcio britannico ed europeo, tutti i miei eroi di quando ero ragazzino. Mi viene in mente (non so perché) il gol di Kakà nella semifinale d’andata di Champions League del 2007. Ed io in quel momento ero seduto lì a fantasticare su quanto sarebbe stato bello allenare il Manchester United.
Ripeto. Ad ogni modo la storia cambia. Il tempo, quell’elemento intangibile che in molti malediciamo tante volte semplicemente perché passa troppo in fretta, si rivela come sempre l’elemento più inclusivo e egualitario di tutti. Il tempo toglie ineluttabilmente, ma d’altra parte dà generosamente. Dipende sempre dai punti di vista e dal momento. Ed il tempo ancora una volta ha scombussolato le carte sul tavolo da gioco delle nostre vite e così dopo anni ed anni di supremazia United la storia ha subito una piega inaspettata.
Nel 2009, evidentemente, Sir Alex Ferguson aveva già iniziato a fiutare il pericolo e così sotto pressione per l’ascesa dei Light Blues, durante un’intervista definì i “cugini” del City come “vicini rumorosi” e disse che l’unico modo per risolvere il problema era quello di “alzare il volume della TV e andare avanti con la propria vita, perché alla fine il rumore sarebbe terminato” esattamente come succede con i vicini fastidiosi. Eppure questo rumore dura ormai da molto tempo e sta addirittura attecchendo all’interno della città di Manchester. E allora mi chiedo: “ma non è che per una volta Sir Alex si sia sbagliato?”. Non lo sapremo fino a quando, come detto, sarà solo il tempo a dire chi aveva ragione e chi no.
Dunque Manchester, una città incredibile: da una parte abbiamo la storia, la tradizione e l’anima vincente dei Red Devils, mentre dall’altra abbiamo una realtà giovane, recente, fresca e costruita con i soldi, ma in modo sapiente. Tuttavia il fenomenale Manchester City di epoca moderna, nato grazie agli sceicchi e con il rischio di essere un prodotto commerciale, ha saputo affidarsi alle sapienti mani di dirigenti lungimiranti e preparati che a loro volta hanno investito molti capitali in giocatori e tecnici di primo livello. Quest’ anno con l’avvento del tecnico olandese Erik Ten Hag e l’acquisto azzeccato di qualche giocatore funzionale al gioco del tecnico, il divario pare essersi ridotto un minimo, anche se (mio malgrado) la differenza c’è ancora e si vede parecchio. Dopo l’arrivo del fenomenale norvegese Erling Halaand che ha apportato gol e soluzioni alternative in attacco alla formazione di Guardiola solo l’Arsenal di Arteta si è mostrato all’altezza del City in una competizione dal lungo respiro come il campionato inglese.
Detto questo arriviamo al presente: giugno 2023. Dopo 141 anni di storia, per la prima volta, le due squadre di Manchester si affronteranno nella finalissima di quello che è ad oggi il trofeo calcistico più antico del pianeta: la F.A. Per la precisione il 3 giugno a Londra, allo stadio di Wembley, si affronteranno le due compagini di Manchester per conquistare la coppa che per molti anni, in Inghilterra, è stata ben più ambita del campionato.
Il bilancio dei derby di Manchester ad oggi è così distribuito: 189 partite, 78 vittorie dello United, 58 vittorie del City e 53 pareggi. Il primo derby di campionato risale al 03.nov.1894 ad Hyde Road 2-5 per lo United e l’ultimo il 14.gen.2023 a Old Trafford 2-1 per lo United. Dunque, trattandosi di un derby possiamo dire che non ci siano favoriti. Il derby è sempre una partita a sé, aperta a qualsiasi risultato, specialmente se in ballo c’è un trofeo. Dal canto suo lo United, che ha già conquistato la Coppa di Lega, ha come obiettivo primario quello di impedire ai light blues di conquistare il così detto “treble” o triplete per i latini (vittoria di Premier League, Champions League ed F.A.
Le sue più grandi passioni sono il calcio e la scrittura, due mondi che lo portano a leggere e documentarsi costantemente su questo meraviglioso sport e sui personaggi che lo popolano. “Scrivere per ‘La complessità del calcio’ sarà un piacere e un onore” [cit.
