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I numeri eccezionali raggiunti dal Comitato Regionale alla fine della stagione 2003-04 non rappresentano un punto di arrivo, ma di ripartenza del movimento laziale.

I primi due anni di presidenza di Melchiorre Zarelli consentono alle società tutte di conoscere, in modo diretto e profondo, l’uomo che fino alla morte di Antonio Sbardella aveva contribuito alla crescita del calcio laziale stando dietro le quinte.

La sua rielezione stavolta diventa una pura formalità, perché i “pruriti” di due anni prima non si avvertono, grazie alla voglia di continuità manifestata dalle società.

A Bagni di Tivoli, il 18 novembre del 2004, nell’hotel che ha già visto passare altri momenti importanti della storia del Comitato, per rieleggere il presidente basta una semplice alzata di mano e un lungo e convinto applauso, a chiusura di un’assemblea aperta dal ricordo dell’ex arbitro internazionale Sbardella.

Anche il Consiglio Direttivo si ripresenta compatto al fianco del numero uno e con lui ottiene la rielezione.

Per Lopopolo viene chiesta la nomina a presidente onorario del Comitato Regionale, ma dalla Lega, a malincuore, si fa notare che questa carica può essere assegnata soltanto a chi è stato già presidente del Comitato.

Nel Consiglio Direttivo, insieme a Vincenzo Calzolari, Antonino Catalfamo, Franco Cerro, Piero D’Innocenzo, Sergio Insogna e Giuseppe Russo, viene eletto Dario Scalchi, ex arbitro e delegato regionale del calcio femminile, che da anni lavora nel Comitato all’ufficio organizzazione gare.

L’elezione a consigliere non spinge Scalchi a mutare il proprio incarico.

Anzi, proprio con lui, all’interno del Comitato Regionale la figura del consigliere regionale assume un’ottica diversa: non più semplice carica rappresentativa, ma operativa al servizio delle società.

L’impossibilità di Russo (che è medico a Minturno) ad essere costantemente presente negli uffici di via Tiburtina spinge la scelta verso l’ex dirigente della Roma Otto Torre Maura.

Al vice presidente Calzolari viene delegata tutta l’organizzione dell’attività delle Rappresentative, a cui Zarelli rivolge particolare attenzione, chiedendo un rilancio sul piano dei risultati e, quindi, dell’immagine agonistica del Comitato stesso nell’ambito della Lega Nazionale Dilettanti.

E’ anche per questo che il presidente rieletto, animato da tanto entusiasmo, svolge in prima persona gran parte del lavoro organizzativo.

Seguire il suo ritmo, incalzante e pressante, non è sempre facile; sia per gli impiegati del Comitato (il cui numero viene adeguato al nuovo volto assunto dal Comitato Regionale Lazio) che per i collaboratori, assunti a ruoli sempre più importanti e fondamentali per lo svolgimento dell’attività.

Il presidente, forte del pieno mandato avuto dalle società, sforna a ritmo impressionante idee e progetti, passando dagli aspetti logistici (migliorare la funzionalità degli uffici è un suo costante pallino) a quelli agonistici e formativi con una velocità impressionante, a volte, spiazzante.

La riforma più importante, il presidente Zarelli la introduce all’inizio della stagione 2004-05.

Riforma del calcio giovanile

Viene creata la categoria Elite, ovvero due gironi da sedici squadre che rappresentano il vertice di tutto il movimento.

Alla base, altri quattro gironi regionali e una vasta attività provinciale.

Una scelta che dà subito i suoi frutti, perché il Lazio ritrova, dopo anni di retroguardia, un posto di primo piano nelle finali nazionali della categoria.

Non è un caso che sia proprio una squadra laziale (il San Lorenzo) a vincere lo scudetto juniores, traguardo che mancava da alcuni anni.

La stagione porta qualche difficoltà organizzativa per via della sospensione dei campionati, decretata dal C.O.N.I. in segno di lutto per la morte di Papa Giovanni II.

Lo stop fa slittare l’intera attività di una settimana e i disagi maggiori si avvertono nel campionato di Eccellenza, che deve “spezzettare” le gare dell’ultima giornata: al mercoledì si giocano gli incontri che interessano il vertice della classifica, la domenica successiva tutti gli altri; un frazionamento necessario per consentire, la domenica, lo svolgimento degli spareggi tra le prime classificate di entrambi i gironi.

I due spareggi sono l’evento dell’anno calcistico: si giocano il 15 maggio a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro.

Sono Colleferro e Anagni ad ospitare le gare tra Pisoniano e Civita Castellana e tra Almas Roma e Cassino.

La scelta di Anagni ha un sapore particolare, perché coincide con la sparizione della locale società di calcio, costretta ad abbandonare il campionato di Eccellenza a metà stagione per gravissimi guai finanziari.

Mappa dei comuni coinvolti negli spareggi

Gli spareggi promuovono alla serie D il giovane Pisoniano (che così diventa il più piccolo centro a giocare in campo nazionale) e la vecchia Cassino; per Civita Castellana e Almas le delusioni non finiscono con gli spareggi, ma proseguono anche nei play-off nazionali.

