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Il cammino della Juventus nella Coppa UEFA 1980 fu un capitolo complesso, segnato da aspettative, delusioni e controversie. Nonostante la determinazione e la capacità di rimonta che caratterizzarono la squadra in altre competizioni, l'avventura europea si interruppe prematuramente, lasciando un retrogusto amaro.

La Juventus, adusa in passato a marce trionfali, questa volta si è guadagnata la conquista con sudore proletario. Il suo finale tutto in salita giustifica l'esultanza: questa squadra ha saputo ripetutamente risorgere dalle proprie ceneri, annullare svantaggi apparentemente incolmabili, sotto il profilo tecnico e psicologico. Al traguardo è giunta stremata.

Un Percorso Europeo Interrotto

Ancor più breve il percorso in Coppa UEFA dove la Juventus ebbe il tempo di superare al primo turno i greci del Panathīnaïkos, per poi arrendersi nei sedicesimi di finale ai polacchi del Widzew Łódź. Questo risultato segnò una battuta d'arresto significativa nelle ambizioni europee del club per quella stagione.

Logo della Coppa UEFA

Le Altre Competizioni: Tra Successi e Sconfitte

Meno fortunati i cammini nelle altre competizioni stagionali. In Coppa Italia i bianconeri, dopo avere superato la fase a gironi estiva, in primavera eliminarono l'Avellino nei quarti di finale, prima di essere estromessi in semifinale dalla Roma, futura vincitrice dell'edizione.

Il 10 maggio a Torino, a tre giornate dal termine, ebbe luogo il primo scontro diretto con i giallorossi di Falcão, a cui i padroni di casa si presentavano con una lunghezza di vantaggio sugli ospiti. La settimana dopo era in programma l'altro scontro diretto, sul campo degli azzurri.

Controversie e Polemiche

La stagione fu anche caratterizzata da episodi controversi, che alimentarono il dibattito sportivo. Il 26 gennaio 1980, nel derby di Torino, la Juventus giocò meglio del Torino ma perse 2-1, contestando due episodi: l'annullamento di un gol di Tardelli sull'1-0 per i bianconeri e l'irregolarità del gol della vittoria di Graziani. Le dichiarazioni post-partita di giocatori e dirigenti evidenziarono un clima di forte tensione e sfiducia verso la direzione arbitrale.

Zoff (Zoff!) dirà "All'arbitro avrei tirato un cazzotto" e Bettega riferirà una frase dettagli da Agnolin per farlo smettere di protestare: "State calmi, altrimenti vi faccio un... così". Questo a caldo, mentre qualche giorno dopo a freddo Furino dirà "L'arbitro era in malafede".

Dopo le squalifiche di Bettega e Gentile (due turni) oltre che di Furino e Tardelli (uno solo) e qualche settimana di sospensione per l'arbitro dal linguaggio pesante arriveranno da parte dell'AIA quattro incredibili mesi di squalifica per Agnolin ricordando in un comunicato che "Gli arbitri devono dimostrare rettitudine nella condotta pubblica e privata".

Immagine simbolica di un arbitro di calcio

Un altro episodio degno di nota riguarda l'attaccante juventino Bettega, che venne citato in giudizio circa un "trash-talking" rivolto agli avversari del Perugia nella gara interna del 22 marzo 1981. L'episodio riguardava un supposto, eccessivo impegno riposto da una squadra umbra già condannata de facto alla retrocessione, in frangenti della partita che vedevano un parziale avverso ai padroni di casa (la Juventus otterrà poi la vittoria nei minuti conclusivi dell'incontro). Nonostante l'assenza di una «ricostruzione precisa» dei fatti in fase d'indagine, il successivo 9 maggio la Commissione disciplinare contestò a Bettega la violazione dell'art. 1.

La VARgogna Degli Arbitri Italiani !!!

Questi eventi, uniti al percorso in Coppa UEFA, contribuirono a rendere la stagione 1980-1981 un periodo di intense emozioni e dibattiti per la Juventus e i suoi tifosi.

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