Si prevede che Manchester City e Barcellona giocheranno la partita più interessante del terzo turno di Champions League.Ma per i tifosi del Barcellona questa partita non ha un grande valore, visto che si sono rifiutati di acquistare i biglietti.La squadra inglese, in qualità di squadra ospitante di questa partita, ha inviato al Barcellona 2900 biglietti per i suoi tifosi.Finora il Barcellona non è riuscito a vendere più di 750 biglietti e ha quindi restituito il resto al City.Secondo quanto scritto da 'Mundo Deportivo', i tifosi catalani non hanno una grande stima del loro avversario e per questo motivo non spenderanno soldi per seguire da vicino il Barcellona.Secondo un sondaggio pubblicato dallo stesso quotidiano, i tifosi catalani hanno dichiarato che il City non è una squadra allo stesso livello del loro club e per questo motivo guarderanno la partita solo in televisione.Lo strano motivo per cui solo 750 catalani seguiranno da vicino il Barcellona a Manchester nello scontro con il suo ex allenatore Pep Guardiola.Il City, dopo aver speso cifre enormi, è considerato tra i favoriti per il trionfo in Champions League, ma per molti tifosi questa squadra rimane ancora piccola e senza una tradizione di trofei europei.

GettyBartomeu attacca il Manchester City sul caso del Fair Play Finanziario, ma Guardiola risponde: "Tutti sono coinvolti in queste situazioni".Pep Guardiola contro il Barcellona, atto primo. Dopo le voci lanciate da 'Cadena Ser', secondo cui il club culé avrebbe fatto spiare Messi, Piqué, Guardiola e Xavi, oltre ad assumere un social media manager per screditare la loro immagine, l'attuale allenatore del Manchester City ha risposto.A lanciare il sasso è stato il presidente Bartomeu. Intervenuto per smentire le voci di 'spy story', il numero uno del Barça è passato all'attacco parlando della sentenza UEFA che ha estromesso il City dalle coppe europee per i prossimi due anni.“Il nostro è un club con tradizione, che ha 144mila membri, con principi democratici e libertà d’espressione. È un club con del rigore. Per questo ringraziamo l’UEFA per far rispettare le regole del Fair Play Finanziario. Al Barcellona lo seguiamo e abbiamo regolarmente incontri con l’UEFA per spiegare come lo facciamo. Vogliamo ringraziare l’UEFA per tutto ciò che di buono fa nel calcio”.Parole che Guardiola non ha preso bene: ieri sera dopo la vittoria contro il West Ham il tecnico ha risposto pesantemente alle accuse di Bartomeu, attaccando direttamente il suo ex cluv.“Non so se mi spiino, ma mi conoscono, non c’è bisogno di spiarmi. Se sono felici della nostra sospensione direi al presidente del Barcellona di darci due appelli. Chiedo alle persone credano in ciò che il City ha fatto. Il mio consiglio al Barcellona è: non parlate troppo forte, perché tutti sono coinvolti in queste situazioni.
C’è stato un tempo per niente lontano in cui una notizia come questa - Manchester City pronto a pagare 300 milioni di clausola per Messi, la voce originale arriva dalla Francia, CanalPlus - sarebbe stata derubricata come la classica sparata ferragostana e niente più: giusto riprenderla dandogli però il giusto peso, un’interpretazione sensata, logica, realistica. Qualcosa di simile a un: sì, certo, può succedere ma non succederà e lo sapete tutti. Poi però c’è stato Neymar e forse aveva ragione José Mourinho, «da qui in poi nulla sarà più uguale» sentenziò in quei giorni, sostenendo come i 222 milioni pagati cash dal Psg avrebbero cambiato il senso di tutto, e per sempre. Quello che prima sembrava fantamercato ora di fanta non ha più nulla, è mercato e basta, l’estate più dissoluta di sempre è chiaramente solo l’inizio di una nuova epoca con nuovi padroni, occorre farsene una ragione e soprattutto resettare i parametri: da qui in poi, come diceva quella vecchia pubblicità, nulla sarà impossibile. Specie se di mezzo ci sono gli sterminati conti correnti di gente come Mansur bin Zayd Al Nahyan o Tamim bin Hamad al-Thani: il primo è padrone del City, il secondo del Psg, sono cugini e l’impressione è che in questo momento si stiano divertendo un mondo. C’è chi intravede proprio la rivalità parentale dietro al desiderio del City di acchiappare Messi: tu hai preso Neymar, io mi compro l’altro. . Una famiglia che spolpa il Barça (che domenica al Camp Nou ha battuto 2-0 il Real Betis)? Eppure lo scenario è realistico, anche perché in un mese e mezzo i Citizen hanno speso la bellezza di 244 milioni per il mercato e i parigini 238: questi sono piani di guerra, c’è poco da girarci intorno. Certo, da