Entrambe sono costrette a restare in Eccellenza.

Campionato che ritrova la Civitavecchiese, che vince la Promozione e riporta la città portuale ai vertici regionali.

Il club non è lo stesso che due anni prima era malinconicamente retrocesso due anni di seguito, finendo in Prima Categoria.

Il tema giovani torna prepotentemente d’attualità nell’estate del 2005, quando viene deciso di organizzare un grande meeting dedicato ai ragazzi della categoria juniores.

Zarelli affida a Piero D’Innocenzo il compito di portare a Roma tantissimi giovani, a cui il presidente vuole lanciare un messaggio semplice, ma importante: ”Dallo sport valori per la vita”.

Alla categoria juniores, Zarelli rivolge numerose attenzioni anche sul piano normativo e organizzativo.

È sua l’idea di organizzare un torneo internazionale di grande spessore, che consenta ai ragazzi della Rappresentativa regionale Juniores di confrontarsi con altre realtà calcistiche e, soprattutto, con altre etnie e culture.

Nel febbraio del 2005 nasce il “Roma Caput Mundi” che nella prima edizione mette in campo nazionali rappresentative europee (Romania, Spagna, Inghilterra, Grecia) oltre alla Libia, in rappresentanza dell’Africa.

Una presenza importante, quella libica, che spinge il figlio del leader libico Gheddafi a far visita ai suoi “ragazzi” nell’hotel di Palestrina che li ospita.

La squadra libica è la grande “attrazione” del torneo Roma Caput Mundi, che conclude la prima edizione con una bella finale allo stadio Tre Fontane di Roma.

L’iniziativa diventa subito un “cult” del C.R. Lazio, che negli anni seguenti metterà in cantiere altre interessanti e avvincenti edizioni del torneo, sostenuto dalle istituzioni comunali (la cerimonia ufficiale si svolge in Campidoglio), provinciali e regionali, oltre che della Lega Nazionale Dilettanti, che decide di partecipare con la propria Nazionale.

Carew Roma - Reggina 2-0 2003-2004 e calcio all'Acqua!

La spinta giovane del Comitato porta il consiglio direttivo ad ampliare il numero dei giovani da impiegare obbligatoriamente nei campionati di Eccellenza e Promozione.

La Lega Nazionale Dilettanti indica in due il numero minimo, il Lazio decide di andare oltre, continuando a dare spazio anche ai ragazzi della categoria 1985, che altrimenti rischierebbero (con il cambiare dei limiti) di restare esclusi dalle squadre.

Il campionato di Eccellenza della stagione 2005-06 riserva anche un’altra sorpresa: la nuova composizione dei gironi.

Dopo anni di divisioni più o meno tradizionali, si decide di dare una scossa alla suddivisione degli organici.

Il girone A, tradizionalmente legato al Nord Lazio, abbassa il proprio confine, arrivando fino ai limiti della provincia di Latina con l’inserimento di Anziolavinio e Pomezia.

Uno spostamento che si rivela fortunato per la prima squadra, che vince, a sorpresa, il campionato.

La conclusione della stagione 2004-05 segna l’arrivederci di Carlo Calabria, che dopo oltre vent’anni trascorsi a contatto con il mondo della giustizia sportiva, decide di farsi da parte.

Il suo saluto al Comitato è commovente.

Avviene il 15 giugno del 2005 a Grottaferrata, a margine della consegna delle benemerenze regionali.

Zarelli prepara una sorpresa al giudice sportivo regionale che lascia, facendogli trovare un riconoscimento personale, consegnatogli mentre l’intera sala calorosamente applaude in piedi Calabria, visibilmente commosso.

L’estate del 2006 è segnata dalla morte di Ruggero Lopopolo, a cui sarà intitolata un’edizione del Torneo del Tirreno, che da due anni ha lasciato il Comitato Regionale ma che al calcio laziale è rimasto sempre fortemente legato.

La sua scomparsa avviene proprio a metà agosto, ma sono tanti i dirigenti e gli appassionati del calcio regionale che partecipano ai suoi funerali, il 18 agosto.

A settembre, il consiglio direttivo del Comitato Regionale subisce un cambiamento.

L’assemblea biennale voluta dalla Lega Nazionale Dilettanti, sancisce l’uscita di scena di Antonino Catalfamo, consigliere di origini calabresi, che lascia l’incarico a Franco Pascucci, avvocato romano, già presidente del Comitato Provinciale di Roma.

Al posto di Pascucci, viene nominato Gian Piero Mascelli, il vicepresidente del C.P.

I problemi iniziano a luglio, con l’improvviso arrivo in Eccellenza dell’Aprilia, appena retrocesso d’ufficio dalla serie D dopo la violenta e vergognosa aggressione ai giocatori del Monterotondo, avvenuta nell’ultima di campionato della stagione 2005-06.

L’Aprilia ha anche l’obbligo di giocare in campo neutro tutte le gare della nuova stagione; e trovare dei campi adatti ad ospitare le gare del club pontino non è facile.

Zarelli ovvia il problema inserendo l’Aprilia nel girone A, che per la prima volta sposta i suoi confini nella provincia di Latina.

