Il referendum sulla permanenza del Regno Unito nell'Unione europea, noto come referendum sulla "Brexit", si è svolto il 23 giugno 2016 nel Regno Unito e a Gibilterra. Si trattò di un referendum consultivo non vincolante per verificare il sostegno alla continuazione della permanenza del Regno Unito nell'Unione europea.
La campagna Leave trionfò in tutta l'Inghilterra e il Galles, vincendo in grandi città del nord, tra cui Sheffield, nelle valli gallesi, nelle Midlands, inclusa Birmingham, e nel sud e nell'est dell'Inghilterra. Nove aree votarono con oltre il 70% per lasciare l'UE, molte delle quali nell'Inghilterra orientale, tra cui Boston, South Holland e Great Yarmouth.

La campagna Remain, al contrario, dominò a Londra, in Scozia e nell'Irlanda del Nord. La più alta percentuale di voti ottenuta dal campo Remain fu a Gibilterra. Sette delle 10 aree con la più alta percentuale di voti per il Remain si trovavano a Londra, tra cui Lambeth, Hackney e Haringey, tutte con oltre il 75% di voti per rimanere nell'Unione europea. Edimburgo ottenne oltre il 74% per il Remain e Belfast West il 74,1%.
Nel complesso, la campagna Leave ottenne la maggioranza in nove delle nazioni e regioni del Regno Unito, mentre la campagna Remain ottenne la maggioranza solo in tre. Le West Midlands ebbero la più alta percentuale di voti per il Leave, mentre la Scozia ebbe la più alta percentuale per il Remain.
Fattori Demografici ed Elettorali
Secondo i sondaggi, i giovani elettori erano molto più propensi a votare per il Remain rispetto agli elettori più anziani. Tuttavia, l'affluenza alle urne nelle aree con una maggiore proporzione di residenti giovani tendeva ad essere inferiore. Oltre all'età, anche il livello di istruzione e l'identità nazionale furono fattori chiave nel modo in cui votò il Regno Unito.
L'istituto di ricerche di mercato britannico YouGov scoprì anche che l'euroscetticismo era correlato alle persone a basso reddito, pur avendo roccaforti anche tra i ceti più ricchi. Scozia, Galles e molte aree urbane inglesi con grandi popolazioni studentesche erano più pro-UE; le grandi imprese erano ampiamente schierate a favore della UE, mentre la situazione tra le società più piccole era meno chiara.
Contesto Storico e Motivazioni
Il referendum del 2016 fu il secondo referendum del Regno Unito sull'Europa. Già nel 1975 il Regno Unito votò per rimanere nella Comunità Economica Europea con un margine netto. Negli anni '70, la Scozia fu una delle aree che votò più fortemente contro il Mercato Comune, un'inversione totale rispetto al 2016.
La proposta di indire un referendum sull'UE nacque nel 2012 come concessione all'ala euroscettica del Partito Conservatore. Nel gennaio 2013, David Cameron promise che, se il suo partito avesse ottenuto la maggioranza parlamentare alle elezioni del 2015, avrebbe negoziato con l'UE un regime più favorevole per la permanenza britannica, prima di indire un referendum.
I sostenitori dell'uscita sostenevano che ciò avrebbe permesso al Regno Unito di controllare meglio l'immigrazione, riducendo la pressione sui servizi pubblici, sull'edilizia abitativa e sul lavoro; avrebbe permesso di risparmiare milioni di sterline versate annualmente alla UE; avrebbe consentito al Regno Unito di concludere autonomamente i propri trattati commerciali e avrebbe liberato lo Stato dalle regolamentazioni comunitarie e dalla burocrazia, considerate troppo costose e inutili.
I sostenitori della permanenza sostenevano invece che lasciare la UE avrebbe messo a rischio la prosperità del Regno, diminuendo la sua influenza negli affari globali, avrebbe messo a repentaglio la sicurezza nazionale riducendo l'accesso ai database criminali comuni europei ed avrebbe causato l'imposizione di dazi tra il Regno Unito e la UE.
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L'Esito e le Conseguenze Immediate
Il risultato complessivo vide il Leave ottenere la maggioranza in 270 aree di conteggio, mentre il Remain si affermò in 129. La mattina del 24 giugno 2016, dopo l'annuncio dei risultati, il cambio della sterlina inglese crollò in due ore del 10% rispetto al dollaro statunitense (il livello più basso dal 1985) e del 7% contro l'Euro.
In seguito all'annuncio dei risultati referendari, il Primo Ministro David Cameron dichiarò l'intenzione di dimettersi dal proprio incarico. La First Minister della Scozia, Nicola Sturgeon, preso atto che "il popolo della Scozia vede il proprio futuro come parte dell'Unione europea" (62% dei voti per il remain), annunciò che molto probabilmente avrebbe pianificato un secondo referendum sull'indipendenza della Scozia dal Regno Unito.
L'allora Presidente del Consiglio dei ministri italiano Matteo Renzi reagì manifestando comunque la propria positività nei riguardi dell'Europa.
Il Referendum del 2017 e l'Analisi dei Risultati
Le elezioni generali del 2017, indette da Theresa May per ottenere un mandato forte per negoziare la Brexit, videro un'affluenza vicina al 69%. I Conservatori aumentarono i propri voti ma persero seggi, scendendo da 330 a 318, perdendo la maggioranza assoluta in Parlamento. Theresa May annunciò che avrebbe formato un nuovo governo con l'accordo degli unionisti irlandesi del DUP.
I Nazionalisti scozzesi dello SNP persero un terzo dei voti e 21 seggi, molti dei quali a vantaggio dei Conservatori. I Liberal Democrats rimasero stabili, guadagnando qualche seggio ma rimanendo irrilevanti, subendo la sconfitta del loro leader Nick Clegg nel suo collegio.
L'analisi della BBC indicò che in queste elezioni non ci furono veri vincitori: i Conservatori arrivarono primi ma senza vincere, fallendo l'obiettivo del voto anticipato. I Laburisti, guidati da Jeremy Corbyn, ottennero un record di voti dai tempi di Tony Blair e una rimonta storica, ma registrarono la loro terza sconfitta elettorale consecutiva.
La mappa dei risultati del 2017, sebbene utile, può essere ingannevole a causa della dimensione dei collegi meno popolosi. Una mappa deformata dal Guardian, dove ogni collegio ha la stessa grandezza, offre una prospettiva più chiara.

L'indagine di Lord Ashcroft rivelò aspetti interessanti del voto, mostrando come la campagna elettorale dei Laburisti fosse stata più efficace nell'ultimo mese, nelle ultime settimane e persino negli ultimi giorni prima del voto.
A livello di sistema politico, si assistette al ritorno del bipartitismo: i primi due partiti ottennero complessivamente oltre l'80% dei voti, cosa che non accadeva dal 1979.
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