qui a dire che Leo raggiungerà senz’altro il suo vecchio maestro Guardiola ce ne passa ma è un dato di fatto che a oggi la Pulce non abbia ancora firmato il nuovo contratto fino al 2021 col Barcellona. Il 5 luglio scorso l’annuncio fra squilli di trombe ma l’ufficialità non è mai arrivata. Perché? Cosa è successo? Qualcosa è cambiato forse proprio dopo l’adiòs di Neymar? Forse Lionel ci ha ripensato perché intravede l’inizio della fine? La firma che non c’è a ogni modo qui è un punto cruciale, tinge tutta la vicenda di giallo, un giallo fosco, per niente rischiarato dalla smentita del City riportata da Mundo Deportivo, il quotidiano più vicino al barcelonismo: non vogliamo tesserare Messi, avrebbe fatto sapere informalmente il club inglese. Proprio un anno fa di questi tempi peraltro Pep dichiarò di non essere intenzionato a portare via Leo da Barcellona «dove resterà fino a fine carriera», eppure in molti - anche a Barcellona - sono convinti si tratti di affermazioni di facciata, o meglio di convenienza. Guardiola, che non è uno sprovveduto, sa bene che un’operazione del genere non gioverebbe alla sua immagine di catalano impegnato e devoto.
Il Manchester City da diverse stagioni domina in Premier League, già prima dell'arrivo di Guardiola aveva ripreso a vincere, ma le ultime annate sono state trionfali. Ora nel mirino c'è la Champions, l'unico trofeo che manca alla bacheca del club inglese che nella finale di Istanbul con l'Inter potrebbe anche realizzare uno storico e fantastico triplete. I successi degli ultimi anni rendono questi successi abituali e, a tratti, scontati. Ma guardando un po' indietro, e lo fanno di sicuro i ‘vecchi' tifosi del club, pare tutto clamorosamente incredibile. Il 30 maggio 1999 il Manchester City nel vecchio meraviglioso Wembley giocò una finale. I Citizens scesero in campo contro il Gillingham per lo spareggio promozione che aveva in palio un posto in Championship (la Serie B inglese). Il City vinse ai rigori e venne promosso. Era il 1999, l'anno del triplete del Manchester United. L'anno seguente ci fu la promozione in Premier League, seguita da una rapida retrocessione e da una successiva promozione. Risultati altalenanti di una squadra che pareva, anzi era, una nobile decaduta che in città aveva il peggior avversario possibile, lo United di Sir Alex faceva incetta di trofei. Il City stabilmente resta in Premier e nel 2007 passa tra le mani di una proprietà tailandese. Lì qualcosa inizia a muoversi. Arrivano tanti nuovi calciatori ed Eriksson come allenatore. L'era tailandese dura appena un anno. Perché nel 2008 il controllo del club passa nelle mani dello sceicco Mansour, è il 9 settembre. Il City viene a costare 250 milioni di euro. Pian piano la squadra si costruisce e arrivano grandi investimenti. La strada verso il successo è comunque complicata. Il City ha speso tanto, ma lo ha fatto sempre con intelligenza. Mansour quando arrivò disse: "Vogliamo costruire una struttura per il futuro, non solo una squadra di stelle". Perché il Manchester ha avuto una costruzione ordinata, che ha rasentato poi la perfezione quando è arrivato Pep Guardiola, ingaggiato nel 2016. Primo anno senza titoli, poi incetta di trofei: cinque Premier League su sei (dal 2018), due FA Cup, quattro Coppe di Lega e due Community Shield. All'appello manca sempre la Champions, sfiorata nel 2021, ma anche lo scorso anno quando il Manchester perse una beffarda semifinale con il Real Madrid.
Ogni rosa ha le sue spine. E esistono delle ombre anche nella lunga gestione Mansour. Perché in passato sono stati sollevati dubbi sulla regolarità dei bilanci del Manchester City, che lo scorso febbraio è stato accusato di aver commesso più di 100 violazioni. Un numero enorme. Violazioni alle regole della Premier League per un decennio dal 2008 al 2018. L'accusa è di aver gonfiato la voce dei ricavi - mettendo nei bilanci i guadagni ricevuti dagli sponsor - e aver ridimensionato le voci relative alle spese legate al pagamento dei tesserati. Voci che erano già nate in realtà qualche anno fa quando ci furono delle grandi rivelazioni di Football Leaks, che parlavano di presunte manovre del club per aggirare il Fair Play Finanziario. Le indagini faranno il loro corso. Ma intanto il Manchester City nell'arco di un quarto di secolo è passato dall'essere la seconda squadra di Manchester, che battagliava per tornare in Premier League, a essere una delle squadre più forti e più ricche al mondo che con Guardiola e Haaland proverà a vincere per la prima volta la Champions League.