A minare tutto l’ordinamento federale regionale, però, a settembre arriva il “caso Frascati”, una vicenda che porta al deferimento del numero uno del calcio regionale, oltre che di alcuni dirigenti del club castellano.

All’origine del provvedimento della Procura Federale, presunte irregolarità, denunciate in forma anonima, sull’iscrizione della Lupa Frascati, appena retrocessa dalla serie D al campionato di Eccellenza.

Irregolarità dovute ad un passaggio di proprietà avvenuto all’interno della società, i cui contorni sono poco definiti.

La notizia arriva qualche minuto prima di una riunione, già programmata, del Consiglio Direttivo del Comitato Regionale.

Zarelli, però, non se la sente di restare negli uffici di via Tiburtina.

Ha bisogno di riflettere e cerca conforto nell’affetto dei suoi cari nella sua casa di Villalba.

I consiglieri, invece, restano nella sede del Comitato.

Sono proprio gli attestati di stima e di affetto che arrivano dal Consiglio ma anche dalle stesse società, che lo spingono ad andare avanti, nonostante parte della stampa colga l’occasione per insinuare l’idea di nuove soluzioni dirigenziali nella gestione del Comitato Regionale Lazio.

La sentenza è così limpida, che lo stesso Procuratore si astiene dal presentare appello, cosa che invece fa per i dirigenti della Lupa Frascati.

È la vittoria della linea di trasparenza da sempre invocata da Zarelli, che nella sua relazione di fine stagione, il presidente si toglie qualche sassolino dalla scarpa, parlando di “un fattore di difficoltà, creato da una vicenda che mi ha riguardato e che è durata per diversi mesi.

Ma che alla fine mi ha visto completamente assolto, con una ben argomentata ed esauriente sentenza della Commissione d’Appello Federale, sulla quale, almeno per quanto riguarda la mia persona, il Procuratore Federale non ha proposto appello.

La vicenda - spiega alle società, che intervengono all’assemblea, un amareggiato presidente - è stata purtroppo il triste emblema di una fase di polemiche e veleni, che con dispiacere dobbiamo constatare fanno parte del nostro modo di intendere il calcio, troppo legato a fattori esterni al campo di gioco.

Bisogna invece tornare a comprendere e soprattutto gustare i risultati conseguiti sul campo di gioco, e non appassionarci ai risultati che possono derivare da anomale situazioni di carattere amministrativo o formale.

La felice conclusione del “caso Frascati”, coincide con la vittoria del campionato del club castellano, vero dominatore del girone B.

Il successo viene digerito male dal Gaeta, che in segno di protesta contro la classe arbitrale, decide che nel penultimo turno di campionato nessuna delle sue squadre giovanili scenda in campo.

Il deferimento per comportamento antisportivo scatta inevitabilmente.

Ai play-off per la serie D ci va il Cynthia 1920, principale rivale (anche sul piano verbale) del Frascati: i biancazzurri riescono anche loro a salire in quarta serie, vincendo entrambe le gare dei play-off nazionali.

Anche in questa stagione, come era accaduto l’anno prima, il calcio si ferma per una giornata.

I campionati tutti slittano, ma stavolta non c’è bisogno di giocare un turno infrasettimanale (comunque previsto dal calendario perché le società avevano chiesto di iniziare la stagione a metà settembre anziché agli inizi) in quanto non ci sono spareggi promozione da giocare.

Devono invece essere giocati i play-out retrocessione, novità introdotta per la prima volta sia per il campionato di Eccellenza che per quello di Promozione.

È una coda appassionante al campionato, che però registra un brutto epilogo a Colleferro, dove al termine della seconda gara di spareggio con il Nettuno (che mette in salvo i padroni di casa) si scatena una maxi-rissa tra i giocatori in campo.

Ne fanno le spese ben sei calciatori, che oltre alle pesanti squalifiche in sede di giustizia sportiva pagano le conseguenze con l’applicazione del Daspo, il provvedimento voluto dal Governo per arginare la violenza negli stadi e che impedisce ai colpevoli di frequentare gli stadi per due anni.

Illustrazione sulla violenza negli stadi

Nel luglio del 2007 arriva la novità più importante della cinquantenaria storia della Lega nazionale Dilettanti: l’accorpamento del settore giovanile con il settore dilettanti.

Svolta epocale, arrivata dopo anni di attesa e una “battaglia” che ha visto prima Sbardella e Giulivi, e poi lo stesso Zarelli impegnati a combatterla.

È soprattutto quest’ultimo a dare gli input decisivi affinché la Lega e la F.I.G.C. compiano il passo decisivo.

Le discussioni sostenute da Zarelli in sede di Consiglio di Lega sono lunghe e a volte anche accese.

È proprio Abete, un anno prima che la riforma vada in porto e che lo stesso dirigente diventi Presidente delle F.I.G.C., a indicare il Lazio come Comitato pilota per sperimentare l’attuazione dello sportello unico.

La spinta del Comitato Regionale Lazio verso l'innovazione e il supporto ai collaboratori ha portato a riforme significative, migliorando l'organizzazione e la competitività del calcio dilettantistico.

tags: #lnd #lazio #collaboratori

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