• Oltre alla sfida dell'anno scorso, i club hanno molto altro in comune. Nel City militano gli spagnoli Jesús Navas e David Silva più altri sei ex giocatori della Liga come Yaya Touré, arrivato dal Barcellona nel 2010. Inoltre, il direttore sportivo Txiki Begiristain conosce i blaugrana più di chiunque altro.• Mentre il City è appena alla seconda partecipazione agli ottavi, per il Barcellona si tratta dell'11esima consecutiva. Il bilancio dei blaugrana negli ultimi 10 anni è di otto qualificazioni e due eliminazioni.Precedenti• Le squadre si sono affrontate per la prima volta a livello ufficiale la scorsa stagione. Il Barcellona ha vinto l'andata a Manchester per 2-0 con gol di Lionel Messi (rig.) e Daniel Alves. Messi e Alves hanno segnato anche nel 2-1 al ritorno, con rete ospite di Vincent Kompany. Al City è stato espulso un giocatore in entrambe le partite: Martín Demichelis all'andata e Pablo Zabaleta al ritorno.• Le formazioni a Barcellona (12 marzo 2014): Barcellona : Valdés, Alves, Piqué, Mascherano, Alba, Xavi, Busquets, Fàbregas (Sergi Roberto 86'), Neymar (Alexis Sánchez 80'), Messi, Iniesta. Man. City : Hart, Zabaleta, Kompany, Lescott, Kolarov, Touré, Fernandinho, Nasri (Navas 75'), Silva (Negredo 72'), Milner, Agüero (Džeko 46').• Con il Barcellona, Touré ha disputato un'amichevole contro il City ad agosto 2009. La squadra inglese, battuta 1-0, schierava Pablo Zabaleta.• Il 10 agosto 2003, il City ha inaugurato il suo stadio (costruito per i Commonwealth Games del 2002) con un'amichevole contro il Barcellona e ha vinto 2-1 (gol di Nicolas Anelka, Trevor Sinclair e Javier Saviola). I blaugrana schieravano Xavi Hernández titolare e Andrés Iniesta in panchina.
History Of The Manchester Derby || Manchester City V Manchester United
Storia della partita Barcellona
- I quattro volte campioni d'Europa provano ad arrivare ai quarti per l'ottava volta consecutiva.
- Il Barcellona ha vinto tutte e tre le partite casalinghe del Gruppo F, inclusa quella contro il Paris Saint-Germain chiusasi sul 3-1 alla sesta giornata. Ha perso solo una delle ultime 30 partite casalinghe in UEFA Champions League, serie nella quale ha vinto 23 volte.
- In casa contro avversari inglesi il Barcellona ha vinto 16 partite, pareggiando in 11 occasioni e perdendo due sole volte.
- Il Barcellona si è qualificato in 33 delle 35 volte nelle quali ha vinto l'andata in trasferta in competizioni UEFA, più di recente contro il City nella scorsa stagione. Quelle due sconfitte sono arrivate contro l'1. FC Köln nel primo turno della Coppa UEFA 1980/81 (1-0 in trasferta, 0-4 in casa), e l'FC Metz nel primo turno della Coppa delle Coppe 1984/85 (4-2 in trasferta, 1-4 in casa).
- Risultati del Barcellona ai rigori in competizioni UEFA, cinque vittorie e una sconfitta:
- 5-4 - KKS Lech Poznań, 1988/89, secondo turno Coppa delle Coppe
- 0-2 - FC Steaua Bucureşti, 1985/86, finale Coppa dei Campioni
- 5-4 - IFK Göteborg, 1985/86, semifinale Coppa dei Campioni
- 4-1 - RSC Anderlecht, 1978/79, secondo turno Coppa delle Coppe
- 3-1 - Ipswich Town FC, 1977/78, terzo turno Coppa UEFA
- 5-4 - AZ Alkmaar, 1977/78, secondo turno Coppa UEFA
Manchester City
- Il City ha raggiunto gli ottavi con un'emozionante rimonta nel Gruppo C. Dopo aver collezionato appena due punti nelle prime quattro partite, ha battuto FC Bayern München e AS Roma, conquistando il secondo posto.
- Superando la Roma alla sesta giornata, il City ha conquistato la quarta vittoria nelle ultime sette trasferte nella competizione dall'inizio della scorsa stagione.
- Il bilancio del City in Spagna è di una vittoria, un pareggio e 4 sconfitte. L'unica vittoria è stata quella per 3-0 in casa del Villarreal CF nella fase a gironi 2011/12, nella quale Touré ha segnato una doppietta.
- Anche se il il City cerca di arrivare ai quarti per la prima volta, il tecnico Manuel Pellegrini ci è già riuscito con Villarreal (2006, 2009) e Málaga CF (2012).
- Oltre alla sconfitta contro il Barcellona del 2013/14 e alla sfida di questa stagione, il City ha perso solo un'altra gara di andata giocata in casa in competizioni UEFA; contro l'FC Midtjylland nel secondo turno preliminare di Coppa UEFA nella stagione 2008/09; ha poi vinto con lo stesso risultato in Danimarca, qualificandosi ai rigori 4-2.
- Risultati del City ai rigori in competizioni UEFA, due vittorie e nessuna sconfitta:
- 4-2 - FC Midtjylland, 2008/09, secondo turno preliminare Coppa UEFA
- 4-3 - Aalborg BK, 2008/09, ottavi Coppa UEFA
Giocatori e allenatori: incroci
- In nove stagioni in Spagna sulle panchine di Villarreal, Real Madrid e Málaga, Pellegrini ha vinto solo quattro volte contro il Barcellona. Con il Real, il tecnico cileno ha perso entrambi i 'Clásico' del 2009/10 (0-1 in casa, 0-2 fuori), mentre il suo bilancio complessivo contro il Barcellona è V4 P4 S14.
- Begiristain, direttore sportivo del City, ha ricoperto la stessa carica al Barcellona dal 2003 al 2010. Da giocatore dei blaugrana, ha vinto la Coppa dei Campioni 1992, quattro campionati, la Coppa delle Coppe e la Supercoppa UEFA.
- In tre stagioni al Barcellona (2007-10), Touré ha totalizzato 74 presenze e quattro gol in Liga, vincendo due campionati e la UEFA Champions League 2009.
- Zabaleta ha giocato tre anni a Barcellona, ma all'RCD Espanyol (2005-08), e ha disputato quattro derby in Liga (V0 P2 S2).
- Con il Chelsea FC, Frank Lampard ha pareggiato 2-2 in casa del Barcellona nelle semifinali di UEFA Champions League 2011/12, qualificandosi così per la finale. Lampard ha segnato tre gol in 10 partite contro il Barcellona, eliminandolo anche agli ottavi 2004/05 ma uscendo in semifinale 2008/09 e agli ottavi 2005/06.
- Con il Club Atlético de Madrid, Agüero ha segnato cinque gol in 10 partite della Liga contro il Barcellona (2006-11).
- In Coppa del Mondo FIFA 2014, David Silva ha affrontato Claudio Bravo nella gara tra Spagna e Cile. Le furie rosse, che schieravano anche Jordi Alba, Sergio Busquets e Iniesta, sono state eliminate con una sconfitta per 2-0. Successivamente, il Cile di Bravo è stato eliminato ai rigori dal Brasile, che schierava Fernandinho, Neymar e Alves.
- Nella sfida ai mondiali 2014 tra Uruguay e Inghilterra (2-1), Luis Suárez ha bucato due volte Joe Hart, condannando i suoi avversari all'eliminazione. Con la maglia del Liverpool FC, Suárez ha segnato un gol in sei partite contro il City (V2 P3 S1).
- Javier Mascherano non ha mai perso nelle sette partite giocate contro il City con la maglia del Liverpool (due vittorie e cinque pareggi) ma ha perso quella giocata con la maglia West Ham United FC (2-0) nel 2006.
- Ivan Rakitić giocava nell'FC Schalke 04 quando i tedeschi sono stati battuti per 2-0 in casa da un City che schierava Hart e Kompany nella fase a gironi di Coppa UEFA 2008/09.
- Nella finale di UEFA Champions League 2006 vinta dal Barcellona, Gaël Clichy era in forza all'Arsenal FC ma è rimasto in panchina.
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